LETTERATURA, OHIME’

Solitamente, sul far della sera, Papino scrive su foglietti volanti le cosette sue e della sua famiglia. Papino difficilmente riesce a dare un valore alle parole che piano piano si accumulano macchiando le pagine bianche. Che si tratti di letteratura? Mah, non so.
Qualcuno sostiene che qualunque cosa scriviamo, che ci piaccia o no, è letteratura.
Forse è proprio così.
Questa settimana, qualcosa si è mosso. Qualcuno ha avuto il coraggio di scommettere su Papino, così un manoscritto è stato stampato, pubblicato, seppure in poche copie . Ve ne propongo uno stralcio.

CAPITOLO PRIMO

Fatemi sapere

VERY NICE

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“grrrrr!”
PAPINO

“guarda che mi serve martedì!”
MAMMINA

“sembrano delle ragnatele!”
SEMOLA

“…”
LA BELVA

“very nice, very nice, very nice”
THE SMITHS (Death Of A Disco Dancer)

“yum! yum!”
IL CARROZZIERE

SORELLA GRANDINE

Ore 19:00 Sono da Feltrinelli, Padova, Italia. Cerco G* perchè devo dirgli qualche parolina a proposito del suo amico M* C*. Questo suo amico sembra non voler capire un paio di commenti postati sul suo blog (che non linko): mi chiede se voglio “fare a botte”, virtuali spero. Questo giovane aspirante non capisce il “tono” dei miei interventi. Io invece il “tono” dei suoi l’avevo capito e mi era anche piaciuto. Ho tentato di fare dell’ironia ma pare che questo M* C* capisca solo i suoi di “toni” e questo non è forse un po’ come parlare da soli davanti allo specchio?
Bene, G* non si vede: è da qualche parte a comprare del toner e una risma di carta scoprirò più tardi. Slego la bici, percorro Via San Francesco di fretta perchè è tardi e un bravo Papino ha sempre una lista della spesa nascosta in qualche tasca. Supermercato, in crisi di fronte ai pomodori noto che tutti si avvicinano alle vetrine e guardano fuori. Ogni tanto entra qualcuno. Quando le porte automatiche si aprono il rumore dei colpi provenienti dall’esterno è tremendo. Bombe di ghiaccio cadono sui giusti e sugli ingiusti. Poi smette. Mai vista una grandinata così. Mammina al telefono mi dice che a casa si è rotto il lucernario, vetri delle macchine parcheggiate in cortile sfondati o crepati. I bambini sono gasatissimi.
Torno a casa e mi avvicino all’auto. Il parabrezza anteriore è crepato, grrr… la carrozzeria è ora “a buccia d’arancia”, suggerisce un vicino di casa. Devo pensare a qualcosa di diverso. Devo smettere di pensare alla macchina e al carrozziere da chiamare e al lucernario rotto.
Allora penso a via San Francesco, penso a San Francesco, penso a fratello Sole, penso a sorella Luna, penso a… sorella Grandine.

LASSU’

Ieri sera biciclettata notturna in centro per la riapertura del Caffè Pedrocchi. Ricky Gianco accompagnato dal maestro Camardi canta i suoi cavalli di battaglia e con la sua voce culla il pubblico. Momento di auto-ironia quando, dopo aver annunciato che il prossimo pezzo sarebbe stato il suo più recente successo, ci viene proposta la canzone della pubblicità della robiola (si, quella delle fattorie).
Ebbene sì, le ferie sono finite, Semola fissa Marte per tutto il viaggio di ritorno e chiede se ci abita qualcuno lassù.
La Belva suggerisce: “Marvin il Marziano”.
Normale amministrazione!

PAPINO PER FERIE

Chiaramente i container non sono ancora chiusi. Chiaramente Mammina ha appena finito di stirare (per quanto ne so potrebbe anche essere stata in piedi tutta la notte a farlo). Semola e la Belva: Giornata di isteria allo stato puro. No comment. Questa mattina ho ricevuto il primo numero di VERTIGINE . Visitate il blog di questa nuova rivista per richiederne una copia. Lo spirito di questo pugliese mi è sembrato buono e ho aderito volentieri.
Il tempo è poco. Papino saluta Gattostanco (oggi ho ricevuto la visita della mammina del tuo nipotino virtuale, wow), offre una spuma Pollicino e Pollicina (nel numero 3 della rivista eMotion c’era uno speciale di 8 pagine su Spirited Away. Provate a recuperarlo. Grande Miyazaki voto: dieci + tre stelline). Un salutone anche a Gionspenser (adesso esco in bici a fare il mio classico “giro in giro” serale. Magari senza saperlo passo anche sotto la tua finestra). Ciao a tutti.

