Archivio per la categoria 'Uncategorized'

July 1, 2009

I nomi delle vie della Superba

La settimana scorsa Placida Signora ha pubblicato uno dei suoi splendidi e superbi interventi dedicati alla genovesità. Una genovesità pratica e poetica al tempo stesso raccontata questa volta attraverso i nomi delle strade di Genova.
L’ha dedicato a Blimunda, Marco (milanese aspirante genovese; prova del fatto che chiunque può aspirare a migliorarsi, persino un milanese :D), al sottoscritto e a tutti gli stranieri in terra straniera.

Quando penso "a casa" penso a dove abito ora.
Quando penso "a casa mia" resto un po’ spiazzato e non riesco a decidermi. A seconda dell’umore e delle circostanze mi viene in mente una "casa" diversa tra le varie case che ho considerato tali in diversi luoghi e tempi.

Mia moglie invece è cresciuta ed è vissuta sempre nella stessa casa tra le risaie in un piccolo paese di cento anime (forse giunse a duecento nei tempi andati).
Considera "casa sua" quella in cui ha abitato per decadi e questa dove abitiamo adesso.

E allora?

Io ho smesso di imparare i nomi delle vie, mentre mia moglie li conosce tutti.

Io se voglio indicare una via prendo il punto di riferimento più vicino lungo una strada (riferimento che immagino conosciuto dall’interlocutore) e poi m’arrangio a partire da quello, così da non stancare la mia scarsa memoria a memorizzare nomi che un giorno potrebbero non servirmi più. Mia moglie invece conosce la toponomastica di Pavia, di un paio di cittadine della provincia e di svariati paesotti. L’ha imparata inziando fin da piccola e dopo quarantacinque anni tutti quei nomi le servono ancora. Vive le stesse zone da sempre.
Un po’ la invidio: i nomi delle vie e delle piazze che io ho imparato da bambino e da ragazzino invece giacciono da tempo inutilizzati nei meandri dei miei ricordi genovesi.


Post scribacchiato sopra un notes in treno e tagliuzzato parecchio.

admin @ 12:22 pm - Commenti (4)

June 29, 2009

Quello che il dottorato… della moglie

Quello che il dottorato… della moglie.

Quello che il dottorato… oggi trasferta a Pisa che la moglie domani si dottora.

Quello che il dottorato… martedì si ritorna già casa, per continuare gli esami di matura.

Quello che il dottorato… spera la Tana non sia chiusa al lunedì (l’è una pizzeria: evitare pensieri maliziosi).

Quello che il dottorato… seppur della moglie, o proprio per quello, gli ha strarotto i maroni per quattro anni.

Quello che il dottorato… a volte gli sembrava una roba seria e a volte una puntata di Voyager.

Quello che il dottorato… dovrebbe essere per nubili o celibi per legge.

Quello che il dottorato… che la moglie ha passato tre giorni in un nervosissimo dubbio per decidere in quale colore fare stampare la copertina della tesi per poi scegliere un classicissimo amaranto (l’avrei strozzata).

Quello che il dottorato… è stato finanziato dai soldi dei contribuenti e dalla pazienza del sottoscritto.

Quello che il dottorato… Word? Eh figurati! Il Dos per certa gente ci vorrebbe, ecco, ci vorrebbe il Dos!

Quello che il dottorato… poi le deve pure fare il regalo ché è tanto orgoglioso della adorata mogliettina.

Quello che il dottorato… ovviamente i professoroni quasi sempre sono svegli e a contatto con il mondo che li circonda come dei baroneschi bradipi litigiosi fra loro, rintontiti dalla scarsità di mezzi e soffocati dalle incombenze burocratiche lasciate, comunque, a loro stesse. Senza contare le invettive malefiche lanciate a manetta da maritini sconfitti dalla fatica come me.

Quello che il dottorato… sticazzi e meicojoni (chiedo scusa all’eventuale visitatore per le espressioni troppo esplicite e lo prego di tenere presente che "la lingua è un prodotto storico perennemente instabile nel tempo e diffratto nello spazio e nelle stratificazioni sociali").

Quello che il dottorato… durante la presentazione della tesi della moglie al consesso di professoroni si era proposto, ideona bocciata però dalla dottoranda, di indossare la maglietta "Libertè Fraternitè Trenettè".

