Di fiere, bei libri, gravi perdite e buffoni

Ieri è stato giorno di fiera, erano anni che evitavo di andarci fuggendola come la peste, e dopo averci trascorso più di tre ore ho ritrovato tutti i motivi per i quali preferisco perderla, ma ne ho scoperti di nuovi che magari mi spingeranno a tornarci l’anno prossimo (qui e qui le puntate precedenti).

Intanto non c’è un orario o un giorno buono per evitare la calca: in Italia pochi leggono ma tutti vanno alle fiere dei libri. Questi tutti sono per lo più addetti ai lavori o gente che vorrebbe diventarlo o che si spaccia per tale solo perché magari ha un blog che non legge nessuno in cui ogni tanto parla di libri, o possiede un account su Anobii (e a questo punto vorrei spezzare ora una lancia sulla schiena dei curatori e dell’editore del libro Il tarlo della lettura – che contiene proprio una selezione, diciamo così, delle migliori recensioni presenti sul sito – perché a parte la qualità perlopiù terribile dei pezzi, con pochissime eccezioni, l’unico tarlo presente nel volume è quello che ne divora letteralmente la rilegatura cosicché appena lo tocchi ti restano in mano le pagine che sfogli, forse per rendere più agevole l’atto di dargli fuoco, non so).

Poi naturalmente ci sono anche i veri lettori che cercano tra gli stand le chicche più golose, quelle che di solito in libreria non ci sono o sono malissimo esposte, e li vedi aggirarsi furtivi e svelti come ninja pronti ad accaparrarsi un inedito appena pubblicato, uno scrittore semisconosciuto sdoganato da poco, uno conosciuto ma dimenticato, un autore dal nome impronunciabile che è un bestseller in qualche sperduta repubblica dell’ex Unione Sovietica, una certa edizione rara tirata in trecento copie, una stampa, un libro illustrato. Io ci ho messo del mio visto che quando sono andata a comprare il romanzo dell’ultimo Nobel per la letteratura, Herta Müller, e l’ho chiesto alla tipa che stava allo stand della “Keller Editore“, l’ho chiamato Il paese delle prugne secche, anziché verdi, ma quella manco se n’è accorta, penso si stesse limando le unghie o pensasse di doverlo fare, non mi ricordo bene.

Gli espositori che ho preferito come sempre, sono quelli di libri per bambini, mi sarei portata a casa tutti quei libri colorati e le stampe che sembrano veri acquerelli; gli editori peggiori quelli che restano piccoli o medi, ma si danno arie da grandi perché hanno trovato un filone d’oro, di solito oro di Bologna – quello che si fa nero per la vergogna, afferma il detto popolare, che gli consente di guadagnare molti soldi al minimo dello sforzo creativo o qualitativo; o quelli che hanno un bel catalogo accompagnato però di solito a una spocchia insostenibile. Per non parlare poi di quelli che sembrano non sapere nemmeno perché si trovano dietro un banchetto con dei volumi davanti all’interno di una grossa area espositiva, con della strana gente che gli pone delle domande alle quali rispondono stupiti e distratti a monosillabi, e tu non puoi fare a meno di chiederti se siano abbastanza alfabetizzati da leggerli i libri che pubblicano.

Menzione d’onore per “duepunti Edizioni” per il catalogo e la grafica editoriale e anche per gli editori brillanti e simpatici che indossavano festosi grembiuli rossi perché pare abbiano anche offerto da bere e mangiare a chi si fermava da loro; per “Alet Edizioni”, che non solo vanta una delle vesti editoriali più belle che ci siano al momento in Italia e un catalogo foltissimo di bei libri, ma può contare sulla passione di Giulia Belloni, neo-editor della casa editrice (già in forza a “Meridiano Zero” con la collana “Gli intemperanti”) per la quale curerà la nuova collana italiana “Gli iconoclasti”; per “Mattioli1885”, che rientra sia tra gli editori con un po’ di spocchia che tra quelli con una vaga aria confusa, ma si salva grazie al catalogo  e al bellissimo formato da moleskine dei suoi libri e perché – oltre a Ritratto di un gangster un inedito di Harry Grey (quello di Mano armata per intenderci a cui si è ispirato Sergio Leone per “C’era una volta in America”) – ha pure ripubblicato un libro di O’Henry autore di racconti che ha avuto poca fortuna da noi. Stesso discorso per le “Edizioni Spartaco” che hanno pubblicato Don Giovanni di Dan Fante e i saggi sulla letteratura di Stevenson – nonostante la prefazione di Pascale, ma ho già detto altrove su questo – e hanno ripescato un libro di Jerome K. Jerome, solo che graficamente i loro libri non sono degli oggetti belli da vedere come quelli di “Mattioli1885”.

