Archivio per November, 2007

November 28, 2007

Ennesima frignata

La gattoconsorte è in crisi. Prospettive chiuse e nuovi compiti l’hanno disorientata.

[tralascio un interminabile bla bla bla inutile, ripetitivo e di parte]

Sono un po’ triste, sfasato e bloccato. Continuo per inerzia e per amore, ma sono esausto e certo anche esaurito. Spento. Non ancora isterico, ma affaticato e preoccupato e un poco anche spaventato. Bloccato da una situazione che muta ogni istante. Bloccato da ogni lato: nelle ultime settimane tutto quello che tocco si rompe e quel che faccio viene fuori malandato. Il mio più grande difetto è sempre stato quello di risentire di certi incriccamenti in ogni aspetto della mia vita.

Non ho paura per ‘noi’. Piuttosto ho il timore che questo momento, questo ultimo periodo possa diventare la norma, la quotidianità. Sono anni che ogni tanto mi ritrovo ad accennare sul blog che “nell’ultimo periodo è accaduto questo che devo risolvere e/o affrontare”. Non mi dilungo oltre. Però sono giorni così. Provo una solitaria stanchezza abissale.
In certi momenti vorrei essere diverso. Non riesco a essere un valido sostegno non solo per i suoi acciacchi del fisico e i suoi sbiellamenti della logica, quanto anche per me stesso. Sono stanco, stufo e depresso. Mi sento solo. Io amo la solitudine, ma detesto sentirmi solo.
Mi guardo allo specchio e vorrei poter riavviare il mio sistema operativo. Ho bisogno di fermarmi. Di fare pausa. Di tirare i remi in barca e buttare l’ancora in un basso fondale. Di chiudere gli occhi del cuore e della testa. Di riprendere fiato. Di cessare l’organizzazione dei pensieri. Di sognare una spiaggia. Di smetterla di preoccuparmi di compiere errori.
Ho bisogno di starmene seduto col gatto in braccio senza un libro o un telecomando o una tastiera. Stare solo e seduto accarezzando il gatto, pensando soltanto al gatto. Anzi senza neppure pensare al gatto. Pensando a niente. Senza pensare. Senza menate. Senza smarronamenti, a parte la noia. Lasciando che sia, che accada, che vada come vuole andare. Senza intrusioni oramai prive di uno scopo o di una ragione. Senza riflessioni oramai inconcludenti, arruffate e incompetenti.
La gattoconsorte è in crisi e più che starle vicino senza darle ulteriori pensieri o problemi non posso fare. Non mi sento di fare altro. Forse è la cosa migliore. Quasi fosse una gattina incarognita di cui prendersi cura, ma anche da lasciare stare senza importunarla oltre il minimo indispensabile.
E ora è anche il caso che la smetta di frignare: non vorrei disturbare il gatto. Ora mi preparo un po’ di caffeina solubile e mi siedo in poltrona.
Aspetterò.

admin @ 3:54 pm - Commenti (28)

November 23, 2007

I manga letti al contrario

Premessa: orrendo lungo post confuso.
Inoltre: di fumetti non me intendo.

Insomma, si tratta di un post digitato in attesa del ritorno del pc ludico dall’officina.

A me piace la rivista Wired (in inglese). L’ultimo numero, euro 8,5 per più di 250 pagine, è un pozzo di informazioni, curiosità e americanate varie a carattere tecnoculturale (le influenze della tecnologia sulla cultura intesa in senso globale comprendendo gli usi, i costumi, le abitudini e le specificità di un agglomerato umano, dove l’agglomerato può essere fisico, ad esempio una nazione o un paesino, oppure può essere, appunto, interculturale e definito dalla condivisione soltanto di poche, o tante, peculiarità). Wired riflette verso il lettore la tecnologia e alcune sue influenze sul mondo con una deformazione statunitense non particolarmente chiusa.

