Ultime tre letture

August 2nd, 2004

Delle ultime letture, alcune si sono rivelate profique, altre meno. Riuscire a leggere solo libri buoni è un’impresa impossibile.
Un libro che reputo veramente buono è “Tempi duri per i morti” di Charles Willeford. Genere Crime Novel, edito da Marcos y Marcos. L’ho bevuto in un paio di giorni, la figura del detective Hoke mi ha impressionato molto, Willeford è riuscito a dare al suo personaggio una patina di sporco che lo rende molto reale. Hoke non ha la perfezione di Holmes, ne il metodo di Maigret, è molto più vicino ai criminali che combatte piuttosto che alla polizia, eppure non mi sono sentito di condannarlo essendo un personaggio molto umano, con i propri casini (dentiera a buon mercato, figlie adolescenti, colleghi bastardi etc etc). Hoke si difende, mantiene sempre la sua dignità, anche quando scende a patti con i criminali.

L’altra buona lettura è stata “Noi Due” di Paolo Cavagnero. Edito da Meridiano Zero, è un esempio di buona letteratura contemporanea in lingua italiana. La storia è quella di due sorelle gemelle, di una famiglia allo sfascio e di un segreto rivelato solo alla fine. Leggendo questo libro ho avuto l’impressione che l’autore non sia riuscito a definire completamente il legame tra le due sorelle e che il segreto sia arrivato senza preavviso quasi a voler concludere con un colpo di scena. Devo rileggerlo, perché non vorrei che mi fossero sfuggiti degli indizi, non sopporto quando non c’è stata preparazione all’effetto scnico finale. Il libro è buono e merita di essere letto, non un capolavoro, ma credo sia buona cosa tenere d’occhio l’autore.

Il terzo libro è quello che mi è piaciuto meno. “Poliuretano” di Paolo Mascheri. Case editrice Pendragon, libro di racconti di un centinaio di pagine. Ciò che non mi è piaciuto del libro è che ogni racconto sembrava la rielaborazione di quello precedente, il tema dell’allienazione, della solitudine, del sesso visto come malattia, dei rapporti marcescenti fra adulti e della mancanza di valori. Non so, non mi è piaciuto, non mi sento di consigliarlo, ma magari è solo che quel genere non mi va troppo a genio.

La voce di Corgan

August 1st, 2004

Quando gli Smashing Pumpkins annunciarono il loro scioglimento, io ero in Inghilterra e stavo finendo di scoprire il loro ultimo album, Machina the Machine of God. L’album, in un certo senso, non aggiunge nulla al valore degli SP. In realtà, tranne un paio di tracce, non l’ho trovato fenomenale. E’ stato, in quell’occasione, più piacevole ascoltare un Cd omaggio nel quale c’era una versione acustica di Mayonese da far venire i brividi. Il loro scioglimento, dicevo, mi colpì a Reading, un mattina come altre, con i postumi di una bella sbornia ancora appesi ai vestiti. In quell’occasione ebbe difficoltà a mettere a fuoco la notizia. Il fatto era questo. Per me, Billie Corgan era da sempre stato la voce della mia malinconia, nel taglio ruvido delle sue corde vocali risiedeva l’essenza profonda della mia malinconia, canzoni come Mayonese, To Sheila, Today, Cherub Rock e altre erano perfettamente in sintonia con ciò che sentivo. Con il loro sciogliemento era come se la mia malinconia avesse perso la sua voce naturale, come se si fosse ammutolita, pur avendo molto di più da dire.
Poi sono nati gli ZWAN, li ho rivisti oggi su Allmusic e questo post è nato dal nulla, ecco un po’ di scrittura dell’immediato. Mentre digito questo post, ho il CD degli Zwan che gira sullo stereo e non posso fare a meno di pensare che la voce di Corgan ha cambiato tonalità, i testi sono molto più bright (uso questa parola perché credo dia, nel suo suono, l’idea dell’esplosione di luce), non è più la voce della malinconia, ma di uno che sta tentando di uscirne e vede la luce in fondo al tunnel, Corgan, non sembra nemmeno più lui.
Dagli SP agli ZWAN le cose sono cambiate, ma Corgan ha sempre l’unica voce che riesce a risvegliare in me tutto me stesso, e mi fa pregare di diventare uno scrittore che riesca a comunicare emozioni forti, che faccia riflettere ed emozionare. Non sarò bravo a tirare fuori dal cilindro delle trame emozionanti, tantomeno avrò talento nello scovare significati nascosti da scene di vissuto, ho solo l’ambizione di scrivere storie che parlino di uomini e donne e che siano taglienti e malinconici come la voce di Corgan e che siano luminose e piene di speranza, come la voce di Corgan.

