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Seconda visione (probabilmente anche meglio della prima)

Sunday 13 December 2009

Per chi avesse perso il bellissimo spettacolo ideato e interpretato da Silvio Castiglioni al Nuovo Teatro Colosseo di Roma, di cui ho scritto giorni fa, c’è una secondo possibilità per godere della straordinaria bravura di Castiglioni e dell’abilità drammaturgica di Andrea Nanni, perché Lunedi 14 dicembre alle 21, in diretta per Rai Radio 3 dalla Sala A di Via Asiago10 – sempre a Roma, mi spiace per i non capitolini –  andrà nuovamente in scena Domani ti farò bruciare invettiva da I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij e a seguire, al posto di Casa d’altri, che io ho visto, verrà messo in scena, Il vampiro una confessione mancata; dal racconto di J.W.Polidori, che ho letto ma non ho mai visto recitare e così rosico un po’ perchè forse non riuscirò ad esserci per motivi legati al lavoro, ma voi siateci numerosi! L’ingresso è libero su prenotazione (chiamare lo 06 3722231 o scrivere a ilconsiglioteatrale@rai.it).

Riporto dal comunicato stampa:

Domani ti farò bruciare invettiva da I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij
Il vampiro una confessione mancata; dal racconto di J.W.Polidori
 
ideazione e interpretazione Silvio Castiglioni
drammaturgia Andrea Nanni; suono Gianmaria Gamberini; regia Giovanni Guerrieri
Produzione Celesterosa e I Sacchi di sabbia
 
Interverranno Fausto Malcovati, Andrea Nanni, Giovanni Guerrieri

A cura di Antonio Audino e Laura Palmieri

Lo scorso anno questi stessi artisti erano presenti nella stagione teatrale in diretta di Radio 3 con Casa d’altri, tratto dal racconto omonimo di Silvio D’Arzo. Il lavoro della compagnia è proseguito poi con la messa in scena di Domani ti farò bruciare (ispirato a I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij), e ci sembrava opportuno offrire ai nostri ascoltatori e agli spettatori della sala A l’opportunità di seguire il filo di riflessione che si viene componendo attraverso i due lavori che a teatro vengono ormai presentati l’uno di seguito all’altro.

Così Silvio Castiglioni spiega le ragioni di questa scelta

“Alla sommessa domanda di una vecchia che vorrebbe uccidersi per liberarsi da una vita di stenti, come accade nel racconto di D’Arzo, fa eco la furente requisitoria di un demone che, invece, vorrebbe incarnarsi. Se la resa alla morte lascia il posto alla tentazione di vivere, intorno a entrambe queste figure prive di un posto sulla terra risuona il sibilo di una lama che separa vita e morte, umano e divino. Una lama che ci gira intorno come un satellite dall’orbita cieca, incurante del vuoto di senso che non riusciamo a colmare”.

Domani ti farò bruciare nasce da suggestioni tratte da due capitoli – Il Grande Inquisitore e Il diavolo. Incubo di Ivan Fëdorovič – dei Fratelli Karamazov, testamento spirituale di Fëdor Dostoevskij. Non si tratta di un monologo ma di un dialogo negato, un’invettiva violenta e malinconica. Un presto con fuoco in bilico tra il sublime e il burlesque. Un finale di partita tra un demone di mezza tacca e un Cristo che non apre bocca. Un interrogatorio che si rivela una confessione. Uno specchio ustorio in cui vittima e aguzzino finiscono per fondersi in un’unica figura.

A completare un ideale trittico sospeso tra cielo e terra, tra santità e perdizione, tra diabolico e divino, segue poi, nello spettacolo di questa sera, Il vampiro, ispirato all’omonimo racconto scritto nel 1819 dal ventunenne John William Polidori, segretario di Lord Byron che inventò la figura del “non spirato” secondo un modello che avrà immensa fortuna nella letteratura e nel cinema fino ai nostri giorni. Qui il gotico si fa specchio di una sensibilità intrisa di crudeltà in una sorta di sinistro romanzo di formazione dove si intrecciano orrore e seduzione. In un lungo flashback ripercorriamo le tappe di un viaggio iniziatico che parte dalla Londra del bel mondo, attraversa le rovine di Roma e di Atene per poi tornare a Londra secondo una struttura circolare che non chiude il racconto ma apre una spirale vertiginosa in un moltiplicarsi di riflessi illusori e di maschere sociali dietro le quali affiorano pulsioni inconfessabili.