Quello che il dottorato… sarà discusso in qualche rovente sgabuzzino dove le fotocopie si chiamano "handout" per darsi un tono.

Quello che il dottorato… per andare e tornare dovrà fumare nei gabinetti del M*nchiaCity sperando che in quei momenti non deragli il convoglio (la mia personale statistica -non trovo dati ufficiali- dei treni deragliati dall’inizio dell’anno è angosciante).

Quello che il dottorato… diventa un supplizio anche per gli amici che preferirebbero saperti con la moglie alle prese con un amante e te le dicono pure e giungono persino a consigliare di prenderti un cane.

Quello che il dottorato… mica se lo credeva portasse a casa così tanta carta.

Quello che il dottorato… che tratta di un aspetto di una nuova teoria in una disciplina (soggettiva quasi per definizione) e quindi da ignorante mi sembra una cosa bellissima; ma ecco da ignorante forse se mi avessero asfaltato per benino la rotonda attorno alla statua della Minerva in città sarebbero stati soldi altrettanto ben spesi (prevengo una domanda dell’eventuale visitatore occasionale: no, mia moglie non legge il mio blog).

Quello che il dottorato… tutta roba intelligentissima e acculturatissima. Quante volte si può scoprire l’acqua calda? Infinite volte e sempre con ottimi risultati e numerose dissertazioni. Ma la moglie sostiene di aver indagato un aspetto della fonte di calore. Mentre io gelavo.

Quello che il dottorato… è a guardarlo come i tizi delle previsioni del tempo di Mediaset: con le mani tenute ad altezza panza in modo, a mio sindacabile parere, innaturale e ridicolo (che vogliano intendere una citazione "Beata ignoranza se serena de testa, de core e de panza"?).

Quello che il dottorato… gli ricorda le fiction fatte in Italia dove recitano un sacco di persone, ma ben pochi veri attori.

Quello che il dottorato… lo pagano anche le casalighe di Voghera e allora professoroni acculturatoni cercate di mostrare un po’ di rispetto.

Quello che il dottorato… la moglie l’ha coinvolto sciogliendolo con un sorridente verde sguardo ghiacciato.

Quello che il dottorato… cosa s’inventerà la moglie dopo? …Sì: sono nel panico al solo pensiero.

Quello che il dottorato… in cuor suo è contento e spera vada tutto benone.

Quello che il dottorato… traducendo a spanne: "A mio marito [nome omesso] – al quale piacerebbe molto se scrivessi un poema! – ma che sa perfettamente che non ci sono parole nel mio vocabolario per ringraziarlo di ciò che ha fatto per me seguendo, passo a passo e in ogni momento, con la sua incondizionata dedizione e fiducia la realizzazione di questo progetto.

admin @ 9:23 am - Commenti (12)

June 21, 2009

Il mostro della piscina

Di horror mi intendo poco o nulla (escludendo mia suocera).
Da bambino differenziavo i film di genere in "di mostri" e "di paura". Ricordo, ancora con un certo disgusto, una scena di un film nipponico, che oramai sarà vecchio di una cinquantina d’anni, in cui un Godzilla particolarmente adirato agguanta e mangia una passante per poi sputarne sull’asfalto i vestiti e la folta capigliatura. Ricordo in un capolavoro cinematografico gli zombie che circondano un centro commerciale, e provo ancora il forte desiderio di vivere per qualche giorno una sorta di vacanza chiuso dentro un supermercato (questo infantile desiderio si alimentò in seguito con una scena che vedeva i protagonisti scorrazzare con un’auto dentro un centro commerciale in un film di tutt’altro genere). Ricordo Freddy Kruger (ocomesiscrive) e L’Esorcista (naturalmente non nella vergognosa versione tagliuzzata grossolanamente da Italia1 negli anni scorsi)… eccetera, eccetera e blablabla.
Ricordo Poe e Zio Tibia. Unici pilastri scritti di una cultura horror assai limitata e superficiale, costituita quasi tutta da qualche scena filmica.
Videoludicamente ricordo la tensione splatter di quando affrontai per la prima volta gli ambienti e i mostri un po’ zombesci e un po’ demoniaci del primo capitolo di Doom. Sussulti sulla sedia e brividi, se non proprio attimi di paura. Era il primo sparatutto in 3D al quale giocavo, escludendo il precedente Wolfenstein 3d che aveva una grafica e una impostazione assai più luminosa e, in un certo senso, piatta. Avevo lottato parecchio per fare funzionare la demo sul 486, e oramai ero stanco ed eccitato, mentre la notte era buia e tempestosa: fu un’esperienza di gioco diretta e agghiacciante mai vissuta prima.

