Archivio per May, 2009

May 19, 2009

Minipost: Candida per Intermezzi

Improvvisamente ho avuto l’irrefrenabile desiderio di ordinare l’ultimo libro di Marco Candida, "Il mostro della piscina", edito da Intermezzi Editore.

E allora?

Oltre al giusto prezzo di copertina, per me è un prezzo altissimo per un libro indicare nome, cognome e indirizzo. E allora ne ho ordinati altri due per equilibrare un poco i conti 🙂

admin @ 3:54 pm - Commenti (9)

May 18, 2009

Genova, Camicie di Ferro e Svitati

In settimana la gattoconsorte mi ha accompagnato a Genova.

Ho una faccenduola da sbrigare, ma per il resto ho la speranza che si dimostri anche una gitarella leggera e affettuosa.

Devo andare in una banca.
Un classico ingresso da banca, forse un pochino sottotono.
Per entrare in alcune filiali bisogna pigiare qualche pulsante o aspettare il verde o fare gesti verso l’interno. In questo caso basta spingere.
Oltre la classica porta a vetri blindati entriamo in un corridoio dal soffitto alto. Un corridoio anonimo, vuoto e lungo una decina di metri.
In fondo un ascensore metallico, a vista, che scende in quel momento.
Anche questa è Genova.
Due persone escono senza neppure badare per un attimo a me e alla gattoconsorte.
Mi stringo nelle spalle e riesco a fare entrare nell’ascensore la mia adorata anche se un po’ restia.
Ha uno sguardo stupefatto e meraviglioso. Una bimbetta attenta e affascinata, anche se impaurita e perplessa. Tipico effetto di Genova sulla gente nata fra risaie.
Quando si riapre l’ascensore, al "piano" superiore, ci ritroviamo in un cortile di un vecchio palazzo della borghesia benestante. Per un attimo resto sconcertato anch’io.
Della banca nessuna traccia apparente.
Vetrata, porta girevole e una sorta di custode seduto dietro a una scivania dall’altra parte. Si alza. Una ragazza in uniforme da custode. Forse il termine custode è antiquato e obsoleto, ma rende bene l’impressione.
A gesti comunica alla gattoconsorte che la porta girevole è rotta e che bisogna spingere le ante a mano per attraversarla.
Dall’altra parte, senza più vetri a dividerci, chiedo dove sia la banca guardandomi attorno spaesato. Scale, ingressi laterali e il praticello centrale. Mi aspetto quasi di vedere una gattara che scende a dar da mangiare ai gatti condominiali.
La custode ci chiede gentilissima se abbiamo bisogno degli sportelli indicando, sorridendo, una porta aperta che lascia intravedere degli uffici.

Questa domenica, quindi, non ho resistito alla tentazione di spolverare dopo dieci anni "La notte dei Pitagorici", del genovese Claudio Asciuti, splendido, e immagino oramai introvabile, romanzo ambientato in una Genova abitata da Camicie di Ferro e …Svitati ;D

admin @ 1:23 am - Commenti (3)

May 9, 2009

Aveva smesso di cucinare i risotti

Nota al visitatore occasionale:
il post è sbiellato e digitato di getto com’era un sacco di tempo che non facevo.

Dodici anni che siamo insieme.
Undici anni di coabitazione sotto lo stesso tetto.
Otto anni di matrimonio.

Serviva una bella revisione.
Nessun incidente di percorso, per fortuna e per coerenza. Soltanto qualche problemino, qualche rumorino strano sottovalutato, qualche pigrizia di sistemare qualche cigolio fastidioso.

Sono un fissato. In certe cose. E cosí quel che ritenevo un dialogo aperto e sincero era solamente un mio solitario blaterare vuoto, ripetitivo e, ovviamente, inascoltato. …Inascoltato? Be’ a essere sincero era diventata la mia impressione dovuta alla mancanza di risposte concrete.

