Piranesi

March 11th, 2005

Entro da una porta, faccio le scale a due scalini alla volta, poi mi fermo. Guardo a destra e poi a sinistra. Mi sembra di vedere qualcosa, ma mi sbaglio. Non c’è nulla. Proseguo più lentamente perché mi dico che nella fretta mi può sfuggire qualcosa di importante. Mi sforzo di non cercare, di lasciarmi andare alla serendipity e far si che il flusso si imbatta in me e non il contrario.
Ci sono scale che sembrano andare da qualche parte, che portano a loggioni improbabili, costruiti sul vuoto. Vedo tutto in bianco e nero. Altre scale, mezzanine luride e insignificanti.
Mi sono perso. Ne avevo il sentore, fin dalla prima porta aperta mi sono sentito perso. Ho proseguito a tastoni, mi sono accucciato e ho seguitato a gattoni, poi l’ultimo scalino che finiva addosso ad una parete. Non mi è restato che ritornare indietro e ora sono di nuovo qui. Riprendo dall’ultimo luogo sicuro, semmai ce ne fosse stato uno. Nel futuro ci sarà, me lo sento, ma dovrò cercare a lungo. Troverò la strada e poi… navigo in cattive acque, mi sento braccato. Continuo a voltarmi indietro. Credo di essere seguito, ma vedo solo le ombre delle mastodontiche colonne. Dall’altro si stacca un pezzo di basalto nero, da dove arriva? Mi può servire?
C’è qualcuno. Chiedo informazioni. Tre persone mi danno indicazioni diverse tra loro. Che strada prendere per non…
Sono già stato qui. Ricordo vagamente il posto. Mi fermo a pensare quale strada scartare, ma sembrano tutte uguali. Ci sono vie di fuga ovunque.
Entro da una porta, faccio le scale a due scalini alla volta, poi mi fermo.

piranesi.jpg


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