Noblesse oblige

“Gli undici piccoli ometti che, in ultimo, corsero fuori sul campo, sembravano figure magiche di un altro mondo, strane romantiche, offuscate da una bruma pulsante di gente e di suoni, Si soffre in modo intollerabile insieme a loro, si trema pervasi dalla loro stessa eccitazione, eppure non hanno più niente a che vedere con noi, ormai sono al di là di ogni aiuto, consacrati e irraggiungibili… vagamente santi. Il campo è opulento e verde, i preliminari hanno avuto termine e la squadra prende posizione. I giocatori si mettono i caschi protettivi; ogni uomo batte le mani ed esegue una piccola danza solitaria. La gente sta ancora parlando intorno a te, si sistema comodamente, ma tu sei divenuto silenzioso e il tuo sguardo passa da un uomo all’altro.”

Ecco come Francis Scott Fitzgerald descrive un inizio di partita di football in un racconto pubblicato sul “Saturday Evening Post” nel gennaio del ’28 e intitolato “The bowl”, contenuto in Momenti di gloria. Un’antologia di sport e letteratura – trovato pochi giorni fa su una bancarella sul lungomare di Milazzo – a cura di Antonio D’Orrico (Leonardo Editore, 1991).

A me non me ne importa niente del football, e dello sport in genere, non sono affascinata dalle sfide atletiche o dalla competizione, ma quando uno scrive come Fitzgerald, può scrivere di qualsiasi argomento e leggerlo sarà sempre un’esperienza meravigliosa. Mentre ti parla di quegli undici uomini in campo, parla di ogni uomo e donna sulla terra, in ogni tempo, e il dilemma del campione che non sa decidersi tra l’amore e la gloria sportiva è il racconto di ogni dissidio interiore: sta qui la vera grandezza di uno scrittore, nel narrare una storia particolare rendendola universale. Poi vale la pena leggere Fitzgerald, anche solo per il suono prodotto dalla scelta di parole che usa, per gli accostamenti tra aggettivi e sostantivi, per quei dialoghi brillanti e a volte struggenti insieme, solo per godere della bellezza della parola scritta, come per la visione di un dipinto stupendo, senza nemmeno interrogarne il significato.

12 Commenti a “Noblesse oblige”

  1. Alberto scrive:

    Mi piacerebbe leggerlo questo libro

  2. seia scrive:

    magari a cercar bene prima o poi lo trovi anche tu

  3. gabrilu scrive:

    Non conosco questo racconto di Fitzgerald (almeno, non mi pare), ma quello che scrivi mi ha fatto pensare che a me del base ball non me ne può fregare di meno e non ho mai capito nemmeno le regole di gioco.

    Eppure il primo capitolo di “Underworld” di DeLillo, che è tutta una lunghissima descrizione di una partita di base ball l’ho trovato esaltante, l’ho divorato e ogni tanto me lo rileggo, persino.
    Tutto questo per dire che ti capisco…
    Ciao 🙂

  4. seia scrive:

    gabrilu: bentornata! Mi hai fatto ricordare di Underworld, appena torno a casa vado a rileggermi l’inizio 🙂

  5. Mauro Pianesi scrive:

    Peccato però che non è di baseball che sta parlando Fitzgerald ma di football americano: gli “ometti” sono 11 (a baseball si gioca in 9) e si mettono i caschi protettivi (a baseball se lo mette un giocatore solo per volta: quello che va in battuta). E poi il campo da baseball (o “diamante”) è per quasi la metà in terra battuta, difficile immaginarlo di verde opulento. Ma il pezzo è così bello che si può perdonare tutto a tutti, no? 😉
    Scusate il rompimento…

  6. seia scrive:

    Mauro se leggi meglio, vedrai che io ho scritto che la partita di cui parla Fitzgerald è di football, è nel libro di De Lillo che si parla di baseball. Ma la fretta è cattiva consigliera, quindi si perdona tutto a tutti no? 🙂

  7. Mauro Pianesi scrive:

    Ma sì ma sì, infatti io rispondevo, pur non conoscendola (e assolutamente in pace) a Gabrilu, non al tuo post. Quanto alla fretta, sì, a volte è cattiva consigliera… 🙂

  8. mich scrive:

    sei tornata! nemmeno un saluto? 🙂

  9. mich scrive:

    ah dimenticavo, ho visto le foto che hai fatto: bellissime! Hai occhio per la luce e i particolari, ce ne sono un paio davvero notevoli (e poi stai bene abbronzata 🙂 ) Ho salvato una tua foto e l’ho leggermente modificata per esaltarne i colori, se ti va bene fammelo sapere e te la mando, ma devi darmi anche l’indirizzo email, se sono stata troppo invadente dimmelo e faccio sparire ogni prova 🙂

  10. seia scrive:

    mauro: ma gabriella parlava proprio del baseball citando però De Lillo, io mica ti capisco a volte

    mich: purtroppo sono tornata oggi In effetti un paio di foto mi sono venute benissimo la mia email è seia.montanelli@gmail.com ma c’è dovunque eh, blog tumblr fb non mi nascondo (tutte st’emoticon rendono l’idea di quanto sia isterica per via del ritorno a casa!)

  11. Mauro Pianesi scrive:

    Seia, io sono molto distratto e molto spesso leggo male, soprattutto internet, perché vado di fretta. Sono andato a rileggere il post di Gabriella, che dice: “Non conosco questo racconto di Fitzgerald (almeno, non mi pare), ma quello che scrivi [che scrivi tu, Seia, citando il racconto di Fitzgerald, no?] mi ha fatto pensare che a me del base ball non me ne può fregare di meno e non ho mai capito nemmeno le regole di gioco.” Poi continua parlando di DeLillo e della scena sul baseball. Sbaglio?
    Bentornata dal mare e… nun te la pijà, il ritorno dalle vacanze è per tutti qualcosa di… ma no, no… di più, di più!!! 🙂

  12. giorgio scrive:

    ragazzi per caso sapete dove posso trovare la traduzione di questo bellissimo libro che mi servirebbe per gli esami ?

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