E allora ?

E allora… ho letto "Il mostro della piscina" di Marco Candida edito da Intermezzi Editore con notevole curiosità.
Marco è uno scrittore eclettico, di profonda cultura e dall’aria vagamente fuori come un poggiolo tipica di coloro che sono innamorati della scrittura. Quindi sono stato preso dalla smania di assaggiare questo libro giungendo persino a ordinarlo per riceverlo per posta.
Ho letto da qualche parte, mi sembra sul blog dello stesso Marco, che si tratta di uno scritto giovanile e vista l’attuale età dell’autore direi che lo scritto è quasi adolescenziale.
Un lungo racconto compone le centotrenta pagine fitte di molti dei temi classici dei film e dei fumetti di paura e di mostri. Piacevole e intrigante. A tratti acerbo, sempre nitido. Per me è stato un continuo pungolo ai ricordi.
Mi ha fatto piacere, non essendo io un esperto o un patito delle produzioni del terrore, trovarmi a leggere un’opera leggera, ma al tempo stesso accurata, che non assume il tono del saggio, tono che forse mi avrebbe annoiato, e che neppure infligge palesi caustiche ironie, che forse mi avrebbero offeso.

Candida riesce anche in questo ennesimo libro a sorprendermi. …Ammetto di essere un lettore perennemente affamato e di considerarmi facile da sorprendere. Considero un valore la sensazione di ingenua sorpresa che come lettore ricerco. E questo anche se il tema di quel che leggo impone all’autore un certo ritmo e la permanenza entro i limiti del tema o del genere stessi. La sorpresa nello specifico è una bella sorpresa. La narrazione nel libro, secondo me, è sempre in equilibrio sostanziale senza mai cedere allo sberleffo del lettore appassionato del genere e senza mai eccedere nell’analisi esteriore, seppur romanzata, delle tematiche e dei relativi sviluppi. …Mi è difficile spiegare: quel che voglio dire è che come lettore ho trovato offerta l’ovvietà (ad esempio è ovvio che dove c’è un cimitero prima o poi salti fuori almeno qualche zombie o fantasma, anche se nel libro… bene, non posso svelar nulla, ovviamente) senza che tale ovvietà mi venisse presentata come tale, e cioè ovvia, in maniera disturbante o pedante, ma al contrario con una apparente complicità tra l’io narrante e il lettore.
La quarta di copertina recita "A metà tra tributo e parodia, un racconto pop che rivisita i B-movies e i fumetti di genere, per una rilettura dell’horror e per riscoprire il piacere di avere paura".
Assai raro, a mio modesto parere, è trovare presentazioni così sintetiche e così veritiere in una quarta di copertina. Il racconto non abbonda in citazioni e ruota attorno ad una piscina che, detto tanto per dire, credo esista realmente (senza mostri, se ben ricordo, anzi tutt’altro: ai tempi si diceva che era un posto pieno di gnoc… di graziose ragazze; infatti il racconto inizia proprio…).

Leggendo, a un certo punto, mi è venuta in mente la dimora fortificata in cui entra la maschera della Morte Rossa in un racconto di Poe. Spero non se ne abbia a male il fantasma del vecchio Poe, ma una citanzioncina da quel suo racconto del terrore mi pare appropriata a descrivere le pagine di "Il mostro della Piscina":
"C’eran figure di assoluto arabesco fornite di membra spropositate, in assurdo equipaggiamento. Immagini di delirio come potrebbero uscire dal cervello di un pazzo. C’era del bello, del licenzioso, del bizzarro, un po’ di terribile anche, ma soprattutto cose che destavano ripugnanza. Era una moltitudine di sogni che camminava impettita per le sette stanze. E si contorcevano, codesti sogni, per ogni verso, cambiando colore col passare da una stanza all’altra, mentre la musica dell’orchestra sembrava l’eco dei loro passi."
Il libro non è diviso in stanze e neppure in capitoli. Invece è diviso in ventidue tavole: come i fumetti. Quasi potrebbe trattarsi di una sorta di sceneggiatura per un libro a fumetti (o un graphic novel che dir si voglia).