Non perdetevel!

Le trasmissioni sono temporaneamente sospese

Tuesday 14 July 2009

Sciopero contro una legge infame

Cronache dalla provincia profonda

Sunday 22 October 2006

Per una serata un piccolo paese in provincia di Latina diventa il centro del mondo (letterario) e tutti i discorsi triti e ritriti, evidentemente mai abbastanza sviscerati, sulla letteratura divampano come fuochi fatui. Andiamo con ordine.

Un’associazione culturale – Il gruppo Spleen – ha bandito un concorso letterario dal titolo “Labirinti urbani” che voleva “dar voce alle città facendole parlare attraverso i racconti degli abitanti”. Al concorso potevano essere iscritti “racconti di massimo quindicimila battute spazi inclusi”, che avessero come tema “la città, labirinti urbani e labirinti umani”.
Hanno partecipato esordienti della provincia pontina (e non solo), molti dei quali – ma questo si scopre dopo il verdetto visto che i testi sono stati presentati alla giuria in forma anonima, fanno capo ad un’altra associazione – l’
anonimascrittori – il cui esponente più noto è lo scrittore Antonio Pennacchi, che non ha partecipato al concorso.
La premiazione prevedeva l’assegnazione ai primi 5 classificati di buoni spesa in libri presso la libreria Voland, del mio libraio di fiducia.
La giuria – di cui io non ho fatto parte, sebbene abbia letto tutti i testi in concorso – esamina i testi e li trova tremendi: non solo privi di qualsiasi dignità letteraria ma addirittura sgrammaticati e scritti in un italiano approssimato e illeggibile. Inoltre la maggior parte sono anche fuori tema.
Leggere per credere.
Si decide allora di non assegnare il primo premio.

Divagando dalla nuda cronaca dei fatti, vorrei sottolineare come questi pseudo-racconti siano emblematici della maggior parte dei testi che partecipano a concorsi letterari, che vengono inviati alle riviste o ai gruppi che si offrono di commentare le opere prime e a quelli che vengono diffusi sul web (e a me tocca leggerne parecchi purtroppo).
I testi di aspiranti scrittori, presentano spesso problemi linguistici, grammaticali, sintattici. La gran parte sono afflitti da abuso di metafore, da prestiti dialettali discutibili o da un uso incosciente e nefasto di espressioni gergali, da imitazioni sconnesse del flusso di coscienza di Joyce o dalla violenza espressiva di Céline o Selby Jr. e da un insostenibile eccesso descrittivo. Il discorso è sempre il solito: spesso si scrive perché si vuol dire qualcosa e non perché si ha qualcosa da dire. Molti scrivono per soddisfare la propria vanità e non perché abbiano effettivamente i mezzi per farlo. Perlopiù si scrive perché si attribuisce al proprio mondo interiore un valore o un interesse che nemmeno Freud gli riconoscerebbe. E soprattutto si scrive senza alcuno spirito autocritico.

Premesso ciò, appare chiaro perché si sia scatenata la rissa – metaforicamente parlando, quasi – di fronte alla decisione della giuria di non assegnare il primo premio sottolineando come nessuno dei testi fosse veramente valido e indicando i gravi problemi del materiale inviato.
Invito alla lettura dei messaggi sul forum dell’anonimascrittori
per avere un’idea delle reazioni seguite alla serata di premiazione.
Naturalmente nessuno l’ha presa bene, pochi alla fine hanno fatto autocritica (onore al merito!), molti si sono lanciati in attacchi personali e insulti ai giurati.
Ma tutto questo non è fondamentale.