Il numero di novembre (2007) in copertina presenta un servizio dedicato al superamento (l’anno precedente) del tempo record per la Cannonball (illegalissima attraversata a tutta velocità degli Stati Uniti da costa a costa), una serie di mini articoli a proposito di carne clonata, hotel spaziali e le migliori ipotesi riguardanti cospirazioni.

La copertina è dedicata ai manga (i fumetti giapponesi) e a un articolone: “Manga conquers America” (“Manga conquista America”).
L’articolo è interessante. Lo è almeno per me. Avendo in questi giorni ristrettezze computerologiche, la carta stampata ritorna a mostrare tutto il suo incommensurabile fascino rispetto a quello del video (sono due fascini che non credo possano essere paragonati avendo unità di misura di interesse e utilizzo e, perché no, piacere che non possono essere posati sullo stesso piano).
Sorprendente è per me la scelta di narrare la recente invasione dal Giappone partendo da lontano utilizzando lo stesso strumento; quindi un fumetto e per giunta al contrario rispetto al consueto senso di lettura al quale il lettore occidentale è abituato, disegnato quindi da destra verso sinistra con le pagine da sfogliare al contrario e con le vignette posizionate sulla pagina anch’esse da destra verso sinistra: “How Manga Conquered the U.S.” (dalla pagina è possibile scaricare un pdf di una decina di pagine per quasi due mega di peso).

Da quanto ho letto (e capito) i fumettari giapponesi detestano il flop, la pratica cioè di capovolgere le loro creazioni per poterle stampare alla maniera occidentale. E Wired in questo caso concede loro tutte le ragioni. …Alla prima lettura non ho capito molto. Concentrato sul fatto di dover sfogliare e guardare al contrario, e iniziando ad avere difficoltà nell’inglese ammmericano a causa di una lenta disabitudine alle letture in lingua (colpa della rete italiana che oramai offre molti contenuti e variegati tecnologici, e non solo, nella mia adorata lingua). Alla seconda e terza ripassata il quadro si è fatto più chiaro. Per chi come me ricorda i film di Godzilla visti nelle prime tv private e considera gli anime (i cartoni giapponesi) parte integrante della propria formazione infantile (anche se erano tagliuzzati e/o censurati) è come ripercorrere tappe di un percorso vissuto in prima persona in buona parte.

Non sono mai stato un amante dei fumetti. Qualche volta da ragazzino prendevo il bus per andarli a leggere in biblioteca, ma il viaggio era lungo. E i Tex Willer o gli Zagor di buonanima di mio padre non mi soddisfacevano. In ogni caso i cartoni animati battevano alla grande i fumetti nel mio immaginario. E persino il confronto coi libri era improponibile: un fumetto ai miei occhi da sempre è infinitamente più compresso di un libro sia per i tempi di lettura (il piacere dura molto meno) e sia per le possibilità date alla fantasia di esplorare e creare senza essere legata ai confini delle vignette (se un libro illustrato dona al lettore spunti visivi per la propria fantasia dai quali partire, un fumetto a mio parere offre dei limiti -pur non imponendoli- all’immaginazione). Con questo non desidero affermare che sia effettivamente così, ma solamente esprimere una personale sensazione. In un certo senso un fumetto è “difficile” come un libro, senza essere “facile” come un cartone animato o un film o qualunque cosa sia da solamente da guardare (e non anche da leggere -ad esempio io non sono capace di guardare un film sottotitolato: o guardo o leggo e fatico non poco a passare continuamente dal fare una cosa a fare l’altra-).

