Pastiglie/IV: I loro occhi guardavano Dio di Zora Neale Hurston

Autrice di quattro romanzi, e di più di cinquanta testi – fra racconti, sceneggiature teatrali e saggi – Zora Neale Hurston, eminente antropologa e folklorista, è la più importante scrittrice afro-americana di tutti i tempi.

Dimenticata nel suo paese per quasi settant’anni, perché donna, indipendente, conservatrice, nera – «sono stata nera tre volte, nera come bambina, nera come ragazza, nera come donna» – e riscoperta solo nel ’73 grazie ad Alice Walker (autrice di libri di culto come Il colore viola), è quasi sconosciuta in Italia. Solo due, tra i suoi libri, risultano oggi disponibili nella nostra lingua.

Anzitutto il più famoso I loro occhi guardavano Dio, inizialmente edito in una sorprendente – per il periodo storico di cui si parla – versione del ’38 da Frassinelli – che nel ’46 pubblicò anche l’ormai introvabile Mosè l’uomo della montagna – e poi nel 1998 per Bompiani.

Tuttora in commercio è anche una bellissima raccolta di racconti, Tre quarti di dollaro dorati, editi da Marsilio nel 1992 (e ristampati nel 2006).

Nel 2009 Cargo ha riproposto in una nuova edizione I loro occhi guardavano Dio, a cura di Adriana Bottini, con introduzione di Zadie Smith e postfazione di Goffredo Fofi.

Fortemente osteggiato dalla stessa comunità afroamericana per l’uso dialettale  e quasi antropologico del linguaggio e il rifiuto della Hurston di piegare la sua narrativa – viva, appassionata e palpitante – all’intento ideologico, I loro occhi guardavano Dio è l’intensa storia, raccontata in prima persona attraverso un lungo, viscerale flashback, di una donna bellissima e indipendente, Janie Crawford, che rifiuta di assecondare il destino riservatole per nascita e colore della pelle, per cercare ostinatamente la felicità e l’affermazione di sé, rincorrendo l’amore e la libertà.

 

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