Uditore

March 2nd, 2006

Pare che a fine mese mi sarà possibile partecipare ad un seminario di tre giorni sull’italiano come lingua seconda.
Vi dovrei partecipare come uditore. Il che significa che non dovrei ottenere il certificato.
Mi chiedo se mi conviene o meno. Se pago ho il certificato e so che posso scriverlo sul curriculum.
Se non pago, non ho il certificato, ma potrò scriverlo sul curriculum?
Quanta importanza ha il certificato di presenza?
Ci devo pensare, i soldi risparmiati non sono pochi, almeno per le mie finanze disastrate.

Finalmente!

July 13th, 2005

C’é stato molto silenzio in questi giorni, sempre per il solito motivo, avevo la testa altrove, io ero in parte qui e in parte in un luogo del futuro. Ora, grazie a Dio, le due parti si sono riunite in quanto la data futura è prima diventata presente e oggi è già passato.
Il 12 Luglio 2005 alle ore 15 e 10 (più o meno) sono finalmente e sottolineo finalmente diventato dottore.
Dottore in Lingue e Letterature straniere.
Mi sento come dopo una sbornia, non riesco a connettere bene e quindi non posso dire molto, so che ancora non me ne sono reso conto, ancora non capisco cosa mi capiterà da qui in avanti.
Staremo a vedere.

L’utilità del tunnel è stata svelata.

June 3rd, 2005

La lavatrice parte saltellando con la centrifuga, mi trema il pavimento sotto i piedi e mi chiedo: ma prima o dopo, per un lavaggio come un altro, mi troverò con il culo al piano di sotto?
In un attimo torno al presente, mi cullo ascoltando la mia ultima scoperta, ultima per me che fino a ieri non conoscevo i Fleetwood Mac.
Il sole scalda anche oggi, ieri ho passato una splendida giornata e oggi, circa cinque minuti fa ho messo l’ultima parola alla conclusione della mia tesi.
Pur sapendo che da oggi al giorno della stampa mi metterò a fare piccole correzioni, spostamenti di paragrafi e via dicendo, sento che il pacchetto è stato finalmente confezionato e che ora la strada dovrebbe essere spianata.
Pico non mi ha ancora detto che ne pensa del quinto capitolo e so che su questo sta facendo un lavoro di analisi molto accurato. Qualche giorno fa mi ha chiesto il numero di celllulare dicendomi che mi avrebbe chiamato se c’erano novità.
Ora, non mi ha chiamato e io penso: Nessuna nuova, buona nuova.
Mi piacerebbe riprendere a scrivere su questo blog con maggiore regolarità e mi piacerebbe anche riprendere a scrivere le mie storie, che magari fanno schifo, ma ho scoperto che mi rilassano e mi danno un senso di gioia quando riesco a far quadrare le cose.

Che farò in questi giorni?
Me lo sono chiesto mille volte, mi sono chiesto anche che farò il giorno dopo in cui qualcuno pronuncerà le parole Dottore in Lingue. Ho voglia di organizzare una settimana alcolica e di staccare un po’ la spina.
Non sono mai riuscito a comunicare a nessuno il senso di angoscia che mi ha procurato l’università in questi ultimi anni, l’idea che forse avrei anche potuto non farcela e che gli anni persi non me li avrebbero mai ridati indietro. Ci sono stati dei momenti in cui davvero non riuscivo a vedere la fine di questo lungo tunnel e in più non riuscivo nemmeno a capire l’utilità del tunnel.
Pare che alcune cose si siano aggiustate.