L’arte del fumetto made in Japan mi attrae. Il tratto a me piace. La grafica. Il disegno.
Alle volte girovagando in rete mi sono ritrovato a sfogliare storie delle quali non ho capito assolutamente nulla, incollato davanti a disegni grottesci o fenomenali o, semplicemente, ‘belli’. Di alcuni, invece, mi ha incuriosito anche la storia, ma sono quel genere di storie che non è buona cosa raccontare nel blog 😉

Giapponesate le chiamo. Come ci sono le americanate, credo debbano esistere anche le giapponesate. …Sono ignorantissimo in generale e soprattutto riguardo al Giappone. Ho letto Ore Giapponesi e sfogliato moltissime pagine, ma resto comunque lontano dalla mentalità e dalle strutture culturali della gente che lo abita.
Stupefacente, ad esempio, lo sguardo benevolente (e anche interessato) che le produzioni ufficiali rivolgono alle produzioni, per così dire, artigianali e parallele (doujinshi). In pratica i fan e aspiranti fumettari si dilettano e pubblicano opere costruite con i mondi e i personaggi ideati nelle produzioni ufficiali (persino guadagnandoci bene in certi casi, stando a un commento all’articolo digitale). Mischiano personaggi e situazioni per proporre nuove storie. Gli editori mainstream pescano in questo calderone nuovi artisti e vedono i loro prodotti ufficiali vendere meglio.

L’articolo nel suo complesso presenta la situazione senza considerare pienamente, a mio parere, il ruolo che la rete ha avuto in questa pacifica invasione.
A mio modesto e limitato e superficiale e inattendibile parere, quel che non sono stati in grado di fare i cartoni animati lo ha fatto il web. E intendo il web allargato e veloce e interpersonale. Lo zoccolo di partenza basa, o ha basato, conoscenza e interesse e diletto sulla offerta in rete di produzioni comprensibili al mondo occidentale. A questo aggiungerei una sorta di lolitismo esplicito (o velato, ma non particolarmente celato) presente a diversi livelli, per diversi gusti e persino per diverse età in molti prodotti che ho visto (e non mi riferisco a quelli “specifici” per vecchi satiri o per innocenti fanciulle). Senza contare la presenza dei videogiochi che contribuiscono, se non addirittura creano, un completamento di esperienza al mondo dei manga indispensabile a generare, e a mantenere, affezione in una fetta del pubblico. E questo vale un po’ per tutti i generi. L’immaginazione così supera i confini delle vignette per trovare interattività con i personaggi o i loro emuli. L’immaginazione resta incanalata entro strade predefinite anche se libera, però, di creare un numero quasi illimitato di illusioni (sarè stanco e all’antica, ma per me il libro resta il principe nel donare tutto questo e in modi infiniti).

Ma che razza di post è questo?

Mah, non saprei neanch’io.
Ero partito per dire una cosa. Nel mentre ho deciso che quella cosa non meritasse di essere digitata senza qualcosa che la contenesse. Eppoi la piccola morbida tastiera di questo caldo portatile è suadente e mi invogliato a incipriare (sbiellatamente, come mio solito) i pensieri al solo scopo di prolungare la durata della digitazione.

Dimenticavo 😉 …Anche in Italia ne vedo alcuni in edicola e in un paio di vetrine in negozi specializzati. Guardo le copertine, ma non li acquisto. Se proprio dovrò correre il rischio di appassionarmi, preferisco puntare su produzioni grafiche italiane o andare a cercare in rete qualche aspirante fumettista nostrano. Infatti leggere al contrario, forse, mi stanca troppo.

admin @ 6:01 pm - Commenti (2)

November 19, 2007

Venia dignus est humanus blog

EstroVersa mi passa la catena Come sei diventato blogger? nominando tra l’altro il manuale "Come si fa un blog" di Sergio Maistrello.
Nelle prefazioni Giuseppe Granieri descrive un blog come uno strumento: "per aprirsi la mente e guardare la realtà con occhi sempre nuovi" e Antonio Sofi racconta un blog come "una promessa di qualcosa che cambia, che scorre, che viaggia."

Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?
Quando iniziai a bloggare tutto questo mi era ancora estraneo.
Frequentavo qualche forum, ma senza troppa convinzione. Consideravo i moderatori o troppo intransigenti o troppo tolleranti. Inoltre non ho mai amato le conversazioni dove tutti parlano contemporaneamente, nessuno ascolta e le buone ideone vanno perdute nella pagina precedente. Per non parlare della mia totale intolleranza contro gli sparasentenze furbetti e arroganti in un contesto di reciproco rispetto (ne bastano un paio per rovinare e impoverire e trasformare in un luogo aristocratico un qualsiasi spazio in rete aperto, soltanto teoricamente, a tutti, quindi coloro che restano sono ingenui o asserviti o indifferenti o intriganti).

Per caso giunsi nella blogosfera che ruotava attorno a Clarence. Restai affascinato dal nuovo strumento. Parrà stupido, ma la prima impressione che ebbi dei weblog fu come di una sorta di forum personale che ogni utente poteva gestire come voleva e dal quale poteva interagire con gli altri (attraverso i commenti nel proprio blog e nel blog degli altri -lo pseudonimo usato per firmare collegava i due blog- o attraverso i post dentro i quali inserire il link all’intervento postato da un altro blogger).
Il blog mi sembrò un efficace connubio tecnico tra la coralità di un forum e l’individualità delle persone. Così iniziai a leggerli. Iniziai ad adorare leggere la blogosfera. Mi appassionai. L’aspetto diaristico si aggiungeva alle caratteristiche peculiari dello strumento e divenne ben presto appariscente, anche se forse implicito, che rispetto ai forum un blog mi consentiva di seguire non soltanto i discorsi, ma anche le persone. Oggi accennerei a identità digitali e alla sensazione di abitare la rete, mentre allora era una faccenda di simpatia e interesse per quel che alcune persone digitavano e come lo facevano.

All’inizio, come ho già detto in molte altre occasioni, seguivo quella che potrei definire la blogosfera guizzante attorno a Black Cat e a Clutcher (ora chiuso). …Per interagire compiutamente, però, mi serviva un blog.

Per bloggare prima di tutto serve tempo. All’epoca dedicavo parte del mio tempo ai videogiochi. Soprattutto strategici in tempo reale (anche se Civilization II prese molto, moltissimo, del tempo). Comunque ricordo ancora le ore trascorse davanti a Populus II tanto per fare un esempio. Quindi colsi l’occasione per tentare di disintossicarmi dalla passione per l’immersione in mondi paralleli artificiali arricchiti dalla fantasia.

Il tuo primo post?
Si intola Lezioni private ed esiste ancora grazie a Dada.
Racconto di una ragazzina, ora maggiorenne, vicina di casa scesa una sera a farsi dare una cultura sul Manzoni dalla gattoconsorte (nonostante non sia il suo campo la letteratura) per un compito in classe in vista dell’esame di Terza Media. Da come termina il post, quella sera avevo forse altri progettini dei quali interessare la mia adorata metà (era lunedì …e di solito le mie domeniche non contemplano progettini)

Il post di cui ti vergogni di più?
Di norma mi vergogno sempre un po’ dell’ultimo, appena postato. Quando avrò il presente, mi vergognerò di questo e via così.
Probabilmente dovrei vergognarmi di ogni singolo post.
Piacendomi la conversazione epistolare fin da ragazzo, quando ancora scrivevo a stilografica, forse pecco di presunzione nell’affermare di avere la capacità di relazionarmi apertamente digitando sopra una tastiera. Ho scritto delle belinate clamorose nel blog, senza dubbio, ma anche quando mi viene detto quasi sempre riesco a cogliere il punto di vista dell’interlocutore e ad ammettere il mio errore (o pedantemente ribadisco il mio punto di vista cercando di presentarlo da un lato più comprensibile all’altro e a me stesso). In ogni caso non mi vergogno di un errore o di una emerita sciocchezza, cercando piuttosto di trarne insegnamento (…ho riletto quel che ho appena scritto. Pattume paternalistico. Dovrei cancellare, ma esemplifica la potenza della rilettura che la scrittura concede al contrario della comunicazione parlata: difficilmente un blogger si vergogna -davvero- di un proprio post).

