Colazione

La Belva sta pociando i grissini dentro il barattolo, ormai suo, di Nu.tella.
Papino – Ma tu sai di cosa è fatta la Nu.tella?
La Belva – di noccioline!!!!
Papino – ????
Poi, sorpreso, guardando mammina – se me lo avessero chiesto quando ero piccolo, io avrei detto: “di cioccolato”….

E che sia…

…un felice, sereno, allegro, sfavillante, entusiasmante, riposante (semola aggiunge mammolante e pappolante e sorellante)
NATALEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!
Auguri.

Venti minuti

il tempo passa...06:03 il rumore della caldaia del condominio vicino supera in potenza e fastidio quello dei condizionatori d’estate. Anche il frigorifero, per non essere da meno, con uno scatto che lo fa sobbalzare decide di mettersi in moto e di pompare un po’ la temperatura.

06:05 mi scopro in piedi in mezzo alla stanza. La mano sinistra nella tasca anteriore destra dei jeans, la mano destra sulla natica destra, non sopra le mutande ma a diretto contatto con la pelle. Decido di non grattarmi. Riconosco questa posizione come: “cosa che mi appartiene”.

06:10 lo specchio dell’entrata riflette la mia immagine. Lo specchio decide che è arrivato il momento di radermi. Guardando il volto che mi guarda dallo specchio decido di preparare il caffè.

06:12 preparare il caffè mi rende partecipe della Creazione. Mi piace preparare il caffè. È un esercizio improprio di rilassamento anche se la caffettiera non riesco mai a trattarla come si dovrebbe. Fosse per me la riporrei, dopo l’uso, in un armadietto speciale come facevo con il calice e la patena quando da chierichetto, finita la Messa, portavo gli strumenti del prete in sacrestia. Vorrei ogni volta pulirla a fondo questa caffettiera, riporla e trovarla già pronta per il prossimo servizio. Resta invece spesso sporca per mezza giornata e alla fine pagherò il prezzo dovuto per questa pigrizia. Il fuoco lo metto sempre al minimo.

06:20 mi alzo e controllo. Sollevo il coperchio e vedo il liquido scuro scorrere. Alcune bollicine d’aria giocano sulla superficie, il frigorifero tace. Ora è lo scroscio della moka ad accordarsi con la caldaia del condominio vicino.

06:22 mangio in piedi una fetta di pane morbido accompagnata da due fettine di prosciutto crudo. Immagino la faccia dell’uomo dietro il bancone. Chissà a cosa pensa quando abbonda con le quantità. È mai possibile che una persona ripeta un gesto senza premeditazione? Aggiungo un poco di latte freddo a quello appena scaldato e termino la colazione. Vado a radermi. I tagli sulle dita bruciano al solo pensiero dell’acqua che sarà necessario usare.

Oggi…educazione motoria!

Dopo quasi 7 km percorsi in bici, 5 km percorsi a piedi, 11 rampe di scale, 4 corse veloci (100 metri) per non perdere le coincidenze…
ecco, per oggi, io ho già fatto educazione motoria.
Alle prossime olimpiadi mi iscriverò al pentathlon…mi accontenterei del bronzo.

Conversazione

Io – …Andrai a sciare durante le vacanze di Natale, come fai ogni anno?
Lui – No, starò a casa…
Io – E allora, cosa farai con tutti i soldi che ti ho sganciato finora?
Lui – mmmm…
Io – …il castello l’hai già restaurato e hai pure ingrandito la piscina con i soldi che ti sganciai due anni fa…
Lui – Già…mmmm….le scuderie, quelle mi mancano…ecco, con i tuoi soldi costruirò le scuderie.
Io – Però…insomma…ecco, quando farai la festa per l’inaugu…
Lui – …sì, certo, sicuramente verrai…sarai l’ospite d’onore!
Io – ah, ok…però…non potresti anche scrivere da qualche parte, qualcosa tipo: ” ringrazio la sig. mammina per avermi dato l’opportunità di abitare un luogo così bello ed elegante”?

Buon compleanno Papino!!!!

Sì, avete letto bene.
E’ oggi e noi della & Co gli abbiamo preparato delle sorpresine…
Papino…auguri e complimenti per il post qui sotto.
Sei ottimo.
Firmato: & Co.

Cinquecento

Ci sono giorni che la notte non se ne è mai andata a dormire lasciando spazio al sole del mattino. Ci sono frasi tipo: «Ma io credevo che era già sera!», che ti prendono alla gola e ti fanno pensare che il cronometrista-che-è-in-me toglie spazio al meteorologo-che-è-in-me e gli impediscono di capire che quando dopo cena esci a gettare nel bidone l’umido – solo l’umido perché già pioveva a dirotto e gettare la carta nel cassonetto fradicio mi riesce difficile – non è detto che quel vento che ti spruzza la faccia significhi una notte poi libera da nuvole e pronta ad accogliere la luna e il sole e i bambini che in bicicletta se ne vanno a scuola riempiendo di grida gioiose le vie del borgo e di scarpe sbarazzine che saltando qua e là giocano a rincorrersi tra le pozzanghere che riflettono il tendone azzurro teso sopra di noi. Dopo aver affrontato la corsa di lumaca degli scarichi ad altezza di bambino che le quattroperquattro in fila al semaforo rovesciano sull’ormai esausto senso civico dei pedoni, eccomi allora fermo di fronte a questo lago grigio di città. Come il protagonista di una piccola mitologia quotidiana mi affaccio sull’abisso e osservo il mio volto riflesso nello specchio increspato dall’aria spostata dagli ultimi giganti che sfrecciano verso la curva. Ogni tanto riesco a leggere i loro nomi […] Poi scompaiono. Non tornano quasi mai sulle tracce lasciate. Proseguono il loro viaggio in cerca di un posto dove bivaccare dalle nove alle cinque. Calcolando la lunghezza del passo che mi consentirà di superare il fiume indenne, un suono mi induce a ritrarre la gamba appena affacciata sull’orrido.
Una cinquecento è come quei piccoli fastidiosi cagnolini che sono peggio dei sanbernardo. Una cinquecento somiglia a un motoscafo mentre solca il golfo dei beoti .