Archivio di January 2010

Il florilegio (cit. arcaica)

Thursday 21 January 2010

Lo dico sempre: faccio fatica ad aggiornare il blog, a seguire quello che succede in giro, curo solo il tumblr perché mi diverte ed è immediato, mentre anche la mia farm su Facebook ormai è avviata al fallimento.

Prometto che sarò più costante con la mia rubrica di libri, anche perché se non dovessi essere precisa e puntuale nemmeno con una delle cose che volevo di più al mondo, sebbene la “Posta del cuore” di Natalia Aspesi resti il mio traguardo massimo, allora forse dovrei ritirarmi qualche anno in Tibet – senza Brad Pitt, Davide stai tranquillo! Poi lo sai che non è il mio tipo – per riflettere a lungo su quello che davvero voglio fare della mia vita, perché comincio a credere di non essere molto equilibrata in questo.

Ma sto diventando troppo ombelicale per i miei gusti e quindi torniamo a bomba, e tutto questo era per dire che se potessi riempire questo blog con le email che ricevo e i carteggi che si creano con alcune persone in certi momenti e, non so davvero spiegarmi il perché, ma mi capitano spesso situazioni anomale o divertenti o bizzarre, avrei risolto qualsiasi problema di fidelizzazione del lettore e di gestione del poco tempo che mi lascia il resto della mia vita e potrei tranquillamente giocare a Tetris, mentre le statistiche circa i miei accessi al blog crescono in maniera esponenziale.

Uno di questi carteggi posso riportarlo con il beneplacito dell’altra protagonista, che anzi è ben contenta di essere citata e riconosciuta: infatti secondo me è completamente pazza, ma di quella pazzia che rasenta il genio e io la trovo simpaticissima.

Andiamo con ordine.

Mentre mi occupo di promuovere Stilos con l’invio del comunicato stampa e del banner per gli abbonamenti alla rivista, mi arriva una risposta all’email del comunicatgo con l’oggetto cambiato rispetto all’originale: 

Oggetto: Re: “Stilos: la rivista dei libri” torna in edicola a fine Gennaio – e nel frattempo e’ nata la Neo Edizioni

Da: isabella

Date: 13 gennaio 2010 20.07

 Salve,

mi chiamo Isabella Tramontano e curo l’ufficio stampa della casa editrice abruzzese NEO edizioni.

Sono contenta che voi torniate in edicola, vi leggevo, e la cosa mi ha fatto anche riflettere sorridendo: quante cose accadono mentre noi non ci siamo, anche se usciamo per poche decine di minuti. In questi due anni vi comunico che siamo nati noi, la NEO.

Stiamo avendo un discreto successo, ma 24 mesi son pochi per gridare vittoria. Sarei contenta se voi deste attenzione alla nostra casa editrice, secondo me siamo bravi, se può valere. Ora come ora, vorrei che leggeste il libro del nostro autore (omissis). Pronta a inviarvelo.

In attesa di un bel pezzo su di me, addetto/a stampa (sui generis?)

Aspetto Vostre,

Isabella

Dopo un primo momento di perplessità comincio a ridere e rispondo subito all’addetta stampa sedicente-sui generis:

 Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 20.13

A: isabella

 Ciao Isabella,

Intanto in bocca al lupo per il vostro lavoro.

Innanzitutto ti comunico che ti rispondo a titolo personale e non come redattrice della rivista, perché mi hai fatto sorridere con questa tua email e quindi se vuoi mandarmi il libro del vostro autore sarò lieta di leggerlo e poi decidere se parlarne o meno su Stilos.

Puoi inviarlo a (omissis)

Posso prendere un pezzo della tua email e pubblicarla sul mio tumblr? E’ divertente 😀

 buon lavoro

Seia

Lei mi risponde dopo 2 minuti, si vede che la nostra vita sociale al momento langue pesantemente:

 Da: isabella

Date: 13 gennaio 2010 20.15

A: Seia

ti mando tutto e ti chiedo di farmi felice.

mi citerai? anche no, eh.

grazie,

Isabella

Queste parole mi fanno pensare al “Coprimi di soldi” che è il tormentone in “Jerry Maguire” con Tom Cruise e, come tutto quello che mi fa pensare a Tom Cruise, mi piace e a questo punto sono già conquistata alla causa Montanaro

Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 20.19

A: isabella

Certo che ti citerò! Secondo me il problema della maggior parte delle case editrici italiane a parte la qualità degli autori, scarsa nel 95% dei casi è anche l’incapacità di chi ne cura gli uffici stampa, poco motivati, per niente attivi, nessun’iniziativa, non seguono i loro autori, tu sei troppo simpatica e anche molto intraprendente quindi, a prescindere da come sarà il libro, ti meriti tutto il meglio.

