Archivio della Categoria 'Comunicazioni di servizio'

Benvenuta a me!

Sunday 8 October 2006

Eccoci qui, mi piace la casa nuova. Il resto resterà più o meno uguale. E anche la vecchia resterà dov’è.

Saluti ai miei condomini, grazie al padrone del palazzo e al mio vicino più vicino.

 

 

Ce la cantiamo e ce la suoniamo

Saturday 22 July 2006

E’ on line il numero di Luglio-Agosto di Medicine Show.

Segnalo i miei pezzi preferiti di questo numero: l’orgasmo musicale di Armando Trivellini mentre ascolta Cut Out dei Red Hot Chili Peppers prima che John Frusciante uscisse dal gruppo. Davide che si gasa con i tanghi di Piazzolla rielaborati da Gideon Kremer in salsa lituana. E i dubbi in apertura del Doc che si chiede se la musica gli piace ancora.

Manche il resto merita eh. Enjoy your time.

Ab origine

Thursday 20 July 2006

In tutte le librerie Feltrinelli d’Italia (che abbiano lo spazio riviste) e in queste altre librerie, potete trovare il nuovo numero di Origine.

Oltre a numerose recensioni di narrativa e saggistica, Davide e Michele Infante hanno curato un’inchiesta sul romanzo italiano – “Dove sta andando il romanzo italiano?” – con interventi di Sandro Veronesi, Nico Orengo, Claudio Piersanti, Girolamo De Michele, Nicola Lagioia, Melania G. Mazzucco, Giuseppe Montesano e Tommaso Pincio. Ancora Davide e la sottoscritta ci siamo occupati di alcuni esordi dell’ultimo anno da Leonardo Colombati a Pietro Grossi. E poi ancora di tutto e di più.

Mi dicono che sia un gran bel numero, non ho visto ancora il prodotto finito, ma dalle bozze le premesse c’erano tutte.

Buona lettura!

Take it easy

Saturday 24 June 2006

E anche stavolta ce l’abbiamo fatta: è on line il numero di maggio-giugno 2006 del MEDICINE SHOW, con la direzione, supervisione, lacrime e sangue di Leonardo Colombati e Giulio Mozzi. (La rivista si può avere anche in versione light qui)

Oltre a parlare di Bob Dylan, Radiohead, Gary Glitter, Sex Pistols, Ennio Morricone, Eminem, White Stripes ed occuparci per la rubrica “Desert Island Discs”di The Band e Tom Petty, il Doc rimpiange i Nirvana; Davide ed io ci immergiamo nella nostalgia dell’infanzia cantando le sigle dei cartoni giapponesi; Aldo Enrico Tambolo stronca il Calvino paroliere per le Cantacronache (leggendo il pezzo, o meglio l’occhiello ho trovato per la prima volta nella mia vita la parola “postutto”, sono colpita); Giuseppe Genna e Wu Ming 1 tracciano una fenomenologia di Franco Battiato; Cristiano Calegari parla di un assolo del tastierista Kenny Kirkland; Gabriele Pescatore continua il suo trasloco; la rubrica “I libri di Mrs Hills” parla di un poemetto pseudo-fantascientifico dedicato al jazz di Richard Matheson; Giorgia Meschini tiene la terza lezione di canto lirico; Davide per la rubrica “Sparate sul pianista” si occupa di Salvatore Accardo; Lord Cornelius Plum incontra il Signor Mostarda.

Il Supplemento che arricchisce questo numero è R.E.M., “Nightswimming”. Per riceverlo iscrivetevi alla
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Qui per avere l’intero fumetto del Doc tradotto in italiano.

 

Un filosofo prêt à porter

Saturday 28 January 2006

Spinoza. Abbiamo cose cortissime da dire.

