I dissidi della bibliomane di saldi principi

Nessuno potrà accusarmi di aver mai indicato in Herman Hesse uno dei miei scrittori preferiti. Anzi. Ci sono certi suoi libri che ho letto con la stessa fatica con cui ogni giorno mi trascino dal letto alla doccia subito dopo aver stramaledetto la sveglia (e poi non gli perdonerò mai di aver scritto “Siddharta”). Eppure da quando stamattina, sfogliando il “domenicale” de “Ilsole24ore” – dopo mesi e mesi di astinenza da qualsiasi rivista, giornale, pagina anche solo vagamente culturale – ho letto un estratto da un librino di Hesse appunto, inedito per l’Italia almeno, non so altrove, non ho pace.

Vita quotidiana di un uomo di lettere” è il titolo del volumetto di 32 pagine che da oggi sarà disponibile in sole 575 copie numerate e stampate su carta e con caratteri particolari dalla piccola casa editrice e stamperia Henry Beyle (nome che è un chiaro omaggio a Stendhal) di Milano, in cui un Hesse “casalingo” racconta del rito dello “sbrigare la corrispondenza” e delle strane richieste che a volte gli sono giunte da conoscenti e lettori.

Ora, non solo io voglio quelle 32 pagine al costo di 20 euro, in netto contrasto con la mia politica di non acquistare mai libri che superino i 15 € (e io che mal tollero quelle imposte dagli altri, non derogo mai alle mie regole, e al massimo i libri li compro usati aspettando del tempo dalla loro uscita; quando sforavano di prezzo, non me li facevo nemmeno mandare dagli editori per recensirli per non venire meno con uno squallido escamotage al mio stesso diktat); no, io voglio anche quasi tutti gli altri volumi in catalogo nella collana chiamata “Piccola biblioteca degli oggetti letterari”, tutti libretti di poche decine di pagine ma dai titoli, e immagino anche dai contenuti, sfiziosi e inediti o poco noti, tutti numerati e dedicati a storie di scrittori, bibliografi, raccolte di aneddoti letterari.

Ho cliccato su ogni singolo libro in catalogo, ho anche fatto delle ricerche per vedere di trovare altrove delle copie, o dei testi che contenessero quegli estratti. Tutto è stato vano.

E così continuo a pensare che se non li acquisto non potrò mai sapere per esempio quali erano “I vari tipi di editore” per Valentino Bompiani.

E anche le altre collane dell’editore regalano sorprese ghiotte e quindi sospiri amari: cosa scrive Brancati ne “I piaceri del discorrere sulla donna”?; e Savinio nelle 24 pagine de “Gli uomini di pensiero tornano alla bicicletta”?

Nella mia mente si affollano tanti minuscoli contatori che segnano inesorabilmente le copie vendute di ogni volume che vorrei per me, uno stillicidio continuo di numeri e fogli che spariscono, frasi che si cancellano, decine di conti alla rovescia che mi privano per sempre di deliziose pagine di letteratura. E una terribile ansia mi assale, una morsa gelida alla gola, tutto intorno a me comincia a girare, fa caldo e freddo insieme, è un attacco di panico? Devo cedere e comprare tutti i libri che mi pare a prescindere dal prezzo di copertina (anche riflettendo sul fatto che si tratta di copie numerate, carta speciale, edizioni limitate, artigianali, non della maggior parte dei libri pubblicati la cui esistenza non sarebbe giustificata nemmeno se distribuiti gratuitamente) e salvarmi dal collasso imminente? Non c’è altra soluzione…

Finché un’illuminazione mi assale improvvisa e salvifica: 575 lettori sono una rarità nel nostro Paese, chi l’ha mai visti tutti insieme? Anche un libraio ringrazia Dio, Allah, Budda, Confucio e Cthulhu se in un mese ne vede 100 di lettori veri che almeno un libro se lo comprano. E se anche 575 individui in vena di tenere il segno sulle pagine per farsi raccontare una storia decidessero tutti insieme di acquistare un libro, comprerebbero tutti quello di Herman Hesse? Sii seria, mi dico redarguendomi con fermezza ma bonariamente e rassicurandomi insieme.

Per come vanno le cose si butterebbero in massa su Zafron, la Mazzantini, su Volo.

E così i miei libri saranno lì ancora per un po’, e al pensiero le palpitazioni si calmano. Per una volta sono contenta di vivere in questo paese di illetterati: in meno della metà leggono un libro l’anno ed è pure quello sbagliato.  

ps

Comunque il fatto che la mia regola mi impedisca di acquistare libri il cui costo superi i 15 euro non mi impedisce di apprezzare comunque dei cadeaux, e visto il catalogo della libreria Henry Beyle il prossimo che dice che non sa cosa regalarmi si becca un libro della Mazzantini in testa, dalla parte dell’angolo però.

2 Commenti a “I dissidi della bibliomane di saldi principi”

  1. vincenzo scrive:

    buonasera, se desidera acquistare l’Hesse a 15 euro ci contatti in casa editrice.
    Non sia mai che per nostra causa sia violato un suo indiscutibile principio.
    Un cordiale saluto
    hb

  2. seia scrive:

    Buonasera, anzi buonanotte Vincenzo, come rifiutare un’offerta così gentile e soprattutto uno spirito così pronto e ironico?

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