Quanto a farti felice, non prometto nulla, probabilmente non mi conosci e non hai letto i miei pezzi su carta o su blog, ma passo per essere una vera stronza con gli esordienti italiani, quindi… 😀

S.

 Da: isabella

 Date: 13 gennaio 2010 20.23

A: Seia

azz.

ora ti svelo una dinamica delle case editrici italiane: se il pezzo e’ brutto l’addetto stampa viene chiamato in una stanza buia e lasciato lì in isolamento per giorni.

vuoi questo per me?

Io scrivo per una rivista on line, Novamag.it, e ricevo molti comunicati stampa e  concordo: sono noiosi, tutti uguali per tutti. ma lo stesso addetto non si rompe?

Io effettuo delle vere e proprie prestazioni comunicative ogni volta.

Dove posso leggerti?

Isabella

 “Prestazioni comunicative” mi ha prostrato l’ammetto, ma lei è troppo forte e quindi continuo a cedere.

 Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 20.41

A: isabella

 Non pensare di farmi sentire in colpa, chi promuove un brutto libro che intasa un mercato già saturo di monnezza si merita questo e altro 😀

Conosco Novamag.it, la leggo qualche volta, non è male. E un po’ il lavoro di addetta stampa mi è capitato di farlo in passato quando ho iniziato anni fa con la prima rivista letteraria e cercavo di essere originale con i comunicati e ora lo faccio solo per promuovere autori ai quali mi dedico  esclusivamente perché ci credo, o per Stilos che ha bisogno di essere rilanciato al momento.

(omissis)

Puoi leggermi su (omissis, l’elenco è noioso e non ha a che vedere con la nostra storia). Domani faccio un post con questo scambio di email, magari sistemandole un po’, ma mantenendone lo spirito e lo faccio leggere prima di pubblicarlo così vediamo se approvi o meno 🙂 

Seia

Lei che ha capito che ormai mi ha in pugno, anche perché dei titolari degli uffici stampa italiani quelli che mi piacciono si contano sulle dita di una mano, umanamente e professionalmente, il migliore resta Stefano Fedele, che prima era in Donzelli e poi in Avagliano e ora si occupa in gran parte d’altro, restando sempre nella comunicazione; e poi ho un’ammirazione sconfinata per l’ufficio stampa di Miminumfax, il precedente e quello attuale, che creano rumore e eventi intorno ai libri della casa editrice, e ha contribuito non poco a farla diventare in poco tempo una casa editrice di penso sul mercato italiano. E questo, nonostante io non condivida la pubblicazione di più di metà dei loro libri. Molto brave sono poi Silvia Tessitore di Zona Editore, Lucrezia De Palma che ora purtroppo lavora per la Coniglio editore e i libri che mi propone di solito non sono il mio genere (e non dovrebbero essere il genere di nessuno a dire il vero) e Fiammetta Biancatelli di Newton Compton. E la maestra per me, anche perchè viene dal giornalismo è Stefania Nardini, che di esperienza nella comunicazione (e non solo) ne ha da vendere. Molti addetti stampa invece sono sbrigativi, noiosi, pedanti, maleducati, ripetitivi, per niente appassionati, poco attenti, incapaci di coinvolgerti e di farti incuriosire ai libri che ti presentano e che secondo me loro per primi non hanno letto o non leggerebbero. E poi scrivono questi comunicati tutti uguali, poco brillanti, poco accattivanti, per niente studiati. 

Come dicevo, Isabella ormai ha capito di avermi impugno e quindi raddoppia la posta! 

Da: isabella

Date: 13 gennaio 2010 20.46

A: Seia

Non per Stilos, ma per le altre pagine bianche che riempi, ti allego la scheda di un libro nostro che amo molto. Fammi sapere, obiettiva e cruda come mi sa sei.

(sai che io ho affossato un nostro libro? mi vergognavo di parlarne…)

 Tra donne: quanti anni hai?  Io 33.

 Sistema, taglia cuci, fai tu.

