Reality: giorno [-55]

June 16th, 2006

La produzione ha scelto un luogo tranquillo, lontano dal traffico e immerso nella natura. Apparentemente per creare un ambiente privo di stress, in realtà perché l’affitto del casolare e relativo giardino costava molto meno di una discoteca in pieno centro. La casa, se di casa si può parlare, sorge su una delle colline che circonda Roma. Per arrivarci bisogna fare un pezzo del grande raccordo anulare, e poi, dopo esserne usciti, farsi una decina di chilometri di strade e stradine fino ad arrivare in cima. Il parcheggio è stato ricavato da un campo incolto nei pressi della proprietà. Ci stanno due uomini di colore, vestiti con dei pantaloni mimetici e delle casacche arancio anas. Parlano tra di loro con delle radio e fanno dei cenni senza fine con le loro lunghe braccia.
I cancelli arrugginiti e cadenti vengono aperti verso le tre del pomeriggio e con foga la calca si getta nel giardino. Lo piazzamento iniziale dura poco, ci sono cartelli che indicano la via da seguire. La serpentina di gente è fatta passare tra due file di piccole anfore. L’idea che siano di ispirazione romana è lampante. Qualcuno le trova carine, altri le trovano vecchie. Qua e là sul prato sono stati piazzati dei piccoli riflettori per illuminare la notte che verrà. In un angolo del giardino, uno dei produttori ha pensato bene di far piazzare una fontana, che, ogni mezz’ora da vita a giochi di luci e acqua e distrae gli aspiranti partecipanti.
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Il famoso post esplicativo

June 16th, 2006

Il post che state leggendo è un post esplicativo. (“Esplicativo” è una bella parola che sto usando molto in questi giorni, uso molto anche “valoriale”).
Ieri sera, dopo la partita della Germania, ho spento la luce e, nel caldo della mia stanza, ho cercato di dormire. Come spesso accade quando dormo il pomeriggio, la sera non riesco a prendere sonno con facilità e, in più, se fa caldo allora mo’ so cazzi.
Arrivo al punto. Per cercare di prendere sonno mi racconto delle storie. Le invento. Una volta le scrivevo e basta, ora le modifico di notte in notte e poi me le racconto per vedere se funzionano. La mattina a volte mi capita di non ricordarmele per niente. Questa mattina invece me la sono ricordata e l’ho buttata giù.
Quindi, io immagino che, se le energie e l’attivismo mi sorreggeranno, ve la scriverò qui a puntate. Si tratta di qualcosa di nuovo per me, ma che non è originale, non è innovativo, non ha programmi, non da messaggi, non vuole fare niente di niente. Io scrivo, quando ne ho voglia, se vi piace bene, altrimenti amen. Cerchiamo di seppellire l’ascia di guerra e diventiamo di nuovo amici davanti ad un fuoco e ad un sontuoso calumet della pace.
Scriverò, quelle poche volte, per il piacere di farlo. Ho una mezza idea per la testa so come strutturare la faccenda, ma niente di più. Magari mi fermo subito, chissà. Magari non ve ne frega niente 
Vabbè, perché ho scritto ‘sto post…tanto per dirvi che, se vedete nomi nuovi e strani, cose che non quadrano con la via (quella che penso essere la mia vita, quella che voi pensate che sia la mia vita) ecco, non vi dovete preoccupare (fate finta di preoccuparvi, così io mi sento amato, ma poi non vi preoccupate seriamente perché non è successo niente), è tutto normale, si tratta di reale finzione.
Mi accorgo di aver scritto questo post con il solito recente tono giovanile e di averlo anche scritto come se fosse diretto ad una centinaia di ammiratori. Strano, ma vero, pensare di rivolgermi alle masse mi rende il lavoro meno difficile. Misteri del blog.

Ci dovrebbe essere ed invece non c’è…

June 15th, 2006

un post che spieghi il post qui sotto.
Peccato, l’ho lasciato sul picci di lavoro.
Quindi, amici e amiche, lo posto domani, tanto a voi fa lo stesso, vero?
Vi voglio bene.

Reality: giorno [- 60]

June 15th, 2006

La tenda è stata montata nel bel mezzo della spiaggia, alla giusta distanza dal locale. Il tonfo sordo dei bassi arriva a malapena e diventa un tappeto sonoro. Ci si può parlare senza urlare, si possono scambiare due parole senza dover ricorrere a tutte quelle mosse coreografiche tipiche delle discoteche. Nessuno si avvicina alla bocca con l’orecchio mentre l’altro sta parlando. Non si vedono sguardi infilati nelle scollature con la scusa di voler davvero sentire quello che la ragazza ha da dire. Una persona che, in quel momento, passasse per il bagnasciuga, magari con la mezza idea di farsi una nuotata, vedrebbe una fila lunga un paio di centinaia di metri. Una fila diretta verso una tenda color crema. Qualcosa a metà tra un gazebo e una tenda da campeggio per sei persone. Quella stessa persona vedrebbe uscire dalla tenda un groviglio di cavi neri e striscianti, seminascosti dalla sabbia e sempre sull’orlo di far inciampare qualcuno. In lontananza vedrebbe un locale affollato, costruito a modi palafitte sull’acqua. In quel locale, circondato da un rigoglioso giardino a pura imitazione dei giardini californiani con palme e fontane, un deejay, il deejay famoso di turno, sta mettendo su musica. Alterna pezzi martellanti a melodie lounge. Si vanta con gli amici di riuscire a cogliere il mood della gente e di saperlo assecondare. Il locale, dal nome poco originale, di “Sex on the Beach” ospita un party molto popolare.
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