LA FATA DI MOZZI

di Mammina

Segnalo a tutti gli appassionati del genere questo delizioso libretto di Mario Tobino:

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La fata Eolina protegge tutti i bambini che, rimasti soli, sono costretti a lavorare sui bastimenti come mozzi.

Come l’altra volta, la nostra libreria è sempre pronta ad accogliere testi di approfondimento sugli argomenti che più ci stanno a cuore.

2: ESPERIENZA

Anche se con una settimana di ritardo Papino ci tiene a far conoscere la sua opinione sull’incontro di lunedì 17 Novembre (Letteratura come verità, 2: ESPERIENZA). Sinceramente la serata mi ha lasciato senza parole. Senza parole per una settimana. Parole da scrivere in questa sede intendo. Arrivato verso le 21:20, Papino allaccia la bici alle inferriate del palazzo dell’Enel in Via San Francesco. Mentre il lucchetto scatta la voce dell’Apprendista lo coglie di sorpresa e lo accompagna fin dentro al Cinema Excelsior. Papino e l’Apprendista si posizionano in terz’ultima fila. Poco più avanti, Brèkane intrattiene due signorine. Le signorine vorrebbero dirgli qualcosa ma lui ha disabilitato i commenti. Poco più a sinistra (e credo non potesse essere altrimenti) Kimota studia la situazione. Non sembra soddisfatto di quel che vede nel display della sua fotocamera. La sala è quasi piena. Il padrone di casa saluta un po’ tutti. “Che faccia così anche sulle carrozze del treno?”, penso. Nello stesso istante capisco anche perchè Elena vuole venire a trovarci in treno ;0) Tornando alla serata: ogni tanto non capivo quello che ascoltavo e quando capivo mi chiedevo perchè non tornavo a casa da Mammina e dai piccoli. Papino è rimasto fino alla fine perchè – anche se non ancora ben calibrate – serate del genere devono essere supportate. Mentre Roberto Ferrucci leggeva il suo pezzo sul G8, la parola “esperienza” nella mente bacata di Papino si mixava alle note di Manu Chao diventando”esperanza“. Letteratura come speranza? Letteratura capace di trasformare il proiezionista Umberto Casadei e trasportarlo dalla cabina di proiezione fino allo schermo (vedo Umberto che “si proietta”. E’ realismo magico questo!). E proprio nel cinema in cui lavora. E’ stata sua (e solo sua) la vera esperienza della serata. Ci vuole fegato.

Ps: A un certo punto Papino, colto da incontenibile necessità bussa alla porta chiusa del bagno. Nessuna risposta. Lo so che c’eri tu dentro! Ma soprattutto ricordati che ho vinto uno spritz.

Un signore di Scandicci

[Problema: i confini della Toscana hanno uno sviluppo di 1.330 chilometri,
di cui 329 costieri, 249 insulari, 752 terrestri, che la dividono da Liguria,
Emilia, Marche, Umbria e Lazio. La sua superficie è di 22.940 chilometri quadrati,
di cui 5.800 di montagna, 1.930 di pianura e di 15.260 di collina.
I fiumi della Toscana sono: l'Arno (lungo 241 chilometri),
il Serchio (lungo 103 chilometri), l'Ombrone (lungo 161 chilometri),
il Cecina (lungo 76 chilometri).
Si domanda: quanto è alta la torre di Pisa?]

IERI ABBIAMO CANTATO PER TUTTO IL GIORNO QUESTA CANZONE


Un signore di Scandicci – un signore di Scandicci
Buttava le castagne – buttava le castagne
E mangiava i ricci
Quel signore di Scandicci

Un suo amico di Lastra a Signa – un suo amico di Lastra a Signa
Buttava via i pinoli – buttava via i pinoli
E mangiava la pigna
Quel suo amico di Lastra a Signa

Tanta gente non lo sa, non ci pensa e non si cruccia.
La vita la butta via e mangia soltanto la buccia

Suo cugino in quel di Prato – suo cugino in quel di Prato
Buttava il cioccolato – buttava il cioccolato
E mangiava la carta
Suo cugino in quel di Prato

Un parente di Figline – un parente di Figline
Buttavia via le rose – buttava via le rose
E odorava le spine
Quel parente di Figline

Tanta gente non lo sa, non ci pensa e non si cruccia.
La vita la butta via e mangia soltanto la buccia

Un suo zio di Firenze – un suo zio di Firenze
Buttava in mare i pesci – buttava in mare i pesci
E mangiava le lenze
Quel suo zio di Firenze

Un compare di Barberino – un compare di Barberino
Mangiava il bicchiere – mangiava il bicchiere
E buttava il vino
Quel compare di Barberino

Tanta gente non lo sa, non ci pensa e non si cruccia
La vita la butta via e mangia soltanto la buccia!
La vita la butta via e mangia soltanto la buccia!


Testo: Rodari
Musica: Endrigo / Bacalov
Edizione: BMG Ricordi S.p.A.

Attacco Nanetto

nanetto affamato

nanetto all'attacco

nani famosi arrabbiati

Dopo lungo lavoro eco-culinario Papino si assenta per un istante dalla cucina. Una succulenta tortina di riso, formaggio asiago e speck lo attende quando… uno sconosciuto nanetto affamato sferra il suo attacco battendo sul tempo alcuni colleghi ben più famosi di lui.