Isabella 

 

Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 20.48

A: isabella

Ne ho 34 e ti sei dimenticata l’allegato! 😀 

 

Da: isabella

Date: 13 gennaio 2010 20.53

A: Seia

Evvai!

Isabella

 

Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 21.05

A: isabella

Capita sempre anche a me 🙂

Dalla scheda mi pare interessante: è già uscito?

 

 Da: isabella

Date: 13 gennaio 2010 21.09

A: Seia

Dicembre, ma – visto il tema, com’e’ scritto – e’ sempre attuale.

Pensa, è stato messo in scena al piccolo di milano, e forse la prossima iraquena sarà  Ottavia Piccolo.

Quando l’ho letto e sono rimasta in trance per due giorni.

te lo mando, ja.

Isabella

 

Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 21.13

A: isabella

 🙂

ok, qualcosa mi dice che mi piacerà più questo dell’altro, ma li leggerò tutti e due ja 😀

S.

 

Da: isabella

Date: 13 gennaio 2010 21.15

A: Seia

Ahahaha.

Buona serata e grazie,

Isabella

Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 21.16

A: isabella

Buona serata anche a te 🙂

 S.

I due libri mi sono arrivati subito, e siccome il mio istinto quasi mai mi tradisce, già so che il secondo libro è quello che mi piacerà parecchio, ho fatto il mio test delle dieci pagine lette a caso qui e lì e nemmeno una mi ha deluso. L’altro è molto esordiente, molto italiano, molto poco per me (e per tutti penso, ma come promesso lo leggerò tutto prima di parlarne bene o male o d’ignorarlo, a parte un veloce feedback alla fantastica Isabella, che secondo me tutte le case editrici dovrebbe correre per cercare di accaparrarsela come ufficio stampa).

Qualche stralcio dal libro che mi pare notevole, Palace of the end, una piéce teatrale scritta da Judith Thompson – che conoscevo già per la sceneggiatura del film “L’altra metà dell’amore” – che racconta in tre monologhi il conflitto in Iraq prendendo il punto di vista, o meglio immaginandolo, di tre personaggi realmente esistiti e che con questa guerra hanno avuto molto a che fare:

Mi chiedo se mi manderanno al gabbio per otto anni come Charlie. E’ strano, sapete, se le cose andavano in un altro modo, invece di star qua in ufficio e aspettare il processo, avrei potuto avere anch’io un telefilm che parla di me. Lei è veramente un eroe e sapevate che anche lei viene dal West Virginia? Sì, credo che Jessica Lynch è l’idolo degli americani. Io invece sono il segreto dell’America gridato al mondo intero e loro no, mica ne sono  contenti.

A parlare qui è Lynndie England, la soldatessa americana fotograta mentre seviziava alcuni dei prigionieri del campo di tortura di Abu Grahib.

Il mio albero di datteri non è bellissimo? Ci sono più di trecenta varietà di datteri. Potete immaginarlo? Quando ero incinta del mio primogenito volevo provare ogni tipo di dattero, ma mi sono fermata a cento. Si, cento varietà. Veramente, tutti hanno pressappoco lo stesso sapore, ma non dite a un iracheno che ho sostenuto questo!!!

Sapete per centinaia, migliaia di anni, i datteri con il latte di cammello erano la dieta dei Beduini, proprio come le patate erano la dieta degli irlandesi.

Rovinare questo albero è imperdonabile. Nell’antichità un militare diceva: “Non uccidere una donna, un bambino o un vecchio. E non tagliare un albero“.

Cos’è successo? Ormai è solo un gioco. E’ un danno collaterale.

E’ la voce di Nehrjas Al Saffarh, attivista irachena e moglie di un oppositore di Saddam Hussein.

Si, credo decisamente di non sbagliarmi su questo libro.

That’s all folks.

A volte ritornano (magari un po’ cambiati)

Wednesday 13 January 2010

Stilos, il magazine dei libri” torna in edicola dopo due anni di assenza con un formato e una grafica rinnovati: sarà un mensile di 130 pagina a colori e non si occuperà solo di letteratura. 
 «In una stagione che ha segnato la chiusura di altre testate culturali e penalizza sempre più il mondo dei libri» dice Gianni Bonina, fondatore e direttore della rivista «Stilos vuole provare a dimostrare che, ovunque  andrà, il mondo finirà sempre in un libro». 

