Detti paesani.

Non son tutte rose quelle che luccicano…

Come dire: non c’è oro senza spine.
(resoconto di una telefonata seriamente sciocca)

Invasioni bambiniche

Trovarsi nella borsa un berrettino a righe bianche e blu e un libretto cartonato mangiucchiato;
inciampare sulle costruzioni lego rischiando di distruggere il lavoro di giorni;
scoprire che sotto il cuscino c’è un succhiotto;
leggere nel quaderno di italiano che si ricordano le vacanze estive e che le vorrebbbero uguali l’anno prossimo;
uscire di casa e accorgersi che la spalla porta i segni di una piccola dentatura e qualche bava,
osservarli mentre abbracciano la sorellina piccola prima di andare a scuola e vedere la felicità della peperina quando i fratelli tornano da scuola;
girare la chiave nella toppa e sentire risate di gioia che diventano assalto alla mamma (o papà, dipende da chi arriva)…
ecco, questa è una casa invasa dai bambini, quei bambini che per 18 mesi (9×3) hai cullato e hai tenuto al calduccio.
Ed è un’invasione bambinica bellissima.

(post scritto dopo quattro settimane che non si dorme perchè la peperina ha deciso che giocare dalle 3 alle 6,45/7 della notte fa più figo e nessuno le può “rubare” i giochi).

Allora ho riso…

Forse arrivo tardi, da qualche giorno volevo dirvelo però il tempo per aprire il pc non c’era.
Oggi posso finalmente annunciare che anch’io ho partecipato a riempire le ciotole di riso.
Come? Così.
Chissà cosa ne pensa lui…

E’ arrivato il freddo.

E’ arrivato il freddo, un freddo ventoso. Il vento raccoglie negli angoli montagne di foglie secche. Il giro-in-giro notturno in bicicletta ha subito un drastico taglio. Dopo aver gettato le spazzature bastano poche pedalate e già le mani cominciano a raffreddarsi un po’ troppo per i miei gusti. Ora il metrotram gira fino a mezzanotte. E’ piacevole incrociarlo e vederlo passare semivuoto. Mi piace ascoltare musica che avevo trascurato. Ecco, certe canzoni sono capaci di scaldare più di un grosso maglione.

Non cercatemi.

Per due o tre giorni non cercatemi.
Sarò davanti allo specchio a ripetermi quanto sono brava.
Alla faccia di chi mi fa lavorare sodo (ottenendo ottimi risultati) e non riconosce il mio lavoro.
Oh, quanto sono brava, oh quanto sono brava, oh!

(p.s. e non dite che questo post l’avevo già scritto più giù…è diverso)

Beh?

Non capisco perchè tu pediatra mi guardi in modo strano
quando ti dico di scrivermi l’appuntamento sulla mano.

Ripassi

Leggo nel Corsera: “Walter e il piano B” e “Silvio, le donne e il punto G”.
I nostri politici stanno ripassando l’alfabeto.