Tue 16 Sep 2003

Musica: Help Me di Timo Maas, tratta da Loud (2002)

POWER ON

Eccomi ancora in questo cazzo di “Tunnel”, un loculo semilluminato che spacciano per disco-bar e dove, per giunta, bere costa l’iradiddio.

(e che ci sei venuto a fare?)

Vi ho sentiti. Cerco una persona, ho un impegno ben preciso da portare a termine.
Ma in questo momento sto notando che il famoso DJ Sad di cui tutti parlano somiglia in maniera francamente esagerata a Saddam Hussein. Veramente esagerata. E’ chiaro che il tipo vuole somigliare a Saddam. Vedo perfino una mitraglietta appoggiata al DJ Set. Ma del resto oggi è tutto marketing, no?

– Ciao.

E questo chi cazzè?
Un momento.
Ok, ricordo.

– Ciao, bello, è un po’ che non ti vedo. Come stai?
– Insomma. Mi sono operato alla prostata.
– Mhhhhhh. E per il resto?
– Per il resto tutto bene.
– Bene.
– Già.
– Senti, starei cercando una persona, parliamo più tardi, ok?
– Ok.
– Bene.

(forse sei stato poco delicato)

Statemi a sentire, quando chiedo “come stai?” l’unica risposta che mi aspetto è “bene, e tu?”, al che io rispondo “bene”. E’ così che devono iniziare le conversazioni, improntate a un cieco ottimismo. Dopo mi parli della tua fottuta (in tutti i sensi) prostata. Voi iniziereste una conversazione parlando della vostra prostata?

(in effetti no)

E allora dateci un taglio. Oltrettutto la massa corporea che ho davanti raggiunge livelli di densità inattesi. Sono costretto a buttarmi. Vado.

– Ehi!
– Cazzo, stai attento!
– Ahi!
– Il bicchiere!
– E guarda dove vai, coglione!
– Ihhhhh!

Ok, fatto: e’ stato tremendo. Ora ho bisogno di almeno mezz’ora di riposo, e ovviamente non c’è un posto libero su cui seder…

Oh cazzo, eccola.

Eccola, eccola, cazzo, è proprio lei, a quel tavolo in fondo.

(ma insomma, chi sarebbe ‘sta tipa?)

Mhhhhhh.
Perdonatemi, ma ora devo proprio lasciarvi.

POWER OFF

Mon 15 Sep 2003

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In macchina, diretti ad un casale di campagna.

Il Peso (al volante): “Gente, ora ve lo posso dire. Stasera festa grande: è tornata la Scura.”
Il Sauro: “No!”
Il Leso: “La Scura?”
Il Peso: “E’ quello che ho detto.”
Il Leso: “E chi sarebbe?”
Il Sauro (con voce documentaristica): “La Scura è un’istituzione universale, un balletto pirotecnico di tic ipnotici, un collage di malattie mentali e deviazioni psichiche che tritura e ingorga le menti di coloro che le si avvicinano, riducendole a un impasto gelatinoso che lascia instupiditi e che spinge a chiedersi cosa mai sia successo, posto che dopo sia ancora possibile chiedersi alcunché.”
Il Peso (continuando con lo stesso tono): “Quando la Scura ti guarda negli occhi senti rumori di ferraglia provenire dagli anfratti più latenti della tua anima, quelli di cui non sospettavi neanche l’esistenza, e i rumori sono la conseguenza diretta e inesorabile del rimestamento a cui i suddetti anfratti sono da lei sottoposti senza riguardo alcuno.”
Il Sauro: “Se poi la Scura dovesse disgraziatamente convincersi che meriti un supplemento d’indagine, allora invece di guardarti ti fisserà, e proverai la straniante e inaspettatamente sgradevole sensazione di essere all’improvviso conscio di tutti i tuoi organi interni.”
Il Peso: “E mentre ti fisserà non sarai in grado di proferire parola né di muovere un muscolo, perché ti starai inabissando negli spazi siderali di un universo ignoto, precipitando a velocità non calcolabile in direzione di un buco nero su cui ti appiattirai fino a perdere ognuna delle tue tre misere dimensioni. Opporsi non serve. Erigere uno schermo è utopico.”