La rivista sarà in edicola alla fine di Gennaio e io avrò (anche) una rubrica fissa, anzi una rubrichetta, come dice il direttore, bontà sua, sui libri persi e ritrovati: Pastiglie è il suo nome, molto carino no? (Grazie a chi l’ha suggerito).

Qui c’è il comunicato stampa ufficiale e cliccando sul bannerino qui sotto si arriva direttamente alla pagina degli abbonamenti: perché ricevere la rivista direttamente a casa è tutta un’altra cosa! E costa anche meno.  

 

Per informazioni:

www.stilos.it
Editoriale Stilos s.r.l.
Partita Iva 04736270879
N. Rea Cciaa Ct-315766
Via Gabriele D’Annunzio 13, 95100 Catania
Telef. 095.551614
Telefax 095.7040970
Direttore responsabile
Gianni Bonina
Direzione direzione@stilos.it
Redazione redazione@stilos.it
Amministrazione info@stilos.it
Pubblicità inserzioni@stilos.it
Abbonamenti abbonamenti@stilos.it

Speriamo che tenga*

Saturday 9 January 2010

Pensavo a Wislawa Szymborska prima di dare inizio alle danze lunedì scorso al “Colosseo Nuovo Teatro“: presentavo Storie dalla fabbrica, una evento dedicato al confronto tra due libri diversi tra loro, scritti a distanza di trent’anni, Tuta blu di Tommaso Di Ciaula e Cera per le sirene di Alberto Ragni, che però parlano entrambi di fabbriche e operai.

L’idea mi è venuta qualche mese fa perché i due libri sono legati non solo da aspetti relativi ai rispettivi protagonisti, gli operai di fabbriche in difficoltà, ciascuno con la propria vita e i propri problemi, ma anche perché Alberto ha preso il titolo del suo romanzo e la poesia che ha messo in epigrafe al volume proprio dal libro di Di Ciaula, e io poi ho letto Tuta blu proprio perché è stato Alberto a regalarmelo anni fa.

A parte questo i due romanzi sono completamente differenti. Di Ciaula racconta un mondo che sta cambiando, in peggio, il passaggio dalla vita contadina a quella industriale; è quasi un monologo il suo, un’invettiva in forma di diario contro l’ingiustizia di una vita sacrificata alla fabbrica, al lavoro senza tutele, all’alienazione di giorni sempre uguali. C’è l’amarezza, l’amarcord e la poesia nelle sue parole, ma soprattutto la rabbia di un uomo che deve lottare per non perdere la propria dignità in nome del progresso, della produttività, del profitto.

Alberto scrive invece di un giovane operaio che sta per perdere il lavoro, ma che ha una vita al di fuori delle pareti della fabbrica, una sorella con cui vive un curioso rapporto fatto di malizia e ironia, una quasi ex-fidanzata dai seni grandi quasi quanto la sua indecisione circa il loro rapporto, un vicino di casa paranoico e strambi colleghi di lavoro con cui cucina la trippa durante il turno di lavoro e gioca a carte nelle pause. E anche gli aspetti più seri legati alla probabile dismissione dello zuccherificio in cui lavora, sono raccontati con un’ironia amara ma leggera, che fa sorridere e commuovere allo stesso tempo. Penso per esempio agli operai che di notte rimontano ciò che di giorno viene smontato per chiudere definitivamente lo stabilimento, come estremo tentativo di ribellione, inutile ma liberatorio e soprattutto “legale”, loro costruiscono, non sono mica dei vandali in fondo.

Di eventi culturali – tra presentazioni, convegni, poetry-slam, conferenze – ne ho organizzati parecchi in passato, soprattutto con “Origine” non facevamo che promuovere iniziative e incontri a diverso livello, ma sono sempre stata dietro le quinte, inviavo e scrivevo comunicati, invitato persone e personaggi (solitamente c’è una gran differenza tra le une e gli altri), controllavo che tutto procedesse per il meglio e poi mi sedevo tra il pubblico a godermi lo spettacolo, limitandomi a dare qualche indicazione, se necessario.

