Archivio di March 2008

Tutti colpevoli!

Saturday 29 March 2008

In un agile e spassoso libello intitolato Come raccontare una storia e l’arte di mentire, pubblicato da Mattioli1885 nel 2007 (la traduzione è di Sebastiano Pezzani), vengono raccolti una serie di scritti di Mark Twain nei quali prima traccia la storia del racconto umoristico e ne esamina le caratteristiche fondamentali, che ritiene tipicamente americane, poi esalta la menzogna come la “migliore e più fidata amica dell’uomo” e infine nel breve saggio Fenimore Cooper’s Literary Offenses, veste i panni del critico letterario e nell’esaminare il romanzo di Fenimore Cooper, “Il cacciatore di cervi”, rileva che il suo collega (famoso per avere scritto L’ultimo dei mohicani) commette 114 crimini narrativi  sui 115 possibili e viola 18 delle 19 regole della narrativa. Per spiegarsi meglio Twain elenca queste 19 regole, le prime 5 mi paiono quelle basilari. 

In pratica in base a queste regole è necessario:

1)      che una storia segua un disegno preciso e approdi da qualche parte.

2)      che gli episodi narrati nella storia facciano necessariamente parte della storia e servano a svilupparla.

3)      che i personaggi di una storia siano vivi, esclusi i cadaveri, e che il lettore riesca sempre a distinguere gli uni dagli altri.

4)      che i personaggi di una storia, vivi o morti, manifestino sempre un motivo sufficiente a giustificare la propria presenza nella storia.

5)      che, quando i personaggi di una storia affrontano una conversazione, il dialogo sembri effettivamente un dialogo tra esseri umani.

Quante di queste vengono continuamente disattese dai nostri baldi autori? Se fossero norme di legge, io li sbatterei tutti dentro! (Fatte le dovute eccezioni, of course).

Tempi (poco) interessanti

Tuesday 25 March 2008

“Ci sono tempi in cui le storie sono nelle cose, è il mondo stesso che tende a raccontarsi, e lo scrittore diventa uno strumento. E ci sono tempi – come oggi – in cui il mondo di per sé pare non avere più spunta, nelle storie del prossimo non si legge più una storia generale, e lo scrittore allora può dire del mondo solo quello che sa in rapporto a sé.”

(da Mondo scritto e mondo non scritto, Italo Calvino) 

Me on the web

Tuesday 18 March 2008

E’ da poco on line la versione webbica di una nuova rivista letteraria che dovrebbe sbarcare presto in edicola o libreria, Il sottoscritto, dove potete trovare tra l’altro l’intervista integrale con Loredana Lipperini (pubblicata in versione ridotta sul Corriere Nazionale), in merito al suo libro Ancora dalla parte delle bambine, di cui si era già parlato da queste parti.

Nella versione webbica del periodico La tribuna potrete trovare invece un mio articolo sui Rom.

Qui invece, c’è una discussione che gira intorno a un mio vecchio post (di quando ero ancora signorina!), che m’ha fatto sorridere all’epoca e che poi avevo dimenticato, com’è giusto. In pratica in quel post parlavo di case editrici sconosciute e di autori che non emergono e a darmi contro sono proprio un editore sconosciuto e un’autrice (che pare faccia parte di un “duo scrittorio”) non proprio affermata, diciamo così (che sorpresa!). Come postilla, tanto per la cronaca, aggiungo che mi sembra di ricordare che la casa editrice in questione, qualche anno fa mi avesse contattato per farmi leggere uno dei loro volumi, chiedendo una recensione e suggerendo poi che il libro l’avrei pure dovuto pagare, se avessi ritenuto giusto farlo. Mi pare che non ci sia bisogno di aggiungere altro, se non che ho naturalmente declinato l’offerta.

Qui invece, si suggerisce un malizioso accostamento tra me e un personaggio televisivo che io davvero non sopporto. Non starò a spiegare dove sta la malizia perché dovrei dare per scontato che come me i miei lettori siano appassionati del programma “Amici”, e quindi mi limito a segnalare la cosa che è simpatica in sé, ma devo respingere “l’accusa”, perché io e la tipa non sosteniamo per nulla le stesse cose.

Infine, sono lieta di informare tutti che venerdi – dopo un’attesa spasmodica – entrerò finalmente in possesso della III serie di Battlestar Galactica grazie a lei, a cui farò una statua appena possibile!

UPDATE

Mai ironizzare (o criticare) su blogger e scrittori, NON ANCORA AFFERMATI (che però non lo sanno evidentemente), perché hanno un sacco di amici che li prendono – e si prendono – sul serio, ma mi divertono tanto (e insieme mi mettono tristezza) e  potrebbero anche utilizzare il vostro matrimonio per sopperire alla cronica assenza di argomenti validi: e poi non avrei ragione io a pensare tutto il male possibile di blogger-scrittori-aspiranti-o-praticanti? Ecco qui.