(…)

Il Leso: “Ok, ma la dà?”

Thu 11 Sep 2003

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Pace all’anima loro, ma io ricordo anche i morti iracheni, afgani, ecc. che non hanno una data di commemorazione.

Wed 10 Sep 2003

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Lecco, convento delle Piccole Correntiste di Maria.

Skifani (guardando attraverso il finestrino dell’auto ministeriale): “E’ quello, capo?”
MisterBi: “Sì, siamo arrivati.”
Bondy: “Gran bel convento.”
MisterBi (sorridendo): “E’ di mia zia, ma la nuda proprietà appartiene a me.”
Skifani: …
Bondy: …
Skifani: “Capo, perché siamo qui?”
MisterBi (dopo pausa sibillina): “Una volta all’anno mi impongo di trovare il tempo per scambiare quattro chiacchiere con una persona di famiglia. Pochi mi conoscono come lei. Ma adesso andiamo.”

(Skifani, Bondy e MisterBi scendono dall’auto e si avviano al convento. Una suora li attende e, dopo averli fatti entrare, li introduce in una grossa sala.)

Suor S. (Al centro della sala, a braccia spalancate): “Che gioia rivederti!”
MisterBi (abbracciandola): “Zia adorata, il piacere di venirti a trovare è sempre mio.”
Suor S. (di sottecchi oltre la spalla): “Bene bene, chi abbiamo questa volta?”
Bondy: …
Skifani: …
MisterBi: “Questi sono Bondy e Skifani, zietta. I miei due luogotenenti.”
Bondy (in ginocchio): “Onorato.”
Skifani (strisciando): “Servo vostro.”
Suor S. (meditabonda): “Bondy mi sembra di riconoscerlo, ma Skifani mi è nuovo.”
Skifani: …
MisterBi (secco): “C’è stata una recente variazione nel suo aspetto. E’ sparito un riporto.”
Skifani (piccato): “E’ stato Emilio a suggerirmi, capo, lo sapete. Avete anche detto che così sto meglio.”
MisterBi: “Solo perché era impossibile peggiorare. E tu piantala di sogghignare, Bondy: ti ricordo che ancora devo decidere se valga la pena nominarti coordinatore.”

(Bondy sbianca)

Suor S. (scrutando attentamente Bondy e Skifani): “Nipote! Per caso i tuoi amichetti ti stanno creando grattacapi?”
MisterBi (guardando un punto indefinito): “Vorrei non dirlo ma e’ cosi’.”
Suor S. (dirigendosi verso uno scrittoio e iniziando ad armeggiare rumorosamente in un cassetto): “Va bene. Lasciami sola con loro.”
MisterBi (mentre si appresta ad uscire dalla sala): “Vado a pregare alla cappella per un’oretta. Voi due rimanete qui e fate tutto quello che dice Suor S.”
Bondy (nettamente allarmato): “Capo, che sta succedendo?”
Skifani: “Oddio oddio.”

(MisterBi esce)

(Da dietro la porta)
Suor S.: “NON SI NOMINA IL SIGNORE INVANO.”

Tue 9 Sep 2003

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Presentatore: “E ora, direttamente da Bologna, ‘Fini e i tipini fini‘! Accogliamoli con un applauso!”

(applauso)

Il Peso: “Minchia, che sfigati. Sauro, attiva immediatamente un cannone.”
Il Sauro: “Non ho mappe.”
Il Leso : “Le ho io.”
Il Sauro: “Dammene due che stasera intravedo una valle di lacrime.”
Il Peso: “E le stronze ancora non si vedono.”
Il Leso: “Faccio un giro, magari sono qui.”
Il Peso: “Non verranno.”
Il Sauro: “Garantito.”
Il Leso: “Allora rimango.”
Il Peso: “No, vai lo stesso e prendi sette otto birre.”
Il Leso: “E come le porto?”
Il Peso: “Ruba una carriola.”
Il Sauro: “Schiavizza qualcuno.”
Il Leso: “La fate sempre facile. Aspettatemi prima di accendere il cannone.”
Il Peso: “Tranquillo.”
Il Sauro: “Rilassati.”