Lunedì invece ho dovuto sedermi sul palco davanti al pubblico dopo aver organizzato tutto e mentre cercavo di contenere il panico, mi sono tornate alla mente queste parole della scrittrice polacca in “Serata d’autore”, contenuto nella raccolta Vista con granello di sabbia. Poesie (1957 – 1993):

“Ci sono dodici persone ad ascoltare, è tempo ormai di cominciare. Metà è venuta perché piove, gli altri sono parenti. O Musa. […] In prima fila un vecchietto dolcemente sogna che la moglie buonanima, rediviva, gli sta per cuocere la crostata di prugne. Con calore, ma non troppo, ché il dolce non bruci, cominciamo a leggere. O Musa…”

In realtà nella platea del bel Teatro Nuovo Colosseo c’erano ben più di dodici persone, qualche amico, nessun parente – se si esclude Davide che ha sostituito Tommaso Di Ciaula assente giustificato per una leggera indisposizione – e diversi sconosciuti che hanno mostrato di gradire la serata.

Come mi succedeva durante gli esami all’università la cosa peggiore è stato l’attesa che ha preceduto l’evento: è stato come prima dell’appello del professore, mentre una volta che hai deciso di varcare la soglia dell’aula e ti siedi davanti all’esaminatore ti dimentichi di tutto e pensi solo a portare a casa il miglior risultato possibile. E credo che ci siamo riusciti.

Davide è istrionico, il palco è il suo territorio naturale, il pubblico lo esalta, leggere brani suoi o di altri, con il piglio del grande attore o del poeta che vive ciò che legge, è uno dei suoi talenti.

Alberto è stato simpatico e brillante, è stato se stesso in pratica, ma senza quella leggera ritrosia o timidezza che mostra a volte nella vita: si è preso la parola quando gli pareva (e riuscire a zittire Davide senza litigarci non è impresa da tutti) e ha giocato di sponda o assestato un bel colpo ad effetto a seconda dei momenti e sempre quando era giusto farlo. Ha scelto di leggere brevi brani del suo libro, ma li ha selezionati con cura, c’erano anche alcuni dei miei preferiti e quasi non ci eravamo messi d’accordo. E a un certo punto mentre cercavo di dare qualche informazione generale sulla letteratura operaia e quella industriale e d’inquadrare storicamente e criticamente il fenomeno – in fondo sono o non sono un critico letterario in progress? – a tradimento quasi, ha calato il suo asso di bastoni citando una canzone di Umberto Tozzi del ’77, “Gesù che prendi il tram”, che potrebbe essere la vera origine dell’espressione “tuta blu” per indicare convenzionalmente l’’operaio, visto che è uscita un anno prima che il libro di Di Ciaula fosse pubblicato.

Ora a me chi ha inventato per primo l’espressione “tuta blu” non è che importi molto, il romanzo di Di ciaula resta importante per molti altri aspetti, ma che Tozzi abbia scritto una canzone impegnata che recita:

“Gesù che entri nei bar / Insieme col mattino Cornetto o cappuccino / tu lo sai Che troppi figli hai / Gesù che in fabbrica vai / tuta blu Compagno Gesù / C’è un uomo in meno una vedova in più”

mi ha scioccato. Meno male che ho imparato da Pippo Baudo (ma soprattutto da Milva) che the show must go on e sono andata avanti nonostante il trauma.

Della serata mi resterà la pioggia che ha creato non pochi problemi; il rosso acceso delle poltroncine del teatro; i fari che illuminavano il palco accecandomi; le mie amiche in prima fila a sostenermi; una bellissima cartolina in bianco e nero del mercato dei libri a Barcellona nel 1915; Alberto che prende alla lettera le richieste di “firmare la copia del tuo libro” fatta da chi le ha comprate e le sigla una per una con il suo nome e cognome senza aggiungere una dedica, un pensiero, una frase da navigato scrittore; la spilla da balia strategica che teneva insieme la scollatura troppo audace della mia camicetta e che a un certo punto ha deciso di abbandonarmi, rischiando di farmi ripetere l’esperienza di Patsy Kensit a SanRemo, solo che mutatis mutandis, c’è da dire che la Kensit porta una prima scarsa, qui invece parliamo di ben altro, ma il pericolo è stato miracolosamente scongiurato.

A parte i ricordi e i ringraziamenti a chi ha permesso di realizzare la serata, a chi è intervenuto, a chi non c’era ma avrebbe voluto esserci (e un pensiero a chi mi ha creato solo problemi), quello che ancora porto con me, è una brutta bronchite dovuta all’umidità della serata e al freddo preso durante la cena del dopo evento, che in pratica mi ha privato di qualsiasi capacità respiratoria e mi ha segato via le corde vocali.

