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A volte ritornano (magari un po’ cambiati)

Wednesday 13 January 2010

Stilos, il magazine dei libri” torna in edicola dopo due anni di assenza con un formato e una grafica rinnovati: sarà un mensile di 130 pagina a colori e non si occuperà solo di letteratura. 
 «In una stagione che ha segnato la chiusura di altre testate culturali e penalizza sempre più il mondo dei libri» dice Gianni Bonina, fondatore e direttore della rivista «Stilos vuole provare a dimostrare che, ovunque  andrà, il mondo finirà sempre in un libro». 

La rivista sarà in edicola alla fine di Gennaio e io avrò (anche) una rubrica fissa, anzi una rubrichetta, come dice il direttore, bontà sua, sui libri persi e ritrovati: Pastiglie è il suo nome, molto carino no? (Grazie a chi l’ha suggerito).

Qui c’è il comunicato stampa ufficiale e cliccando sul bannerino qui sotto si arriva direttamente alla pagina degli abbonamenti: perché ricevere la rivista direttamente a casa è tutta un’altra cosa! E costa anche meno.  

 

Per informazioni:

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Ridon le nubi sopra le tombe antiche*

Wednesday 31 October 2007

Sarà questo tempo. Saranno i pensieri che mi perseguitano. Saranno le milioni di cose che devo fare in questo periodo. Sarà il fatto che ultimamente mi attira di tutto tranne i libri. Sarà quel che sarà, ma il fatto è che non ci sto tanto con la testa, mi sono persa tra le nubi.

Tutto questo per dire che è uscito il secondo numero di nubi (aperiodico permamente di chiacchiere sui fumetti) da un’idea e con la cura di Boris Battaglia e Spari d’inchiostro e che dentro c’è anche un mio pezzullo. Lo so, di fumetti non capisco niente. Lo so, non bisognerebbe mai scrivere di qualcosa che non si conosce. Lo so, ne ho letti pochissimi e nemmeno mi piacciono, cosa ne parlo a fare? E infatti ho scritto un pezzo sul perchè non leggo fumetti. E poi me l’hanno chiesto, eh!

 

UPDATE PER PIGRI (come lui)

It’s not my cup of tea

E’ stata una cosa che ho capito leggendo “S.”, di Gipi: una graphic novel in cui le immagini, più che tese a produrre il contesto dell’azione, e a descrivere l’azione stessa – come in genere accade nei fumetti, che si tratti di comic strips vecchia maniera, o di next-gen series – erano subordinate ad accompagnare il testo. In un certo senso, il percorso della narrazione il lettore lo capiva leggendo le poche parole che c’erano lì: le immagini, pur onnipresenti, servivano a contestualizzare, a illustrare, ad accompagnare. Pochi dialoghi, molte didascalie.

E’ stata una delle rare volte in cui sono riuscita a finire una storia a fumetti, senza cedere alla noia molto prima della fine.Prima di “S.”, solo “From Hell” aveva avuto questo onore: ma avevo letto quel librone come in trance, catturata dalla conversazione che c’è tra due personaggi all’inizio, a mo’ di introduzione. Quella conversazione, il mio fidanzato, che di fumetti è patito, me l’aveva fatta leggere praticamente per forza, come fa ogni tanto con qualche pagina di fumetto che lo emoziona in particolar modo. Non so se l’avete presente: ci sono due uomini, due amici, che passeggiano insieme. Uno dei due ha fama di profeta, ovvero di essere uno che di quando in quando è visitato da visioni, le quali poi puntualmente si avverano. A un certo punto il profeta confessa che non è vero niente, lui le visioni non ce le ha mai avute, s’è sempre inventato tutto, lo faceva per un qualche sciocco motivo (che adesso io non rammento: per sembrare interessante, forse?). L’altro dice allora: “Ma no, non può essere così, le tue visioni si sono sempre avverate”. E a questo punto il falso profeta, il ciarlatano, risponde: “Già, in effetti è strano, questa è una cosa che non sono mai riuscito a spiegarmi”. Segue brivido (della sottoscritta) e lettura in apnea di tutto il mattone (“From Hell” è un mattone, veramente, perfetto per pareggiare le gambe del tavolo). Lettura che, aggiungo, ho affrontato imprecando a ogni passo perché se quello fosse stato un romanzo avrei faticato molto meno.

Il dover correlare le parole alle immagini mi disturbava, mi affaticava, a tratti addirittura mi angosciava (tra l’altro “From Hell” è disegnato con un tratto che angoscioso è dir poco). Ma il punto è: per me le parole e le immagini, viaggiano separate. Ci sono delle ragioni, credo. Non è pura idiosincrasia. Vediamo se riesco a spiegarmi.