Ciò che mi ha veramente colpito è stata un’affermazione di Pennacchi, presente alla serata e sul forum, che scagliandosi contro la decisione della giuria e rivolgendosi direttamente ai suoi protetti afferma: alla giuria “non gliene è fregato niente della ‘rappresentazione’, dei sentimenti e delle emozioni dei vostri testi”.
Le parole di Pennacchi fanno il paio con un’altra affermazione di uno dei membri dell’anonimascrittori riguardo i criteri minimi per la partecipazione al concorso e quelli per una corretta valutazione: “il fatto è che dipende dal PERCHE’ viene fatto un concorso, almeno secondo me. C’è la questione della qualità, certo, ma ci sono anche altre questioni.”

Adesso io mi domando: perché in un concorso letterario – ma lo stesso si può dire per l’editor (o un lettore) di una casa editrice che legge un dattiloscritto che chiede si propone per la pubblicazione o un lettore/acquirente che entra in libreria per spendere i suoi soldi – la giuria si dovrebbe preoccupare delle emozioni degli autori dei testi in concorso quando quel testo è mal scritto, noioso, incomprensibile e pure fuori tema? Le emozioni di per sé sono letterarie? I sentimenti si raccontano da soli?
E poi: se non è la qualità a fungere da discriminante in un concorso, cos’è allora che conta?

Ultimo punto discusso sia nel corso della premiazione che sul solito forum: la scrittura sul web. Alcuni sostenevano che la giuria avesse bocciato implicitamente tutti i testi partecipanti perché non ha tenuto conto delle modalità della scrittura da web, come se per scrivere per la rete o sulla rete valessero regole diverse dalla scrittura proveniente da altri mezzi espressivi o con altri strumenti e soprattutto come se per la scrittura sul web non fosse richiesta la qualità.
Ma in particolare io mi chiedo: cos’è la scrittura sul web?
E poi: si ha chiara la distinzione tra letteratura e scrittura?
E tra autore e scrittore?

Mi viene in mente l’acida battuta che il poeta Matthew Prior ha dedicato ad un suo rivale: ”tenetelo lontano da carta, penna e inchiostro; così potrà smettere di scrivere e imparerà a pensare”.

Pace in terra agli uomini di buona volontà

Sunday 1 October 2006

Che poi sarebbero nella fattispecie quei benemeriti editori che rispolverano libri sommersi o sconosciuti, salvandoli dall’oblio e riproponendoli a lettori che spesso sono nuovi di zecca, visto che a volte l’assenza dalle librerie di alcune libri si prolunga tanto da vedere il succedersi delle generazioni. Penso (di nuovo) alle opere di Libero Bigiaretti, Carlo Bernari, Ring Lardner, Sinclair Lewis, molti libri di Erskine Caldwell, William Faulkner, John Steinbeck.
(Noi ci abbiamo provato a salvarne qualcuno. Si accettano contributi).

Urania nel luglio scorso ha dato alle stampe una nuova edizione dell’Uomo disintegrato di Alfred Bester, classico della fantascienza e libro meraviglioso vincitore peraltro del primo Hugo Award nel 1953. Che il romanzo sia di nuovo sul mercato dopo un ostracismo durato vent’anni è cosa buona e giusta, purtroppo però come molte nuove edizioni presenta gravi problemi di traduzione. Una delle bandelle di copertine sostiene che il romanzo appare per la prima volta in versione integrale, a cura di Giuseppe Lippi e Laura Serra. In realtà non solo nella nuova edizione mancano ben dieci pagine di antefatto, ma il romanzo già nel 1963 era stato pubblicato in versione (questa davvero) integrale e con una traduzione efficace e molto fedele di Marisa Salmi, che ha riservato un’attenzione speciale alla scelta delle parole migliori per non tradire l’atmosfera retrò e poetica del romanzo. Lo stesso non si può dire per la nuova traduzione in cui – per fare alcuni esempi senza anticipare nulla sul romanzo di cui si riparlerà – lo slogan di una società di trasporti, elemento importante per la storia. è stato reso con “Vi trasportiamo nel mondo dei trasporti” invece del più accattivante “Vi trasportiamo con trasporto” della versione originale; o ancora uno dei personaggi caratterizzato da un corpo rigenerato dalla chirurgia plastica viene chiamato “Cadavere d’oro”, al posto del più azzeccato “Mummia dorata”; e poi “Uomo senza faccia” invece del più adatto “Uomo senza volto”; crediti per dollari. E infine una canzoncina fondamentale per l’evoluzione della trama, che nel romanzo deve possedere una forza ipnotica tale da distogliere la mente di chi la canta da qualsiasi altro pensiero

Eight, sir; seven, sir;
Six, sir; five, sir;
Four, sir; three, sir;
Two, sir; one!
Tenser, said the Tensor.
Tenser, said the Tensor.
Tension, apprehension,
And dissension have begun.