Da un punto di vista pratico il libriccino mi sembra un prodotto solido, stampato bene sopra una carta non abbagliante e senza errori di stumpa. Potrà apparire una annotazione superflua, però data la recente fondazione della casa editrice mi pare cosa buona e giusta anche l’aver speso due parole in suo favore (evidentemente cura i propri prodotti e ha scelto lo stampatore con attenzione). In una editoria fatta in gran parte da golem fetenti, cadaveri indemoniati, stregoni maligni, insetti giganti, virus rinstupidenti, meretrici lerce e le buone care sempiterne cagate pazzesche è un grande sollievo trovare cortesi eccezioni. …Tanto per fare un esempio contrario: ho appena finito di leggere alcuni vecchi romanzi "di 007" editi nei primi anni sessanta del secolo scorso da Garzanti e sono stati in grado di incrinare la considerazione che avevo della casa editrice (un solo esempio tra i tanti: borbotto sempre verso quelli che scrivono po’ con l’accento, anche se oramai si avvia a diventare un cambiamento della lingua malgrado gli ostinati come me, e poi scopro che quello che all’epoca era solamente uno strafalcione si trovava già in romanzi popolari editi da un editore considerato, da me, serio e autorevole). In compenso ho scoperto con piacere che James Bond legge e apprezza i romanzi di Rex Stout).
…Ho divagato

Collegato al libro di Marco Candida è stato realizzato in collaborazione con Intermezzi Editore e a cura dello stesso Marco un sito letterario basato sull’espediente di porre in vendita oggetti horror.
WebSite Horror ("oggetti stregati a prezzi stracciati").
Il venditore racconta la storia legata alla cosa che mette in vendita. Alcuni racconti li ho trovati delle buone e soddisfacenti letture (e non solo tra quelli di autori già pubblicati). Se sulle prime la navigazione tra le proposte mi è parsa un poco inutile, poi ha iniziato a divertirmi e ha contribuito a mantenere desta la mia curiosità (ho continuato a ripetermi inutilmente "ne gusto ancora uno e poi basta" come quando mi trovo davanti a un vassoio di ciliegie e tento di fermarmi).

Una nota di chiusura:
Seguo in blogosfera Marco e Chiara (l’editore) da anni. Per questo voglio precisare che il libro l’ho comprato ordinandolo via email, assieme ad altri due titoli in catalogo, alle condizioni di vendita proposte a qualsiasi altro acquirente.
Ne ho digitato in proposito per svagarmi, perché un portatile, un posacenere e un bicchiere di caffeina solubile accanto alla portafinestra, aperta in una fresca corrente d’aria, erano una tentazione invincibile in una domenica mattina quasi estiva in cui la voglia di andare in piscina, comprensibilmente, mi attanaglia invece di solleticarmi.

Infine, tratto da pagina 49:
"Soprattutto, però, i contorni delle immagini diventano sfocati, confusi, si offuscano e il cuore prende a martellare all’impazzata come se ti ritrovassi nel petto il batterista dei Pantera munito di doppia-cassa e doppio-rullante. Un incubo: non si può dire altrimenti."

admin @ 10:59 am - Commenti (2)

June 10, 2009

Minipost: No Alice? Tiscali!

In queste settimane (e chissà ancora per quante) sono senza adsl in attesa di passare da un vecchio contratto Tin ad Alice 20 Mega. Non ho osato cambiare gestore -sono troppo vecchio per questo genere di emozioni- (arrivo al punto di sorprendermi ancora a chiamarla Sip -e a rimpiangere il “12” della stessa-).
Quindi tutto resta in casa Telecom, ma presumo ci vorrà ancora del tempo, mooolto tempo. Del resto il vecchio contratto è stato chiuso e quindi ho dovuto richiedere il passaggio nonostante sapessi il vespaio in cui mi andavo a cacciare.
Nel frattempo uso la connessione via telefono di Tiscali (di quelle a manovella via numero) e un “antico” portatile che sto utilizzando perché è comodo da attaccare alla linea -sono stanco e impigrito dalla adsl- e che chiama ancora un numero con prefisso locale che, immagino, dirotta verso qualche numero verde più recente.

