Attenuanti

February 19th, 2010

Sappiatelo, non c’è premeditazione in ciò che scrivo. Quindi, se mi capita di assassinate il buon senso o la lingua italiana o entrembi, merito le attenuanti.

Ricevere

February 9th, 2010

Prove di comunicazione

Che anno

November 12th, 2008

Il 2008, un anno che non mi aspettavo proprio.

E’ iniziato tutto già a Gennaio. Con la finanziaria per il 2008 il legislatore ha messo una serie di paletti talmente ben posizionati e ben cofficcati che sembrava impossibile per me restare nel posto di lavoro dove stavo. Con infinita pazienza e una lunghissima serie di rotture di cazzo, grazie all’interesse della mia dirigente, sono riuscito ad ottenere una proroga del contratto fino alla fine del 2009.
Poi ci sono stati i concorsi. Buttati lì in fretta. Quattro concorsi che si sono rivelati pesanti e difficili da digerire, in piena estate e con il lavoro da fare. Per fortuna, di quattro, tre sono andati bene e uno l’ho anche vinto.
Ma è stato anche un anno di lavoro extra università. Grazie ad una collaborazione con una ditta di Milano ho iniziato ad interessarmi dei progetti FSE. A Giugno è stata la volta delle Polonia. E non faccio fatica ad ammettere che tutto mi è sembrato incomprensibile e bello allo stesso tempo.
Quando sembrava che il lavoro mi desse un po’ di tregua sono iniziati i problemi di salute. Purtroppo a mio nonno è stato diagnosticato un tumore molto aggressivo sulla parte sinista del viso, tra gola e mandibola. 82 anni non sono pochi, ma la forza di mio nonno mi ha sorpreso ancora una volta. Le operazioni (2) sono andate bene e dopo un mese di ospedale il nonno è tornato a casa. Di quel periodo devo ricordare i dieci giorni passati a pordenone a fargli assistenza notturna dormendo su una poltrona. Devo ricordare qualche sorriso e qualche piatto di pasta che mi ha ridato energia. Ora il nonno è a casa, la strada è lunghissima e vi posso dire che a volte fa male vedere come è ridotto, ma penso che il peggio poteva essere non vederlo più.

Poi sembrava che ci fosse un po’ di calma, sembrava. L’estata non è nemmeno iniziata per me che già era finita. Si è ritornati a parlare di lavoro. E recentemente, mi hanno chiamato da una delle graduatorie dei concorsi vinti e mi hanno fatto un contratto di tre anni. Qualcuno dice, a voce molto bassa, che forse entro la fine dell’anno potrebbe succedere anche di meglio.
Ad Ottobre sono stato in Romania sempre per il progetto FSE. Questa volta ho lavorato meglio e credo di essere un po’ più consapevole delle mie capacità.
Poi di nuovo ospedale, questa volta per una persona con la quale vorrei condividere la vita. Un intervento che avrà luogo lunedì prossimo e che dovrebbe essere molto semplice.
Domenica poi tocco i 33 anni.
E come se non bastasse, notizia di oggi, ho vinto una borsa di studio per un dottorato.
E il 2008 non è ancora finito.

Questo post nasce (anche) in risposta al commento di Gattostanco del post precendente 🙂
Non vi preoccupate. Quando morirò, farò un botto talmente grande che mi vedrete su Google Earth.

A few things I know

October 3rd, 2008

Ho scoperto che in un contesto di dolore, tutte le persone coinvolte hanno una visione della realtà diversa e altrettanto valida.
Ho scoperto che il Dr.House è simpatico fino a che sta in Tv, ma se te lo trovi in reparto lo vorresti picchiare.
Ho scoperto che ho un grado di sopportazione alle disavventure un po’ più elevato del previsto.
Ho scoperto che alcune cose della vita mi stanno scivolando via come l’acqua sui vetri delle finestre.
Ho scoperto che andare ad un concerto ogni tanto è piacevole.
Ho scoperto che mi mancano gli amici.
Ho scoperto che non riesco più a leggere un libro dall’inizio alla fine senza sentire la necessità di passare ad altro, questo a prescindere dalla bellezza del libro in questione.
Ho scoperto che non ho messo via certi sogni.
Ho scoperto che Facebook, preso a piccole dosi, è piacevolo.
Ho scoperto di volermi comprare un cellulare nuovo, ma aspetto gli eventi e vedrò.
Ho scoperto che mio padre vuole leggere l’articolo accademico che ho scritto e che è stato pubblicato.
Ho scoperto che siamo tutti stanchi.
Ho scoperto che forse non vedrò il castello di dracula perché un inglese, un francese e un tedesco…(non è una barzelletta).
Ho scoperto che Stéphane è un tipo davvero in gamba ed è un peccato non avercelo come datore di lavoro e vicino di casa e amico con cui adare a bere una birra (forse del buon vino).
Ho scoperto che la mia stanza è esplosa.
Ho scoperto che quando le energie nervose stanno calando, la prima cosa che salta è il blog.
Ho scoperto che non riesco più a scrivere un post decente.
Ho scoperto che so scoprire e che non voglio fermarmi.

