Guns of the Patriots

Mentre si preparano a festeggiare il 25 Aprile senza averne il minimo diritto e senza mostrare un po’ di pudore, tengono in caldo un disegno di legge (proposta di legge n. 1360/08) che di fatto, vuole equiparare coloro che facevano i rastrellamenti per conto dei nazisti a chi è stato internato nei campi di concentramento, e i repubblichini di Salò ai partigiani che morirono per la libertà, perché:

 

l’istituzione dell’Ordine del Tricolore deve essere considerata un atto dovuto, da parte del nostro Paese, verso tutti coloro che, oltre sessanta anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della “bontà” della loro lotta per la rinascita della Patria. […] Questo progetto di legge è coerente con la cultura di pace e di pacificazione della nuova Italia, post-bellica, repubblicana e democratica; memore delle distruzioni morali e materiali provocate dal conflitto mondiale; orgogliosa della rinascita operata dalla laboriosità del suo popolo; rinnovata nelle istituzioni di una classe dirigente espressa per la prima volta dal popolo, libero e sovrano; consapevole della necessità di rimarginare le ferite di un passato tragico e cruento nell’interesse dell’intera collettività”

 

A parte l’evidente ipocrisia di mettere la parola bontà tra virgolette a sottolineare che sì, in effetti la posizione presa da chi si schierò con i nazisti e decise di aderire alla Repubblica Sociale non era giusta, però dai, mica c’era della malafede, hanno scelto secondo coscienza e per quello in cui credevano, vogliamo punirli per questo? Per una scelta sbagliata? Come se decidere da che parte stare non la dica lunga sulla dignità che quella scelta conferisce. Come se scegliere di sostenere chi ha sterminato milioni di esseri umani, rastrellato paesi e villaggi, distrutto città, giustiziato oppositori politici e tradito amici e parenti, possa davvero essere considerata un’opzione praticabile e giustificabile. Come se discernere tra cosa sia giusto e sbagliato, non abbia alcun valore.

Dicevo, a parte questa palese ipocrisia, mi domando quale sia “la cultura di pace e di pacificazione della nuova Italia”, e soprattutto quale sia questa nuova Italia. 

Forse l’Italia senza memoria, che tende a dimenticare e confondere, a sfumare posizioni e fatti storici, a riscriverli secondo la convenienza del momento.

Non ci sono alibi, né scusanti, né virgolette che tengano, la libertà di cui tanto si sproloquia in questo periodo e quella democrazia martoriata negli ultimi sessant’anni dal malcostume, la corruzione, il malaffare, le connivenze, le convenienze, le ingerenze, i segreti di Stato, le stragi, i burattinai occulti, i fondi neri, quel poco di libertà e di democrazia che ancora ci resta, non deve nulla ai repubblichini, ai collaboratori, ai delatori: nasce contro di loro, nasce nonostante loro, nasce dalla loro sconfitta.

 

 



Ecco. In realtà avevo iniziato a scrivere il post per parlare della Luna è tramontata di John Steinbeck, un romanzo sulla resistenza norvegese nel corso della seconda guerra mondiale, ma poi l’indignazione e l’amarezza hanno preso il sopravvento e del libro se ne riparla magari, sono troppo incazzata al momento. Ma voi leggetelo intanto.




 



 






 

7 Commenti a “Guns of the Patriots”

  1. Alberto scrive:

    a me, il revisionismo, mi fa un po’ schifo (lo volevo dire, così, en passant)

  2. seia scrive:

    Si, fa precchio schifo anche a me. Non so se siano peggio i fascisti di allora o i revisionisti di oggi, quanto vorrei non dover scegliere tra le due cose.

  3. Mauro Pianesi scrive:

    A occhio e croce, forse, i revisionisti di oggi… (uno, perché i merdosi fascisti di allora sono morti e più male di tanto non fanno più, se non fosse per i loro nipotini; due, perché per qualcuno di loro, almeno, fischiavano le pallottole, mentre oggi solo gli applausi delle platee tivù e il fruscio delle minigonne delle veline…). Uh, come stai?

  4. seia scrive:

    In effetti è così Mauro. Io ancora mi stupisco. Come sto te lo dico privatamente va, che non è che posso spiattellare così i fatti miei, mica stiamo su facebook 🙂

  5. borisbattaglia scrive:

    Il fatto che si faccia confusione, anche in questa sede, tra revisionismo (che è un momento fondamentale, anche criticabile alle volte, ma assolutamente scientifico, della ricerca storica) e uso politico della storia, mi da da pensare.
    Che in realtà aveva ragione Dick: hanno vinto loro.
    Per chiarivi le idee, consiglio un saggio appena uscito per Guanda: l’abuso pubblico della storia. di Aldo Giannuli.

    scusate la pedanteria.

    sciao

  6. seia scrive:

    Boris: la tua precisazione è assolutamente corretta, sono assolutamente consapevole che a ben guardare tutti gli storici in realtà fanno del revisionismo nel momento esatto in cui approcciano un determinato fatto storico, ma mi è sembrato superfluo trattare qui una distinzione linguistica specialistica e ho scelto la via più immediata, in fondo questo è solo un blog.
    Peralto sono abbastanza certa che tutti abbiano accettato la parola revisionismo nel senso generalmente – e te lo concedo – superficialmente applicato alla fattispecie trattata. Naturalmente prendo nota del libro eh.

  7. Alberto scrive:

    sì naturalmente intendevo il revisionismo a uso e consumo eccetera.

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