Se proprio devo vergognarmi di un post, indicherei questo (del settembre 2003). A quei tempi scoprivo le potenzialità dei feed e Massimo Mantellini aveva "creato su feedster un feed che [lo avvertiva] quando qualcuno sui blog citava" il suo nome. Così mi venne l’idea di scherzare un po’ invitando eventuali visitatori blogger a intasargli l’aggregatore di citazioni inutili. Puro spam: ero un giovane blogger di belle speranze e scherzare con un guru e giornalista mi sembrava divertente e un interessante esperimento (il Mante, naturalmente, si dimostrò comprensivo, benevolente e non troppo austero).
Erano tempi in cui un link a sproposito per quasi tutti i blogger era soltanto link a sproposito e non comunque un link.
La mia venerazione per il Mante si trasformò in consapevole stima. Migliorando e accrescendo il rapporto lettore/giornalista.
Ecco, malgrado lo sforzo, non riesco a vergognarmi del tutto di quel post e anzi ho trovato un paio di morali da appioppargli. Anche se mi vergogno di aver peccato (e forse di continuare a peccare, magari senza neppure rendermene conto) di fare puro spam.

Il post di cui sei più fiero?
Nessuno.
Perseverando nel voler bloggare per me stesso e per svago in questo blog, non riesco a provare fierezza per un post. Alcuni mi piacciono di più, altri mi hanno divertito, altri hanno suscitato commenti inaspettati… in somma, ogni post rappresenta un piccolo tassello di una struttura zeppa di buchi e acciderbolateri vari.
Mai qualcuno mi ha chiesto di postare a pagamento, e questo non mi rende orgoglioso dei miei post 😀 ih ih ih

Infine, a mio parere, manca forse una domanda che possa dare compiutezza al tutto e che aggiungo:
Perché non hai smesso di bloggare?
Ho provato. Ma non sono riuscito a smettere.

E tu?
Mi piacciono e divertono le catene. Però passare una catena blogosferica a qualcuno mi mette da tempo in forte imbarazzo. E quindi ho preso l’abitudine di lasciare a chiunque lo voglia il piacere di prendere spunto.

Il titolo (tradotto a spanne: un blog umano è degno di perdono) riprende una citazione di Livio dove in luogo di "blog" si trova "error". Per restare in sintonia avrei dovuto sostituire a error la parola "post", significando così che un post un po’ sbiellato lo si dovrebbe perdonare a chiunque. Nel mio caso ho esteso il concetto all’intero blog, nel tentativo di autoassolvermi globalmente dal come bloggo.

admin @ 5:15 pm - Commenti (3)

November 18, 2007

Una classica gattostandomenica

Mia moglie ha fatto colazione verso le otto di questa mattina.
Ha scartabellato le sue scartoffie.
Ora è a messa.
Al ritorno andremo a pranzo da mia suocera (come ogni domenica).
Rincasati farà il pisolino.
Mentre le preparerò il tè coi biscotti, farà sentire qualche sommesso lamento per la cervicale dolente.
Guarderà un po’ di tele sul divano sotto una la trapunta.
Proverà a sferruzzare un maglioncino per il bambino di una sua parente che avrà almeno un anno quando il maglioncino sarà pronto (e stretto e da disfare :D).
Si lamenterà che tutto questo sole ha rovinato novembre.
Parleremo un po’.
Magari ci occuperemo di qualche incombenza domestica. O magari si occuperà ancora di scartoffiare.
Sarà quasi ora di cena.
Sarà ora di cena e "Cosa mangiamo?"
Preparazione cena e cena.
Se ne andrà ad addormentarsi davanti al televisore in camera.

