Leggere contro

Una delle cose che più mi diverte scrivere è una buona stroncatura. L’ho sempre detto, sono una sincera sostenitrice delle stroncature, quando non sono pretestuose ovviamente e solo se veramente motivate: per esempio, non vedo alcun motivo di stroncare un libro di Moccia, perché non aspira a restare nella storia della letteratura, è un libro fast-book che tra qualche anno nessuno ricorderà, cavalca una moda destinata a esaurirsi, parlarne male è come sparare sulla croce rossa, sarebbe più utile stroncare emuli e furbi sfruttatori del momento che si travestono da sacerdoti della letteratura. La stroncatura deve essere divertente, perfida e utile, perché stigmatizza un certo tipo di letteratura, di mal costume culturale, una tendenza deleteria per l’editoria tutta.

Ho l’impressione (ma non si è mai bravi giudici di se stessi) che io riesca a essere più efficace come stroncatrice che come recensore entusiasta, forse perché i miei entusiasmi sono rivolti per lo più a scrittori morti o dimenticati, sui viventi poco mi galvanizzo, specie se italiani. Ma qualcuno c’è, eh. Però vuoi mettere la creatività della stroncatura, quando è fatta con tutti i crismi?

 

E oggi ne ho scritta una che mi fa molto ridere e dalla controlibreria la riporto qui, così mi tolgo anche il pensiero di aggiornare quotidianamente il blog, come da impegni presi col mio psicanalista per guarire da un’endemica pigrizia e dall’asocialità galoppante.

 

Il libro è Adelmo torna da me di Teresa Ciabatti, Einaudi 2002

 

 

 

Titolo: Adelmo ha fatto bene ad andarsene

 

“Gli adolescenti vanno presi per mano e accompagnati nella burrasca della vita.”

 

Basterebbe questa frase a far concorrere di diritto il romanzo di Teresa Ciabatti al premio per l’esordio più imbarazzante della storia della letteratura italiana e non.

Ma l’autrice ci si mette di buona lena e ci offre altri notevoli appigli per portarla almeno sul podio.

Innanzitutto i nomi dei suoi protagonisti: Camilla, Lavinia e Adelmo, i quali solo per motivi d’anagrafe quindi, meriterebbero un sacco di mazzate. In realtà se le meritano anche per altre ragioni: sono personaggi irreali, scontati, banali e soprattutto l’io narrante, nonché protagonista, Camilla racchiude in se tutti i caratteri stereotipati della ragazza-bene romana, viziata, melodrammatica, romanticamente sciocca, giudiziosa il giusto per essere una rompicoglioni, ossessionata dalla dieta e dalle apparenze. E che dire della trama degna di uno di quei fotoromanzi da giornale per teen-agers? Niente. E infatti ne taccio.

Ma sono passati parecchi anni da quell’esordio e la Ciabatti è parecchio cresciuta e nel suo secondo romanzo, I giorni felici (Mondadori 2008), ha imparato la lezione, ma siccome questo è un libro che mi è abbastanza piaciuto, non ne parlo qui.

6 Commenti a “Leggere contro”

  1. mario scrive:

    Che cattiva ragazza! 🙂

  2. seia scrive:

    Può essere, però vado dappertutto (cit.) 😉

  3. ted scrive:

    Be’, non si può dire che non concedi una seconda opportunità a tutti.

  4. seia scrive:

    Teddy: ho una mia teoria che seguo quasi religiosamente: devi leggere almeno 3 libri per ogni autore per farti un’idea abbastanza completa del suo valore letterario, dal punto di vista del critico quindi, e per capire se ti piace o meno, dal punto di vista del lettore.
    E si possono avere 3 casi fondamentali:
    1) il primo libro è brutto, il secondo è abbastanza buono, il terzo è bellissimo: lo scrittore è maturato nel tempo e probabilmente resterà nella storia della letteratura;

    2) il primo libro è bellissimo, il secondo meno, il terzo per nulla: lo scrittore si è perso per strada e ha perso la sua occasione di diventare un grande.

    3) il primo libro è brutto, il terzo pure, il secondo è bellissimo: quest’ultimo gliel’ha scritto qualcun altro! 🙂

    Il resto della casistica è quasi ininfluente e per lo più conferma la regola.

  5. and scrive:

    Scommetto che qualcuno ha scritto che era un libro necessario e/o urgente…
    saluti
    and

  6. silvia da verona scrive:

    peccato la critica sia stata tanto impietosa,personalmente a me il libro e’ piaciuto un sacco,lo trovo ricco di spunti di humor(la coppia filippina degli Abalos e i loro improbabili racconti del proprio paese,la figura semi-demenziale dello psicologo,papa’ dell’aspirante suicida, con le sue analisi e diagnosi da quattro soldi sui disturbi della figlia adolescente)…forse cio’ che disturba l’autrice della critica e’ proprio la scelta di nomi aristocratici nonche’ di una certa ambientazione snob ed altolocata, ma come non condividere con la scrittrice la critica ed in fondo la condanna spietata (la respiri tra le righe) a questo tipo di societa’,popolata da personaggi frivoli egoisti e feroci nello stesso tempo(gli adulti)da una parte, e da ragazzine allo sbaraglio dall’altra,profondamente sole ed abbandonate nell’eta’ piu’ incerta della loro vita…lo trovo invece un grande libro,denso di significati anche nelle parti piu’ marginali, uno spaccato di vita di piccolo paese di provincia con le sue dinamiche interne

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