Il romanzo d’ammore più d’ammore che ci sia

E’ Appuntamento nel tempo di Richard Matheson, uno dei miei regali di compleanno arrivati in anticipo, bellissimo e inatteso, soprattutto perché non lo conoscevo (non è nemmeno facilissimo da reperire).

Della produzione letteraria di Matheson ho letto i racconti, soprattutto uno meraviglioso in forma di poemetto di cui ho scritto qui (numero di maggio-giugno 2006), sul jazz e i demoni che agitano l’anima, e poi i romanzi Io sono leggenda e Tre millimetri al giorno, meravigliosi incubi su carta che raccontato in modo magistrale le angosce e le paranoie dell’uomo contemporaneo.

Ma non sapevo nulla di questo romanzo, per molti versi un unicum nell’opera dello scrittore americano, anche se non rinuncia all’idea del soprannaturale che irrompe nella vita di tutti i giorni, per svelarne i moti più reconditi e sotterranei e a un’impostazione fantasy che gli lascia grande libertà nell’azione narrativa.

Scritto nel 1975, vincitore nel 1976 del World Fantasy Award for Best Novel, Appuntamento nel tempo è stato tradotto in italiano solo venti anno dopo per Urania da Vittorio Curtoni – traduttore ufficiale di Matheson, su cui ha scritto anche numerosi articoli, tipo questo – è la storia di un amore atteso per tutta la vita, appassionato e struggente come solo i veri amori sanno essere, nei romanzi almeno.

Il titolo originale, “Bid time return” viene da un verso del Riccardo III di Shakespeare (atto III, scena II) che recita: “O call back yesterdays, bid time return”, ma nel 1980 dopo che dal libro è stato tratto il film Somewhere in Time con Christopher Reeves, “Somewhere in time” è diventato il titolo delle edizioni successivi del romanzo. Io naturalmente preferivo l’originale.

Il romanzo si apre come i vecchi classici dei secoli scorsi, in cui le vicende narrate venivano presentate come manoscritti ritrovati per caso o come testimonianze di seconda mano che venivano divulgate alla morte del testimone. Matheson immagina che sia il fratello della voce narrante, a rendere pubblica la vicenda scritta in prima persona e di aver avuto dei dubbi sulla legittimità dell’operazione ma di non aver potuto resistere alla tentazione di far conoscere al mondo quella storia incredibile, anche perché in realtà lui vuole credere che sia davvero accaduta.

Appuntamento nel tempo è dunque un romanzo d’amore, uno di quegli amori assoluti e profondi che travolgono tutto e tutto ricostruiscono. E’ la storia di un sentimento così forte da travalicare i limiti stessi della fisica, della ragione, del tempo, come se davvero avesse avuto ragione Alfieri con il suo “Volli, volli, fortissimamente volli” che rende tutto possibile se solo si sapessero ascoltare i desideri e si facesse tacere la ragione.

Matheson crea un personaggio, Richard Collier – 36 anni, sceneggiatore, malato di cancro – romantico e disperato che non ha mai incontrato la donna giusta d’amare e che quando la trova è disposto a tutto per non perderla, persino a perdersi lui stesso. S’innamora di lei vedendola in una vecchia foto appesa nelle vetrine di un negozio: quel viso bellissimo comincia a tormentarlo (“il volto più splendidamente delizioso che io abbia mai visto in vita mia. Mi sono innamorato di lei.”), ne insegue gli occhi, il profilo delle labbra e sente che qualcosa lo lega a lei (“è qualcosa più della bellezza. E’ l’espressione del suo viso che mi perseguita e mi conquista. Quell’espressione dolce e onesta.”). E’ una sensazione indefinibile, impossibile da spiegare, irrazionale eppure terribilmente concreta, lo prende allo stomaco, gli fa tremare le gambe, gli riscalda il petto (“Troppo peso per il cuore”). E’ la donna che ha sempre cercato e deve averla.

Ma Elise McKenna, questo il nome dell’incantevole ossessione di Richard, è un’attrice vissuta poco meno di cento anni prima, che proprio nello stesso albergo in cui alloggia il protagonista ha recitato in uno spettacolo teatrale. Lui allora comincia a ricostruirne la vita, fino al più piccolo dettaglio e guidato da un’irrefrenabile passione, con la pervicacia di chi sa mettere in gioco tutto per ciò che vuole davvero, riesce a incontrarla, e qui arriva la magia, il soprannaturale, la fantascienza, ma non servono grandi sforzi di fantasia, Matheson è bravo a pretendere la sospensione dell’incredulità dal suo lettore, nemmeno te la chiede, se la prende e basta.

Così i due amanti a spasso nel tempo s’incontrano e Richard scopre che anche lei lo stava aspettando: “Sono morta per rinascere tra le tue braccia sotto forma di donna” gli sussurra.

Mi fermo qui con la trama perché il romanzo è avvincente e ogni piccolo dettaglio merita di essere scoperto attraverso la scrittura vivida e potente di Matheson che scegliendo di ricorrere alla prima persona, alla forma diaristica e al monologo interiore riesce a far empatizzare il lettore col protagonista e a fargli vivere attimo per attimo il suo tormento e la sua estasi. Sappiamo tutto di Richard, cosa pensa, cosa vuole, come desidera, come a volte si arrende e altre reagisce, e lo stile asseconda questi stati di esaltazione e depressione con momenti febbrili resi da frasi lunghe e sincopate che si accavallano e si rincorrono o periodi brevi, secchi, quasi delle sentenze di morte.

E alla fine per Matheson è chiaro che l’amore sia una cosa complicata di per sé e che non serva viaggiare nel tempo perché sia un’esperienza assoluta e totalizzante. Tutti ci siamo sentiti come Richard quando un amore finisce o quando crediamo di doverci rinunciare: “Non mi sono mai sentito così vuoto in vita mia. Così talmente privo di scopo. Con uno stato d’animo del genere si muore. La voglia di vivere è tutto. Quando scompare quella, scompare anche il corpo. Sono sospeso nel nulla. Come il personaggio di un cartone animato cade un dirupo balza nel vuoto ma continua a correre per un po’ in aria, prima di accorgersene. Io me ne sono accorto. Adesso comincio a cadere”.

5 Commenti a “Il romanzo d’ammore più d’ammore che ci sia”

  1. maurizio scrive:

    Bellissimo romanzo questo, una chicca di Matheson, sottovalutato da noi. Mi sorprendi ogni volta.
    Mau

  2. a. scrive:

    curioso, sto leggendo tre millimetri al giorno. Lo sto leggendo a rate di tre righe al giorno, prima o poi lo finisco (io sono leggenda e’ favoloso, questo che dici me lo segno). salut

    a.

  3. seia scrive:

    segna pure e poi dimmi però. 3 righe al giorno mi ha fatto ridere 🙂

  4. audente anonimo scrive:

    L’ho finito di leggere oggi e per 10 min non ho potuto smettere di piangere…la mia fidanzata mi ha preso in giro per tutto il pomeriggio…
    davvero bello…ora mi manca 3mm al giorno…

  5. seia scrive:

    audente (la tua scelta del nick m’ha fatto troppo ridere), è un romanzo bellissimo e commovente e solo un cuore di pietra resterebbe impassibile, dillo alla tua ragazza 🙂
    fammi sapere che ne penserai di 3mm al giorno

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