Trovo assai appagante usare Tiscali, mentre aspetto i comodi di Telecom.

admin @ 1:16 am - Commenti (6)

May 19, 2009

Minipost: Candida per Intermezzi

Improvvisamente ho avuto l’irrefrenabile desiderio di ordinare l’ultimo libro di Marco Candida, "Il mostro della piscina", edito da Intermezzi Editore.

E allora?

Oltre al giusto prezzo di copertina, per me è un prezzo altissimo per un libro indicare nome, cognome e indirizzo. E allora ne ho ordinati altri due per equilibrare un poco i conti 🙂

admin @ 3:54 pm - Commenti (9)

May 18, 2009

Genova, Camicie di Ferro e Svitati

In settimana la gattoconsorte mi ha accompagnato a Genova.

Ho una faccenduola da sbrigare, ma per il resto ho la speranza che si dimostri anche una gitarella leggera e affettuosa.

Devo andare in una banca.
Un classico ingresso da banca, forse un pochino sottotono.
Per entrare in alcune filiali bisogna pigiare qualche pulsante o aspettare il verde o fare gesti verso l’interno. In questo caso basta spingere.
Oltre la classica porta a vetri blindati entriamo in un corridoio dal soffitto alto. Un corridoio anonimo, vuoto e lungo una decina di metri.
In fondo un ascensore metallico, a vista, che scende in quel momento.
Anche questa è Genova.
Due persone escono senza neppure badare per un attimo a me e alla gattoconsorte.
Mi stringo nelle spalle e riesco a fare entrare nell’ascensore la mia adorata anche se un po’ restia.
Ha uno sguardo stupefatto e meraviglioso. Una bimbetta attenta e affascinata, anche se impaurita e perplessa. Tipico effetto di Genova sulla gente nata fra risaie.
Quando si riapre l’ascensore, al "piano" superiore, ci ritroviamo in un cortile di un vecchio palazzo della borghesia benestante. Per un attimo resto sconcertato anch’io.
Della banca nessuna traccia apparente.
Vetrata, porta girevole e una sorta di custode seduto dietro a una scivania dall’altra parte. Si alza. Una ragazza in uniforme da custode. Forse il termine custode è antiquato e obsoleto, ma rende bene l’impressione.
A gesti comunica alla gattoconsorte che la porta girevole è rotta e che bisogna spingere le ante a mano per attraversarla.
Dall’altra parte, senza più vetri a dividerci, chiedo dove sia la banca guardandomi attorno spaesato. Scale, ingressi laterali e il praticello centrale. Mi aspetto quasi di vedere una gattara che scende a dar da mangiare ai gatti condominiali.
La custode ci chiede gentilissima se abbiamo bisogno degli sportelli indicando, sorridendo, una porta aperta che lascia intravedere degli uffici.

Questa domenica, quindi, non ho resistito alla tentazione di spolverare dopo dieci anni "La notte dei Pitagorici", del genovese Claudio Asciuti, splendido, e immagino oramai introvabile, romanzo ambientato in una Genova abitata da Camicie di Ferro e …Svitati ;D

admin @ 1:23 am - Commenti (3)

May 9, 2009

Aveva smesso di cucinare i risotti

Nota al visitatore occasionale:
il post è sbiellato e digitato di getto com’era un sacco di tempo che non facevo.

Dodici anni che siamo insieme.
Undici anni di coabitazione sotto lo stesso tetto.
Otto anni di matrimonio.

Serviva una bella revisione.
Nessun incidente di percorso, per fortuna e per coerenza. Soltanto qualche problemino, qualche rumorino strano sottovalutato, qualche pigrizia di sistemare qualche cigolio fastidioso.

Sono un fissato. In certe cose. E cosí quel che ritenevo un dialogo aperto e sincero era solamente un mio solitario blaterare vuoto, ripetitivo e, ovviamente, inascoltato. …Inascoltato? Be’ a essere sincero era diventata la mia impressione dovuta alla mancanza di risposte concrete.