Un padre apprensivo

March 19th, 2005

Aver limitato in qualche modo lo spettro d’azione della tesi mi ha tranquillizzato non poco. Alcune delle cose che avevo in mente di fare sono al di sopra delle mie possibilità attuali. Si trattava di imparare ad usare molto bene uno o più linguaggi di programmazione sul web.
Fortunatamente questo non mi è più richiesto in quanto la tesi si fermerà un po’ prima. Ci sono però due eventualità da considerare.
La prima è che io riesca ad esaurire l’argomento tesi con largo anticipo rispetto alla tabella di marcia e che quindi riesca ad avanzare tempo a sufficenza per imparare il PHP e simili e quindi riesca a finire tutto il percorso che mi ero prefisso.
La seconda eventualità è che io riesca a convincere Pico a farmi fare la seconda perte della tesi da laureato, facendola rientrare all’interno di un progetto.
Queste sono le uniche idee che mi sono venute al momento. Il fatto è che mi secca dover abbandonare il progetto al punto in cui sarò costretto ad abbandonarlo. Mi piacerebbe poter seguire questo mio sciagurato figlio fino ai suoi primi passi su internet.
Sapete, come padre sarei un filino apprensivo.

Le ultime da Pico

March 17th, 2005

Con Pico, questa mattina è andato tutto bene. Abbiamo fatto in tempo a parlare, a spiegarsi sulla tesi e io ho fatto anche in tempo a fumarmi quattro Camel di fumo passivo. Ma per la tesi, questo e altro (non tutto, però!).
Aumentano le probabilità che io riesca a laurearmi a Giugno, ne ero quasi sicuro già prima, ma oggi Pico ha detto la sua e la sua mi è piaciuta. Ha anche detto che il centodieci e lode me lo scordo, ma vi dirò…non mi interessa più di tanto, sapevo già di non possedere il massimo dei voti alla mia portata. Pico dice che supererò il cento e io mi so accontentare. Dopo anni di semicazzeggio non potevo puntare al massimo, sarebbe presunzione pura. Quindi, quel che verrà, mi basta. DIciamo che si tratta di dare un minimo di soddisfazione a genitori e affini, io di mio voglio fare il dottorato e la laurea è solo un punto di transito.
Quindi, la giornata è stata positiva.

Beneditemi

March 15th, 2005

La voglio prendere bene sta cosa.
Negli ultimi giorni mi sono consumato i pochi neuroni che non sono ancora emigrati in Jamaica e ho fatto di tutto per presentare a Pico il terzo capito.
Ho anche avuto il dubbio atroce sulla forma da far assumere al capitolo. (Due capitoli oppure uno?). Alla fino ho optato per un bel numero di pagine (32) assemblate in un unico capitolo, il terzo della serie appunto.
Questa mattina glielo spedisco via mail perché so che Pico vuole anche il File. Gli scrivo sulla mail che il pomeriggio sarei passato a ricevimento.
Ed infatti io ci vado al ricevimento, ma lui no. Cerco notizie in segreteria e scopro che la suddetta segreteria apre solo la mattina, quindi, essendo il ricevimento di Pico il pomeriggio, mentre io girovago come un’anima in pena su e giù per il corridoio, in quell’ufficio non ci sta nessuno e comunque, nemmeno quando ci sono non è che il personale brilli per brillantezza.
Chiedo ad un’altra segreteria, che però so già che non c’entra niente, invece un tipo mi fa una cortesia. Chiama Pico.
Mi sento dire, in ordine:
Che oggi non fa riceviemento.
Che nemmeno la prossima settimana lo fa.
Che torna dopo Pasqua.
Metto il capitolo nella sua casellina nella sala comune dei Prof.
Domani mattina provo a chiamarlo in ufficio per capire se posso organizzare un micro appuntamento.
Ho saputo in seguito che il motivo della sua assenza è un motivo serio e la cosa ha attenuato la mia incazzatura, facendomi vedere tutto da un’altra prospettiva.
Certo che su questa tesi si stanno accumulando una serie di sfighe niente male, prima parte per un po’ di mesi in America, poi salta il ricevimento facendone uno a caso (seguendo uno schema che probabilmente cha ricavato da qualche libro di Cabala, o magari dalla smorfia napoletana), poi scopro che le due copie di un libro che mi interessa moltissimo sono state entrambe rubate ed ora questo contrattempo che veramente uno non ci crede.
Fattostà che ho pensato di farmi benedire.

L’equilibrio di un capitolo di tesi.