Ho scoperto poi l’editore “Le nubi Edizioni”, con dei volumetti curati nei piccoli particolari, bellissimi da vedere e anche da leggere, che propone opere inedite in Italia o di particolare prestigio e poco diffuse.

L’editore più simpatico è Marco Vicentini, di “Meridiano Zero”, più interessato a parlare di cosa sia esattamente il noir che non a vendere i suoi libri; i più caotici, almeno per il loro stand i tipi di “Isbn Edizioni“: c’era un sacco di gente intorno ai libri e dietro il bancone erano almeno in quattro, tutti sotto i trent’anni che parlavano tutti insieme, non si è capito nulla di quanto ci siamo detti, né dei libri che io ed Davide abbiamo preso; i più appassionati quelli della “Azimut libri”, che hanno il grandissimo pregio di aver pubblicato le opere di Renzo Rosso, quando tutti si erano ormai dimenticati di lui.

E qui veniamo alla “grave perdita” di cui si accennava nel titolo: ho scoperto solo ieri, parlando appunto con Guido Farneti, il direttore editoriale di “Azimut libri”, che Renzo Rosso è morto proprio poco più di un mese fa e io non ne  avevo letto da nessuna parte e cercando in rete ho trovato poche righe sulla grande stampa e qualche blog letterario collettivo e un accorato scritto di Walter Pedullà su “Il Messaggero”, ma niente di più. Un destino ingiusto per uno scrittore italiano che meritava l’olimpo e la gloria invece dell’oblio. Io anni fa ho scritto un pezzullo su un suo romanzo bellissimo – La dura spina -, pubblicato sul fu “Medicine show”, e per ora lo voglio ricordare linkando quel post, ma al più presto con i tipi di Azimut abbiamo deciso di fare qualcosa di più importante per commemorarlo degnamente, anche perché sono custodi di aneddoti che vale la pena far conoscere anche ai lettori. Qui c’è il pezzo su La dura spina, qui i libri (non tutti credo) di Renzo Rosso in catalogo da Azimut.

Quanto ai buffoni, a parte Alemanno che ho incrociato più di una volta mentre si aggirava tra gli stand con la sua corte e il codazzo di guardie del corpo, soprassiedo, tanto – come amava dire il dittatore romano Lucio Cornelio Silla – “sanno già tutto”.

La grande scoperta dell’acqua calda della mia visita alla Fiera è stata però che se ti occupi di libri e vai direttamente alla fonte non devi nemmeno aspettare che te li mandino a casa, basta prenderli e portarseli via. E il mio bottino di quest’anno consta (tra comprati e ricevuti gratis et amore dei) di:

Lo scherzo del filosofo, Jerome k. Jerome, Mattioli1885

La psicologia della zia ricca, Erich Muhsam, Le nubi edizioni

Il paese delle prugne verdi, Herta Muller, Keller Editore

Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo, Jerome K. Jerome, Edizioni Spartaco

L’adolescenza del tempo, Renzo Rosso, Azimut

Non c’è scampo, Jack Black, Alet Edizioni

In più sono tornata a casa con un pacco pesantissimo con oltre 30 copie di Cera per le sirene di Alberto Ragni, preso direttamente allo stand di “Scritturapura“, che serviranno per una cosa che stiamo preparando in collaborazione con il Nuovo teatro Colosseo per il 4 gennaio (poi darò notizie più approfondite) e a cui non si potrà mancare. Lettore avvisato…