In una situazione di grande cambiamento. Sono anni che siamo sempre in cambiamento. A me sembra di rimanere uguale a me stesso (tanto per sintetizzare in parole semplici: il solito pirla). La gattoconsorte è cambiata, continua a cambiare da quando la conosco, e invecchia. Invecchiamo. Passa il tempo. La natura compie il proprio corso quando le pare. E i cervelli si sballano. Eh, sono cose che accadono.
Anche le cose della vita si muovono. Quella straca**o di tesi di dottorato finalmente da essere appellata ‘innominabile’ è passata a essere chiamata ‘immodificabile’ (oltre che, nei miei pensieri, ‘quella straca**o di tesi’).
Speranze, sforzi e sudore sopra una pila di librettoni rossi finalmente stampati e consegnati. E il gattomarito che rompe i maroni. Povera gattoconsorte. Spero non ne abbiano patito i suoi studenti. Ma nell’ultimo anno ho sondato spesso le suoe opinioni nei confronti dei "suoi" ragazzi e mi sono fatto l’impressione che non abbiano sofferto come ho sofferto io. Una gattoconsorte assai professionale si ritrovano come prof (e io come alleato occulto ihihih: mi diverte pensarlo).

Minacciare il divorzio. Rischioso. Ero giunto al punto di sentirmi senza alternative. Frustrato.
In preda al panico. Isterico e distratto. Non semplicemente distratto come sono costantemente. Distratto da tutto e tutti. Ed esserlo in quella maniera appena dopo aver deciso di cambiare lavoro significa che mi sono ritrovato in una condizione assai insoddisfacente e inconcludente. Doppiamente frustrato.

Il precipizio l’ho imboccato quando è mancato il gatto l’anno scorso. Lo penso col senno del poi. Non avrei mai potuto credere fosse così essenziale. Mi aiutava a mantenere l’equilibrio. O forse semplicemente mi manca e inzio a idealizzarlo. Non saprei.
O forse mi sarebbe capitato comunque di sentire che la rottura di maroni del vivere con la gattoconsorte superasse abbondantemente il beneficio della sua presenza. E non parlo di amore. Amore no, quello è sempiterno. “Amare una statua asettica posso farlo anche a distanza” mi son detto. Parlo di scambio, di aiuto, di ascolto che devono essere, o dovrebbero apparire, reciproci. Ed io, povero moccioso, mi sentivo usato senza potere usare.

Ora che con l’adorata moglie le cose, un po’ tutte in generale, appaiono un poco sistemate prevedo, o almeno mi auspico, che anche il lavoro prenda il giro giusto. Anche se a dire il vero ora come ora mi sento devastato dalla stanchezza. Ripenso sempre a quel mio compagno di liceo che riteneva che una ragazza dovesse essere per forza scema e succube per poter servire a qualcosa. Una idea che oggi come allora trovo ripugnante. Ma certo quel compagno ora è un tizio assai meno stanco di me. Io ho sempre desiderato una alleata.

L’amore è faticoso. E ammetto di essere anch’io un soggetto estremamente faticoso da amare. Però la gattoconsorte si è rimboccata le maniche. Mi ama. Se non fosse un po’ fuori di biglia e non potrebbe amarmi. Però era andata un po’ troppo fuori.

E pensare che credevo che col tempo l’amare qualcuno diventasse qualcosa da fare in discesa. Mantenendo l’attenzione e la cura, certo, ma senza più problemi di arrampicate o passaggi oltre i quali non si vede cosa attende. Beata ignoranza la mia. Anzi no: nessuna ignoranza. Piuttosto una sorta di presunzione di non ripetere il passato grazie all’esperienza.

Aveva persino smesso di cucinare i suoi meravigliosi risotti.
(l’amore ha i suoi risvolti pratici)
Ora ha ricominciato.

admin @ 10:55 am - Commenti (5)

May 7, 2009

Minipost: Certi gattacci ritornano

Mesi d’assenza quasi totale dalla blogosfera.
Già capitato in passato.
Questa volta sono state molteplici e diverse le ragioni: sfighe a grappolo.
Se ci penso e le metto in fila mi viene spontaneo digitare con una mano sola facendo con l’altra il classico gesto scaramantico.
Comunque, a quanto mi sembra, finalmente molte cose sono passate o ritornate al loro posto.

admin @ 11:12 am - Commenti (16)

February 5, 2009

Minipost: E sono 39

Trentanovenne!!!

