Presentazione libro a Venezia

March 2nd, 2006

Questa sera alle 17:30 all’Ateneo Veneto (a Venezia) ci sarà la presentazione del libro “Da Raffaello alla rivoluzione. Le relazioni artistiche tra la Francia e l’Italia ” di Rosenberg Pierre.

L’estensione della nostra ignoranza

August 1st, 2005

“Tutti vi consigliano di scrivere di cose che sapete. Il problema è che nelle prime fasi dell’esistenza crediamo di sapere tutto – oppure, se preferite qualcosa di più chiaro, diciamo che siamo spesso all’oscuro dell’estensione e della struttura della nostra ignoranza. […] Quindi, come corollario al suggerimento di scrivere di cose che conosciamo, bisogna forse aggiungere che dobbiamo imparare a capire la nostra ignoranza e il potenziale di cui dispone per rovinare un buon racconto.”
Thomas Pynchon – Entropia (Introduzione)

Commento personale: temo che, senza dover per forza scendere nel particolare della letteratura e i suoi racconti, questo principio andrebbe applicato alla vita in generale.

Su Carver, ancora una volta

July 22nd, 2005

Ciclicamente ritorno a Carver. Ho dei momenti in cui so di non poter leggere nulla che non sia stato scritto da Carver. Fino ad ora si trattava di racconti o di saggi, negli ultimi giorni ho iniziato a leggere anche le poesie. I racconti stanno finendo, dovevo pur iniziare con le poesie.
Quando leggo Carver ho pietà per i suoi personaggi. Personaggi sempre sull’orlo del baratro, sempre incompleti, anche quelli che sembrano essersi realizzati nella vita hanno un alone di sconfitta che aleggia su di loro.
Provo pena per i personaggi di Carver.
Ho paura dei personaggi di Carver.
Potrei diventare uno di esse anche io, con gli stessi problemi e la stessa condanna al fallimento. Essi diventano un monito, la sconfitta può capitare a chiunque, in ogni momento.
Leggere Carver è anche questo, per me. Essere consapevoli di non dover mai abbassare la guardia, saper camminare sul filo del rasoio.
Il senso di perdita e di mancanza che ritrovo in quasi tutti i racconti è doloroso, ferisce lentamente.
Ho già parlato di Carver altrove, ho già espresso in mille modi cosa provo leggendolo, non dovrei stare qui ad aggiungere nulla di nuovo a quanto già detto, ma ogni volta ho l’impressione di non dire tutto, di non cogliere fino in fondo il valore della sua opera.
Mi rifugio in un mondo di persone triste, stanche e sudate, alcolizzate, abbandonate e fallite, lasciate indietro a marcire, incapaci di amare e di essere amate, deboli, sfortunate, inadatte.
Queste persone mi sono molto vicine.

Se tu mi dimentichi

April 3rd, 2005

Se tu mi dimentichi – Pablo Neruda

Voglio che tu sappia
Una cosa.
Tu sai com’è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se cio’ che esiste
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti poco a poco.
“ Se d’improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
chè già ti avrò dimenticata “

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
Che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finchè tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie

Iliade

March 22nd, 2005

Post presente anche su L’Arte di Leggere.
Io e i classici greci e latini abbiamo sempre percorso strade diverse. Adesso è giunto il momento di ricongiungerci. L’occasione me la da un’improvvisa voglia di leggere L’Odissea e L’Iliade. Nei giorni scorsi ho rovistato tra i libri ereditati da un caro prozio di Toscana (che poi, era Genovese, ma aveva scelto di finire i suoi giorni nel paese che aveva dato in natali alla madre, morto lui è morto anche il cognome che portava). Tra i suoi libri, negli anni ho scoperto Simenon e altri giallisti, ho trovato edizioni pregiate e altre solo vecchie. L’odore dei suoi libri mi farà per sempre ricordare la mie giornate estive in casa sua.
Ieri, cercando appunto traccia dell’Odissea, mi sono imbattuto nell’Iliade.
L’edizione che ho qui davanti a me, da sola basterebbe a far apprezzare l’opera.

Omero.
Iliade.
Tradotta da
Vincenzo Monti.
Annotata per il popolo e per le scuole
Da
Ettore Fabietti.
Edizioni “A.Barion”.

Sfortunatamente la copertina e le prime due pagine sono strappate in alcuni punti e rendono impossibile la datazione di questa edizione. La carta è ocra e ruvida, il testo nero risalta appena nei suoi caratteri minuti e discreti. Ogni pagina ha alcuni versi e sotto, una lunga spiegazione del loro significato.
Il Monti, di Alfonsine di Romagna (e anche di questo particolare potrei citare ricordi), è stato uno di quei personaggi che mi hanno accompagnato durante l’arco dei miei studi, più come presenza ingombrante che altro.

Nella seconda pagina, poco più su dello strappo che la deturpa: Odissea – Tradotta da Ippolito Pindemonte, annotata per il popolo e per le scuole da Ettore Fabietti – Pag. 448 – L.4.
E’ un peccato non avere anche questa piccola perla.

La grande scoperta della sera

March 21st, 2005

Intitolo il post in questo modo per far capire che di grande scoperta si parla, ma che è una grande scoperta della sera, più in là difficilmente posso andare.
Ecco come stanno le cose.
Avevo un prozio che viveva in Toscana, è grazie a lui se adoro quei posti. Ma lo zio ha anche un altro merito. Mi ha lasciato in eredità una piccola libreria, che aveva in corridoio, piena di libri polverosi e vecchi, proprio nel momento in cui cominciavo a capire cosa significasse leggere. In quella libreria, in vari momenti, ho scoperto autori che poi mi avrebbero accompagnato per anni. Devo a lui l’aver scoperto Simenon.
Questa sera, rovistando in cerca di un’edizione dell’Odissea (credevo di averla vista, invece si trattava dell’Iliade), ho messo gli occhi su un grosso volume che ho scoperto essere un’edizione Mondadori di quattro gialli di Raymond Chandler.
Quindi, credo che il problema su cosa fare questa sera posso dire di averlo risolto. Mi aspetta “Il Grande Sonno”.
Poi non dite che non sono fortunato.

