Il migliore ombrello del mondo

ombrello Spesso mi chiedo quale mai possa essere il migliore ombrello del mondo. Meglio, spesso me lo chiedo quando comincia a piovere all’improvviso, magari durante il riposino pomeridiano. Sei lì sdraiato sul divano quando, SWoOOSH, un torrente in piena pare scatenarsi sulle tapparelle del salotto proprio quando è il momento di tornare al lavoro, ovviamente in bicicletta.

Qual è quindi il migliore ombrello del mondo? Il primo che capita a portata di mano? Quello pieghevole di Hello Kitty, tutto rosa e rosa e rosa? Quello di Ikea arancione a pois bianchi o quello rosso a pois bianchi? Ma sono pois o sono buchi? Se sono buchi perché non li ho ancora buttati?

Il miglior ombrello del mondo è quello che ti ripara più degli altri? Non sono mai stato capace di andare in giro con l’ombrello senza bagnare me stesso e le persone che mi stanno vicine. Quando vado in giro con l’ombrello, i pantaloni si bagnano completamente dal ginocchio in giù e la manica che avvolge il braccio che sorregge l’ombrello si inzuppa dal gomito fino al polso. Se ho uno zaino sulle spalle esso funge da cisterna di raccolta delle acque piovane e il suo contenuto, in particolare quello cartaceo, beh, meglio dimenticate di averlo mai avuto.

Oppure il migliore ombrello del mondo è quello che si trova ora davanti ai miei occhi, quello che anche durante un piccolo tragitto in bicicletta riesce a frenare la caduta di questo fiume in piena e riesce a deviarne il corso a qualche centimetro di distanza da me. Si, questo grande e comodo ombrello trovato per caso nel cesto che lo custodiva ha ormai trovato un nuovo amico, una persona buona con la quale passeggiare, che non gli fa pesare l’incoerenza che traspare da tutti quegli spicchi di colore diverso.

Che dire, il vecchio proprietario se ne farà una ragione. Del resto, dove si trovava il precedente possessore nel momento del bisogno? E tutti, dico tutti sappiamo che per il migliore ombrello del mondo il momento del bisogno non è altro che quello che sempre si abbatte su di te quando sei sdraiato sul divano del riposino pomeridiano.

Ecco, magari più tardi leggerò come scegliere l’ombrello migliore. Intanto esco con questo nuovo amico colorato che non aspettava altro se non un compagno che lo portasse fuori a fare una bella passeggiata.

Case da evitare

Forte la foto di questa copertina, la chiamano zona giorno, a me sembra un hangar, una palestra, anzi, una palestra dopo il passaggio della ditta delle pulizie. A pagina 46 della rivista Luca Nichetto (che così, a guardarlo nella foto, con le mani nelle tasche dei jeans, potrebbe anche essere una persona con la quale vado d’accordo), dice: “…le piante materializzano un’idea di casa come ambiente di cui prendersi cura”. A casa nostra le piante entrano già a testa bassa, hanno sguardo dei condannati quando percorrono gli ultimi metri del corridoio che li conduce al loro destino. Entrano a foglie basse. Quando entri in casa nostra non importa se sei primula, margherita o stella di Natale…
Solo se sei piccolo e cactus hai una qualche possibilità di sopravvivere.
Comunque quello che volevo dire è che queste riviste allegate ai quotidiani spesso sono piene di contenuti stonati. Per esempio questa che si chiama “case da abitare” ed è piena di servizi su case bellissime, pulitissime, case dove non si vede mai una scarpa, anche solo una scarpa abbandonata in un angolo, eccetera, solo adesso ho capito il significato del titolo!

Che si fa qui? Si diventa grandi.

Sembra passato un giorno o poco più da quando Papino mi disse che voleva aprire un blog…””un che?” era stata la mia domanda che aveva trovato risposta nella paziente spiegazione di un Papino pronto al nuovo.

I bimbi erano piccini, buoni, carini e coccolosi, giocavano ma si lasciavano guidare verso la tanto osannata autonomia.

Eravamo in 4, che è ben diverso da 5 e non significa solo “uno in più”!

Eravamo indaffarati ma trovavamo il tempo per scrivere sul blog, condividere racconti quotidiani, conoscere persone.

Alcune d questa persone continuano ad essere presenti nella nostra vita reale, altre hanno trovato nei social network una nuova via e sono rimaste per noi solo virtuali.