Something new

Tuesday 10 January 2006

In colpevole ritardo sui tempi di pubblicazione, annuncio vobis gaudio magno: habemus Medicine Show! Dalla metà di dicembre è possibile scaricare il nuovo numero della rivista faticosamente diretta da Leonardo Colombati e redatta ciarlatanescamente – come nella nostra migliore tradizione – da  Silvio Bernelli, il Doc, Davide L. Malesi, Gabriele Pesatore, Lord Cornelius Plum, Francesco Soliani, Aldo Enrico Tambolo. Nella mia rubrica “I libri di Mrs Hills” si parlerà di (Non) Sparate sul pianista di David Goodis e a completare il numero troverete un’intervista esclusiva a Cristiano Godano dei Marlene Kuntz.

Anche Origine è di nuovo tra noi, con il suo undicesimo numero, denso di contenuti: dall’intervista di Davide Malesi a Tom Wolfe, al saggio “The future is unwritten” di Carlo Feltrinelli che parla di come è nato, e si è evoluto negli anni, il catalogo della storica casa editrice, al dossier su Michel Houellebecq; da Carlo Lucarelli che intervista Joe R. Lansdale,fino alla corposa rubrica di recensioni.

Il piatto forte del numero è però l’inchiesta di Michele Infante e Davide Malesi sullo stato della critica: “La critica è morta, viva la critica!” che ha coinvolto Riccardo De Gennaro, Benedetta Centovalli, Andrea Cortellessa, Giovanni Tesio, Giulio Ferroni, Carla Benedetti, Tiziano Scarpa, Mario Fortunato, Loredana Lipperini, Jacopo De Michelis, Filippo La Porta, Emanuele Trevi.

Alcuni stralci di questi interventi sono stati pubblicati da Loredana Lipperini e Giulio Mozzi proprio oggi. Sull’inchiesta magari torniamo nei prossimi giorni, l’unica cosa che voglio notare adesso è una battuta di Giovanni Tesio in risposta al mio invito a partecipare all’intervista collettiva: il professor Tesio, prima di decidere se partecipare o meno mi ha gentilmente ammonito: cara signorina, non tema, una voce in meno è sempre meglio che una in più. Come dargli torto? Anche se in quest’inchiesta le voci sono state quasi tutte interessanti da ascoltare. Finalmente poi ho capito cosa sia esattamente un critico militante – anche se questo prima o poi torneremo – per l’intanto ringrazio Loredana Lipperini per avermene offerto una chiara definizione, evitandomi di figurarmelo ogni volta come un soldato munito di libri illeggibili e bombe a mano. 

Davide, infine, ha aggiornato il sito di Origine, con sommario e copertina di questo nutritissimo numero e con qualche chicca estratta da quelli precedenti.

Visto che ci sono segnalo un intervento su Vibrisse di Leonardo Colombati riguardo la funzione della letteratura, che è una replica ad un altro intervento di Antonio Spadaro pubblicato sull’Avvenire (che a sua volta poi replica a Leonardo che gli risponde di nuovo: la finiranno mai?). Ebbene io sono del tutto d’accordo con Leonardo, anche se all’atto pratico io e lui leggiamo (e amiamo) libri profondamente diversi.

Infine, segnalo il concorso fotografico Lettureintreno, pensato e diretto da eiochemipensavo, melpunk e boris battaglia ricco di premi e cotillons. Qui ci sono tutte le foto. Questa è la mia, cui sono legata per il libro, non per la foto naturalmente. E prendo due piccioni con una fava dicendo anche che è terminato e stiamo attendendo trepidamente i vincitori. Meglio tardi che mai. Le migliori foto verranno premiate con libri messi in palio da melpunk, placidasignora, giuliomozzi, licenziamentodelpoeta, eiochemipensavo, Andrea d’Agostino.

Italy city blog

Thursday 22 December 2005

E’ ai box di partenza il primo (a quanto ci risulta) circuito di blog cittadini: It-Cb – acronimo di Italy City Blog – un progetto ideato e gestito da Giovanni, curatore del sito Random bits. Gli iscritti avranno un intero weblog, in condivisione con altri web-concittadini, per parlare della propria città: eventi, manifestazioni, luoghi, segreti, misteri, insomma tutto ciò che vorranno far conoscere delle loro città a chi non c’è mai stato, o a chi, pur abitandole, è troppo distratto per accorgersene. Ognuno dei blogger avrà così l’occasione di mostrare ai lettori la sua percezione del posto in cui vive. Per le iscrizioni e maggiori informazioni cliccate qui.

