Reality: giorno [-55]

June 16th, 2006

La produzione ha scelto un luogo tranquillo, lontano dal traffico e immerso nella natura. Apparentemente per creare un ambiente privo di stress, in realtà perché l’affitto del casolare e relativo giardino costava molto meno di una discoteca in pieno centro. La casa, se di casa si può parlare, sorge su una delle colline che circonda Roma. Per arrivarci bisogna fare un pezzo del grande raccordo anulare, e poi, dopo esserne usciti, farsi una decina di chilometri di strade e stradine fino ad arrivare in cima. Il parcheggio è stato ricavato da un campo incolto nei pressi della proprietà. Ci stanno due uomini di colore, vestiti con dei pantaloni mimetici e delle casacche arancio anas. Parlano tra di loro con delle radio e fanno dei cenni senza fine con le loro lunghe braccia.
I cancelli arrugginiti e cadenti vengono aperti verso le tre del pomeriggio e con foga la calca si getta nel giardino. Lo piazzamento iniziale dura poco, ci sono cartelli che indicano la via da seguire. La serpentina di gente è fatta passare tra due file di piccole anfore. L’idea che siano di ispirazione romana è lampante. Qualcuno le trova carine, altri le trovano vecchie. Qua e là sul prato sono stati piazzati dei piccoli riflettori per illuminare la notte che verrà. In un angolo del giardino, uno dei produttori ha pensato bene di far piazzare una fontana, che, ogni mezz’ora da vita a giochi di luci e acqua e distrae gli aspiranti partecipanti.

Per evitare schiamazzi e caos inutile la produzione ha pensato bene di fare le interviste in una delle stanza del casolare. In realtà, in quello che doveva essere stato il granaio. Lunghe pareti scrostate si slanciano verso l’alto per finire in un apoteosi di travi dal pessimo aspetto e mattoni che si sbriciolano al solo guardarli. Da una delle finestre posizionate nella parte alta di una delle pareti di fianco si vede il cielo e con esso, una piccola nuvola buffa e solitaria.
Hanno messo un divano appoggiato ad una parete. Dietro di esso hanno appeso un arazzo raffigurante delle scene di vita romana imperiale. Un richiamo alla location designata per il provino. Una lampada in ferro battuto illumina il candidato di turno. Ben distante, quasi al lato opposto del granaio, la troupe al completo è seduta dietro ad un tavolo rettangolare. Scribacchiano su dei blocnotes e sorseggiano del vino bianco troppo freddo per avere sapore. Qualcuno si toglie le scarpe e si gratta il collo del piede. Una donna, cinquant’anni e l’aria di essere stanca di sentire parlare tutti questi giovani, si metta a disegnare dei fiori sul tavolo.
Fuori, la gente che aspetta, si perde in chiacchiere di circostanza. Parla del più e del meno avendo l’accortezza di rimanere nel vago. Mettono nelle parole la minor dose di sé stessi possibile, temendo di farsi rubare una battuta brillante. Bevono da lunghi calici in plastica dai piedistalli neri e masticano senza sosta patatine, salatini e olive. Fanno domande senza voler davvero sentire le risposte. Dall’alto di una scala, nella casa vicina, un contadino li osserva con la preoccupazione con cui si osserva un temporale che sta per abbattersi sui campi. Si siede sull’ultimo scalino, tira fuori un fazzoletto bianco ed enorme da una tasca dei pantaloni e quasi in pace sente salire come un mantra le voci della folla.

[Intervista – Eva]

– Ciao.
– Buon giorno.
– Allora, il tuo nome è?
– Eva.
– Età?
– Non si chiede l’età ad una donna.
– Già, purtroppo dobbiamo lasciare le cortesie da parte.
– 24
– Di dove sei.
– Roma.
– Non hai fatto tanta strada quindi?
– No, abito qui vicino. Conoscevo la zona, qui ci venivo a giocare da piccola.
– Ah, bene.
– La casa è messa peggio di quanto mi ricordassi.
Ha gli occhi azzurri, talmente chiari che sembrano sepolti nel ghiaccio. Se ne sta fissa con lo sguardo verso la telecamera. Risponde alle domande in maniera secca e anche quando le argomenta si ha sempre l’impressione che l’universo finisca ad ogni punto.
– Come mai sei qui?
– Credo per lo stesso motivo di tutti gli altri.
– E cioè, quale sarebbe secondo te questo motivo?
– La fuga.
– …
– Fuggiamo tutti.
La bocca le si increspa ai lati. Potrebbe sembrare un sorriso o una smorfia di ribrezzo. Si sposta lentamente i capelli dalla fronte, rimetti in primo piano gli occhi. L’intervistatore deglutisce, si sente a disagio senza nemmeno sapere perché.
– E’ una visione un po’ cupa, tetra, non ti pare?
– Dipende dai punti di vista.
– Uhm, senti, cosa faresti per poter entrare?
Lo sguardo dimentica per un attimo la telecamera, passa oltre, raggiunge l’intervistatore e lo fissa alla sedia. Ci sono milioni di combinazioni possibili tra parole e il tono con il quale queste parole vengono emesse.
China leggermente il busto in avanti, le braccia conserte, la gonna scivola tra le gambe, dondola lentamente la testa mentre mostra un sorriso che sembra nato dal piacere fisico, i capelli si muovono e lei parla.
– Tutto.

Eva indossa una gonna lunga nera e una camicia dello stesso colore con una rosa rosso sangue dipinta sopra il seno destro. Ha una carnagione chiara, pallida che sembra quasi trasparente. Occhi freddi e taglienti. Ride poco, per lo più fa delle smorfie che possono solo essere interpretate. Fisico asciutto, scapole sporgenti e un lievissimo rigonfiamento del seno. Cammina calma, con un portamento deciso e controllato. Dei genitori non ha detto molto, non ha accennato agli amici. A qualcuno sembra di aver capito che il padre lavora all’estero in qualche ditta di telecomunicazioni, la madre forse è una cantante, forse una segretaria. Prima di andarsene stringe la mano al capo struttura. Il capo struttura ha un fremito lungo la schiena. Pensa che vorrebbe andare a letto con lei.

Reality ha un altro concorrente.


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