Codardo

December 13th, 2004

Si avvicinò e poggiandomi una mano sulla spalle mi disse “Credo di essere un codardo, lo sai?”.
Gli risposi che non lo credevo possibile, che per quando non potessi annoverarlo tra le persona più coraggiose che conoscevo, lui non poteva certo essere definito un codardo.
Sorrise, o forse si mise a ridere e mi guardò dritto neglio occhi. “Cosa vedi attorno a te in questo momeno?”.
Risposi che tutto quello che vedevo era un luogo calmo e silenzioso.
“Ecco, io faccio di tutto per mantenere questa calma e questo silenzio, non passa secondo che non preghi Dio che tutto rimanga uguale a se stesso”.
Non sapevo che dire e rimasi in silenzio, ma il silenzio durò pochi secondi perché lui riattacco a parlare.
“Ho paura, capisci? Tremo di terrore al pensiero che domani, al mio risveglio, il mondo non sia più quello che ero abituato a conoscere. Temo il cambiamento, la rottura della quiete, perché poi dovrei preoccuparmi di ricomporre la calma, di riempire i vuoti, di chiamare amici, vedere persone, fare cose solo per riempire il tempo”.
Gli espressi un dubbio, gli dissi che non pensavo che lui credesse veramente che gli amici servissero solo a riempire il vuoto.
“No, hai ragione, non servono solo a questo, ma io ho il terrore di dover utilizzare la loro amicizia per ricomporre la calma, vorrei essere più forte e poter fare tutto da solo”.
Pensai per un attimo di avere di fronte un codardo.


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