In memoria

E’ morto James Ballard.

Non ho molto tempo per scrivere un pezzo e quindi ne riciclo uno vecchio, perché ho comunque voglia di celebrare il grande scrittore.

Eccolo qua.

3 Commenti a “In memoria”

  1. r scrive:

    secondo me il gioco è uno dei suoi libri più deboli… rileggendo crash mi chiedevo come fare qualcosa di simile con i computer, ma non mi viene in mente niente, le possibilità erotiche che possono aprire i crash del computer… in ballard è costante questo elemento, dell’insegnamento: c’è spesso un personaggio più “puro”, più idealista del protagonista, e più perverso. il protagonista parte marcio, ma moderatamente, e l’altro gli insegna, ma l’altro è anche una vittima. è strano: il “cattivo” non c’è, è difficile dire chi sia peggio, se il protagonista o il cattivo. i racconti in cui questa struttra manca sono molto più deboli.
    ma non è un cattivo, è solo uno che è andato oltre.
    in crash il protagonista è un borghese che a causa di un incidente comincia a entrare in questo strano mondo di violenza ritualizzata e lo precede vaugham, ballard aveva studiato medicina, nel suo settore la relazione maestro-allievo era ed è ancora molto forte, forse è l’unica relazione emotiva che ha descritto con successo. c’è ovviamente dell’omosessualità, ma è molto fredda, e anche il dolore, io credo che quel libro, anche se non è bello, sia stato una delle poche idee nuove e chi farà lo stesso trattamento per macchine ben più invasive… coi computer non c’è il sangue ed è una perdita netta… c’è un racconto di ballard, sulle “fughe”: un mondo intero che comincia ad addormentarsi per periodi sempre più lunghi, un virus venuto dallo spazio, ma non un virus biologico, bensì simbolico, e anche lì c’è sempre la stessa struttura: il buono, che non è buono, e il cattivo, che è andato molto più avanti, e la donna.
    in pratica il cattivo e’ quello di cui prendere il posto (e la donna), quest’ultima è un elemento distruttivo e basta. gli uomini di ballard sono cerebrali, le donne no, fanno le cose senza apparente comprensione, sono il passato.
    quel che fanno è altrettanto crudele ma ci arrivano senza pensarci, come se già esistesse in loro, solo dormiente, mentre gli uomini lo riapprendono a fatica. in “un gioco da bambini” questo fattore non c’è e ti accorgi che il racconto funziona meno, si basa sul semplice, mah, come dire, sulla sola innaturalità del fatto che questi ragazzini ammazzano… quale che sia la ragione, il loro modo di fare non rappresenta un metodo di comprensione della realtà.

  2. seia scrive:

    r: in realtà non trovo che il meccanismo di cui parli tu, che però è molto interessante, ed è un aspetto su cui non mi ero soffermata leggendo Crash, sia centrale in Ballard. Penso a Condominium per esempio, o a Millenium Peolpe, ma anche ai suoi primi romanzi, mi pare invece che quasi tutta l’opera di Ballard sia orientata a un’analisi sociale che parte dalla divisione in classe e arriva sino all’alienazione totale di un mondo perfetto, chiuso per compartimenti stagni alla stessa mobilità sociale, e rintraccia tra i mali maggiore del mondo la violenza repressa insita nell’uomo forzatamente sociale, tanto da manifestarsi addirittura nei bambini. La forza di Un gioco da bambini poi non sta tanto nella delineazione di un metodo di comprensione della realtà, io poi in generale dubito sempre che gli scrittori scrivano seguendo precisi propositi pedagogici o analitici, quanto nello stile con cui disegna un quadro raccapricciante, nella capacità d’inquietare il lettore, di scioccarlo e tenerlo incollato alla pagina, prima ancora di volerlo fare ragionare o riflettere sulle nevrosi dell’uomo moderno.

  3. r scrive:

    intendo dire che i personaggi di ballard si adattano a un mondo nuovo, cercano di comprendere, un mondo che non è cattivo ma solo molto più veloce e più crudele, in verità è un mondo antico, questo avviene anche in condominium, c’è indubbiamente una grande ammirazione per l’architetto, mista al desiderio di farlo fuori e prendere il suo posto, la violenza non è considerata un male, manca del tutto l’aspetto morale e direi anche quello politico, la divisione in classi è una cosa data, anzi è proprio un elemento naturale, la violenza emerge perchè l’ambiente torna quello di una volta, il paradiso, c’è un grande senso di libertà nelle terre vuote e disastrate, in cui gli uomini possono finalmente comportarsi in maniera naturale, in fondo questo accade anche nel gioco da bambini, ma spostando l’ottica dai bambini, che non parlano, a chi indaga su di loro, l’effetto di comprensione si perde, si riflette sul comportamento di questi strani esseri, animali variopinti, quando sarebbe molto più interessante essere quegli animali: come nelle donne, anche nei bambini il processo è istintivo, non razionale, ereditato dai genitori, inconsapevolmente, diventa opaco, mentre noi vogliamo conoscere. anche nei libri delle catastrofi, o in rushing to paradise, in molti racconti, isola di cemento, io vedo sempre lo stesso schema, che forse è quello che voglio vedere.

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