Dichiarazione d’amore per Fiona

January 24th, 2005

Ho così freddo questa mattina che non mi sarei mai alzato dal letto, ma poi penso a quelli che, come Fabbry, si devono alzare alle cinque e mezza e allora alzo il culo e lo porto sulla sedia per lo studio. Sono piccoli sforzi di volontà anche questi, in my opinion.
Sono ancora un po’ confuso dal sonno, ma molti di più dall’avere finito ieri sera di leggere “Fiona”.
Non ne posso fare una critica, perché è un cosa che non mi compete. Posso solo soffermarmi a pensare al testo e chiedermi se mi è piaciuto.
E’ stato come una sassata tra i denti, non può passare inosservata. E’ successo quello che capita ogni volta che leggo Covacich, scava nel profondo. In pratica mi è piaciuto molto, ma non so se lo potrei consigliare a cuor leggero, insomma, credo che un lettore, posto di fronte a questo libro debba essere consapevole che alla fine del testo qualcosa può ferirlo.
Io la vedo così, leggo e continuerò a leggere Covacich fino a che rimarrà intatta questa sua caratteristica che farmi pensare e farmi scavare dentro l’animo umano. ALcune delle cose raccontate in “Fiona” sono delle leggere estremizzazioni di ciò che accade nella vita di tutti i giorni, penso ad esempio agli abitanti della casa di habitat, o a minemaker che io ho sempre immaginato così. Penso al silenzio di “Fiona” e lo vedo come la risposta a molti mali della vita, non una cura, solo un adeguamento.
Covacich scrive a meraviglia, mi verrebbe da contattarlo, da dirgli quanto ammiri il suo stile, magari gli direi che vorrei conoscerlo per capire quanto di quello che scrive è nel suo DNA (un 90% magari).

Devo imparare a fare una critica seria, che ci sia un libro che lo insegni?

Opinioni di un Clown

August 30th, 2004

Questa mattina mi sono svegliato con una vogli di leggere qualcosa di classico. Ho detto: per oggi lasciamo perdere gli scrittori contemporanei, lasciamo perdere gli scrittori italiani, lasciamo perdere gli scrittori di cui vorrei essere amico o conoscente (Avoledo, Covacich, Lucarelli…tutti per motivi diversi ovviamente).
Dallo scaffale adibito alla collana “I grandi romanzi dell’800 di Repubblica” ho preso “Opionioni di un Clown” di Heinrich Boll, con i due puntini sulla o…ho letto le prime quaranta paginette in motonave e ora mi è rimasta la voglia di sapere come prosegue.
Sull’edizione di Repubblica non c’è nessun valore aggiunto al libro. Il testo nudo e crudo e una sovracoperta in carta lucida. Niente di più. Quando li comprai i commenti mi sembravano supreflui, le prefazioni e le postfazioni mi davano l’idea di essere faziose e fuorivianti. Ora vorrei che c’è ne fosse una. Una bella postfazione di qualche grande studioso della letteratura di Tedeschia.
Quello che ho pensato leggendo il libro è stato questo: Ottima trovata far vedere la Germania post bellica attraverso gli occhi di uno che ha rifiutato la via istituzionale e seria per lavorare come Clown. C’è una critica alla Germania, non a quella di Hitler (che pur è criticata) ma più che altro alla Germania che esce dalla guerra e che per ritrovare una propria identità si tuffa nell’ipocrisia. Conversioni religiose, teologismo, gruppi di partito, associazioni di beneficenza etc etc. Si tenta di ristrutturare e di riorganizzare il popolo tedesco, mi è sembrato, per passare sopra agli anni nefasti di Hitler.
La sto buttando là, dopo quaranta pagine non pretendo di avere le idee chiare, ma il primo impatto è stato questo.

Pensiero di Taibo

August 17th, 2004

“Le storie si raccontano in un certo modo o non si raccontano per niente, seguono percorsi insoliti, si sviluppano in modo poco naturale, spariscono e poi riappaiono; e ogni volta a stabilire certe vie erratiche è chi le narra, non chi le ascolta.”

Paco Igacio Taibo II “Sogni di Frontiera”

Il territorio di chi scrive

August 10th, 2004

In questi ultimi giorni non ho proprio avuto l’input a scrivere. Ogni volta che mi mettevo davanti al Pc mi bloccavo, pare che oltre a saper scrivere l’immediato, bisogna anche sapere quando non scrivere nulla.
Voglio solo dire due cosine.
Ho letto “Almost Blue” di Lucarelli e adesso ho saccheggiato la mia biblioteca di tutti gli altri libri dello stesso autore. Mi ha fatto una buona impressione.
Ho letto “Venere Lesa” di Maurensig, ma confesso che ho preferito “Canone inverso”, “La variante di Luneburg” e gli ultimi due pubblicati.
Oggi ho cominciato “A perdifiato”. Pennastilo, leggendo la quarta di copertina pensavo che il tema trattato mi avrebbe lasciato un po’ deluso. Sono bastate dieci pagine per capire che Covacich va letto. Scrive da Dio.
Poi, mi fa piacere sapere che molti altri, almeno quelli che frequentano questo blog, hanno nel dormiveglia il loro momento migliore di ispirazione. Il fatto di non essere il solo, non mi indispettisce, anzi, mi lusinga. Significa che quello è il territorio delle persone che scrivono. Che scrivono “cosi”.

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