E’ di nuovo Domenica – 2

July 24th, 2007

Ci sono dei quadri di un pittore sconosciuto, delle riproduzioni di Munch e Boeklin e anche delle finestre. In questa stanza ci sono mobili in tinta con il comodino ed un letto sfatto, c’è tutto ciò che fa di una stanza qualsiasi una stanza da letto. Si respira un’aria stantia e c’è una persona. IO. L’odore di chiuso e l’alito che puzza di notte.

Non so dove mi trovo, farei meglio a pensarci subito. Lentamente prendo coscienza, le prime a svegliarsi sono le mie mani poi le braccia che uso per stropicciarmi. Mi asciugo, con la mano, il sudore dalla fronte. L’incubo è ancora percepibile nella mia mente, ma secondo dopo secondo si fa sempre più nebuloso. Distante nel tempo e nello spazio. Tra qualche ora non lo ricorderò già più.

Cinque minuti e sono definitivamente sveglio.

Ancora non capisco dove mi trovo. Il sonno ancora mi stordisce, distinguo a fatica i contorni degli oggetti.

La storia si ripete ogni mattina, la notte prima percorro a piccoli passi la strada verso il mondo dei sogni e poi, quando è ora di ritornare indietro, mi rendo conto di aver smarrito la via che porta al risveglio. Sono le sei e sette minuti ed ora ho capito dove mi trovo, questa è la mia stanza, l’unica camera con un letto rivolto a Nord. Stiracchio un po’ i muscoli per iniziare la giornata nel migliore dei modi, mugugno e sbadiglio a volontà. Adesso ricordo anche il mio nome. Penso che sia quello giusto. E comunque adesso, anche un errore, non avrebbe la minima importanza.

Come se non bastasse ecco un’altra complicazione, vicino a me c’è qualcuno, qualcuno che sta ancora dormendo profondamente. I capelli sono sparsi sul cuscino come bastoncini dello Shanghai, ma un’espressione angelica sul viso rende il complesso molto meno caotico di quanto si possa pensare. Un braccio è disteso lungo il fianco mentre l’altro è penzoloni e per poco non tocca il pavimento. Il suo sonno deve essere stato dei più sereni, non c’è alcun segno d’affanno sul suo viso, la creatura angelica emana un dolce tepore e dà l’impressione di essere scesa sulla terra così per caso. Forse è il rifugio che stavo cercando, forse è la mia Dea personale della felicità. Magari non è nulla di tutto ciò. Magari sto ancora dormendo, un altro sogno o un sogno dentro ad un sogno.

Quando mi sento così confuso, con i resti del sonno ancora appesi addosso, mi sento come Marcel Proust che, appena sveglio, quando ancora era bambino, perso nelle sue fantasticherie non si rendeva conto di dove si trovasse.

 

Ristoro… vado alla finestra della cucina, la apro e mi accendo una sigaretta. Rimango per qualche istante a fissare il fumo della sigaretta che non riesco a soffiare fuori e che sinuoso sale sulle cose e ne prende possesso.

Ad ogni modo, questa rimane sempre la mia stanza, e ormai lo è già da un po’ di tempo, in più, la persona che continua a dormire accanto a me è la mia ragazza, colei che oggi diventerà mia moglie. Concetto molto più spendibile di una qualsiasi visione angelica o di una anonima Dea adorata da milioni di Greci ormai defunti e dimenticati.


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