Per dire che non tutto è rose e fiori. E certo è anche colpa mia che almeno la domenica non ho voglia di essere attivo e frizzante e stimolante (nemmeno gli altri giorni, spero sia ovvio, ma ogni tanto provo ad essere un poco propositivo). E io ieri sera da solo sul divano in compagnia del gatto ho finito "Novilunio" (l’ultimo Urania Collezione da quattrocento e fischia pagine divorate in due/tre giorni e adesso non ho più nulla di nuovo da leggere a portata di mano).

admin @ 11:05 am - Commenti (17)

November 17, 2007

Mi vanto d'esser marito difettoso

Ieri ho conversato un poco con mia moglie a proposito dell’ipotesi che io sia un marito eccellente (ipotesi divertente nata ed elaborata grazie a commenti di Annarita e Orientalia).
Ritrovandomi quasi cieco nella rete che mi diverte in questi giorni, per lo sbiellamento di questo pc ludico, ho pensato bene di dirottare il tempo avanzato verso l’approfondimento di un argomento egoisticamente interessante.
Scioccamente ho affrontato l’argomento nel modo peggiore: una domanda diretta e priva di alcun preambolo. Mia moglie, alle prese a preparare la sua adorata insalata amarissima, ha voltato leggermente la testolona verso di me che nel frattempo mi stavo sedendo. Mi ha lanciato un’occhiata torva come neppure riesce a saettare contro il gatto dopo una marachella felina. In quel momento mi sono sentito come il secondo degli stupidi universali (‘il secondo’ nel senso che, per parafrasare una celebre battuta, mi sono dimostrato troppo stupido per arrivare primo al campionato degli stupidi) colto in fallo e durante un’azione, il sedermi, che mi rendeva inerme e impreparato al suo sguardo.
Quella occhiata è stata la migliore risposta possibile. Evidentemente non sono un marito eccellente se faccio simili domande dirette.

Del resto sono convinto che non possa esistere un modello prefabbricato di marito eccellente. Un uomo, dopo essersi impegnato davanti agli altri uomini (alle promesse di un tizio a una tizia fatte nel privato, anche nell’ambito di una sacrosanta convivenza di prova, gli uomini non ci credono -o almeno: io non ci credo-), diventa anche un marito. Questo passaggio, però, non lo priva dei difetti intrinsechi all’essere uomo di genere maschile. Quindi un marito, essendo uomo, già in partenza contiene dei difetti visto con lo sguardo di una donna.
Sembra una sciocchezzula fatta battuta. Ma non è proprio così, a mia personale opinione.
Un marito diventa tale per come è nella sua interezza che comprende le parti positive e le parti negative. La donna, prima di diventare moglie, si innamora di quella interezza. Dopo, diventata moglie, assume la tendenza a voler smussare se non eliminare le parti giudicate in precedenza negative. Un buon marito deve assecondare la moglie lottando al tempo stesso per non consentirle di avere totale soddisfazione. Se i cambiamenti di una persona nel tempo sono inevitabili, e certamente positivi se avvengono con l’aiuto della vita di coppia (‘aiuto’ e non abitudine) in modo da saldare ulteriormente gli individui, personalmente ritengo indispensabile una certa salvaguardia dei difetti, soprattutto quelli del marito, per non ledere quella specifica e unica interezza caratteriale della quale la donna si è innamorata.

Nella coppia formata da mia moglie e me, il leader, il capoccia, il capobranco, sicuramente è lei. Alcuni miei difetti si sono attenuati nel tempo. Ho acquistato atteggiamenti che non classificherei accomodanti, ma comprensivi (mia moglie, come ogni amministratore delegato, in questo caso dell’azienda coppia, ha innumerevoli qualità e infinite botte di rimbambimento). Eppure ho notato, con l’esperienza ed errori, che rigurgiti saltuari di elementi a suo parere negativi e persino vere e proprie intransigenze nel non abbandonare alcuni difetti hanno svolto un ruolo estremamente più aggregante (sia in senso spirituale e sia in quello un po’ meno) di atteggiamenti lineari e positivi e rassicuranti e di eccellenza.