🙂

admin @ 8:03 am - Commenti (24)

February 1, 2009

Ciao Lino. Felice Viaggio!

La notizia della morte di Lino Aldani mi ha colto in casa di mia suocera, seduto sopra una poltrona di vimini accanto a un calorifero, mentre aspettavo che mia moglie finisse di preparare uno dei mitici risotti, e lo ha fatto uscendo dal giornale locale acquistato per caso. Quando muore uno scrittore l’unica mia consolazione è venirlo a sapere seduto in poltrona, leggendo.

Per chi li avesse in casa: il numero 1494 di Urania del gennaio 2005, dedicato a un romanzo di Nancy Kress, ospita una lunga intervista rilasciata a Giuseppe Lippi (aggiornamento: l’intervista è ora disponibile qui); nel 2006 la collana Urania Collezione (044) dedicò un volume a "Eclissi 2000" (dal quale Felice Viaggio del titolo) accompagnato da tre racconti basilari nell’opera di Aldani e da una presentazione della carriera.
In buona parte questi materiali sono riuniti in un prezioso intervento dello stesso Lippi (grazie a Giovanni De Matteo per il commento di precisazione) nel Blog di Urania (Mondadori).

Importante questo articolo di S* (Silvio Sosio) in Fantascienza.com ricco di collegamenti a pezzi d’approfondimento, a dialoghi e a ricordi.

Lino Aldani è stato non solo la voce più autorevole della fantascienza italiana per decenni, era anche una bella persona – Commenta la scomparsa qui Selene Verri che ricorda una sua intervista all’autore pubblicata nel 2007.
Il grande Lino Aldani, universalmente riconosciuto come il padre della fantascienza italiana, ci ha lasciati stanotte. Il futuro è oggi un po’ più lontano e più vago – Il post dedicato di Giovanni De Matteo nel suo blog.
Sei stato il padre della fantascienza italiana e ci lasci le tue bellissime storie come lascito per il futuro – Le limpide poche parole di Vincenzo Oliva.
Padre Fondatore della narrativa di fantascienza italiana, massimo autore specie negli anni Sessanta e Settanta – Un ammirevole intervento di Vittorio Catani.
Una science fiction che guardava all’uomo, più che alla tecnologia, ai sentimenti, più che all’avventura, alla vita vera – Un ritratto di Carmine Treanni.

«Appena arrivato da Roma in provincia di Pavia mi è sembrato di sbarcare su un altro pianeta»


Aggiornamento del 2 febbraio:
Si è spento ieri uno dei più grandi scrittori di fantascienza del mondo, e in assoluto della nostra penisola – Il grazie di Massimo Perissinotto.
D’altra parte se lo conoscevano e lo rimpiangono anche all’estero, la sua fama se l’era guadagnata – Una rispettosa segnalazione, seppur critica, di Bruno.
Lino Aldani, il più conosciuto, amato e tradotto scrittore italiano di fantascienza, il creatore di Futuro e di Futuro Europa, l’uomo che più di ogni altro ha dedicato la sua vita agli altri, ai giovani autori, a una battaglia orgogliosa, nobile e solitaria per la fantascienza italiana, per la civiltà culturale, per l’etica professionale, si è spento a Pavia – La commovente tristezza di Ugo Malaguti in FantasyMagazine.it.
Patriarca della fantascienza italiana – La segnalazione di Adriano Allora.
Un grande scrittore che ha la sfortuna o la fortuna di essere molto poco conosciuto in Italia – Il suono della campana di il_presidente77.


Aggiornamento del 3 febbraio:
Cel mai important scriitor italian de fantascienza – Un post in romeno a memoria di Bujold.


Aggiornamento del 4 febbraio:
He wrote the first critical essay on SF by an Italian – la notizia ripresa di Alley.
Molti dimenticano che "fantascienza" è un’etichetta di comodo, una gabola quasi, ma è il fantastico che sta al cuore dell’operazione e Lino Aldani è stato un grande del fantastico, definizione che non credo respingerebbe. Fantasia lucida e avvertita, si è detto, per capire la realtà invece che sfuggirla. E che da oggi vivrà nel ricordo e nei suoi libri. – toccante racconto dell’ultimo viaggio dello scrittore di Giuseppe Lippi.

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