Quando mi perdo…

bussola Quando mi perdo divento noioso. È un limite che mi porto dietro da tanto e con il quale ho imparato a convivere. A dirla tutta, non si tratta di una sottospecie di rassegnazione, la chiamerei piuttosto: evoluzione dello smarrimento. Ne ho lette di pagine sul tempo che passa in fretta e ti ruba la vita un pezzo dopo l’altro. Io invece voglio che il tempo la vita me la costruisca mattone dopo mattone, esperienza dopo esperienza, giorno dopo giorno… e qui ogni tanto mi perdo.

Quando mi perdo faccio cose su cose e non concludo niente. È uno smarrimento simile a quello che si prova di fronte a un’opera d’arte. Mi soffermo sui dettagli, cambio angolo di osservazione, mi allontano per avere uno sguardo complessivo, ci giro intorno e poi?

Poi viene la sera, la cena, la casa, la notte e il nuovo giorno che spazza via tutte le cose fatte a metà, appena abbozzate, programmate o solo sognate.

Ecco, io di perdermi sono un pochetto stufo. Sento che non mi fa bene. Certo, mettere a nudo la propria natura diversamente flessibile e poco multitasking non è il massimo. Mi serve una bussola, un piccolo strumento che mi aiuti a ritrovare la direzione, a concentrare lo sguardo, a programmare il viaggio…