Il mondo non ha bisogno di me come scrittore

March 20th, 2012

Faccio un po’ il punto della situazione. Ho 36 anni e in questo momento non ho voglia di fare un cazzo. L’età, a dire il vero, non incide assolutamente sulla mia voglia di non fare un cazzo. E’ un po’ così da sempre, tra alti e bassi.

Però in questi giorni mi è presa una smania di scrivere che non vi dico. Inoltre, ho anche voglia di leggere. Ma mi sto rendendo conto che, vuoi per i ritmi sincopati, vuoi per i miei altalenanti sbalzi di umore riesco a leggere storie brevi.

Mi è capitato nell’ultima settimana di “frequentare” la 40K e di leggere con piacere tre o quattro dei loro libri. In particolar modo ho letto “Cardanica” e “Robredo” di Tonani. Vorrei avere un po’ di forza nervosa in più per recensirli con tutto il rispetto che un’opera letteraria prodotta dall’ingegno dell’uomo merita. Ma per ora mi devo limitare a dire che ho apprezzato i due racconti anche se avrei qualcosa da dire sul secondo che non mi ha convinto dal punto di vista formale.

Ho avuto modo di riflettere su questi racconti, sul loro valore e sulla capacità dello scrittore. Ho avuto modo di confrontarmi con lo Zio Bonino su alcuni aspetti dell’editoria.

Per farla breve ho pensato che è un peccato che io non scriva. Non è che è un peccato per voi, nel senso che avete tutto il diritto di pensare che uno scrittore in più o in meno non fa differenza e che, anzi, meno scrittori ci sono e meglio è. Il fatto è che si tratterebbe di un peccato per me. Il presente è magnifico e pieno di possibilità per chi utilizza internet per veicolare creatività. Ho pensato che essere pubblicati da Einaudi, Marcos Y Marcos, 40k o essere pubblicati da sé stessi non fa differenza. In fin dei conti si tratta di raggiungere i lettori, giusto? Uno scrive un po’ per sé e un po’ per essere letto, giusto? Insomma, non crederete alla storia di quelli che vi dicono che scrivono perché è un’esigenza personale e che non hanno interesse alcuno ad essere letti? Dai, gli scrittori sono tutti narcisisti, ma è giusto così. Se non fossero quello che sono ci saremmo persi migliaia di opere dell’intelletto umano che possono essere definite con il termine di “Capolavoro”.
E io allora? E io a questo punto scrivo quanto posso, quando mi va, scrivo e poi vedremo. Vedremo cosa sarò riuscito a scrivere. Vedremo come lo renderò pubblico, se lo renderò pubblico. Vedremo a chi lo farò leggere per cercare conforto, supporto, aiuto. Vedremo se da cosa nascerà cosa.
Sono certo di una cosa, è un punto fermo. Il mondo non ha bisogno di me come scrittore. Anche senza i miei scritti il mondo girerebbe ugualmente. Sono io che ho bisogno di scrivere perché scrivere è una parte di me che prende il sopravvento ed è giusto che io l’assecondi. In fin dei conti, anche se io scrivessi, voi potresti fare a meno di leggere.

Ad oggi, ho sul piatto due storie che sto portando avanti parallelamente. Una che mi gira in testa da anni e l’altra che Zio Bonino non ha avuto il cuore di rubarmi anche se gliela avevo proposta in segno di ringraziamento per tutte le cose che mi insegna.

Update: lo Zio mi ha fatto notare che ho fatto due refusi e che sono pirla. I refusi li ho corretti. Per il pirla non c’è nulla da fare.


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