Lasciatemi sfogareeeee!

A-rieccomi!

Rassicuro le mie migliaia di lettori, feedreaders,(?) sostenitori, fan(!), sottoscrittori, telespettatori e vicini di casa prima di tutto: sto bene, stanca, indaffarata, stravolta, ma viva. Tranquillizzo anche coloro che mi hanno scritto, preoccupati che io avessi deciso di smettere di scrivere(!), e questo solo perché non aggiorno il blog: semplicemente, avendo pochissimo tempo, mooooolto meno tempo di prima, devo scegliere di cosa occuparmi e visto che per scrivere sul blog non mi paga nessuno, la decisione mi pare obbligata. Poiché da queste parti non si è però così venali – altrimenti avrei accontentato mio padre e sarei diventata un avvocato di grido, di quelli pagati un tanto al secondo – rieccomi su queste pagine.

Contrariamente a quanto afferma Tomasi di Lampedusa, per bocca di Tancredi, da queste parti tutto cambia per cambiare davvero, dalla vita pratica a quella intellettuale o professionale.

E in particolare, è cambiata la mia prospettiva riguardo alla letteratura e all’editoria: se prima credevo di poter agire sul mondo letterario commentandolo, studiandolo ed esaminandolo criticamente, adesso invece ritengo che l’azione debba essere più diretta e così mi sto dedicando da una parte alla consulenza editoriale, alla ricerca di roba valida da pubblicare, o che valga la pena editare –  per cui smisto racconti e romanzi come un addetto al controllo qualità del mercato del pesce – e dall’altra, producendo materialmente cose da leggere: l’anno prossimo pubblicherò un saggio che fino al momento in cui non mi hanno chiesto di scriverlo, non sapevo di voler scrivere: non è fantastico? E poi la collaborazione con testate non prettamente letterarie ha per forza di cose allargato il mio orizzonte, impegnandomi in nuovi modi di lavorare e di scrivere: non puoi parlare delle elezioni o del problema dei rom, trattando questi argomenti con la stessa penna con cui scrivi di libri e scrittori, no? Devo dire però, che ancora non so se è una cosa che mi piace davvero e se mi riesce bene, mi prendo un po’ di tempo per capirlo.

Per di più è sopraggiunta una sorta di nausea nei confronti del panorama letterario italiano che m’impedisce di rapportarmi serenamente ai libri, agli editori, ai lettori, agli autori, alle manifestazioni. Evito come la peste le presentazioni, gli eventi letterari, gli incontri e scrivo sempre meno recensioni perché mi pare che ci sia poco da dire, come c’è poco che valga la pena leggere davvero. (E per protesta ho aggiornato il mio anobii a tutto spiano).

A questo stato di cose hanno contribuito certamente tutta una serie di fattori, non ultimi: la pubblicazione per un grande editore del libro più brutto che sia mai stato scritto (avevo addirittura scommesso, dopo averlo letto in bozze, che non sarebbe mai uscito in libreria, che ingenua!);  o l’avvento dell’ultima frontiera della (non)critica letteraria: la recensione di inediti e l’acclamazione preventiva di capolavori;  e poi, il proliferare di romanzi insipidi, voci piatte, massificate, storie banali e banalizzate, personaggi clonati, retorica a secchi; il vertiginoso moltiplicarsi di romanzetti adolescenziali che sostituiscono i patinatissimi fotoromanzi degli anni ’80 e si vendono insieme all’ultima copia di “Cioè” (esiste ancora?);  e di contro, il battesimo in pompa magna di esordienti incapaci di scrivere il più delle volte in un italiano corretto, in nome di chissà quale libertà stilistica, presentati come fenomeni letterari, geni della penna, rivelatori di profonde verità sul mondo e sulla vita; e infine tutte queste scrittrici che tengono il moleskine nel reggicalze, pronte a prendere appunti sulle prestazioni sessuali dei loro amanti, contrapposte alle altre, ugualmente detestabili e prive di talento letterario, che si raffigurano (o meglio raffigurano tutte le donne) come madri dolorose, mogli tradite, figlie abusate, amanti bistrattate votate al martirio. Tutte loro rendono un pessimo servigio alle loro sorelle, ti viene voglia di urlare con Dorothy Parker: “I hate Women. They get on my Nerves”.

E che dire dei bluff incoronati d’alloro? La mediocrità rivestita d’oro, come quei pessimi oggetti per la casa che fingono un lusso e una raffinatezza che non hanno e basta scrostare un po’ la patina superiore per vedere lo squallore dei materiali, la povertà del gusto tecnico e della manifattura. 

E quindi basta. Sul serio basta.

Continua. (Speravate che fosse finita qui, eh).

22 Commenti a “Lasciatemi sfogareeeee!”

  1. Alberto scrive:

    c’è ancora chi usa il reggicalze? allora non tutto è perduto! 🙂

  2. seia scrive:

    Uomini! 😉

  3. Ted scrive:

    A questo hanno contribuito certamente tutta una serie di fattori, non ultimi: la pubblicazione per un grande editore del libro più brutto che sia mai stato scritto, avevo addirittura scommesso, dopo averlo letto in bozze, che non sarebbe mai uscito in libreria;

    Nomi e cognomi, su.