Buon viaggio.

Urbi et orbi

Wednesday 16 November 2005

Mentre domani al Linx Club di Roma Franco Limardi presenterà Anche una sola lacrima, edizioni MarsilioBlack, alla stessa ora, ma a Cesena presso la­ libreria Nero su Bianco, Alberto Ragni presenterà un’altra tappa della tourneè dell’Orchestra Tramonti. Peccato non avere il dono dell’ubiquità. E a pensarci bene vorrei essere anche qui. Roma è più vicino però.

Noir mon amour

Sunday 13 November 2005

Dal Blackblog apprendo che è stata diffusa la lista dei venti romanzi noir che si contenderanno il prestigioso Premio Scerbanenco, organizzato dal “Noir in Festival” di Courmayeur in collaborazione con La Stampa. Nella rosa dei candidati è incluso anche il secondo romanzo di Franco Limardi Anche una sola lacrima. E qui (previa registrazione sul sito del Festival) è possibile partecipare alla votazione. 

Peraltro Franco Limardi giovedì 17 novembre alle 21:30 presenterà il suo libro al Linux club in Via Libetta 15 C a Roma con introduzione di Errico Buonanno. (La serata è organizzata da Girolamo Grammatico)
    

Per chi non avesse ancora letto il romanzo, riporto qui sotto la recensione del libro, che ho scritto per Stilos ad agosto*, sperando di non distogliervi definitivamente dal proposito di acquistarlo.
 