è stata tradotta con

Otto signore; sette signore;
Sei signore; cinque signore;
Quattro signore; tre signore;
Due signore; uno!
Tensione, disse il tensore,
Tensione, disse il tensore.
Tensione, apprensione
E confusione cominciano qua.

Mentre Marisa Salmi l’aveva resa con la ben più efficace:

Otto amico; sette amico;
sei amico; cinque amico;
quattro amico; tre amico;
due amico; Uno!
Tira, disse molla,
Molla, disse tira.
Paura, Tensione, Ansietà
Cominciano qua.

L’uomo disintegrato resta comunque un romanzo da leggere e amare.

Oggi scopro poi che Minimumfax ha ripubblicato I racconti dei Vedovi Neri di Isaac Asimov, la prima delle 5 serie sui Vedovi che raccolgono circa cinquanta storie apparse prima sulla rivista Ellery Queen’s Mystery e poi raccolte in alcuni volumi.
Asimov partendo da un fatto reale – i Trap Door Spiders, un gruppo di amici che hanno fondato un club di soli uomini nato per escludere la moglie di uno dei fondatori, antipatica a tutti i suoi amici e di cui faceva parte lo stesso Asimov – ha creato un variegato gruppo di personaggi ognuno con le proprie caratteristiche ben definite che si riuniscono una volta al mese nella sala del costoso ristorante “Milano” dando vita ad un club molto esclusivo da cui sono bandite le donne e a cui si accede solo su invito. Scopo di ogni serata è risolvere un enigma proposto da un ospite, diverso ogni volta, invitato da uno dei Vedovi a turno e che prima di esporre il problema che lo assilla dfeve rispondere alla domanda di rito “Come giustifica la sua esistenza?”.
Fondamentale è l’apporto del fido Henry, geniale cameriere “che serve la soluzione insieme al brandy”. Un  aspetto interessante dei racconti dei Vedovi è l’idea di giallo proposta da Asimov che non ricorre al poliziesco ma al rompicapo da risolvere in omaggio alla più tipica tradizione inglese da Conan Doyle in poi, basata sull’investigazione e la deduzione.
Ebbrava Minimumfax.

Una curiosità su Asimov e sempre a proposito di libri introvabili: nel 1976 Asimov ha scritto il giallo Rompicapo in quattro giornate tradotto in Italia nei Gialli Mondadori nel 1977 e poi ristampato nel 1997. Si tratta di un romanzo gustoso e molto divertente che si svolge durante un salone del Libro animato da un omicidio e in cui compare lo stesso autore oltre ad alcuni dei Vedovi Neri e persino il buon Henry.

Tutto questo perché oggi era giorno di mercatino, paradiso dei libri sommersi. Il raccolto è stato abbondante:

La vedova incendiaria di William Ryley Burnett

Piccoli racconti di misoginia di Patricia High Smith

Da un capo all’altro della città di Carlo Castellaneta

Tempo di uccidere di Ennio Flaiano

Racconti umoristici e satirici, Heinriche Boll

Avrei portato a casa anche Nell’esercito del faraone di Tobias Wolff se Davide non me l’avesse letteralmente scippato dalle mani, come è successo due mesi fa per Mosca sulla vodka di Eroféev Venedíkt, ma lo perdoni perché i libri presi me li ha regalati tutti lui.

E’ duro il lavoro dei bibliofili!


Vado, questa volta ho deciso che vado

Thursday 15 June 2006

Domani si torna qui:

A veder – tra l’altro – anche la rappresentazione teatrale de Le Tròadi (o Le Troiane) di Euripide. Ci si sente la prossima settimana.

Ecuba: Non c’è amante che amor sempre non serbi.