Quindi non sono un marito eccellente in senso generale. Obiettivamente forse sono passabile.
Ma, oso digitarlo, perché oltre ad esserne convinto lo spero ardentemente, sono il marito che mia moglie ha scelto e resto la persona della quale si è innamorata. E questo, con le mie scarse doti e finché dura (non dimentico mai il detto: non c’è due senza tre), mi sembra un buon risultato. Un risultato eccellente rapportato a come siamo lei ed io (due fusi alla grande).

…Adoro farneticare il sabato prima di pranzo 🙂

admin @ 12:39 pm - Commenti (19)

November 16, 2007

Dell'aver il pc scassato

Sono cose così.
Mi sono abituato.
Dai tempi di Win 3.qualchecosa non mi preoccupo. Mi incavolo come una iena affamata (ridacchio nervosamente), ma serve a poco.
Certo è colpa mia che installo, disinstallo, lascio intere giornate accese il pc, faccio cose che stressano il sistema, navigo anche siti non sicuri (con le dovute protezioni, ma senza sclerare), sfoglio la blogosfera, scarico giochi e giochini che forse non dovrei scaricare, gioco, guardo, rido e molte di quelle cose per quali serve un computer con un sistema operativo e i programmi. In somma questo pc non è soltanto Word, Excel e le foto delle vacanze.
A me col passare dei mesi, poco a poco, il pc ludico si scassa ogni giorno di più.
Tanto per fare un esempio, ieri sera ho armeggiato col G**gle Feedreader e oggi non funziona. Non funziona un qualsiasi blog blogspot.com e la Gmail l’ho aperta come al solito in versione html e subito si è impiantato l’IE.
Mi servirebbe un computer con il tasto "Formatta e Reinstalla Tutto" (Nuke Win) o, ancora meglio, un programma che una volta alla settimana mi chiedesse di farlo in automatico.
Sarò forse costretto, malgrado mi appaia uno spreco di risorse e spazio, a tenere due pc dedicati alle prove e a tutta la rete. Quando uno molla e abbisogna di una rinfrescata, subentra l’altro e buona notte.
Cheppalle.

admin @ 11:47 am - Commenti (11)

Per ora i tumblr li aggrego

Forse non l’avevo mai digitato, ma fino a ieri sera non avevo ancora aggregato i feed di alcun tumblr. Una scelta che criticavo e osannavo con me stesso a seconda dei momenti (di più quelli in cui mi osannavo).

E allora?

Mi piacerebbe dilungarmi sul come e cosa e perché e gattostanblabla; ma non ne ho voglia. Aggiungo soltanto poche righe:
Resto del mio parere che un microblog possieda caratteristiche troppo astringenti per bloggare (anche se tumblr ha aggiunto i commenti e prove tecniche di categorie). Devo ammettere, però, che per le segnalazioni e/o i pensierini è diventato uno strumento godibile.
Il microblogging consente al curatore di offrire segnalazioni, opinioni o sciocchezzuole in qualche maniera autoesplicative senza la perdita di tempo dello scrivere un paragrafetto al riguardo.

E allora?

Ecco i tumblr che ho inserito nell’aggregatore di feed:
(stessa lista e, certo, stesse dimenticanze)
(in ordine sparso)
(segnalo anche i link al feed "rss" dato che mi sono costati tempo e stanchezza raccoglierli e spero qualcuno possa avvantaggiarsene)
(non inserisco anche il relativo blog per non farmi considerare proprio un pianista o la succursale di qualche elencone di blog)

