Chi ha voglia di crescere alzi la mano

Hai presente quel film, “Da grande“, uscito alla fine degli anni ’80 in cui bimbo desidera così tanto crescere da svegliarsi una mattina trasformato in un adulto (e l’adulto è Renato Pozzetto)? O la versione americana con Tom Hanks, “Big“? Ecco, entrambi i film s’ispirano a questo romanzo pubblicato nel 1925 con il titolo originale di Thunder on the Left, letteralmente tradotto in Italia da Enrico Piceni come Tuono a sinistra, scritto da Christopher Morley, scrittore e giornalista americano d’origine inglese.

Il romanzo racconta una favola surreale, ammantata di magia e grazia misteriosa, che soddisfa in pieno il desiderio espresso dal suo autore che in una lettera all’editore inglese del libro, scrisse di volere che “tutto apparisse come attraverso un velo di luce lunare”.

E ogni cosa in questa storia è avvolto da una luce soffusa e delicata, dolcemente briosa come possono esserlo i raggi di luna.

Morley stesso, ancora nella lettera al suo editore, ammette l’assoluta impossibilità di raccontare bene la storia di Tuono a sinistra, perché la vicenda narrata potrebbe essere un sogno, una magia, un viaggio nel tempo, un’allucinazione, tute queste cose insieme o nessuna di esse, ed al lettore è concessa la più ampia libertà di decidere cosa farne di queste pagine e stabilire cosa sta leggendo.

Tutto nasce da un gioco di bambini, che incuriositi dal mondo degli adulti decidono di spiarli per riuscire a penetrarne i segreti e risalire alle ragioni che sottendono alle assurde regole che impongono loro. Uno di loro, Martino, il più sensibile forse, si ritrova catapultato nel futuro e rivede i suoi amici adulti e squarcia il velo di mistero che avvolge le esistenze di chi ha dimenticato di essere stato bambino. E a questo punto la favola si tinge di colori più accesi, la fantasia si mescola all’angoscia per la scoperta di un mondo incomprensibile in cui si tralascia il gioco, la libertà, la spensieratezza uniformandosi a leggi ipocrite che mortificano l’iniziativa e ogni fervore creativo.

Il futuro per Martino/Giorgio in realtà non è ciò che dovrà venire, ma un universo parallelo che incuriosisce, spaventa e lascia delusi. Quel tuono a sinistra del titolo, che è il fato o la consapevolezza del destino che incombe, costituisce il confine tra l’infanzia (e la sua innocenza) e gli adulti incapaci di sognare e di realizzare ciò in cui credevano da bambini. Tuono a sinistra è un romanzo che parla agli adulti con la voce dei bambini che sono stati per mostrare la spietatezza di una vita che sacrifica la magia e l’incanto ed esclude tutto quello che rende piacevole vivere, in nome di una presunta necessità di crescere.

La lingua di Morley è poetica senza essere lirica, delicata senza melassa, acuta ma priva di spietatezza e la struttura della vicenda, basata su continui rimandi tra i due mondi come in un perpetuo gioco di specchi, cela simbolismi e significati nascosti che ognuno può divertirsi a cercare senza che la vicenda perda d’intensità se letta per il solo gusto di godersi un racconto ben scritto.

Il mio passaggio preferito: Giorgio ha appena baciato Joyce, che non sa nulla di lui e del suo segreto, anche se intuisce qualcosa e si stanno innamorando, lui naturalmente come può innamorarsi un bambino cresciuto solo di statura.

“Giorgio” ella mormorò “farò tutto quello che vorrai.” Egli la guardò. “Mi piacerebbe” disse “che tutti se la ridessero dei fabbri ferrai”.

 

Questo post è dedicato al mio Peter Pan preferito, che alla fine è cresciuto ma non si è dimenticato dell’isola che non c’è.

8 Commenti a “Chi ha voglia di crescere alzi la mano”

  1. Anonymous scrive:

    questo post, e questo libro, mi hanno fatto venire in mente una poesia di drummond de andrade. non è brevissima, ma la scrivo lo stesso:

    Consolazione sulla spiaggia

    Dài non piangere. L’infanzia è perduta. La gioventù è perduta. Ma la vita non si è persa.
    E’ passato il primo amore. E così il secondo amore. E così il terzo. Ma la vita continua.
    Hai perduto il migliore amico. Non hai mai fatto un viaggio. Non hai casa, barche, terre. Ma hai un cane.
    Poche parole dure con voce dolce ti ferirono. E la ferita non si rimargina. Ma, e l’humour?
    L’ingiustizia non ha soluzione. All’ombra di un mondo ingiusto hai mormorato una protesta timida. Ma altri verranno.
    Dovresti, tutto sommato, buttarti a mare una buona volta. Stai nudo sulla sabbia, nel vento… dormi, ragazzo.

    grazie per avermela ricordata.

  2. Christian scrive:

    Come al solito – o, almeno, come nella maggioranza dei casi – un post piacevole da leggere, che oltre a raccontarci una ‘storia letteraria’ – come e perché nasce un’opera -, ci incanta con piacevolissime parole – solo qua e là qualche refusello! –
    Fortunato il tuo Peter Pan!!!

  3. seia scrive:

    caro il mio anonimo: grazie a te per la bellissima poesia, che s’incastra a perfezione con il romanzo di Morley.

    christian: i refuselli sono la mia piaga, grazie per averlo notato 😉 Il mio Peter Pan è meraviglioso oltre che fortunato.

  4. paolo b scrive:

    Davvero fortunato questo Peter Pan ad essersi liberato di Campanellino ed aver incontrato te…

    Tuono a sinistra è un gran romanzo di contro-formazione non credi?
    Buona giornata splendore.

  5. seia scrive:

    Paolo: non credo sia un romanzo di contro-formazione, è solo una favola dolce e un po’ malinconica. Riferirò a Peter Pan 🙂

  6. Paolo737 scrive:

    Non sono d’accordo con l’interpretazione di Tuono a Sinstra. Se letto con attenzione e dando un’occhiata alla versione originale (la traduzione di Piceni è datata e ha molte imprecisioni) si intuisce dell’altro. Se lo desiderate vi dirò cosa. Un saluto.

  7. seia scrive:

    io veramente non ho dato in questo post alcuna interpretazione del libro, fermandomi alle parole dell’autore che appunto non lo definivano, ma sono curiosa. Sentiamo.

  8. lucia scrive:

    anch’io sono curiosa dell’altro che ha intuito Paolo 737.
    Ho appena finito di leggere Tuono a sinistra. L’ho trovato molto bello e alla fine mi sono detta: sicuramente c’è dell’altro che non afferro, oltre la poesia della scrittura, la luce lunare, le sensazioni delicate che mi ha trasmesso. C’è un “perturbante”… E c’è anche una morte.
    Aspetto. E nel frattempo ci penso anch’io

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