I wish I were there

Wednesday 24 May 2006

Sheffield May 18 2006

…and I wish I were her.

I libri, gli euro, la polvere e i ciarlatani

Sunday 7 May 2006

Mentre si sta per concludere la kermesse del Salone del libro di Torino, io ho trascorso il pomeriggio in un mercatino dell’usato a Latina (l’unica manifestazione culturale che valga la pena di frequentare da queste parti, a meno di non essere ansiosi di celebrare la bonifica o la nascita di Mussolini) dove ho comprato sedici libri in ottimo stato (più la decina acquistati da Davide) pagandoli in media 1,20 euro.
Ecco la lista:
 
La nostra età di Oreste Del Buono (raccolta degli scritti autobiografici dell’autore)
Paese d’Ombre di Giuseppe Dessi

La Lega delle Dame per il trasferimento del Papato nelle Americhe di Aldo Alberti, un libro Sellerio che mi ha incuriosito anche se non ho ben capito se sia un romanzo, un saggio o un pamphlet o chissà cos’altro

Aurora di Stanislao Nievo, nipote del più famoso Ippolito
Ferito a morte di Raffaele La Capria
Uomo di conseguenza di Attilio Veraldi, uno dei libri dal titolo più bello
I giovedi della signora Giulia di Piero Chiara
Eutanasia di un amore di Giorgio Saviane 
L’attore di Mario Soldati
Tre operai Carlo Bernari
Le corna del diavolo di Piero Chiara
Le mille luci di New York di Jay McInerney
Un saggio sulla letteratura russa dall’800 al 1930
L’abbazia di Northanger di Jane Austen
Gli anni fulgenti di Miss Brodie di Muriel Spark
La formula di Origene di Johannes Mario Simmel, che non avevo mai sentito nominare ma ha una trama affascinante.
 
Non mi ricordo invece, di cosa è composto il bottino di Davide a parte Mosca sulla vodka di Venedikt Erofeev che ci siamo alacremente contesi, ma alla fine gliel’ho regalato.
 
Ricapitolando. Ho preso sedici libri, che potranno piacermi o meno ma ho voglia di leggerli tutti, e ho speso meno di venti euro.
Questo mi fa venire in mente che qualche tempo fa attendevo con ansia la distribuzione di Letture facoltative di
Wislawa Szymborska pubblicato, naturalmente, da Adelphi. Del libro sapevo tutto tranne il prezzo, così quando me lo sono ritrovato finalmente tra le  mani e ho letto la quarta di copertina, per dirla con Holden Caufield, sono rimasta secca leggendone il costo: 21 euro. Per me che non posso fare a meno di pensare anche in lire (del resto quando parlo penso le parole anche nel loro contrario, figuriamoci se non posso pensare ai prezzi anche in lire), 21 euro sono più di quarantamila lire: quasi il costo di una pizza per due da Roma in giù; sono tre biglietti del cinema a prezzo pieno; quasi il pieno di gpl per la mia auto; una maglia da battaglia come dice mia madre, presa con lo sconto; un quotidiano al giorno per venti giorni; e quasi venti libri usati. Dopo essermi intrattenuta in queste profonde riflessioni per qualche minuto, ho riposto il libro sullo scaffale e ho anche deciso che non acquisterò più libri che superino i 15 euro.
Intanto Letture Facoltative me lo sono letto in libreria un po’ per volta. E’ delizioso e magari ne riparliamo. Aspetto che qualcuno se ne disfi. Certo se fosse un libro Minimumfax della Collana Nichel (di cui salvo solo il molto bello 
La sacra fame dell’oro di Ernesto Aloia) sarebbe più facile trovarlo. Da Melbookstore per esempio ce li trovi quasi tutti dopo due mesi dalla pubblicazione. Ma loro lo sapranno?
 
Poi visto che sono sulla notizia e non ho nulla da fare al momento, appoggio l’idea che Paolo Rossi ha appena illustrato a “
Che tempo che fa” il programma di Fabio Fazio, e che vorrebbe attuare quando sarà eletto presidente della Repubblica: rendere illegale i libri. Certo l’ispirazione non è originale, Bradbury l’aveva già avuta decenni fa in Fahrenheit 451, ma la motivazione mi piace da morire: attirare alle lettura i giovani facendo leva sul senso del proibito. Del resto tutto ciò che rende piacevole la vita è proibita, o scandoloso. o pericoloso, o fa male alla salute. Perché non i libri?
 
