Post invisibile numero uno

January 22nd, 2008

Come sapete Gennaio 2008 ha portato una serie di buone letture che mi hanno fatto iniziare l’anno di medio-buon umore. Tra tutti, fino ad ora, è stato Auster a sorprendermi. Non perché pensassi che Auster non fosse un bravo scrittore, semplicemente perché la sua “Trilogia” non mi lasciò buoni ricordi e quindi pensavo che Auster ed io non saremmo diventati buoni amici.
Poi le persone cambiano.
Ora, dopo aver letto “Follie di Brooklyn” sono passato a “Il Libro delle illusioni” e ho già sul comodino “Travels of the Scriptorium”.
Non sono un critico, non ho, a mio modo di vedere, strumenti adatti a scavare nella profondità dei libri e trovare il loro significato nascosto, però so quando un libro mi piace e di solito so anche dire perché.
Nel caso di Auster (che limiterò a questi tre libri) mi piace il fatto che la voce narrante non si estranei mai del tutto dal testo. Auster è un raccontatore, potresti trovarlo al bar, seduto sullo sgabello vicino al tuo mentre sorseggia un whisky e ti parla della sua nuova macchina come se niente al mondo fosse più degno di essere ascoltato.
Alcuni scrittori hanno il potere di farti dimenticare di avere in mano un libro. Il loro modo di raccontare implica che tu ti voglia far trasportare dentro le pieghe del libro e se non ti va allora il libro non funziona. Per me Marquez è uno di questi scrittori. “Cent anni di solitudine” non funziona se non ti abbandoni completamente alla narrazione. Se ti fermi solo un attimo a pensare che i fatti narrati siano implausibili, allora il libro è morto.
Auster invece mi da l’impressione di volerti sempre far presente che ti sta raccontando una storia. E nei tre libri che ho in mente c’è sempre qualcuno che scrive, c’è sempre un libro nel libro e la persona che racconta è (più o meno) uno scrittore.
Con Auster sono sempre consapevole che sto leggendo una storia, ma non dubito mai che la storia raccontata sia la storia reale di una persona reale. Anche ne “Il libro delle illusioni” non dubito che Hector sia esistito, non dubito che abbia avuto una vita straordinaria e piena di fatti degni di essere raccontati. E non dubito nemmeno che ci sia un professore che ha deciso di scrivere un libro su di lui ed infine, non dubito, che Auster questa storia l’abbia sentita raccontare mentre stava seduto su uno sgabello, in un bar, a bere whisky e che abbia voluto raccontarcela perché non c’era niente altro che fosse più degno di essere raccontato.

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