Ecco, a chi ancora passasse di qui voglio solo dire che qui siamo diventati grandi, stiamo bene e i piccini di una volta sono dei preadolescenti bravi ma un po’ litigiosi. La terza arrivata sorprende, ci incanta, ma ha dalla sua che è ancora carina e coccolosa…

Papino e io siamo un po’ stanchi, anche perchè questa benedetta pausa vacanza non arriva mai. Lavoriamo e già questo, visti i tempi, è più che positivo.

Buone vacanze. Tornerò. Non ho ancora perso il vizio di scrivere. See U soon.

Pixar+Pinacoteca di Brera+museo Puskin+Cenacolo

Allora, dove siamo stati per tre giorni e mezzo?

Ma sì, a MILANO!!!!

Caotica come sempre, fredda quanto basta, Milano ci ha regalato giorni di sole, incontri, visite e tante passeggiate (la metro l’abbiamo usata solo due volte perchè la peperina era “un po’ stanca morta”).

Siamo stati a Milano e siamo stati bene. Il nostro alloggio era stupendo a 15 minuti dal Duomo e a 5 minuti da via Palestro dove fino al 14 febbraio c’è questa mostra imperdibile.

Abbiamo fatto i turisti ma senza cartine, abbiamo girato senza fare corse per vedere tuttotutto, abbiamo incontrato i nostri cari amici milanesi che non vedevamo da un po’, abbiamo ascoltato le spiegazioni dalla critica d’arte Peperina che ha commentato buona parte delle opere della Pinacoteca e del museo Puskin ospitato dalla Pinacoteca fino ai primi giorni di febbraio. I due grandi, semola e la belva, sono rimasti soddisfatti anche perchè a scuola avevano già conosciuto alcune delle opere esposte a Brera.

Del Cenacolo, che dire? Ogni volta sorprende, affascina e io starei ore con il naso all’insù. Un grande, Leonardo!

La peperina è stata brava…da pochi giorni 6enne ha camminato tanto, si è divertita, non si è mai lamentata e il giorno della partenza non voleva tornare a casa.

Papino e io ci siamo risposati, io mi sono rigenerata con l’arte, mi sono ricaricata e riappacificata col mondo.

P.S. Buon Anno!

Quindi…

è NATALE e auguriamo a chi passa di qui

un Natale speciale e ricco di belle sorprese.

Serenità e pace a volontà.

A presto.

VOGLIO UNA VITA SPERICOLATA?

NO, grazie!

I want a quiet life.

Chè qui sembra sempre di essere al circo, tra equilibrismi orari, salti mortali per far quadrare i conti, scelte coraggiose nella gabbia dei leoni…

ma senza fermarsi….solo rallentare, lentamente, molto irish…

Questo.

Ecco. I want a quiet life.

Più Unità di così!

Dal fruttivendolo compro sempre le mele del Trentino.

Oggi mi hanno regalato un sacchetto di limoni grandi e gialligialli freschi dalla Campania (grazie D).

Ho ricevuto anche delle albicocche di un albero dell’Emilia Romagna (grazie A) e dell’olio d’oliva dell’Umbria (grazie L) che ho messo a fianco dell’olio ricevuto da un amico della Liguria (grazie M).

E poi il mio vicino mi ha regalato un gran pezzo di Asiago dop, tipico prodotto Veneto (grazie A).

W l’ITALIA!

E poi capita…

Ci sono delle giornate in cui il mal di testa è martellante ed è così forte che viene da piangere…ma ci sono troppe cose da fare…

E poi capita che arrivi un podio con una medaglia inaspettata,

e poi capita che tra la pubblicità del supermercato e le bollette si nasconda una lettera di una persona che non ti aspetteresti mai, da un posto che non ci credi sia quello…e con stupore osservi il francobollo e il timbro…

A volte capita che sia tutto vero.

E passa il mal di testa o lo dimentichi. A volte.

TRICOLORE.

Bello vedere i palazzi con il tricolore al vento e sentire la Peperina che conta le bandiere che vediamo dal basso della bici…

bene, abbiamo “rifatto” l’Italia, ora rifacciamo gli italiani (e senza il bisogno della chirurgia!)

P.S. Andatevi a leggere il discorso (versione integrale) del Presidente Napolitano alla Camera, nel sito della Presidenza della Repubblica…grande, grande, grande.

Viva l’Italia! Viva!