Secondo me prima di tutto non si può dire: “Leggo un fumetto”. Poi, una come me, che ha imparato a leggere su libri-senza-figure (diversamente dai tanti la cui palestra, da ragazzini perlomeno, furono i libri illustrati); una come me dicevo, che peraltro non sopporta quegli odiosissimi romanzi postmoderni in cui si sprecano pagine con simboli, innesti di foto e disegni, qualche fumetto, addirittura righi di pentagramma o fotocopie di post-it; una come me insomma, si aspetta di poter seguire la storia portando il segno, seguendo le figura da destra a sinistra e poi di andare a capo e di “leggere” quello che succede, di avere delle parole che raccontino: questo significa leggere, per una come me.

Ma a parte il fatto che ci sono fumetti che invece hanno le immagini in sequenza diversa da quella canonica, si aggiunga la difficoltà dello scoprire che non c’è molto testo al quale attaccarsi: e che quello che c’è – mi pare – è poco letterario, sbrigativo, raffazzonato addirittura. Le parole che galleggiano dentro a certi balloons a volte sembrano scritte da bambini delle elementari che giocano a fare i gradassi: caso emblematico, certi fumetti iperspettacolari che ingabbiano, in una grafica rutilante, dialoghi al limite del patetico, “Witchblade”, un nome su tutti.

Spesso i patiti del genere mi dicono: “Nei fumetti devi leggere le immagini”, come se fosse la cosa più normale del mondo, leggere le immagini. E come si fa? Ci sono tutte quelle figure, quei disegni, quei simboli convenzionali e poi le onomatopee che ci si aspetta che io riconosca, e poi chi l’ha detto che io veda nelle immagini quello che ci vede un altro? Ho sfogliato i fumetti di Frank Miller una volta, e ne ho ricavato una sensazione straniante, mi arrivava una rappresentazione abnorme, alienata, del contesto narrato: i personaggi sembravano caricature e parlavano come caricature. Un vago ricordo: c’era questa ragazza che fissava un tipo che a sua volta la guardava con concupiscenza. Almeno, a me sembrava un’attenzione concupiscente, invece alla riga sotto – lo so che si dice strip ma non sono del ramo quindi lasciatemi sciolta nell’espressione – il tipo la uccide e probabilmente (almeno voglio sperarlo) se non avessi fiondato il fumetto lontano da me continuando a leggerlo, avrei ben capito perché la ragazza è stata aggredita, ma ciò che conta è che quel fumetto a me suggeriva una cosa totalmente diversa da quella che invece era l’intenzione del suo autore e da quanto aveva colto invece il mio fidanzato (per esempio). Non sono stata in grado di interpretare quel disegno perché, evidentemente, quel linguaggio non mi appartiene.

Ora, io sono una “lettrice forte”, leggo una quantità inusitata di libri, dunque: com’è possibile ch’io non sappia leggere un fumetto, se davvero libri e fumetti si possono leggere allo stesso modo? Se fosse vero, sarebbe un fatto ben curioso. Ma la questione è che i fumetti non si devono leggere, la decodifica dei simboli opera sul piano visuale, le immagini vanno analizzate, interpretate, e contestualizzate: leggere un libro non è lo stesso che leggere un fumetto, non dico che sia meglio, ma è sicuramente diverso.

Se i fumetti si dovessero leggere, chi potrebbe spiegare un lavoro come quello di John Arne Sæterøy, in arte Jason, celebre fumettista norvegese che spesso ricorre a “fumetti muti”, ossia completamente privi di testo? A me non risulta esistano libri muti, in letteratura, e questo perché il libro “è” il testo, non ci sono teorie critiche e semiologiche e semiotiche che tengano a mio avviso. Il fumetto invece è l’immagine, il disegno, la striscia e può vivere senza testo. Per questo a me non interessa, perché non sono una patita dell’immagine, perché ho bisogno di percepire la storia, non di vederla; ho bisogno di immaginare i personaggi di un racconto, non di vederli materializzati davanti ai miei occhi. L’immagine mi toglie molto del piacere della storia. Il racconto, per essere tale, è orale o scritto, mai disegnato, tanto meno filmato.

Dico solo che per me è così, non penso assolutamente che il fumetto sia un’arte inferiore alla letteratura, solo che non è la mia arte: e non sono nemmeno arti gemelle se proprio devo dire la mia. Forse il fumetto è più vicino al cinema, per nulla alla pittura. Perché un quadro è immobile, statico, ed esiste nel momento in cui il soggetto rappresentato, figura, paesaggio o oggetto che sia, viene fermato nel tempo dall’occhio e dal gesto del pittore: non c’è bisogno di un “prima” e di un “dopo”, e dipende solo dalla bravura e dal talento dell’artista infondere la vita in quel soggetto, al di là dell’istante preciso iscritto nella raffigurazione. Il fumetto invece è un lavoro in sequenza, progredisce, si muove nello spazio e nello tempo, arriva e finisce. Come i film.

I fumetti si basano su questa sequenzialità, si basano sulla capacità dell’immagine di migrare da un riquadro all’altro, da una pagina all’altra; si basano sull’uso dello spazio nelle tavole: non solo in ciascuna tavola presa a sé, ma nella progressione delle stesse. In tutto questo il testo perde valore, e si finisce col trascurarlo. Se non c’è un testo che valga la pena di essere letto, dunque, in che modo si possono “leggere” i fumetti?A me poi non piacciono nemmeno i libri che abusano di tecniche prettamente cinematografiche, non credo nelle commistioni.