19 Commenti a “Di fiere, bei libri, gravi perdite e buffoni”

  1. davide l. malesi scrive:

    > l’ho chiamato Il paese delle prugne secche, anziché verdi

    Forse pensavi a Pulsatilla? 😉

  2. seia scrive:

    Eccerto mo’ secondo te cercavo un premio Nobel, per quanto sconosciuta al colto e all’inclita e pensavo a Pulsatilla! No, è che come sai, a volte sono proprio cialtrona 😀

  3. Ed scrive:

    Concordo su Vicentini e beata te che i libri non li paghi perché a me, ogni volta che ne leggo, mi viene voglia di correre in libreria 😉

  4. seia scrive:

    Ed(????): beh no, qualcuno lo pago, eh, e molti me li regalano i miei donatori ufficiali di libri (essenzialmente due) ma ti capisco. Vicentini, per essere veneto è fortissimo! 😀

  5. Ed scrive:

    Sì, come blogger su blogspot sono Ed. Vicentini viene sempre alla fiera del libro di Imperia. Magari per la prossima primavera potreste farci un pensiero, tu e tuo marito. Non è una gran fiera, ma merita una gitarella.

  6. Giuliana scrive:

    Ora condivido e passo a un amico che stanotte alle due chiedeva notizie su libri da leggere…

  7. maia scrive:

    quelli di duepunti stan simpatici anche a me. che alla fiera di torino mi avevano anche regalato un libro. eh, sì, doveva essere proprio un gran bel libro quello. suppongo e basta perché alla fine se lo è fregato il mio fidanzato senza nemmeno farmelo leggere prima!

  8. maia scrive:

    (e comunque le prugne secche hanno un loro perché)

  9. lisa scrive:

    Come, “per essere veneto è fortissimo”?! 😮
    Vabbe’, forse è meglio non approfondire. Ho letto con grande piacere il tuo resoconto, quanto di meglio possa avere dalla fiera Più libri ecc una che ormai si sente fuori persino dal retroscena, dalla cantina, dal retrobottega, come chiamarlo, dell’editoria italiana. Mi piace quel tuo certo simpatico disincanto 🙂 🙂 In bocca al lupo per quanto vai tramando!

  10. seia scrive:

    ed: sarebbe carino, nemmeno sapevo esistesse la fiera del libro d’Imperia 🙂

    maia: il tuo fidanzato è una persona orribile si sa! 🙂 Le prugne secche avranno pure un loro perchè ma a me mi fanno schifo, però. Anche fresche, pensandoci.

    giuliana: pupi pur dire al tuo amico che se alle due di notte ha ancora di questi dubbi esistenziali può chiedere a me direttamente che tanto non dormo più ormai (ah, grazie per la citazione con commento sul tumblr, eh, sei un’amica ;-D ).

    Lisa: scherzavo, è che ho qualche problemino a tollerare per più di un po’ l’accento veneto, ma alla lunga m’abituo, eh. In effetti era una pessima uscita, mo mi sento in colpa! Prima di farmi 30 minuti di vergogna sotto il tavolo volevo dire due cose: 1) mi cambi blog come io, anzi mia madre, cambia le lenzuola al letto! Non ti si sta dietro! 2) grazie :-

  11. Giuliana scrive:

    Seia, bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio e a Seia quel che è di Seia!
    (e a me un altro paio d’ore di sonno perché soffro di letargia…)

  12. seia scrive:

    giuliana: e c’hai ragione c’hai! io stanotte 30 minuti di sonno e nemmeno continuativi, mi sento tanto Tyler Durden!

  13. Andrea Rényi scrive:

    Informazioni preziosissime, lettura molto piacevole, contenuti assolutamente condivisibili.
    Grazie.

  14. Andrea Rényi scrive:

    Ah, dimenticavo: sono molto curiosa di leggere il tuo parere sulle Prugne ‘secche’! Posso chiederti di avvisarmi quando pubblicherai la recensione?
    Grazie ancora.