Una serata che non dimenticherò mai, soprattutto se non dovessi riacquistare mai più la mia bellissima voce!

Ah, dimenticavo, in prima fila non c’era nessun vecchietto che sognava dolcemente la moglie e una crostata di prugne. Peccato. 

 

 

* è stato il leitmotiv di tutta la mia giornata: “speriamo che tenga” il tempo, la spilletta, il tacco 10 degli stivali, il palco, il faretto sopra la mia testa, il tendone all’esterno del ristorante sotto la pioggia, e soprattutto il mio cuore che a volte perdeva i battiti, ma questi sono fatti più miei, dei miei raccontati fin qui. (Citazione di Speriamo che tenga di Moni Ovadia, naturalmente).

Ci si vede lunedi alle 19 al Nuovo Teatro Colosseo di Roma, no?

Friday 1 January 2010

Iniziamo l’anno nuovo insieme? 

Il 4 gennaio, ho organizzato a Roma un incontro dedicato alle storie che parlano di gente che lavora in fabbrica. E infatti si chiama STORIE DALLA FABBRICA.
 
Ci saranno due scrittori,
Tommaso Di Ciaula e Alberto Ragni, che hanno scritto due romanzi che – a distanza di trent’anni l’uno dall’altro – raccontano appunto le vicende di alcuni operai.
 
Tommaso Di Ciaula ha scritto
TUTA BLU (pubblicato da Feltrinelli nel ’78, con la prefazione di Paolo Volponi, e nel 2002 dall’editore Zambon), un romanzo che sin dalla sua prima uscita, si è imposto a pubblico e critica perché dava voce agli operai, essendolo lui stesso, e più di ogni altro ha saputo raccontare chi erano, cosa volevano, cosa pensavano, quegli operai.
Tant’è che se oggi noi li chiamiamo “tute blu”: è soprattutto per questo libro.
 
Alberto Ragni è l’autore di
CERA PER LE SIRENE, un romanzo di cui ho già scritto (mentre qui c’è un’intervista) – ma ho scritto anche di Tuta blu qualche anno fa – che parla di operai dei giorni nostri: che è già una cosa notevole di per sé. Oggi, se in un romanzo si parla di lavoro, di gente che lavora, si parla di gente che sta in un call center. Oppure di manager, imprenditori, palazzinari, professionisti, impiegati pubblici, insegnanti o di precari a qualsiasi livello. Gli operai sembrano spariti o quasi, perlomeno dalla letteratura. Invece, nel romanzo di Alberto Ragni, ci sono. E c’è anche dell’altro.
 
Quella del 4 gennaio, sarà una serata di letture e di chiacchiere, in un bel teatro – il
Teatro Nuovo Colosseo di Roma, che si trova in via Capo d’Africa 29/a. Si comincia alle 19.
 
Due parole sul Teatro Nuovo Colosseo: a parte la ci sono delle enormi cineprese d’epoca a decorare la hall come fossero delle installazioni artistiche, ma non è di quelli enorm, in cui ci si perde dentro. Si ha la sensazione di stare tra gente che si conosce già. Ecco, a noi piacerebbe che fosse una serata in cui chi partecipa si sente così, in mezzo a gente che conosce. Ci saranno Tommaso e Alberto che leggono delle cose, ci sarò io che li faccio chiacchierare un po’ tra loro, e con voi. In pratica proveremo a raccontare delle storie.
 
Vi invito a esserci e, se potete, anche a dire in giro che ci sarà questa serata. L’ideale sarebbe tutt’e due le cose, ça va sans dire.

Se avete un account su Facebook qui c’è la pagina dell’evento (e se avete un account su FB e giocate anche a Farmville diventiamo neighbours!)

Qui invece c’è il bellissimo comunicato stampa ufficiale.

Qui alcune pagine del bel libro di Alberto e qui un bell’omaggio a Tommaso Di Ciaula.

————————
 
Per informazioni:


seia.montanelli@gmail.com
 
Colosseo Nuovo Teatro
www.e-theatre.it
Via Capo d’Africa 29/a
00184 Roma
Info: 06 7004932
Ufficio Stampa: 366 1915226
Email:
colosseonuovoteatro@e-theatre.it
info@e-theatre.it

 

Storie dalla fabbrica