  4. eio scrive:

    i romanzetti adolescenziali sono ok, se la pietra di paragone sono i fotoromanzi, dai, che poi coi fotoromanzi una magari poi mi vien su come seia 🙂

  5. seia scrive:

    teddy: Non ti pare che io abbia già abbastanza nemici???
    Comunque se vai su anobii…

    eio: io leggevo Cioè veramente, in cerca di materiale sui TT!

  6. eio scrive:

    confermo che su cioè c’erano i fotoromanzi. io in particolare me ne ricordo uno che si intitolava Non sono ancora pronta e che finiva con la stessa frase. Seminale!

  7. seia scrive:

    🙂
    Scusa, ma non avendo tu sorelle, com’è successo che ti sei letto Cioè???

  8. Alberto scrive:

    allora non è più Boccalone il peggior libro mai scritto! sono un po’ contento.

  9. seia scrive:

    Azz, mi hai fregato sul tempo, l’avevo pensato che avresti presto la palla al balzo e non ho fatto in tempo a specificare 🙂
    Comunque i due se la battono va.

  10. sempreinbilico scrive:

    Hai letto quel brevissimo saggio ” Sul banco dei cattivi” di Giulio Ferroni e altri critici (di cui non ricordo il nome ) ?
    Probabilmente sì. Ma se non lo hai fatto te lo consiglio. Non ho condiviso al 100% le osservazioni sullo stato della letteratura italiana contemporanea, però senza dubbio il libretto mette a fuoco un bel un po’ di problemi centrali. = ]

  11. gloriagloom scrive:

    Ho scaricato il il pdf e letto il libro(in realtà mi son fermato a metà) e alla fine mi son detto che in fondo è solo un’inutile cavolata come ce ne son molte in giro, nulla più. Insomma, pur condividendo il tuo argomentare, mi è sembrato un grosso spreco di munizioni critiche contro un bersaglio minimo. Al limite mi ha dato più da pensare(più del libro) il florilegio di critici soloni che ne accompagna l’uscita(ma immagino faccian parte di sinergie editoriali a me sconosciute), in particolare quella di wu ming(1,2,3,4,o 5 non ricordo) che sotto, sotto sembra dire purchè sia copy left tutto va bene, anche le minchiate. E questo m’inquieta assai più delle politiche editoriali della Rizzoli.
    Ciao Gloriagloom

  12. giuse alemanno scrive:

    ho letto gli aggiornamenti della tua contro-libreria su anobii. al posto della penna usi una sig sauer!

    affettuosità

    g.

  13. inquilina g scrive:

    Seia, amore, sapevo che sul Nori ci saremmo trovate d’accordo.

  14. seia scrive:

    sempreinbilico: si l’ho letto e devo dire che non mi è piaicuto molto a parte il solito stile naif di Massimo Onofri, concentrarsi su pochi autori senza individuare i problemi più generali della nostra letteratura non è molto utile. L’ho visto soprattutto come un tentativo di fare “casino”.

    gloriagloom: capisco il tuo discorso, anche se a me è sembrato più brutto della media (pessima) dei libri italiani, ma di lodi sperticate a libri almeno discutibili ce ne sono a iosa, criticare i critici non serve a nulla, forse. Certo se bastasse il copy-left a salvare un libro…

    giuse: vado dritta al punto 🙂

    g. cara, non t’allargà! Ho detto che ha sbagliato qualche libro, mica che ha scritto solo puttanate! 🙂

  15. gigi massi scrive:

    quando t’incazzi ce piaci una cifra.

    io ogni volta che vedo i libri di nori in libreria, sto lì lì per, poi, non so perché, desisto sempre, mi fa antipatia.

    [noi si leggeva blitz, ma cioè lo rubavamo alle compagne di classe]

  16. seia scrive:

    gigi: :-* Blitz non l’ho mai sentito, ma non era un programma tv anche? Ero troppo piccola per ricordarmelo 🙂
    Allora io li prenderei, cominciando da Bassotuna non c’è; SI chiama Francesca questo romanzo e poi Gli scarti. Infine se proprio t’è piaciuto passerei alla Vergogna delle scarpe nuove e poi di essenziali non ce ne sono più, sul resto si può sorvolare.

  17. jimmydixxx scrive:

    ma guarda te, gigimassi leggeva blitz…;-)
    che poi i termini “leggere” e “blitz” non vanno proprio d’accordo…

  18. JohnMcEnroe scrive:

    eccerto che giggi leggeva blitz, su blitz c’era la mussolini 🙂

  19. seia scrive:

    ma cos’è blitz un giornaletto porno???

  20. Alberto scrive:

    si può dire che blitz stava al porno come le garzantine alla treccani

  21. francesco scrive:

    io una volta che ero malato, ma tanti anni fa, eh, chiesi a mia madre di passare dal giornalaio e comprarmi blitz
    non me lo comprò (e non tornò più, da quel giornalaio)

  22. seia scrive:

    francesco: posso capire che non te l’abbia comprato! ho capito cos’era blitz! 🙂

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