E’ di nuovo domenica.

July 20th, 2007

 

 

VERTIGINE.

LIFE IS A STAGE”

LOVE IS MERE MADNESS”

W.SHAKESPEARE.

Un Dicembre.

Il mare è sempre più grosso e si colora di una luce scura, il vento cresce di intensità ogni secondo che passa, il rumore raggiunge livelli insopportabili. Porte e finestre sbattono infuriate, vetri infranti e cocci ovunque. Le onde s’infrangono sulla chiglia delle navi attraccate al porto. Sopra di me le nuvole si scontrano violentemente, in pochi istanti la luce del sole scompare dalla mia vista e tutto sprofonda nel buio più pesto. Sono diventato cieco. La luce sembra come assorbita fino all’ultima particella. Ho perso la bussola, e sono un salmone che ha perso l’orientamento e non sa più da dove iniziare per risalire la corrente. Ci sono delle bandiere che sbattono nell’aria con vitalità eccessiva, una si stacca dal pennone e finisce vicino ad un’insegna pubblicitaria che sta per volare via. Le sigarette pubblicizzate si chinano pericolosamente in avanti fino a toccare il ciglio della strada. Un albero si schianta a terra sbattuto dal vento.

Ho scelto la giornata sbagliata per andare a bere un caffè al bar della stazione. E tra tutto questo trambusto mi chiedo come mai, per quale insondabile incongruenza nei disegni celesti, io sia ben saldo per terra, nudo come un verme, ma con i piedi assolutamente piantati per terra. Quasi come se le mie dita si fondessero con il catrame dell’asfalto, come le radici di un albero inseparabile dal suolo. Quante leggi della fisica ho violato in così poco tempo e in così poco spazio? E’ qui che mi sorge il primo dubbio, inizialmente è solo un sospetto che col passare dei minuti si rafforza. Se tutto ciò che vedo non esistesse veramente? Intendo dire se gli alberi, le bandiere e il mare particolarmente invadente non fossero altro che … scherzi del destino… allucinazioni sovraesposte …solo immaginazione. Niente altro che IM-MA-GI-NA-ZIO-NE…

Da qualche parte, la percepisco, una luna fredda e tagliente come una lama; sottile e irregolare come l’alone lasciato da un bicchiere sulla tovaglia, prende possesso del cielo e sovrasta il caos nel quale mi trovo. Non riesco a vederla, ma sento che è molto più vicina di quanto dovrebbe essere. Guardo i miei piedi ancorati al suolo e mi sembrano appartenere ad un’altra persona, terribilmente distanti e sfocati, mi dico che la bufera non può non impedirmi una visione chiara mentre monta dentro di me una folle paura di vederci fin troppo bene.

No. Non è immaginazione è tutto reale, è tutto troppo perfetto per essere creato da me… per non esistere. E se non ci fosse anche il terremoto, rimarrei di questo parere fino alla fine del sogno, ma di fronte all’evidenza non posso nascondermi. Il quadro è completo. Sto sognando un disastro di proporzioni spaventose, la natura mi fa sentire il suo urlo da conquistatrice con tutta la sua forza e nel mezzo di tutto questo caos ci sono io.

Solo io, io da solo.

Io sono l’epicentro di tutto questo trambusto, se non avessi una dannata paura riuscirei anche a ridere, ma ciò che più mi turba è che mi sento intrappolato. L’oppressione si fa sempre più palpabile e io crollo lentamente sotto il peso della furia di questo mondo fittizio. Mi preme solo di trovare conforto, tra tutto questo rumore devo trovare una strada sicura, una strada che mi porti in qualche luogo più silenzioso. Una fonte di salvezza.

 

Forse una via…

 

…una via che porta…

 

…al risveglio.

 


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