March 12th, 2005

In questo periodo penso alla mia vita e la vedo a capitoli. Penso alla mia giornata e vedo capitoli ovunque. In un certo senso si puà trattare di una deformazione professionale dovuta alle sedute di tesi che mi sto sparando ogni giorno. Ho un po’ di conforto nell’ascoltare gli Who, ma mica poi tanto, vedo capitoli anche lì, solo che li si chiamano tracce audio, ma non mi pare il caso di star a pignolare.
Ora, il mio problema oggi e il non riuscire a capire se sto scrivendo un capitolo di quasi cinquanta pagine oppure, due capitoli di circa venti.
Non è un dilemma da poco, ne va del mio senso estetico. Dopo aver scritto due capitoli iniziali da venti pagine e aver in programma un’introduzione di non più di dieci, un unico capitolone da cinquanta pagine rovina l’equilibrio.
Sarebbe imperdonabile. Una tesi deve mantenere un certo stile, almeno di facciata. Pensavo di farla rilegar ein rosa, con i bordi azzurri e i caratteri magenta. Non male vero?

L’argomento del capitolo, in un certo senso può essere trattato in due parti, oppure lasciato come un tutt’uno. So che ci sono priorità molto più importanti di questa, ma è da ieri che mi faccio questa domanda: separare o no il capitolo?
Sì, insomma, se porto un mazzo da cinquanta pagine, Pico mi guarda e mi dice: Che ci devo fare?
E io: leggerlo.
E lui: Uhm, non penso, troppa roba.

Se taglio in due.
Io: ecco di due capitoli.
Lui: Di che parlano?
Io: Uno dice che una certa cosa è fattibile e l’altro spiega come farla.
Lui: Mi pare tanto la stessa cosa.
Io: Beh, no…c’è un filo logico, ho seguito un filo logico.
Lui: Mi pare più un filo logorroico.
Io: Come?
Lui: Mica mi vorrai fare quaranta capitoli di dieci pagine, magari poi la rileghiamo in tre volumi…anzi, sai che ti dico, facciamola come il signore degli anelli. “La compagnia delle comunità di pratica”, “Le due comunità di pratica”, “Il ritorno del re della comunità di pratica”.
IO: Fico!
Lui: Scherzavo!
IO: già…l’avevo capito. Insomma che faccio?
Lui: Fondi, fondi pure.

Studiare mi fa male. Fa venire a galla la mia pazzia 🙂

Piranesi

March 11th, 2005

Entro da una porta, faccio le scale a due scalini alla volta, poi mi fermo. Guardo a destra e poi a sinistra. Mi sembra di vedere qualcosa, ma mi sbaglio. Non c’è nulla. Proseguo più lentamente perché mi dico che nella fretta mi può sfuggire qualcosa di importante. Mi sforzo di non cercare, di lasciarmi andare alla serendipity e far si che il flusso si imbatta in me e non il contrario.
Ci sono scale che sembrano andare da qualche parte, che portano a loggioni improbabili, costruiti sul vuoto. Vedo tutto in bianco e nero. Altre scale, mezzanine luride e insignificanti.
Mi sono perso. Ne avevo il sentore, fin dalla prima porta aperta mi sono sentito perso. Ho proseguito a tastoni, mi sono accucciato e ho seguitato a gattoni, poi l’ultimo scalino che finiva addosso ad una parete. Non mi è restato che ritornare indietro e ora sono di nuovo qui. Riprendo dall’ultimo luogo sicuro, semmai ce ne fosse stato uno. Nel futuro ci sarà, me lo sento, ma dovrò cercare a lungo. Troverò la strada e poi… navigo in cattive acque, mi sento braccato. Continuo a voltarmi indietro. Credo di essere seguito, ma vedo solo le ombre delle mastodontiche colonne. Dall’altro si stacca un pezzo di basalto nero, da dove arriva? Mi può servire?
C’è qualcuno. Chiedo informazioni. Tre persone mi danno indicazioni diverse tra loro. Che strada prendere per non…
Sono già stato qui. Ricordo vagamente il posto. Mi fermo a pensare quale strada scartare, ma sembrano tutte uguali. Ci sono vie di fuga ovunque.
Entro da una porta, faccio le scale a due scalini alla volta, poi mi fermo.