  15. and scrive:

    Vendimi una copia di Ragni che non riesco a trovarlo…! anzi facciamo cambio: ti invio “Storia della pentola a pressione” in tre volumi riccamente illustrati. Un affarone.
    cari saluti

  16. gloriagloom scrive:

    Oramai vado lì solo ad arraffar cataloghi, se c’è una cosa che i piccoli editori sanno fare son prorpio i cataloghi (a volte anche qualche libro). Invidio i Jerome che mi sono sfuggiti.

  17. sempreinbilico scrive:

    Bel reportage! 🙂
    La tua recensione del “Tarlo della lettura” mi ha fatto ridere di cuore, ma ha avuto il paradossale effetto di incuriosirmi ancora di più.
    Al momento però non posso permettermi di rischiare diciotto euro.
    Però c’è un quesito che continuo a pormi ogni volta che ne sento parlare: le pagine del libro sono fatte APPOSTA per staccarsi oppure è la qualità della rilegatura, che è pessima? °_°

  18. rospe in frantumi scrive:

    cara Seia, io avevo provato a invitare Davide a passare a trovarmi in fiera (stand P18 / :duepunti), ma non avendo avuto risposta pensavo che non foste venuti… il vino c’era e un bicchierino l’avreste spillato.

    Mi spiace avere perso l’occasione per fare quattro chiacchiere, una delle cose che più mi piace delle fiere (io LE DEVO fare comunque) è proprio la possibilità di incontrare amici (anche solo di blog).

    Se andrai a Torino in maggio, passami a trovare: chiedi di rospe hai due possibilità su tre di sbagliare.

  19. seia scrive:

    Andrea: devo ancora iniziarlo, in realtà gli avevo già dato uno sguardo e non è che mi avesse convinto molto e devo dire che l’assegnazione del Nobel mi ha molto stupito, come per Le clézio del resto, però mi riservo di farti sapere appena l’ho letto con l’attenzione che merita un Nobel 🙂 Per il resto, grazie.

    And: vieni il 4 e te lo faccio anche autografare! 🙂

    Gloriagloom: hai perfettamente ragione, i cataloghi spesso dei piccoli oggetti da collezione, c’è quello delle Nubi edizioni che è delizioso, l’ho fatto notare all’editore e mi ha detto: “Facciamo libri piccoli, ma cataloghi grandi, siamo così” 🙂
    I Jerome sono un po’ una sòla finanziariamente, nel senso che in pratica se devi comprarli, sono libriccini minuscoli che dovrebbero essere riuniti in volumi più corposi e venduti a un prezzo diverso però per esempio quello della Mattioli1885 è troppo carina come edizione. Quanto al contenuto è il solito arguto, divertente, delizoso Jerome. L’edizione Spartaco però, come i saggi di Stevenson purtroppo presenta questa prefazione di Francesco Piccolo della quale si poteva francamente fare a meno. Tant’è.

    sempreinbilico: fidati di me, non prenderlo! E’ brutto pure come oggetto. E le pagine si staccano da sole perché non è un’edizione curata ma fatta in fretta e furia per uscire in tempo per Natale. Con meno € prenditi se non ce l’hai, l’inedito di Harry Grey, Europeana, Cattiverie occasionali di Max Beerbohm, i Jerome appena ripubblicati, o Cera per le sirene che tu sei pure di Roma mi pare (sbablio?) così lo vieni a prendere pure tu il 4 gennaio a teatro e ce l’hai anche con dedica 😉

    rospe: noi siamo passati apposta ben due volte al vostro stand tra andata e ritorno da quella corsia, e vi abbiamo visto con i vostri grembiuli fiammanti, ma lo stand era preso d’assalto, era impossibile imbucarsi a meno di non picchiare qualcuno, eppure non era nemmeno l’ora della degustazione di tarallucci e vino 🙂
    Ci rifaremo, non so se a Torino che già evito le fiere, partirci pure da qui fin lassù mi pare esagerato, ma a Roma spero proprio di si!

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