primo caldo

Interno casa. Risate di bimbi che giocano in sala da pranzo.
Ticchettare di tastiera…mammina in studio, lavora con il pc.
Papino in cucina attende che esca il caffè.
Inizia a piovere.
Piove fortissimo.
Mammina – Papino, chiudi le finestre dalla tua parte…io le chiudo dalla mia!
Papino – Ma così non ci sarà giro d’aria!
Mammina – Dai chiudile, chè piove dentro!
Papino, affacciandosi alla porta dello studio, tenendo in mano la tazzina di caffè caldo, guarda mammina: – …ma fa caldo!
Mammina, smette di ticchettare sulla tastiera, si volta verso di lui:- senti, perché non ti togli il pile?

Potevo rifiutare?

Controllando l’archivio delle immagini non usate:


una giraffa,


una balena,


e due kazoo

hanno gentilmente chiesto di apparire in questo posto.
Potevo rifiutare?

Occupazioni

– Buongiorno.
– Buongiorno.
– Bene, lei, cosa sa fare?
– Io…scrivo.
– Ah!
– Sì, scrivo…
– Scrive…cosa?
– Racconti…
– Romanzi?
– No, quelli no.
– Ah!
– Scrivo racconti…
– Poesie?
– Mmmm…qualcuna.
– Poesie sì o no?
– Diciamo sì.
– Diciamo. Bene.
– Bene.
– Bene lo dico io.
– Bene.
– No, guardi, bene lo dico io.
– Ho capito.
– Bene.
– …
– Vorrebbe?
– Continuare a scrivere, se è possibile.
– Mmmm, sì, capisco…vediamo…
– …
– Che tipo di racconti?
– Racconti sul quotidiano.
– Ah!
– Si, cose che mi accadono o accadono ad altri.
– Realtà…
– …Anche fiction…
– Ah, capisco. Naviga?
– Non ho la barca…viaggio molto in treno…
– No, non intendevo quello…
– Ah, dice con il pc?
– Già.
– Sì, allora sì.
– Ricerche?
– Anche…ho un blog.
– Ah!
– Sì, quasi ogni giorno ci scrivo qualcosa.
– Si allena…
– Anche…
– Bravo, bene…seconda porta a destra…Pietro, accompagna il signore…
– Grazie, grazie.
– Non mi ringrazi tanto, và.
– Bene.
– No, bene lo dico io.
– D’accordo, grazie…ops, mi scusi…
– Vada, vada caro lei.
– …
– AVANTI UN ALTRO!
– Buongiorno.
– Buongiorno. Lei, cosa sa fare?
– Io…scrivo.
– ANCHE QUESTO?

Fine.

Pantofole e Rodei

bukMi stupisce la vita! Ogni giorno una nuova sorpresa, ogni notte, ogni ora è buona, veramente buona, per tentare l’azzardo, lo scatto che segna la differenza tra noi piccoli tenutari di blogghetti di provincia e le vere stelle della cupola dei blog. Mi stupisce la vita virtuale quando lenta si fonde alla realtà secolare di gente normale.

Ed eccoli i bravi bambini che rientrano a casa prima della mezzanotte, moderna rilettura della fiaba di cenerella, perchè è meglio pensare alla fiaba piuttosto che a un richiamo genitoriale, no? Che figura ci farebbero se poi si venisse a scoprire che invece di guardare filmini o ascoltare concerti metal in malfamati locali, che invece di girare per l’Italia scroccando ospitalità a ignari blogger siciliani, e sfuggendo adescamenti, che figura, dicevo, meschina sarebbe scoprirli seduti in pigiama e ciabatte davanti al pc sorseggiando una tisana, una camomilla, del tè verde?

No, perchè ora io la devo esternare questa cosa, perchè a me non va giù che mi abbiano salutato fingendo dispiacere, con i loro “salutaci tutti a casa…”, “bacioni a mammina…”, “vabbè, sarà per la prossima volta…”
per poi inforcare la bicicletta, attraversare il centro, raggiungere casetta, a rotta di collo salire le scale, tuffarsi sulla tastiera del pc – e qui invento ma non credo di allontanarmi dalla nuda e cruda realtà – il pc lasciato acceso dal pomeriggio, lasciato acceso per avere la certezza di riuscire a postare questo e questo

E tutto potrebbe finire qui. Potrebbe, perchè nella notte mi appare l’alterego di Bukowski. Lui spara a zero sull’iniziativa, io lo applaudo, lui non gradisce il maccheronico inglese di certi complimenti e io mi congratulo per la sua presa di posizione. Tutto potrebbe finire qui, avrei potuto farlo finire qui ma dimenticavo che i veri pantofolari spesso scordano addirittura la frase che hanno appena pronunciato o digitato sul messenger, i veri pantofolari sono vittime dell’abitudine rientrano a pranzo presto per poter salire nuovamente in sella e inseguire il vitellino del successo, per acchiappare con una mano la gloria che l’altra mano tiene a debita distanza con gesto ammonitore. Guardo meglio la mano, seguo il braccio, un tovagliolo bianco lo avvolge. Eccoli allora servire questo e questo ancora. La qualità peggiora con il passare del tempo, giusto contrappasso per gente che mente.

PS: beninteso, per me il vincitore della gara è stato lui, in pantofole e pigiama direi.

Ecco

Da questa mattina non riuscivo ad aprire i commenti e a postare.
Provo allora a ringraziare qui Edi per la visita e per aver accolto il nostro giocattolo preferito in terra di Sicilia.
Encli: tutto ok! Siamo solo un po’ presi almeno fino a giovedì. Ecco.

Pagina 23

Da japanesecaptain trovo questo:

1. Prendi il libro più vicino.
2. Aprilo alla pagina 23.
3. Trova la prima frase degna del benché minimo interesse.
4. Posta il testo della frase nel tuo blog insieme a queste istruzioni.

Ecco il mio risultato:
“Durante questi feroci anni di paternità, di solito non avevo il tempo, o l’animo, di pensare di lavorare a qualcosa di molto lungo. Le circostanze della mia vita, i «colpi e dolori», per usare la frase di D.H. Lawrence, non me lo permettevano. Le circostanze della mia vita con questi bambini imponevano qualcos’altro. Dicevano che se volevo scrivere qualcosa, e portarla a termine, e se volevo essere soddisfatto per un lavoro ultimato, dovevo dedicarmi ai racconti o alle poesie. Cose brevi: avrei potuto sedermi e, con un po’ di fortuna, scrivere rapidamente e farcela.”
(Raymond Carver, Il mestiere di scrivere, Einaudi 1997)

Torta di Mele



La ricetta della torta che vedete qui si trova a pag.32/33 del libro Ricette senza parole di Lilia Burani. (grazie Comida!).

PS: il libro è ancora reperibile qui. (buona fortuna!)