Lasciatemi sfogareeeee!

Saturday 15 March 2008

A-rieccomi!

Rassicuro le mie migliaia di lettori, feedreaders,(?) sostenitori, fan(!), sottoscrittori, telespettatori e vicini di casa prima di tutto: sto bene, stanca, indaffarata, stravolta, ma viva. Tranquillizzo anche coloro che mi hanno scritto, preoccupati che io avessi deciso di smettere di scrivere(!), e questo solo perché non aggiorno il blog: semplicemente, avendo pochissimo tempo, mooooolto meno tempo di prima, devo scegliere di cosa occuparmi e visto che per scrivere sul blog non mi paga nessuno, la decisione mi pare obbligata. Poiché da queste parti non si è però così venali – altrimenti avrei accontentato mio padre e sarei diventata un avvocato di grido, di quelli pagati un tanto al secondo – rieccomi su queste pagine.

Contrariamente a quanto afferma Tomasi di Lampedusa, per bocca di Tancredi, da queste parti tutto cambia per cambiare davvero, dalla vita pratica a quella intellettuale o professionale.

E in particolare, è cambiata la mia prospettiva riguardo alla letteratura e all’editoria: se prima credevo di poter agire sul mondo letterario commentandolo, studiandolo ed esaminandolo criticamente, adesso invece ritengo che l’azione debba essere più diretta e così mi sto dedicando da una parte alla consulenza editoriale, alla ricerca di roba valida da pubblicare, o che valga la pena editare –  per cui smisto racconti e romanzi come un addetto al controllo qualità del mercato del pesce – e dall’altra, producendo materialmente cose da leggere: l’anno prossimo pubblicherò un saggio che fino al momento in cui non mi hanno chiesto di scriverlo, non sapevo di voler scrivere: non è fantastico? E poi la collaborazione con testate non prettamente letterarie ha per forza di cose allargato il mio orizzonte, impegnandomi in nuovi modi di lavorare e di scrivere: non puoi parlare delle elezioni o del problema dei rom, trattando questi argomenti con la stessa penna con cui scrivi di libri e scrittori, no? Devo dire però, che ancora non so se è una cosa che mi piace davvero e se mi riesce bene, mi prendo un po’ di tempo per capirlo.

Per di più è sopraggiunta una sorta di nausea nei confronti del panorama letterario italiano che m’impedisce di rapportarmi serenamente ai libri, agli editori, ai lettori, agli autori, alle manifestazioni. Evito come la peste le presentazioni, gli eventi letterari, gli incontri e scrivo sempre meno recensioni perché mi pare che ci sia poco da dire, come c’è poco che valga la pena leggere davvero. (E per protesta ho aggiornato il mio anobii a tutto spiano).

A questo stato di cose hanno contribuito certamente tutta una serie di fattori, non ultimi: la pubblicazione per un grande editore del libro più brutto che sia mai stato scritto (avevo addirittura scommesso, dopo averlo letto in bozze, che non sarebbe mai uscito in libreria, che ingenua!);  o l’avvento dell’ultima frontiera della (non)critica letteraria: la recensione di inediti e l’acclamazione preventiva di capolavori;  e poi, il proliferare di romanzi insipidi, voci piatte, massificate, storie banali e banalizzate, personaggi clonati, retorica a secchi; il vertiginoso moltiplicarsi di romanzetti adolescenziali che sostituiscono i patinatissimi fotoromanzi degli anni ’80 e si vendono insieme all’ultima copia di “Cioè” (esiste ancora?);  e di contro, il battesimo in pompa magna di esordienti incapaci di scrivere il più delle volte in un italiano corretto, in nome di chissà quale libertà stilistica, presentati come fenomeni letterari, geni della penna, rivelatori di profonde verità sul mondo e sulla vita; e infine tutte queste scrittrici che tengono il moleskine nel reggicalze, pronte a prendere appunti sulle prestazioni sessuali dei loro amanti, contrapposte alle altre, ugualmente detestabili e prive di talento letterario, che si raffigurano (o meglio raffigurano tutte le donne) come madri dolorose, mogli tradite, figlie abusate, amanti bistrattate votate al martirio. Tutte loro rendono un pessimo servigio alle loro sorelle, ti viene voglia di urlare con Dorothy Parker: “I hate Women. They get on my Nerves”.

E che dire dei bluff incoronati d’alloro? La mediocrità rivestita d’oro, come quei pessimi oggetti per la casa che fingono un lusso e una raffinatezza che non hanno e basta scrostare un po’ la patina superiore per vedere lo squallore dei materiali, la povertà del gusto tecnico e della manifattura. 

E quindi basta. Sul serio basta.

Continua. (Speravate che fosse finita qui, eh).