Senti un po’ gattostanco: trattali un po’ meglio i tuoi aiutanti. Portali fuori a cena ogni tanto (perchè lo sappiamo che sei andato fuori a cena questa sera), un aumento di stipendio, una gita fuori porta…. perchè io qui non li voglio! E avanzo pure una frittata!

Alba Tragica

Nonna_Genia.JPG

– Mammina mattutina
– di sabato mattina
– si trascina
– dal letto alla cucina
– prepara una tortina
– già sento l’acquolina…
– poi ecco la mazzata
– la torta è preparata
– per esser regalata 🙁

SBAVAZZA

di Mammina

Oggi sbavazza. Fitta fitta scende la pioggerellina. PROPRIO OGGI! Oggi che il capo ci ha regalato un giorno di festa, oggi che i piccoletti vanno alla scuola materna e Papino al lavoro… Oggi che voglio fare qualcosa per me, PIOVE! Ho un appuntamento con la mia “cerettaia magica”alle ore 11:00. Però, penso, se parto un po’ prima riesco a vedere qualche negozio e a cercare dei pantaloni della tuta per la Belva che li distrugge tutti. Se parto un po’ prima riesco a comprare qualcosa per me. PIOVE. Ombrello chiuso nella borsa idrorepellente rossa, giacca giallosole, pantaloni neri, scarpe da tennis nere (con suola un po’ consumata). PRONTA. Chiudo la porta di casa, scendo le scale, prendo la bici “da battaglia” (cioè quella scassata che serve per andare in centro) leggermente sgonfia, apro il portoncino di ferro. Fuori, sono fuori e le piccolissime goccioline già mi scendono lungo le guanciotte. Il luogo dell’appuntamento dista venti minuti da casa mia. A volte ci impiego solo tredici minuti, una scheggia. Questo capita nelle giornate di sole o di nebbia. Oggi piove perciò devo ricordarmi che i freni non frenano, le ruote lisce lisciano, e io ci vedo poco con il cappuccio della giacca in testa. Ho deciso: mi comprerò un cappello da pioggia. Lo voglio come quello dei bambini, colorato e lucido, penso mentre pedalo abbastanza velocemente, ma non troppo, verso il centro. Arrivo in piazza: trovo tante signore con ombrello aperto che camminano indifferenti in mezzo alla strada e si dirigono verso il mercato. Passo sotto i portici. Primo negozio di cappelli. Metto il lucchetto alla bici, entro:
“Desidera? Tocca a lei?” chiede una signora con la faccia antipatica squadrandomi da capo a piedi.
“Cerco un cappello da pioggia, ma non di colore triste…” dico. “Lo vorrei rosso, giallo, verde chiaro…”
“Guardi, ho questo con fantasia a quadretti tipo Burberry, oppure grigio e nero, oppure… Li vuole provare?”
Provo. Carini, ma non è quello che cerco. Chiedo il prezzo. 48 euro dice la signora proprietaria del negozio. 48 euro penso. Ecco, non sono più carini! Mi mostra altri cappellini un po’ più colorati: 28 euro, ma non sono quelli giusti e non sono della mia taglia. “Arriveranno altri modelli e altri colori?”, chiedo. “Certamente!”, dice. “Grazie, ripasserò”. Esco. No, non erano quelli che cercavo. Intanto il tempo passa, devo ancora trovare i pantaloni felpati per la Belva. Passo davanti ad un altro negozio di cappelli vicino alla piazza con l’orologio. E’ pieno di gente impellicciata ed ingioiellata. “No, non fa per me”, penso osservando i prezzi dei cappelli e dei berretti dietro la vetrina. Pedalo fino all’Oviesse. Prima di scendere al piano di sotto, reparto bambini, butto l’occhio sugli accessori. Niente! Solo un berretto nero lucido stile Marlon Brando Fronte del Porto. Sto per scendere le scale e mi accorgo che nell’Occhio al prezzo (sconti) ci sono guanti, berretti e un cappello da pioggia. L’ho trovato, è lui! 7,30 euro. Colore: viola! Dopo aver trovato anche le offertone per i piccoletti mi accorgo di essere in ritardo per il mio appuntamento. Telefono. “Scusa A*, arrivo tra poco e ti racconto”, dico. Vado alla cassa, pago, faccio mettere la merce in sacchetti di plastica perchè diluvia. “Il cappello no, grazie, lo metto subito!”. Ho due borse e un cappello da pioggia bello, bello, bello. Sopra il capello rosso il mio cappello viola è perfetto. Io adoro la pioggia (quando non fa disastri). Sì, l’adoro.
Ho rotto un freno della bici, diluvia, l’altro freno non frena bene e con le suole non riesco a frenare perchè sono consumate, ma ho il mio cappello viola, le gambe lisce e i pantaloni della Belva comprati in offerta. E sono soddisfatta dei miei acquisti: soldi spesi bene.
(Venerdì 31 Ottobre 2003)

Un grazie a Kimota per il titolo di questo post.

TORTA A TORTA

Poi venne la terza e videro che era cosa buona e giusta! Soprattutto buona. Grazie a Roberto per il riconoscimento del © su “colleghi di torte olandesi”. Credo che anche Manu potrebbe aggiungersi al club, e già che siamo in vena di presentazioni, quando leggo questo e questo , penso che Elena e Sabrina potrebbero anche frequentarsi ogni tanto.