Ma non voglio divagare. Mi è stato chiesto di spiegare perché non leggo fumetti, mica lo so se sono riuscita a farlo. Forse c’è da dire solo che il fumetto, come amano dire gli anglofoni, is not my cup of tea. Possiamo farcene, tutti, una ragione credo.   

 

* Un verso della poesia “Egle” di Giosuè Carducci

Benvenuti alla Maison!

Thursday 30 August 2007

Pare che alla fine il trasloco sia finito (anche se io non ci credo ancora). Per cui siete tutti ospiti della Maison de’ Noantri!

Per dimostrare che non sono completamente immersa nel mio ruolo di padrona di casa, vi comunico che nel numero di Stilos in edicola da martedi ci sono ben due miei pezzi. Uno è leggibile anche qui.

On my mood

Tuesday 17 July 2007

Scriveva Jean Paul Sartre: “Alle tre (del pomeriggio ndr) è sempre troppo presto o troppo tardi per qualsiasi cosa tu voglia fare”.

Ecco, questo è il mio stato d’animo di questi giorni e penso che durerà per tutta l’estate. Sapevatelo!

 

PS

Penso di aver letto il romanzo più brutto di tutta la letteratura italiana, se ne riparla, prima mi devo riprendere.

In trasferta

Wednesday 11 July 2007

In assenza del padrone di casa che mi ha lasciato le chiavi per arieggiare le stanze, mi sposto temporaneamente da quelle parti. Anche perché per una irrequieta come me a volte cambiare è una necessità!

Si parla dell’Amante senza fissa dimora di Carlo Fruttero e Franco Lucentini (1985) 

Dove parlo di un evento inaspettato, di un nuovo tumblr, mi bullo un po’ per un’anteprima bellissima e m’interrogo su un titolo

Thursday 5 July 2007

1

Dunque, alla fine ho convinto lo scrittore più reticente del mondo a farsi un blog. A questo punto credo di poter fare qualsiasi cosa al mondo.

Ecco a voi: Trabucco di Alberto Ragni. Accorretevicisivici!

 

 

2

Un’altra novita on line è il tumblr di Davide, per ora non è bellissimo graficamente (i link in rosso sono terribili, ma il ragazzo si farà)

 

 

 

3

Io so una cosa e voi no! Ma è una cosa bella eh, parecchio bella. Ne parleranno tutti. Finirà sui giornali, alla radio e pure alla televisione secondo me. E io l’ho saputo in anteprima insieme ai parenti stretti degli interessati. Per ora faccio loro solo tanti tanti tanti auguri e complimenti. E cercherò di non spiattellarrlo ai quattro venti.

 

 

 

4

Sto scrivendo un post su alcuni racconti di Carlo Castellaneta in cui si parla dell’amore e del tradimento. Anzi in questi racconti l’amore è sempre collegato al tradimento o alla menzogna o all’inganno come se essere innamorati fosse sempre un gioco delle parti in cui tutti “fanno a fregarsi”. Ho superato l’età dell’amore romantico (anche se sono sempre una pischella!), ma ancora un po’ ci credo. Nonostante tutto. Per cui a me è venuto in mente il titolo: “Pensavo fosse amore e invece era… un troiaio”. Ci può stare?

Così giovane e già trentaduenne!

Tuesday 3 July 2007

Post in via di allestimento.

Il compleanno riserva sempre delle sorpresse per ovvie ragioni, è il suo bello. Capita di averne di molto brutte, roba da rovinarti il genetliaco e pure Natale e Pasqua, questo è il primo anno in cui ne ho avuto di brutte a dire la verità. E poi ci sono quelle belle.

Per ora ringrazio lui che ha fatto questo.

Si cambia!

Sunday 4 March 2007

Vi piace la nuova immagine che anima il blog? A me da morire. E mi piace anche perché è stata fatta apposta per me da Edo Grandinetti, un gran talento per la grafica, per cui grazie Edo. 

Ne approfitto per ringraziare ancora Dario che mi ospita e mi permette di essere on line e Alessandro che mi aiuta a capirci qualcosa di come funziona il blog, la rete, l’html.

Mica preferirete l’altra no?

Not the right stuff

Tuesday 17 October 2006

Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…

 

Tutti conosciamo almeno un Radical Scioc. Lui e lui ce li raccontano così.

Un applauso per Dario

Monday 16 October 2006

Per questo. E per altro che riguarda me e questo blog, non essendo espertissima della materia.

E visto che ci sono grazie anche a lui che ha sistemato la gran parte degli optional che si vedono qui e anche a lui che ci voleva provare, ma per problemi tecnici non ne ha avuto modo.

Le idee a volte vagano nell’aria: 1, 2, 3, 4