EROE PER CASO

Ultimi preparativi prima della partenza. Questa mattina Mammina doveva finire di stirare tutte le magliette, pantaloni, biancheria varia e quant’altro ha lavato nei giorni scorsi. Non riuscirò mai a capire l’arte dello stiro (si può chiamare così?). Come è possibile stirare in uno-due giorni tutto quello che si è lavato per una settimana intera. Il punto di vista papino dice che sarebbe meglio per esempio un naturale ciclo lava-asciuga-stira. Una tale sequenza non crea particolari turbamenti e ben si concilia con il respiro del pianeta. Ma il pianeta, sappiamo, è malato e quindi accettiamo la sequenza: adesso-che-ho-lavato-per-tutta-la-settimana-lasciatemi-stirare-questa-montagna-di-vostre-cose-e-sparite!
Di cosa Mammina faccia mentre la nostra biancheria asciuga ne riparleremo a Settembre. Di che cosa un Papino faccia mentre Mammina è affacendata in ferrose questioni è presto detto. Il caldo non ha mollato un attimo nemmeno oggi eppure Papino eroicamente decide di attraversare la città in bici con prole al seguito (la Belva davanti, Semola dietro). Un bel viaggetto non c’è che dire. Andiamo a trovare la mia Nonnina materna che se ne sta più o meno dalle parti dell’aeroporto e che due settimane fa ha ben pensato di cadere in malo modo piantandosi le gambe di una sedia metallica in vari parti del corpo. Vive da sola e ai piccoli la Bisnonna è simpatica. A casa sua possono spostare tutto e questo basta a rendere gradevole una persona agli occhi dei quei due toccoloni. Da quando la mia nonnina è cadutadeve andare spesso dal dottore per le medicazioni necessarie. Solitamente è mia mamma ad accompagnarla, ma mia mamma ora è – beata lei – al fresco in Val Pusteria e quindi tocca a mio zio G* l’onore del giretto dal dottore. Mio zio sale le scale, entra in casa, Semola e la Belva tacciono. Lo conoscono bene ma non lo avevano mai visto in tenuta da lavoro: caschetto e super mega giubbetto catarifrangente, ed è arrivato con la macchina della ditta (è geometra e lavora per le autostrade). La macchina ha un lampeggiante stile Starsky & Hutch. Mio zio lo tira fuori, lo accende e parte con la Nonnina alla volta del dottore. Questo è il momento di estasi massima. Solo quando l’auto scompare dietro la curva i piccoli riprendono fiato e chiedono dell’acqua da bere.
Mammina è eroica quando scala montagne di bucato e doma pieghe ribelli, Papino pedala e pedala con incredibile resistenza ma agli occhi dei miei figli e lo zio G* il vero eroe. Prima di metterla a dormire ho chiesto alla Belva che cosa le fosse piaciuto di più in questa giornata. Lei mi ha sorriso e risposto sottovoce: “quello arancione”.

