Tutto il mio peggio

Esistono persone capaci di tirare fuori da me tutto il mio peggio.
Quello che non mi spiego è come abbiano fatto tutte quelle schifezze a entrare dentro di me senza che io me ne accorgessi.

Il nostro S.Valentino

Non c’è un parcheggio libero. Quasi dimenticavo che c’è ancora gente che crede a San Valentino e che il quattordici febbraio esce per una pizza, una passeggiata o altro. In fondo noi stiamo solo andando alla presentazione di un libro e un posticino vicino al monumento dedicato all’11 settembre potevano anche lasciarlo vuoto. Come al solito siamo in ritardo ma anche queste presentazioni non se la cavano male. Arriviamo al circolo, saliamo le scale, entriamo nella saletta dell’incontro e dribblando il tavolino degli spuntini (al pomeriggio devono aver fatto una festina tutti in maschera per festeggiare insieme Carnevale, S.Valentino, S.Faustino, trionfi, piccole gioie e qualunque altra cosa…) ci sediamo in terza fila. Davanti a noi c’è Giovanna, si, quella che si è laureata, più avanti il tavolo con gli scrittori e un bravo presentatore. Gli scrittori sono attorno a un tavolo perchè hanno ricevuto e accettato la proposta di scrivere un raccontino. Attorno al tavolo ci sono Alessandro, Massimiliano, Stefano, Michele, Simone. Tutti spiegano perchè sono stati contattati e pare che tutti siano lì come per caso ma non è vero. Tutti lì per caso tranne Massimiliano, che da grande vuol vivere facendo lo scrittore e che mentre è lì per pubblicizzare il posastolibro – che Mammina vuol farsi autografare – trova il sistema per sponsorizzare l’altra raccolta, quella degli scrittori che dicono di star svegli fino a notte fonda e invece a mezzanotte sono già là che scendono il tappeto rosso della scala che da sala Rossini porta in Piazzetta Pedrocchi e chiudono il portone senza aspettare i poveri Papini che escono tardi a gettare le spazzature e vanno a sentire le pubbliche letture ecc. Comunque tutti leggono il loro racconto tranne uno che legge quello sui camaleonti di un altro autore non presente e che in pratica è come dire: adesso che mi avete visto in faccia, adesso che vi ho detto di me solo quello che ho voluto, per esempio vi ho detto che ho un blog ma non vi ho dato l’indirizzo e nemmeno l’ho scritto nelle note finali del libro dove ho invece scritto il mio indirizzo di casa (e qui ci sarebbe da aprire una discussione), per esempio vi ho detto che il blog ora è chiuso ma non vi dico che presto sarà disponibile in tutte le librerie un volumetto che ne raccoglie i post migliori. A parte questo tutti leggono, tutti rispondono alle domande del bravo presentatore che li incalza un po’ alla chetempochefa e un po’ alla sottovoce e che alla fine al posto della sigla finale o della telefonata da casa chiede al pubblico se ci sono domande da porre agli scrittori. E secondo voi tra tutte le persone che assistono alla presentazione del libro chi mai alzerà la mano per intervenire, chi vincerà la pigrizia che ti prende nella sala calda al terzo piano di una biblioteca? Mammina se ne è stata buona buona per tutto il tempo, con il suo libro in mano, con la penna infilata nel libro pronta a raccogliere gli autografi degli autori e proprio adesso che tutti si stanno alzando per andare a casa, proprio adesso che il bravo presentatore sta per impartire la benedizione finale, Mammina alza la mano e candidamente chiede: «Potete spiegarci perchè dovremmo comperare questo libro?»(Mammina: correggimi se non ho fedelmente riportato le parole esatte). Io vorrei scomparire sotto la sedia ma accade l’impensabile: Il bravo presentatore dice che quella era proprio la domanda che voleva porre agli autori prima della chiusura definitiva della serata. Alessandro risponde con la voce di Nanni Moretti, Massimiliano si trasforma in un disco dei Cure, Stefano risponde con la faccia di Liam Gallagher, Michele si autopsicanalizza, Simone bofonchia qualcosa e poi si mettono tutti in fila per firmare la copia del libro, la copia che ora è una copia Vintage tutta ricoperta di carta stagnola come nei sogni di Ivano. A questo punto le luci si spengono e tutti scendono le scale in silenzio. Tutti tranne uno. C’è un tizio che non ha apprezzato la domanda di Mammina, c’è un tizio [questa volta il link è quello giusto!] che comincia a lamentarsi mentre scende e poi continua fuori, sul marciapiede. Ha una giacca di pelle nera. Sotto la giacca si intravede una t-shirt quantomeno sospetta.

Ritardi

Arrivare in ritardo a scuola non è poi così male. La lunga processione di vetture incodate al semaforo rosso sbuffa i gas di scarico ad altezza di bambino. Se fossimo in perfetto orario, per non intossicarci potremmo imboccare la scorciatoia della galleria, ma non sempre è aperta di mattina, oppure allungare il percorso passando vicino alla banca, alla cantina sociale, al supermercato per poi arrivare al semaforo rosso controllato dal nonno vigile. Il nonno vigile è gentile e inflessibile. Decide lui se si può o non si può attraversare, saluta sempre tutti augurando buon giorno se è mattina e buon pranzo quando si ritorna a casa. Se fossimo in perfetto orario arriveremmo in ritardo lo stesso. Quando siamo in ritardo, bastano anche solo due minuti, la strada è completamente libera e non dobbiamo tapparci il naso con il bavero dei giubbetti. Quando siamo in ritardo troviamo genitori che tornano verso casa e salutano tutti perchè ormai non hanno più fretta perchè con i figli a scuola è molto più facile pensare alla pasticceria, all’edicola, al bar o al macellaio. Un giorno abbiamo incrociato una mamma che di solito non saluta mai e che anzi mi pare una di quelle che fanno solo finta di non vedere chi non vogliono vedere anche se vedono benissimo anche quello che non le riguarda per niente. Quel giorno quella mamma ci ha puntati da duecento metri almeno di distanza, ci ha seguiti con lo sguardo, ha pazientemente atteso il momento giusto, il momento del forzato incrociarsi proprio là dove il marciapiede si restringe prima dell’ingresso del fitness center. Quando siamo in ritardo sappiamo benissimo ciò che succede. Il cancello grande della scuola si chiude e per entrare è necessario suonare il campanello e attendere che il personale faccia scattare l’apertura elettrica per poi accogliere e scortare i ritardatari in classe. Di questo non ci vergognamo, ma una briciola di fastidio si deposita nel cuore e tutto quello che fai sembra essere in ritardo. Quel giorno quella mamma ha aspettato il nostro passaggio perchè aveva una notizia molto importante per noi, una notizia indispensabile, che ci avrebbe sollevato il morale e riempiti di stupore. Quel giorno quella mamma ci disse con voce squillante: «Sono già tutti dentro!!».

Questa mattina era lei ad essere in ritardo. L’ho incrociata all’uscita del suo condominio mentre spingeva il bambino da dietro per fargli accelerare il passo. Saranno stati in ritardo di almeno quindici minuti. Sapevano che gli altri erano già tutti dentro? Sapevano che il cancello era già chiuso da un pezzo? Forse avrei fatto bene a ricordarglielo, così, per ricambiare una gentilezza ricevuta. Li ho salutati e basta, sovrappensiero.

Cosa farò da grande


Questo lavoro mi appassiona…si gira il mondo, si fanno cose e si vede gente e si guadagna.
Ecco quello che farò da grande.
Bello.
Bello.