In una situazione di grande cambiamento. Sono anni che siamo sempre in cambiamento. A me sembra di rimanere uguale a me stesso (tanto per sintetizzare in parole semplici: il solito pirla). La gattoconsorte è cambiata, continua a cambiare da quando la conosco, e invecchia. Invecchiamo. Passa il tempo. La natura compie il proprio corso quando le pare. E i cervelli si sballano. Eh, sono cose che accadono.
Anche le cose della vita si muovono. Quella straca**o di tesi di dottorato finalmente da essere appellata ‘innominabile’ è passata a essere chiamata ‘immodificabile’ (oltre che, nei miei pensieri, ‘quella straca**o di tesi’).
Speranze, sforzi e sudore sopra una pila di librettoni rossi finalmente stampati e consegnati. E il gattomarito che rompe i maroni. Povera gattoconsorte. Spero non ne abbiano patito i suoi studenti. Ma nell’ultimo anno ho sondato spesso le suoe opinioni nei confronti dei "suoi" ragazzi e mi sono fatto l’impressione che non abbiano sofferto come ho sofferto io. Una gattoconsorte assai professionale si ritrovano come prof (e io come alleato occulto ihihih: mi diverte pensarlo).

Minacciare il divorzio. Rischioso. Ero giunto al punto di sentirmi senza alternative. Frustrato.
In preda al panico. Isterico e distratto. Non semplicemente distratto come sono costantemente. Distratto da tutto e tutti. Ed esserlo in quella maniera appena dopo aver deciso di cambiare lavoro significa che mi sono ritrovato in una condizione assai insoddisfacente e inconcludente. Doppiamente frustrato.

Il precipizio l’ho imboccato quando è mancato il gatto l’anno scorso. Lo penso col senno del poi. Non avrei mai potuto credere fosse così essenziale. Mi aiutava a mantenere l’equilibrio. O forse semplicemente mi manca e inzio a idealizzarlo. Non saprei.
O forse mi sarebbe capitato comunque di sentire che la rottura di maroni del vivere con la gattoconsorte superasse abbondantemente il beneficio della sua presenza. E non parlo di amore. Amore no, quello è sempiterno. “Amare una statua asettica posso farlo anche a distanza” mi son detto. Parlo di scambio, di aiuto, di ascolto che devono essere, o dovrebbero apparire, reciproci. Ed io, povero moccioso, mi sentivo usato senza potere usare.

Ora che con l’adorata moglie le cose, un po’ tutte in generale, appaiono un poco sistemate prevedo, o almeno mi auspico, che anche il lavoro prenda il giro giusto. Anche se a dire il vero ora come ora mi sento devastato dalla stanchezza. Ripenso sempre a quel mio compagno di liceo che riteneva che una ragazza dovesse essere per forza scema e succube per poter servire a qualcosa. Una idea che oggi come allora trovo ripugnante. Ma certo quel compagno ora è un tizio assai meno stanco di me. Io ho sempre desiderato una alleata.

L’amore è faticoso. E ammetto di essere anch’io un soggetto estremamente faticoso da amare. Però la gattoconsorte si è rimboccata le maniche. Mi ama. Se non fosse un po’ fuori di biglia e non potrebbe amarmi. Però era andata un po’ troppo fuori.

E pensare che credevo che col tempo l’amare qualcuno diventasse qualcosa da fare in discesa. Mantenendo l’attenzione e la cura, certo, ma senza più problemi di arrampicate o passaggi oltre i quali non si vede cosa attende. Beata ignoranza la mia. Anzi no: nessuna ignoranza. Piuttosto una sorta di presunzione di non ripetere il passato grazie all’esperienza.

Aveva persino smesso di cucinare i suoi meravigliosi risotti.
(l’amore ha i suoi risvolti pratici)
Ora ha ricominciato.

admin @ 10:55 am - Commenti (5)

May 7, 2009

Minipost: Certi gattacci ritornano

Mesi d’assenza quasi totale dalla blogosfera.
Già capitato in passato.
Questa volta sono state molteplici e diverse le ragioni: sfighe a grappolo.
Se ci penso e le metto in fila mi viene spontaneo digitare con una mano sola facendo con l’altra il classico gesto scaramantico.
Comunque, a quanto mi sembra, finalmente molte cose sono passate o ritornate al loro posto.

admin @ 11:12 am - Commenti (16)
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