La strana visione del mondo di Leonard Dervish

September 16th, 2008

Il mondo non c’è, non esiste, e io  mi sto rompendo il cazzo per niente.

Scaramanzia

September 15th, 2008

Avevo pensato di non scrivere più nulla prima che il nonno tornasse a casa. La chiamavo scaramanzia. Io però non credo alla scaramanzia, non sono superstizioso.
Mio nonno è stabile, sulla via della guarigione. Un’altra operazione a sorpresa aveva sparigliato le carte, ma pare che fosse una possibilità, vista la malattia.
Ora attendiamo che torni a casa, il posto che gli compete.
Nel giorni che ho trascorso lì a Pordenone sono state molte le persone che, capendo la situazione, si sono dimostrate comprensive e d’aiuto.
Dovrei ringraziarle tutte sapendo che sicuramente mi dimenticherei di alcune di queste persone.
Io però ci provo lo stesso.
Inizio doverosamente con il ringraziare la mia ragazza, che mi è sempre stata al fianco durante il periodo più buio e che continua ad infondermi energia. Spero sinceramente che da qui a breve ci siano anche momenti da festeggiare assieme.
Ringrazio anche il personale dell’albergo dove ho trascorso le giornate (visto che le nottate le trascorrevo su una poltrona in stanza con il nonno).
Ringrazio davvero tanto le tre ragazze proprietarie del Café Roma che hanno reso piacevoli le pause pranzo evitando che mangiassi solo panini e spicchi di pizza.
Ringrazio il primario e alcune delle infermiere del reparto (solo alcune perché secondo me un requistito fondamentale per fare quel lavoro è quello di saper parlare con il paziente e con i familiari, il metodo House funziona solo in TV).
Ora non mi resta altro che aspettare che il nonno torni a casa. Non sappiamo ancora quando succederà e non sappiamo nemmeno se la malattia si farà risentire, ma fino a quel momento sarà comunque bello sperare. Sperare con il nonno.

Pordenone e Tullio Avoledo

August 21st, 2008

A partire da domani mattina e per i prossimi giorni (spero solo due o al massimo tre) sarò a Pordenone. Il motivo che mi porta da quelle parti non è per nulla piacevole e ha a che fare con le condizioni di salute di un mio familiare.
Da qualche giorno, da quando cioè abbiamo scoperto la sua malattia, i pensieri negativi si sono affollati nella mia mente. Credo sia un atteggiamento normale in queste circostanze, a dei periodi di relativo ottimismo (il fatto che si possa operare è già di per sè una mezza buona notizia) si contrappongono periodi di acuto pessimismo dovuti alla gravità della situazione.
Ho pensato che ho bisogno di focalizzare le mie attenzioni e le miei energie nervose su uno scopo che non abbia nulla a che fare con la malattia, gli ospedali e tutto quello che fa da corollario.
L’idea mi è venuta questa mattina, dopo una notte condita da caldo afoso e sonno nervoso.
Qualche giorno fa la mia premurosa ragazza mi ha regalato l’ultimo libro di Tullio Avoledo. Libro che non ho iniziato a leggere perché non c’ero con la testa. Ora ho deciso di portarmelo a Pordenone perché, in un certo senso, è da lì che quel libro proviene ed è come se lo portassi a casa. Ho deciso di trovare la forza di leggerlo durante le ore notturne di assistenza e ho deciso che durante il giorno me lo porterò dietro per le strade di Pordenone sperando di riuscire ad incrociare Tullio Avoledo per farmi fare un autografo e magari per scambiare qualche chiacchiera.
E’ un pensiero frivolo, lo so perfettamente. Un libro, un autografo, una chiacchierata non possono alterare la realtà e la preoccupazione che le cose importanti vadano male rimane persistente in sottofondo. Ho però bisogno di un scopo vacuo, di qualcosa di superfluo, qualcosa che annacqui i pensieri e li renda più sopportabili.
Ditelo a Tullio Avoledo se lo conoscete, c’è un blogger Veneziano che nei prossimi giorni girerà per Pordenone con lo sguardo sempre fisso sui visi della gente. Ditegli che non ho intenzioni cattive, che nella borsa avrò una copia de “La ragazza del Vajont” e che vorrò solo un autografo e niente di più. Non gli chiederò di leggere il mio manoscritto, non gli chiederò consigli su come pubblicare o nomi di persone a cui può raccomandarmi. Tutto questo, oggi, non ha importanza. L’unica cosa che ha importanza è avere uno scopo. Anche futile.

