Reddite quae sunt Anobiis

Adesso, io ho più volte ironizzato su Anobii – e a ragione per lo più – però quando ci vuole, ci vuole e quindi riporto uno scambio di battute tra me (in corsivo) e un’utente del sito, circa Il cuore è un cacciatore solitario di Carson McCullers, di cui ho parlato anche qui.

Le osservazioni di Lal – non conosco il suo nome, mi spiace – sono convincenti, ben argomentate, interessanti e mi va di riportarle sul blog anche se totalmente in contrapposizione alle mie, ma il confronto intelligente mi piace. Intelligente, eh.

"Quando Carson scrisse questo libro aveva solo 23 anni. Da questo punto di vista, puramente anagrafico, il romanzo è straordinario. Mi fa piacere che Einaudi intenda pubblicare tutta l’ opera di Carson, a partire da questo romanzo "giovane". Certo l’ affermazione strillata in quarta di copertina che McCullers e Flannery O’ Connor abbiano cambiato il corso della letteratura americana è esagerata, anche se è indubbio che entrambe furono ottime scrittrici. Ma questo libro mi fa pensare alla letteratura americana e a quanto l’ America si identifichi profondamente nella propria letteratura. O meglio, non c’è scrittore americano che non abbia servito al meglio il suo paese, criticando con spirito libero, vigilando sulla sua coscienza e allo stesso tempo amandolo senza riserve. Pensate a che rapporto diverso c’è tra gli scrittori europei e i propri paesi d’origine. Mi astengo dal parlare dei nostri narratori italiani ( non li chiamo scrittori e anche "narratore" è un insulto ai veri narratori. Tuttavia in qualche modo vanno chiamati. Come li chiameresti tu, voi ?). Torniamo a Carson. Scrivi che la sua scrittura è rigida, rigorosamente semplice. Non è straordinario che a quell’ età, dove è istintiva la via barocca allo scrivere, la ridondanza ,il compiacimento di sè, Carson scelga la strada del rigore, della semplicità ? In realtà Carson è una ragazza del profondo Sud degli Stati Uniti, dove la questione nera è viva e scottante, dove la povertà, l’ indigenza, il divario di classe è sotto gli occhi di tutti. E se è vero che Carson è profondamente autobiografica, è vero che dalla finestra della sua casa a Columbus, Georgia, poteva vedere gli operai andare e ritornare al lavoro nelle fabbriche di cotone. Per questo, conoscendo la fatica, la stanchezza, la disperazione di quegli uomini lei li accoglie nel "Cuore è un cacciatore solitario" e poichè ama i diversi, essendo lei stessa diversa ( gli piacevano gli uomini ma amava le donne ), pone al centro del "Cuore", come protagonista, il sordomuto Jack, figura di grande potenza espressiva e allegorica. E l’ ambientazione rurale di cui fai cenno è anch’essa autobiografia, ricordo. Sono ricordi veri il caldo afoso, la luce rovente di una giornata estiva, la noia, la monotonia, la desolazione delle piccole cittadine del Sud, dove l’ anima imputridisce e la fuga è l’ ultima speranza. Chi vive li sogna incantato la neve. Come Capote, che condivideva con lei il sogno della neve e che nascostamente la copiava. Il titolo è brutto, dici: trovo che sia un titolo fortemente evocativo. C’è una storia sul titolo: lei voleva chiamarlo "Il Muto", in onore al protagonista. L’editore fu più bravo ( almeno quella volta ) e trovò un titolo che è una delle ragioni del successo del libro: cuore e solitudine, indicando le due realtà alle quali la sensibilità della giovane scrittrice rimarrà per sempre fedele."

Il sud, la disperazione, lo squallore di vita in attesa di un evento risolutore che non arriverà mai, la polvere e la decandenza, li hanno raccontato in tanti in America in quegli anni e la questione autobiografica, come sempre in letteratura, è solo una componente aneddotica, non una questione di valore: Steinbeck, Caldwell e la O’connor meglio di lei secondo me (e non solo secondo me). L’accostamento con Capote è quanto meno azzardato a mio avviso, ma mica ho detto che è scarsa, solo che la giovane età non mi suscita alcuna ammirazione, non è Radiguet né Rimbaud e il suo stile manca di pathos, ma l’ho già scritto. Sul titol: ognuno c’ha i suoi gusti no? A me fa venire in mentela Tamaro e Coehlo 🙂