(applauso)

Il Peso: “Sti’ tipini fini devono ancora iniziare e gia’ mi hanno rotto i fondamentali.”
Il Sauro: “Fammi un filtro.”
Il Peso: “Gia’ provveduto.”

(musica!)

Il Peso: “Peggio dei miei peggiori incubi. Ce l’hai una molotov?”
Il Sauro: “Non addosso.”
Il Peso: “Cazzo, Sauro, e’ un cannone monster, ci vogliono tre persone solo per reggerlo.”
Il Sauro: “Ce la caveremo.”
Il Peso: “Accendo io.”
Il Sauro: “Che facciamo con le tipe?”
Il Peso: “Ci sto pensando. C’e’ un’idea che sta tentando di emergere.”
Il Sauro: “Non farla affogare e ricorda di passarmi il cannone.”
Il Peso: “Che cazzo sta combinando il Leso?”
Il Sauro: “Dagli tempo. Madonna, questa musica devasta le interiora. Ho bisogno di un albero e una corda.”
Il Peso (interessato): “Hai una corda?”
Il Sauro: “In macchina.”

(blop!)

Il Peso: “L’idea e’ emersa, Sauro. Ripeto: l’idea e’ emersa.”

Sun 7 Sep 2003

DjSad.jpg

Davide: “Una festa pazzesca. Villone con giardino, tonnellate di gente, alcool a litri, canne che volavano come frisbee!”
Stella: “Musica?”
Davide: “DJ Sad. Mai sentito prima. A guardarlo non gli davi 5 centesimi: anzianotto, coi baffi, sembrava il classico impiegato. E invece ha messo sul piatto una selezione lounge tost…”
Io: “DJ Sad? Che cazzo di nome e’?”
Davide: “E DJ Shadow, allora? Sono nomi di DJ…”
Io: “Si’, vabbe’… E poi musica lounge: sai che palle…”
Fabiana (annoiata, rivolgendosi al gestore del bar): “Don, mi porti un’altra Becks?”
Davide: “Anche a me!”
Io: “A me una Ceres.”
Davide: “Per non parlare della gente: a un certo punto ero seduto su un divano con Fabiana, e vicino a noi c’era questo tipo che strappava uno ad uno i peli dalla schiena di un altro tipo, e ad ogni pelo strappato il tipo faceva un lamento del genere ‘Uhiiiii!’. Hanno continuato cosi’ per non so quanto.”
Stella: “Un vero spasso.”
Io (guardando Stella): “Non che noi ci siamo divertiti di piu’, in quel cazzo di locale. Una consumazione 7 euro…”
Stella: “Potevi andare alla festa. Mica eri obbligato a venire con me.”
Io: …
Fabiana: “Che locale?”
Io (continuando a guardare Stella): “Il Tunnel.”
Fabiana: “Il Tunnel ha rotto il cazzo.”
Davide: “Al Tunnel ormai vanno solo gli sfigati.”
Io: “Mentre la gente fica va a farsi strappare i peli della schiena nelle feste giuste, eh?”
Fabiana: “Almeno li’ si beveva gratis.”
Stella (alzandosi): “Io vado a casa.”
Io (alzandomi a mia volta): “Ti accompagno.”
Stella: “Non c’e’ bisogno, rimani qui. E poi hai ordinato una birra.”
Io: “Ti chiamo per stasera?”
Stella: “Non so se ho voglia di uscire, sono stanca. Nel caso ti chiamo io.”
Io: …
Fabiana: “Ciao, Stella”
Davide: “Non sparire.”
Don (col vassoio di birre): “La Ceres?”
Stella (indicando me): “Sua. Allora ciao, ci si vede.”
Io: “Ciao.”
Davide: …
Fabiana: …

(il tempo di bere la Ceres)

Io: “Mi sa che vado anch’io. Vi lascio i soldi della birra.”
Davide: “Lascia stare, offriamo noi. A stasera?”
Io (sforzandomi di sorridere): “Ok, a stasera.”