piranesi.jpg

Leonardo

February 10th, 2005

Questo è il mio post numero 200 su Diludovico.
Avrei voluto scrivere qualcosa di speciale, ma sono a corto di ispirazione e di fantasia. Sto utilizzando entrambe queste risorse per dare una vita alla mia tesi.
Oggi mi sto cimentando nella costruzione di un Portale. Sto smanettando con alcuni programmi che dovrebbero avere lo scopo di facilitarmi il compito, ma che al momento non riesco a capire. Mi pare di non stargli molto simpatico.
In ogni caso ho deciso di mantenere un approccio tranquillo e metodico. Mi sto leggendo un manuale e mano a mano che proseguo mi sembra di saperne sempre un po’ di più. Il portale è ancora lontano, ma non si sa mai che in un lampo di fortuna riesca a mettere su qualcosa di decente.
Ovviamente si tratta solo di un esperimento, ma a me piace sapere di cosa parle e quando analizzo le comunità di pratica online, mi piace sapere con cosa e come hanno costruito ciò che sto visitando.
Le possibilità sono molteplici, me ne rendo conto e non ho la presunzione di sapere tutto, anche se ammetto che il mio mito di riferimento è Leonardo Da Vinci.
I tempi purtroppo(?) sono cambiati, la conoscenza non è più poca e nelle mani di pochi. Ora la conoscenza è immensa e in mano a una pluralita di persone. Io sono una singola parte di un immenso gruppo di cervelli, ecco perché mi dedico alle comunità, all’insegnamento collaborativo.
Forse potrei chiamare la mia prima comunità: Leonardo.
Sicuramente ci avrà già pensato qualcuno, non si sa mai.

Lo zombie dietro la porta

February 5th, 2005

Ieri mattina sono andato nella Biblioteca Generale della mia università. Avevo prenotato una ricerca Bibliografica, così, tanto per vedere se c’era qualcosa che potesse servirmi.
Dalle undici alle dodici e trenta non ho fatto altro che saltare tra i link, leggere abstracts, summaries e guidelines, non riuscivo a staccarmi dal terminale, ogni tanto arrivava la ragazza preposta ad aiutarmi e mi scombussolava tutto, aprendo nuove porte alle quali non avevo nemmeno pensato.
Insomma, sembrava che dietro ogni porta ci fosse uno Zombie barcollante assetanto del mio sangue. Ho scoperto che c’è veramente un sacco di gente che scrive sugli argomenti che interessano a me e io tendenzialmente vorrei leggere tutto per poi trarre le miei conclusioni.
So che non è possibile e so che questo per me è un problema.
Quando anche riuscissi a fare una buona tesi, in cuor mio saprei sempre che c’era di più da leggere e che magari avrei potuto migliorare il mio lavoro.
Insomma, non sarò mai soddisfatto fino in fondo.
Ma, siccome per essere soddisfatto mi ci potrebbero volere molti più anni di quelli di cui sono stato dotato, mi sa che dovrò imparare a restringere il mio campo d’azione e fare un lavoro decoroso.
E’ più facile a dirsi che a farsi, il fatto è che mi capita anche con i libri di narrativa. Quando un narratore mi prende davvero, tendo a leggere tutto ciò che ha scritto. Se questo può andare bene per un autore che magari ha scritto una decina di libri, altrettanto nn si può dire di chi, ha scritto articoli su riviste a pagamento (spesso non meno di quaranta dollari il numero), ha scritto molteplici libri si cui magari mi interessano sue capitoli, ha scritto assieme ad altri eminenti studiosi.
In più, l’argomento è vasto e gli autori sono a migliaia, spesso professori di quache Education Departement di una qualsiasi università americana.
Sapete una cosa?
Oggi ho paura che il tempo non mi basti. Pur sapendo cosa voglio fare, temo di essere già ora a corto di tempo.
Rimbocchiamoci le maniche e via.

    About

    This is an area on your website where you can add text. This will serve as an informative location on your website, where you can talk about your site.

    Blogroll
    Admin