I guardiani del destino – Una recensione

March 7th, 2012

Avete presente quei film che non potete fare a meno di vedere?
Avete presente quei film che sono talmente tanto appassionanti da lasciarvi con il fiato sospeso dal primo all’ultimo minuto, che sono farciti di colpi di scena, di suspance.
Avete presente quei film in cui la recitazione raggiunge dei picchi di eccellenza per cui possiamo parlare di settima arte? Quei film in cui l’alchimia tra gli attori è talmente tanto forte che vi chiedete se ciò che state vedendo è reale o meno?
Ecco, se avete presente quei film di quel tipo lì, vi chiedo una cortesia.
La prima, datemi qualche titolo che me lo guardo.
La seconda, non guardate “I guardiani del destino” perché ci avviciniamo moltissimo al territorio del tempo perso.

I motivi per cui mi sono messo a guardare questo film nonostante sentissi puzza di bruciato lontano un miglio sono pochi, ma buoni.
Prima di tutto Matt Damon mi sta simpatico. Poi, lei,  Emily Blunt è una di quelle attrici che non è che segui molto e che non sai nemmeno se sia brava o no, è solo che c’ha quel qualcosa per cui ti dici che in effetti un colpetto glielo daresti pure. Inoltre, seriamente, la storia dei tipi che controllano il destino e che hanno un cappello fico che ti fa attraversare tutte le porte, anche se chiuse, e ti fa andare da un posto all’altro, beh, insomma, è o non è una storia dalle ottime potenzialità?
Per inciso, questa storia dei signori del destino mi ricorda un episodio di quella che credo fosse la serie “Ai confini della realtà” in cui i protagonisti per sbaglio vedono il futuro. In quel caso lì il futuro aveva la forma di alcuni omini in tutina aderente spersonalizzante che secondo dopo secondo sistemavano ogni particolare della nostra vita. La domanda che uno di loro faceva ai protagonisti era: ti è mai capitato che non trovi più le chiavi? Sei sicuro di averle appoggiate proprio lì ed invece non ci sono. E allora cerchi, cerchi disperatamente fino a che ti accorgi che le chiavi sono proprio lì dove dovevano essere. Ecco, quello è un errore nostro. Dovevamo metterle lì anche per il secondo successivo ed invece ce ne siamo dimenticati, poi ce ne accorgiamo e le rimettiamo a posto.
Ecco, il film mi ricorda un po’ quell’episodio lì, lo stesso tipo di fantascienza anni 40 che, vi confesso, non mi dispiace affatto.  Quegli omini distinti, con il cappello calato in testa, che cercano in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote a Matt Damon un po’ mi fanno pena. In fin dei conti, fanno un lavoro che non capiscono, per un presidente che non vedono praticamente mai, che da degli ordini che sono parziali e che non condivide le proprie scelte. Poi se al presidente gira, il piano viene riscritto e amen, quello che doveva essere non è più.
Ovviamente il tema preponderante è quello del libero arbitrio. Libero arbitrio che Matt rivendica e che l’omino con il cappello quantifica così: certo che ce l’avete il libero arbitrio, potete scegliere quale dentifricio usare.
Ad un certo punto sta cosa del libero arbitrio mi fa incazzare e penso che gli omini con il cappello possono andare affanculo e che io il mio libero arbitrio lo voglio. Se non che ci viene detto candidamente che fino al 1910 loro c’erano, loro ci guidavano nelle nostre scelte. Poi siccome sembrava che potessimo cavarcela da soli ci hanno lasciato fare e noi, in 50 anni, abbiamo tirato fuori dal cilindro due guerre mondiali, una depressione e un paio di altre cosette succulente.
Allora sono rientrati in servizio. (speriamo ci restino).
E poi, tocco di classe, nel film c’è Terence Stamp. Ecco, Terence Stamp deve essere stato talmente tanto felice di fare questo film che per dimostrarlo usa una sola espressione facciale per tutta la durata della pellicola. Ha solo un leggerissimo tic nervoso verso la fine, ma proprio poca cosa. Uno se non ci fa caso non se ne accorge mica.

Li chiamano angeli, ma non sono gli angeli di Charlie, sono gli angeli del presidente. Presidente maniaco del controllo direi.
In pratica, lei è bella e balla bene, lui è Matt Damon e nel ruolo del politico anti iprocrisia ci sta bene, Stamp è Stamp e il film forse vale la pena di guardarlo se avete l’influenza…meglio se intestinale.

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