ARCHEOLOGIA DA BARETTO

Alcuni “spumosi” post hanno stimolato Papino e hanno fatto riaffiorare qualche datato ricordo che ora cercherò di parteciparvi. Cercherò, poichè la maggior parte delle sensazioni provate stanno più dalla parte del gusto che da quella del pensiero, più dalla parte del cuore che da quella del cervello.
Dalle mie parti il baretto del patronato era gestito da T*: un militare in pensione che divideva le sue giornate tra una moglie malata e noi ragazzini di periferia. T* era sempre generoso quando si trattava di aiutare qualcuno di noi. Veniva
dallo stesso paese di Papa Luciani diceva. Custodiva in pegno mazzi di chiavi, berretti, documenti di identità e distribuiva in cambio spatole da ping pong, palline per il calcetto e, ai più grandi, le boccette per giocare a biliardo. Se ne stava chiuso in uno sgabuzzino dei sotterranei della chiesa al quale era stata messa una tapparella. T* al pomeriggio entrava, chiudeva la porta, alzava la tapparella, vendeva merendine,contava soldi, sistemava la dentiera,e così via fino all’ora di tornare a casa. Giorno dopo giorno T* è entrato a far parte di tutti noi ragazzini che frequentavamo la parrocchia. Personalmente non si è ancora fissata in me l’idea che ormai T* non c’è più. Un giorno sua moglie morì. La settimana dopo fu il suo turno. Credo non volesse lasciarla sola.
Le merendine che vendeva T* avevano un gusto particolare. I cannoli ripieni (delle pastine alla crema spolverate di zucchero a velo vendute in confezioni – da quindici o venti credo – chiuse da cellophane trasparente), i Furrini e i Giambonetti di casa Doria, crackers e altre prelibatezze meno famose, avevano una caratteristica unica, un ingrediente speciale dovuto alla collocazione sotterranea del baretto: l’umidità. L’umidità rendeva tutto piacevolmente morbido e donava ad ogni snack un ricercato retrogusto che non è più presente nelle stesse merendine vendute nel nuovo bar del nuovo centro comunitario gestito da S*. Tutto diventò di colpo più croccante e sano credo, ma se sollevo le mani dalla tastiera e penso a un sapore, sorry, ma le papille gustative di Papino votano il morbido segreto di T*.
Per la spuma invece (s.f. Tipo di bibita analcolica aromatizzata, preparata con acqua gassata o con acqua minerale naturale: un bicchiere di s. / Devoto-Oli), bisognava andare fino al bar delle Marie e la spuma poteva essere da 50 o da 100 (lire ovviamente) e si trova ancora oggi in una versione accettabilmente simile a quella del ricordo.
Domani Papino va a prenderne una bottiglia al discount qui vicino e la farà testare ai piccoli se Mammina non si oppone.
Seguirà relazione.

PIRAMIDI E PINGUINI

Oggi Papino ha fatto gli straordinari, vuoi perchè venerdì scorso non ha finito di compilare il foglio presenze siccome doveva raggiungere il suo appuntamento con madre terra, vuoi perchè oggi mammina ha avuto la febbre tutto il giorno = brividini lungo la schiena e quindi a Papino l’esclusiva dei piccoli da intrattenere e scarrozzare in giro.
Ok, Papino ora ti spiega come è possibile avere brividini in agosto quando fuori ci sono almeno quaranta gradi.
Prendi un Papino, una Mammina, la Belva e Semola (ehi, Gattopardo guarda che i piccoli sono due: l’ottimo Semola e la bellissima Belva) e vai a trovare una vecchia suora che sta facendo un ritiro vicino ai colli Berici. Dopo aver lasciato Mammina con la suora e aver inseguito la prole su e giù per un boschetto e dopo aver vegliato uno scarabeo riverso sul terreno, risali in macchina e metti l’aria condizionata a palla, imbocca la statale che ti riporterà a casa e fermati dove – come un moderno totem – sorge la torre delle Smart. Visitare la torre delle Smart è un’esperienza iniziatica, sembra un distributore di macchine solo che non si capisce dove devi mettere la monetona. Lascia alle tue spalle La Torre (la scrivo maiuscola così sembra quella di William Butler Yeats) e nota che nonostante sia domenica e nonostante tutti i parcheggi del centro commerciale siano vuoti, le porte automatiche funzionano lo stesso. Trova qualche scusa per entrare tipo: “mi ricordo che i bagni erano puliti… ” et similia…

Mentre la porta automatica si chiudeva alle nostre spalle Papino aveva già capito che stava facendo una cretinata. Del resto credo capiti a tutti di cretinare ogni tanto. E credo anche che molti, arrivati al punto di capire pensino: “…ormai!”.
Allora Papino, investito dall’ondata di freddo che può darti solo la centrale di condizionamento di un grosso centro commerciale vuoto che lavora solo per la tua famiglia (e per un’altra mezza dozzina di cretini) Papino dicevamo, pensa: “…ormai!”.