Update
 
Smetterò di guardare Fazio dopo la vergognosa intervista con lodi sperticate e apprezzamenti a Paulo
Coelho (e non gli metto nemmeno il link). Per dirla con Brecht – parafrasandolo – beato quel popolo che non ha bisogno di guru.

Update2

Del costo dei libri e dei relativi problemi etici, economici e culturali se n’è parlato ultimamente anche sul blog di Maltese Narrazione.

Never forgotten

Thursday 1 December 2005

NEVER FORGOTTEN
Take That, conferenza stampa, Londra 2005
Lo sapevo che sarebbe successo prima o poi. E’ la notizia dell’anno (per me): i Take That torneranno a suonare dal vivo la prossima primavera. Lo hanno annunciato durante una conferenza stampa a Londra la scorsa settimana.
Ecco le date del mini tour:
Newcastle Arena (24 aprile 2006 )
Birmingham NEC (27-28)
Glasgow SECC (30)
Sheffield Arena (2 maggio)
Manchester MEN Arena (5-6)
London Wembley Arena (8-9)
Dublin Point (12)
Belfast Odyssey (14)
Purtroppo per ora sembra che i quattro TT (Robbie Williams non parteciperà alla reunion e non se ne sentirà la mancanza da queste parti) si muoveranno solo tra Inghilterra e Irlanda, ma la speranza si sa, è l’ultima a morire. Intanto il 18 novembre è uscito il loro ultimo greatest hits, Never Forget (The Ultimate Collection) che contiene anche l’inedito Today I’ve Lost You, scritto nel 1995 mai pubblicato, registrato a settembre del 2005) e un dvd antologico, Never Forget – the DVD appunto, che conterrà i video di tutti i loro successi e molte immagini tratte dai loro concerti, interviste e immagini inedite. A Natale poi verrà trasmesso da ITV1 Take That… For The Record, un documentario di 90 minuti, prodotto dalla THAMES e Syco. 
Mi pare di aver dato delle dritte sui regali di Natale per chi non sapesse cosa donarmi.

Inoltre vorrei far presente a chi si è sempre speso quale detrattore dei TT che i ragazzi di Manchester (ragazzi magari non più) in Inghilterra dopo i Beatles sono stati la pop band più grande e di maggior successo, hanno piazzato 8 singoli al vertice della classifica e altri 6 sono entrati nei Top Ten. Dopo i Beatles, i Take That sono stati i primi ad ottenere 4 singoli consecutivi, tra cui “Everything Changes” – che era accompagnato da un bellissimo video seppiato in cui spiccava un meraviglioso contrabbassista di colore come se ne trovano solo a New Orleans – alla prima posizione delle classifica, vendendo più di 25 milioni di copie dei loro album in tutto il mondo e hanno creato ed imposto uno stile pop tutto personale e inimitabile, nonostante i numerosi tentativi di emulazione.

On my own

Sunday 20 November 2005

Sono appena tornata dal paese d’ottobre.

…paese dell’anno che volge sempre alla fine. Paese con alture di caligine e fiumi di foschia; dove i meriggi fuggono, i vespri e gli albori indugiano e le notti rimangono. Paese fatto più che altro di cantine, cellieri, carbonaie, soffitte, credenze, sgabuzzini, tutti sul lato opposto al sole… (Ray Bradbury). *  Bosco che circonda il lago di Vico 

* Le foto non sono mie.

 

 

Urbi et orbi

Wednesday 16 November 2005

Mentre domani al Linx Club di Roma Franco Limardi presenterà Anche una sola lacrima, edizioni MarsilioBlack, alla stessa ora, ma a Cesena presso la­ libreria Nero su Bianco, Alberto Ragni presenterà un’altra tappa della tourneè dell’Orchestra Tramonti. Peccato non avere il dono dell’ubiquità. E a pensarci bene vorrei essere anche qui. Roma è più vicino però.