Grazia #2: Tre Proesie

Posted by admin - April 5, 2007

RingraziandoVi per l’affetto dimostrato nel post d’esordio, Vi notifico La pvbblycazione del Mio secondo contributo sul blog di Grazia: ben TRE (3) Proesie, di cui due INEDYTE, più l’ormai classica Superstizione.

Come sempre i DENYGRATORI dell’Ars Proetica non hanno tardato a palesarsi: Noialtri non rispondiamo, miraccomando, facciamo i superiori e coNportiamoci da UOMINI (o donne, sempre con risp. parl.), poi tutt’al più gli si riga la macchina, con comodo.

  1. laspostata says:

    Io, sventurata, risposi…

  2. Sel says:

    Io mi trattenni, ma mi offro per il rigaggio dell’aVtovettura.

  3. greenwich says:

    mi raccomando sygnor poeta, thenga alto il nome delle proesie e del magnjfico poeta che lei è.

  4. gillo says:

    messaggio serio. sono finito su grazia: c’è uno/a/x si chiama “guy” che fa polemica col sommo, un altro dice che scopiazza da non meglio specificati frustoni pugliesi (!) e io meno male che non mi sono iscritto. non sostengo dover leggere che il Proéta sia accostato a zelig (dopo anni di vernacoliere): è come dire l’inter è la squadra degli onesti. Proéta non mollare ora!!

  5. Sydbarrett76 says:

    mi sono iscritto, il mio obiettivo è il ban, quanto ci mettono solYtamente a bannarti?
    pensavo di chiedere consigli sulla lvbriFICAzione del diociliberi onde rendere più agevole l’introduzione del pYngone.

  6. roger says:

    o sommo Proeta reagisca alle provocazioni ….magari con una proesia che poi si fa du belle risate…faccia come l’Argia

    di Olindo Guerrini da Rime di Argia Sbolenfi

    Anacreontica

    Chi pel selvoso monte
    Lascia la nuda valle
    E del roccioso calle
    L’erta salendo va,
    Sente grondar la fronte
    E vacillare il fianco,
    Sente che il piè già stanco
    Forza d’andar non ha.

    Ma giunto in su la vetta,
    Con l’occhio erra lontano
    Sul verdeggiante piano
    Che gli si stende al piè.
    Allor trionfa e getta
    Un grido alto e giocondo;
    Vede soggetto il mondo
    E se ne sente il re.

    Anch’io così, sudando
    Su la ribelle rima,
    Potei toccar la cima
    Lieta del sacro allor.
    E, sotto a me guardando
    Con la pupilla altera,
    Maggiore e assai più vera
    D’altri sentirmi in cor.

    Perciò sappia chi viene,
    Folle, a contender meco
    Od a negarmi, bieco,
    La seggiola curùl,
    Che tre scodelle piene
    Di tagliatelle asciutte
    Io me le mangio tutte
    E vado….. ad Irminsùl

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