Poteva anche andarci peggio, solo Mammina sente ancora qualche brividino a due giorni di distanza. Semola e la Belva stanno bene, Papino si lecca le ferite ma quelle c’erano anche prima.
Tutto questo è successo alle Piramidi di Torri di Quartesolo (VI) e sinceramente non capisco perchè da qualche settimana Papino e la sua famiglia devono fare poche lavatrici e lavare i piatti a mano sotto la minaccia di Black Out mentre nella bellissima provincia italiana ci sono enormi centri commerciali deserti, con tutti, proprio tutti i negozi chiusi, e che freddo che faceva, se chiudevo gli occhi ero un pinguino.

ALLA LUCE DEL SOLE

Oggi su tutti i principali quotidiani è uscito questo articolo fotocopia:

Sarebbero oltre 3 milioni, secondo l’associazione di psicologi volontari «Help Me» gli italiani che quest’anno hanno fatto finta di partire per esotiche località di villeggiatura: è il fenomeno delle cosiddette «vacanze talpa». Gli psicologi volontari che hanno studiato il fenomeno ricordano come, da una recente indagine della Doxa, sia emerso che il 19% della popolazione italiana (pari a circa 11 milioni di individui) ha deciso per scelta o per necessità di non partire per le vacanze.
Di questi 11 milioni, oltre 3 fanno parte del gruppo sociologico «Talpa», che si distingue per le seguenti caratteristiche: nel 78% dei casi fanno buona scorta di cibo, soprattutto surgelati e scatolame. Segue a ruota l’acquisto di passatempo per bambini (75%) come videogiochi e libri. Si informano sulle caratteristiche del presunto posto di villeggiatura (67%) senza dimenticare dettagli sui negozi, locali e ristoranti.
Una buona parte (51%) sceglie di comprare un condizionatore. Il 46% stacca il cellulare e attiva la segreteria telefonica di casa, mentre un esiguo 24% finge di aver preso il sole comprando una lampada a raggi Uva o delle creme autoabbronzanti.
Il 21% nasconde la propria auto in garage per prenderla solamente di notte o all’alba per recarsi fuori porta, mentre il 19% porta a casa di un vicino le piante da innaffiare. Solo una piccola percentuale (13%) decide di comprare souvenir per gli amici del posto dove si «trovano» in vacanza, utilizzando Internet, mentre il 7% si dà all’ attività fisica per tonificare la propria muscolatura.
Secondo la ricerca, i finti vacanzieri sono forti consumatori di tv, altrimenti non si spiegano i record di ascolto di certe trasmissioni, prime fra tutte la Formula Uno e «Pole Position» che quest’anno ha toccato vette d’ascolto del 50% di share con oltre 7 milioni di telespettatori. La famiglia talpa segue con attenzione anche i Tg, ovviamente per verificare se nei supposti luoghi di villeggiatura è successo qualcosa.
Tra questi il più seguito risulta essere il Tg2, con oltre il 23% di share e molti reportage dai luoghi di vacanza.
C’ è la crisi economica e del potere d’acquisto, a fronte di modelli che invece non smettono di proporre l’immagine del turismo di consumo e a ogni costo, dietro il comportamento di tanti italiani che fanno finta di andare in vacanza e invece restano a casa.
Lo afferma Massimo Cicogna, psicoantropologo e presidente dell’Ipsa (istituto internazionale di studi transdisciplinari), nonché componente dell’associazione «Help Me». Secondo l’esperto, siamo di fronte a una «deriva del costume»: dopo il boom economico degli anni ’80, dell’Italia sprecona, oggi si fa una gran fatica ad accettare l’idea che la regressione economica non permette più lo sperpero.
La rinuncia agli sprechi e al lusso viene equiparata, dal punto di vista psicologico, a un vero e proprio «lutto», che fa scattare la necessità di una compensazione. Ecco allora gli stratagemmi per evitare di parlare delle vacanze, far finta di niente quando l’ amico chiede «dove sei stato quest’anno?», rimanere sul vago, fino ad arrivare alla menzogna vera e propria e ai comportamenti più eclatanti, come nascondersi in casa.


Tra qualche giorno Papino metterà mezza casa in macchina e porterà tutti in montagna. Non staremo via molto ma lo faremo sul serio. Staremo via poco tempo ma alla luce del sole.