Testa in tempesta- Incipit

August 28th, 2007

Quando quella mattina si svegliò e si guardò allo specchio si accorse che durante la notte i capelli avevano quasi preso vita e che se si escludeva il colore, che nel suo caso era un castano chiaro, ciò che aveva in testa poteva benissimo assomigliare ad una di quelle rappresentazioni che gli artisti giapponesi dell’epoca Meiji facevano del mare in tempesta.
A volerla dire tutta, non erano solo i suoi capelli ad essere burrasca, lo erano anche i suoi pensieri. Da quando aveva deciso di lasciare il lavoro da mille euro al mese assicurati -senza soddisfazioni,  senza possibilità di far carriera e senza legami affettivi con i colleghi -aveva investito tutti i momenti di lucidità a disposizione per pensare a come poter perseguire il proprio sogno.
E dopo sei mesi la cosa non era ancora ben chiara. Davanti allo specchio, con gli occhi assonnati ci pensò un po’ su e si rese conto che la lucidità non era il suo forte.

[Continua]


One Response to “Testa in tempesta- Incipit”

  1. matteo on August 31, 2007 6:35 pm

    Louie, ti mando una breve continuazione del tuo incipit, sperando possa piacere:
    “Non lo smosse nemmeno un’abbondante colazione. Caffè, succo e cornetto non bastarono a ricaricarlo e fargli intravedere una strada nei rovi della sua mente e, perché no, anche nei cespugli filiformi che si ritrovava in testa.
    Solo un’abbondante doccia ebbe il semplice potere di abbassagli la cresta, in tutti i sensi, e di rendergli più nitida la scaletta degli impegni da prendere e quelli da declinare in maniera da far virare la sua bagnarola – leggasi vita – verso una rotta che gli desse una seppur minima possibilità di gratificazione.
    Mentre si vestiva, precisamente nel momento esatto in cui infilava un paio di pantaloni di grisaglia, ancora con la canottiera bianca sullo stomaco, sentì i suoi capelli ribellarsi al soffio del phon e al gel che si era spalmato prima. Cominciarono piccoli ciuffetti sulla nuca e sulle tempie, a drizzarsi, nemmeno avessero una calamita che li attirava verso il creatore. Poi, sempre a ritmo maggiore, ogni singolo pelo innestato sul suo cuoio capelluto prese vita a sé stante e partì freneticamente alla ricerca di una posizione astrusa.
    Quando ebbe finito la vestizione, completata con una camicia celeste, la cravatta a fantasia sul bordeaux e le scarpe stringate modello inglese, rigorosamente con tomaia e suola di vero cuoio, si sentiva i pensieri intricati e annodati come i peli sul suo cranio.
    Prese la ventiquattro ore, infilò la giacca, mise le chiavi e il cellulare in tasca. Uscì di casa senza salutare nessuno, con la chioma aggrovigliata modello Napo orso capo.”

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