Io e Holmes non siamo amici

July 30th, 2004

Ieri, durante le mie ripetute visite al pronto soccorso di Venezia ho avuto il tempo di pensare e di leggere. Su quello che ho pensato ci si potrebbe aprire un dibattito lungo un anno, oppure, pubblicare una collana di volumi da pubblicare a cadenza settimanale su un quotidiano a scelta.
Parlarne, in questa sede, sarebbe come cercare di descrive l’oceano parlando di una goccia d’acqua. C’è troppa carne al fuoco, e al momento dovuto, credo che ritornerò a parlare di quei pensieri ospedalieri.
Ho detto anche che ho letto.
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Il nostro agente all’Avana (Prime impressioni)

July 26th, 2004

“Quel negro che percorre adesso la strada” disse il dottor Hasselbacher, stando in piedi nel Wonder Bar, “mi ricorda lei, signor Wormold”.

Graham Greene, Il nostro agente all’Avana

Ecco cosa mi ha colpito questa mattina. Dovevo decidere quale lettura avrebbe fatto seguito a “Sessantanove cassetti” e tra tutti i libri che ho in camera da letto ho scelto questo. Ha ancora il prezzo in lire, tredicimila lire per l’esattezza, deve essere un libro trovato in una bancarella, a metà prezzo e solo per dare a mio padre qualcosa da leggere. Non so se mio padre l’abbia letto, credo di sì, anche se ho trovato un improvvisato segnalibro a pagina centocinquantadue di duecentonovantatre. Questo, in linea di massima, non vuol dire niente e meno che meno quando si tratta del mi babbo.
Quel che conta è che ho deciso di leggerlo e che tra il nusco e il brusco sono già arrivato a pagina ottanta. Se Marta mi sente, se sente che ho iniziato un libro stamattina e sono già a pagina ottanta, mi massacra.
Mi sto proprio divertendo a leggerlo sto libro. Ovviamente sono ancora agli inizi, ma si riesce a cogliere fin dall’inizio una sorta di parodia del genere spionesco. Tanto per dirne una, al protagonista, arruolato come spia all’Avana, danno una disponibilità economia in forma di rimborso spese. La prima cosa che fa è di iscriversi ad un Club privato. Per gli agenti segreti, questa è una mossa eccezionale, di gran furbizia. In quale posto migliore di un Club si può trovare la feccia comunista nascosta?
In realtà, si iscrive al Club solo per fare un regalo alla figlia Milly che così avrà un posto in cui andare a cavalcare.
“Il nostro agente all’Avana” di Graham Greene è un libro che va scoperto e riscoperto. Io sono stato fortunato.

Goran Petrovic

July 26th, 2004

Ho da poco finito “Sessantanove cassetti” di Goran Petrovic. Ne ho parlato un poco anche sul mio Blog precedente. Vi linkerei volentieri il post in cui ne parlavo, ma per qualche strano motivo, noto solo a Bill gates, oggi dal mio Pc non riesco ad aprire la stessa pagina che ho aperto migliaia di altre volte da questa postazione.
Dicevo, di aver finito Sessantanove cassetti, ora dopo aver chiuso il liro, posso provare a parlarne in maniera più precisa.
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