Il naufrago

August 19th, 2008

Il naufragio avvenne alle due di notte, in una sera di Luglio, in un luogo imprecisato. La mattina successiva fu svegliato dall’acqua di mare che gli lambiva le caviglie. Capii immediatamente di essere vivo e prigioniero.
Il primo giorno lo passò esplorano la terra su cui il mare in burrasca l’aveva depositato. Prima che fosse sera si rese conto di essere solo.
Il secondo giorno, svegliandosi da un sonno nervoso e contorto, si accorse che alcune casse, probabilmente provenienti dalla stessa nave che lo aveva visto passeggero, si erano arenate sul bagnasciuga. Si mise ad aprirle con la speranza di non essere l’unico naufrago sull’isola. Le casse erano piene di cibo. In una trovò una bottiglia di champagne.

Il terzo giorno iniziò a costruirsi un riparo per la notte. Pensava che nell’attesa degli aiuti avrebbe dovuto preservarsi nel miglior modo possibile.
Il decimo giorno finì di costruire un recinto attorno alla capanna. I relitto della nave nel frattempo gli aveva regalato alcuni libri, tra cui, ironia della sorte, anche una vecchia edizione di “Robinson Crosue”. Prese a riferirsi a sé stesso come a Robinson.

L’undicesimo giorno lo passò seduto su uno scoglio a scrutare l’orizzonte in cerca di una salvezza portata dal mare.

Il quindicesimo giorno iniziò a temere i essere perduto per sempre. Scrisse una lunga lettera d’addio alla moglie utilizzando le pagine bianche dei libri che aveva a disposizione.

Il ventesimo giorno si accorse di essere diventato un ottimo cacciatore e un provetto pescatore. Negli specchi d’acqua vedeva il suo viso e non lo riconosceva. La barba incolta, la pelle bruciata dal sole e i chili di meno lo confondevano. Si disse che Robinson era proprio un bell’uomo.

Il trentesimo giorno stappò la bottiglia di champagne e la sorseggiò con l’intento di festeggiare.

Il trentatreesimo giorno strappò un foglio di carta, ci scrisse sopra un messaggio e lo infilò nella bottiglia vuota di champagne. Prese la bottiglia e la lanciò con forza in mare.
Il messaggio diceva: Non cercatemi, sono libero. Robinson Crusoe.

Due sassolini

August 8th, 2008

Oggi evidentemente sono logorroico.
Anzi, forse sono stato zitto per così tanto tempo che ho semplicemente voglia di parlare e siccome in questo periodo mi sento anche meno buono del solito le cose che scrivo tendono ad essere acidine.
Vorrei perciò togliermi un paio di sassolini.
Il primo.
Odio le persone che ti chiedono come stai e quando inizia a rispondergli che sei stanco perché non fai ferie da Aprile, che sei stanco perché fa caldo e il lavoro ti stressa, che hai avuto un mese per fare quattro concorsi etc etc, be, quando inizi a dire come ti senti loro cercano di superarti in stanchezza e in stress, cercano in tutti i modi di essere più stanchi, più stressati, più occupati di te. E il messaggio, nemmeno troppo sottinteso è: cosa vuoi esser stanco tu che non fai un cazzo.

Secondo sassolino.
Non mi va la competizione. Non sono mai stato un tipo che andava matto per la competizione. Al massimo sono competitivo con gli altri quando non lo sanno. Mi prefiggo di essere migliore di qualcuno, magari non ci riesco, ma almeno non lo sa nessuno.
Non sopporto le persone competitive a tutti i costi. Quelle che si mettono in competizione con tutti e che competono anche per le cose più stupide. Tipo: io bevo più acqua di te. Io sudo più di te. Io sono più veloce di te a cambiare canale. E si bullano di ciò come se da questo dipendesse il destino del mondo (il destino del mondo è sengnato, ricordatevelo).

Ecco, ora che mi sono tolto questi due sassolini mi sento già meglio. Aggiungo brevemente che quando il sassolino 1 e il sassolino 2 riguardano la stessa persona, allora più che di sassolini mi verrebbe da parlare di macigni.

Sono molto poco tollerante.

Avevo una voglia di scrivere questo post che non potete sapere

August 8th, 2008

Faccio il coglione e la gente vede che faccio il coglione, ma faccio il coglione nella speranza che la gente si chieda se sono veramente un coglione e che magari si dica che forse io faccio il coglione ma che in realtà sotto la superficie da coglione io poi tanto coglione non lo sia e che quindi la gente arrivi a dire: guardate che louie fa il coglione ma poi tanto coglione non è, fa il coglione di superficie, ma sotto la superficie non c’è un coglione, ma uno che si comporta da coglione pur non essendo coglione. Allora io mi immagino che le persone alla fine siano concordi sul fatto che io mi comporto da coglione e che il mio è solo un abito da coglione un coglionabito ma che in realtà, tolto l’abito da coglione io non lo sia poi tanto (coglione intendo). Quello che però la gente non può sapere è che io non mi comporto da coglione perché indosso un coglionabito, mi comporto da coglione perché sono coglione. Quindi, chi pensa che io sia coglione solo per finta e si convince che sotto il coglione c’è qualcuno che coglione non è sbaglia e di conseguenza si comporta un po’ da coglione e lo dico perché di coglioni me ne indendo.

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