"E’ vero che la giovane età non è sinonimo di grande letteratura, nè tanto meno l’ autobiografismo. E’ vero, e l’ ho detto che è azzardato affermare che McCullers e per me anche Flannery O’ Connors ,rivoluzionarono la letteratura del primo Novecento. Ma anche loro fecero parte di quel gran fiume di letteratura americana che raggiunse l’ Europa nel primo dopoguerra. A me arrivarono negli anni dell’ adolescenza e contribuirono ad aprirmi il cervello. Leggevo Carson, e gli altri, e quella lingua secca e rapida come una frustata, mi faceva conoscere un modo di fare letteratura che mi era totalmente estraneo. E poi avevo quindici anni e in quel mondo fermo e asfittico degli anni 50-60 c’erano domande, in quei libri e risposte, che mi intrigavano fortemente. E più tardi volli conoscere le vite di Carson e le altre e capii il contesto in cui vissero e scrissero. Sono molto più giovane di te, credo, e in quegli anni, era interessante e indispensabile conoscere come vivevano e scrivevano donne di talento, in Italia misconosciute e non di rado appiccicate nell’ album delle "scrittrici minori". Non voglio fare un peana femminista, sarebbe stupidamente fuori luogo e fuori tempo. Ma Carson era una bella persona e una brava scrittrice e allora perchè no ? Fu lei che affermò con sicurezza che non c’è niente di umano, che lo scrittore possa allontanare da sè: se esiste al mondo un uomo umiliato, perseguitato, oltraggiato, ecco, allora ci deve essere uno scrittore che sappia identificarsi con lui e ricrearlo. E dargli la parola. Anche, soprattutto, quando sia muto. Perchè per lo scrittore la parola salva. So che la letteratura salvifica ti fa arrotare i denti. Vabbè, posso capirti. Anche a me, spesso e volentieri. Ma non stiamo parlando di una predica dal pulpito. Per quel che guarda Capote è vero che si conobbero, a New York, in una compagnia eterogenea, che andava da Anais Nin a Salvador Dalì a Auden, a Leonard Bernstein e appunto Capote. Fu accusato, nel suo periodo post Kansas, quando tutti gli volsero le spalle, di aver preso idee e "copiato" e non solo da Carson. Quanto vale la parola di Capote e quella di McCullers ? Io una risposta l’ avrei. Diavolo, mi hai fatto passare un pomeriggio insolito."

Quasi quasi le darei ragione. Quasi.

5 Commenti a “Reddite quae sunt Anobiis”

  1. Andrea Ferrigno scrive:

    E’ molto più giovane di te? Voleva dire “sono molto più vecchia” o t’immagina decrepita? 😀

  2. seia scrive:

    Si, s’è sbagliata, penso 🙂

  3. giuse alemanno scrive:

    a proposito di anobii: mi iscrivo a tutti (e dico TUTTI, anche ai più inverosimili) gruppi cui sono invitato, perchè sono un onest’uomo democratico, tollerante e di buone maniere e se invitato, favorisco.
    li ho contati e sono arrivato a ottanta. si smetterà, dunque, di tacciarmi d’asocialità!

    constato, così, che son diventato un tipo molto ricercato, anche dalla questura.

    (tranquilli, non è mia, è di petrolini…)
    affettuosità

    g.

  4. Giuliana scrive:

    Giuse, anche io sarò presto ricercata dalla questura…
    Potremmo organizzare una partita di calcio durante l’ora d’aria!!! O magari a palla prigioniera, se non ti piace il calio… 😀

  5. giuse alemanno scrive:

    cara giuliana, mi piace il calcio, sì. sono un drogato di pallone. ho anche calcato qualche campo verde, calpestando erba e malleoli, da bravo stopper di una volta. con me gli arbitri non applicavano il codice sportivo, usavano direttamente quello penale.
    ora svelo un segreto che non lo sanno nemmeno nelle più fetide macellerie ‘de lo toros conosciude col nome di sartana’: sono tifosissimo del milan.
    lo so chi è il ora presidente, lo so…ma le maglie rossonere mi fanno battere il cuore, gioire e disperare fin da quando avevo sei anni e in campo c’era GIANNIRIVERA; ora di anni ne ho quarantasei e ho visto il milan sia in serie B (c’ero a taranto – milan 3-0) e sia sul tetto del mondo. e son contento.
    è così.

    affettuosità

    g.

Scrivi un commento