PlacidiAppunti rss
SvevaPress rss
Phonkmeister rss
iMod on tumblr rss
Catepol – oppure rss
La dependance rss
Un Tumblr, che se ne sentiva il bisogno, eh. rss
Orpolina! rss
Coraxil compresse rss
La vocina del Procione rss
puScic rss
il museo del mondo rss
jtumblr rss
Mashed Potato rss
Indizi dell’avvenuta catastrofe rss
Pensieri Spettinati rss
Dario Salvelli’s Tumblr rss
Webgolr rss
addictions rss
qui il tonno forse è salvo rss
pensierini in eccesso rss
Storiedime Tumblr rss
gp rss
Quasi.Tumblr rss
ritagli di .mau. rss
Questo non è un blog rss
spigolature.qix rss
Hurley rss
SpeedNapolux rss
Appunti di Pandemia rss
Paese Seia rss
Il veloce lamento di Zuck rss
la pupa non c’ha tempo rss
l’oque leí rss

admin @ 1:58 am - Commenti (3)

November 15, 2007

Una blogger alla corte della Societ

Capsicum dal Congresso della Società Italiana di Cure Paliative.
Copio e incollo:
"Ho raccontato l’esperienza di blogger mia e di Giorgi di Il mio Karma. Sette minuti. Tanto per darvi un’idea. Qui nessuno conosce il Web 2.0" (qui)
"In compenso la religione si infiltra. Commuove e suscita plauso la beghina amorevole che cita Lourdes e racconta lacrimevoli istorie" (qui)
"Persino gli operatori sanitari sperano che Chiarafalce gli mandi un preavviso…" (qui)

E incollo da un post di Giorgi:
"a quanto pare il fatto che un paziente abbia un blog viene interpretato solo come pericolosissimo tentativo di cercare informazioni ‘non controllate’ sulla propria malattia. Meno male che non ci sono andata, altrimenti mi sarei arrabbiata molto,"

admin @ 10:12 am - Commenti (1)

November 14, 2007

Minipost: i tumblr nel blogroll?

I tumblr* hanno la dignità di apparire in un blogroll** ?

*microblog e affini
**elenco di link a blog

admin @ 3:01 pm - Commenti (12)

Ascoltando una cassetta

Da un simpatico scambio di battute con Presveva in jaiku a proposito di ascolto e computer mi sento di fare outing musicale (molto piccolo).

La musica digitale e incorporea è certamente bellissima e meravigliosa e blablabla. Non lo discuto.
Ma io preferisco indossare delle cuffie ("cuffie" vere intendo, non gli auricolari), accendere una vecchia radio-cd un po’ scassata, pigiare il pulsantino e gustare il cigolante dischiudersi del vano-cassetta, aprire la custodia (magari con la plastica brunita dal tempo) della cassetta, prendere una quasi distrutta cassetta fai da te e ficcarla dentro, chiudere il vano, pigiare il tasto play e sparare il volume a manetta (girando una manopola!).
A me piace prima toccare la musica, quando ho voglia di ascoltarla. E le cassette rappresentano per me la musica più malleabile (almeno sino a quando reggeranno e avrò strumenti per sentirle).

Di certo, comunque, di musica non me ne intendo. Tanto per fare degli esempi stranieri (e fuori dalla portata dei giovani, perché non vorrei aizzare qualche commento infuriato, ma soltanto ribadire la mia incompetenza): la prima volta che ascoltai Sandinista dei Clash mi apparve come una menata pazzesca, The Smiths non mi sono mai andati troppo a genio e i Depeche Mode mi mettevano malinconia.

Aggiornamento:
Anche Presveva ha postato al proposito… "mi è tornato in mente lo stereo hi-fi di mio padre: un metro cubo di tecnologia ma con un timer meccanico per le cassette" qui (il link mi dice pagina non trovata, ma il post da qualche parte c’è).
Mi darà da pensare per tutta la mattina questa frase che carico di significati e di ricordi 🙂
Il mio metro cubo a moduli neri per ascoltare la musica fece egregiamente il proprio mestiere per una quindicina d’anni, prima di fondersi definitivamente spremuto all’inverosimile.

admin @ 12:45 am - Commenti (6)
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