Esiste, nel panorama editoriale degli ultimi decenni, un “vuoto narrativo”, lasciato non solo da gran parte della letteratura mainstream (sbilanciata ormai verso l’intimismo, o in piena deriva postmodernista) ma anche dal giallo classico, imbrigliato in schemi asfissianti e ripetitivi, perché non hanno più saputo cogliere i disagi e le inquietudini di un mondo dominato dal caos, in cui il confine tra bene e male andava sempre più assottigliandosi. In questi spazi si è inserito il Noir, in prevalenza americano e francese, genere che più d’altri ha saputo registrare le modificazioni sociali in atto, e qui è cresciuto e ha prolificato con esiti diversi: laddove il malinconico polar (termine che deriva dalla contrazione tra literature e policier eche, almeno per la letteratura francese, è diventato sinonimo di narrazione criminale) insiste sul realismo sociale e di denuncia (da Malet a Manchette, passando per Izzo), quello americano invece, si caratterizza per uno sguardo cinico sul mondo e una violenza spietata ed esibita, che non lascia margine alla minima speranza (Cain, Goodis, Thompson). E il “nero italiano”? In realtà, quando si parla di “Noir italiano”, per lo più ci si riferisce a un “ibrido narrativo” che, più poliziesco o thriller che Noir vero e proprio, ne prende in prestito alcuni topoi (di volta in volta: la femme fatale, il criminale fallito, l’antieroe cinico, l’implacabilità dei gangsters) senza entrare mai nel pieno di quelle atmosfere cupe e morbose che del Noir sono, da sempre, gli elementi vitali. Scerbanenco, Machiavelli, Ferrandino, Carlotto, Baldini, Lucarelli e persino Attilio Veraldi che ha inventato dal nulla una lingua svelta ed efficace per trasferire l’hard-boiled di Dashiell Hammett in Italia (aurore peraltro dell’unico vero romanzo hard-boiled italiano, La mazzetta del 1976, in cui appare la prima figura di detective privato nostrano in un universo di poliziotti, carabinieri e magistrati) di rado hanno affondato il coltello nelle ossessioni e nelle inquietudini private dei loro protagonisti: più spesso hanno adoperato il “genere” come veicolo per esplorare una dimensione collettiva e politica, proponendo una letteratura fortemente radicata nel tessuto urbano e sociale e percorrendo così una strada alternativa a quella dei Grandi del Noir. D’altra parte, per degli autori “nuovi” confrontarsi con chi ha creato il genere e l’ha portato agli onori della ribalta è sempre difficile, e dovendo innestare le proprie storie su un humus sociale così diverso dalle esperienze che l’hanno generato, questa poteva sembrare l’unica via praticabile. Pertanto colpisce ancora di più che l’ultima uscita della collana “Marsilio Black”, diretta da Jacopo De Michelis: Anche una sola lacrima, opera seconda di Franco Limardi (che ha esordito con L’età dall’acqua, DeriveApprodi, 2001) sia una storia nera delle più classiche, assolutamente slegata da ogni contesto sociale e priva di riferimenti all’attualità (salvo i trascorsi di guerra del protagonista, che in realtà sono un semplice espediente narrativo). Nel raccontare la storia di Lorenzo Madralta, reduce del Libano che si ritrova alla guida di una banda di rapinatori, Limardi tiene anzitutto a indagarne le private ossessioni, mostrando al lettore le sue inquietudini e esplorando, con estrema naturalezza, il percorso che lo conduce a cedere alle lusinghe dei soldi facili. Il racconto si snoda in una città della provincia laziale che non viene mai nominata né caratterizzata tramite elementi storici o geografici: l’unico aspetto che consente di localizzarla nel Lazio è l’idioma usato dei personaggi, mutuato da una lingua parlata che mescola l’italiano a un dialetto che sembra romano, fatto di parole accentate e tronche abbinate a una manciata di termini gergali, un po’ come accadeva nei primi romanzi della “Série Noire” di Gallimard, che nei dialoghi ricalcavano l’argot, il francese dei bassifondi. Madralta è un personaggio complesso: pur essendo voce narrante della storia non svela mai i propri sentimenti né cede a introspezioni, parla poco e si fida ancor meno. Schivo e riservato, rifugge ogni legame e sembra scappare da qualcosa: un demone interiore che lo divora, forse l’esperienza in Libano, oppure semplicemente il tormento di chi non sa cosa vuole ma sente che qualcosa gli manca (come non pensare ai malinconici personaggi di Cornell Woolrich?). Ed è a questo punto che entra in scena il più classico degli archetipi del Noir, la femme fatale, colei che conduce alla rovina e spinge al delitto. In Anche una sola lacrima, sono due le figure femminili di rilievo: Giuliana, futura moglie di Vittori, il capo di Madralta, il quale coinvolge Lorenzo nella rapina al supermercato presso il quale entrambi lavorano (rispettivamente come direttore e responsabile della sicurezza) e Laura, che allettando Lorenzo con promesse di felicità, lo risucchia come in un vortice. Tra le due, la mantide sembra Giuliana, amante appassionata tra le lenzuola ma gelida e distaccata fuori dal letto ed invece sarà Laura, la apparentemente dolce, solare Laura, a spingerlo verso il crimine accecandolo con il miraggio di una vita diversa. Non si dirà altro della trama per non svelarne i colpi di scena, ma c’è ancora una cosa da notare sul ruolo di queste due donne: Giuliana agisce, nell’economia della storia, come uno specchio che riflette i cambiamenti che avvengono in Lorenzo nel corso della vicenda mentre s’innamora perdutamente di Laura, fino a sacrificare tutto pur di portarla via con sé e ricominciare. Ciò che le parole non dicono viene svelato dunque, attraverso i gesti e gli atteggiamenti che l’uomo assume nei confronti di Giuliana e qui lo stile di Limardi, richiama efficacemente il registro comportamentalista di Hammett o Manchette, in cui l’introspezione psicologica dei personaggi avviene unicamente tramite l’osservazione dei loro movimenti di scena, deducendo la realtà dalle apparenze, senza alcuna manipolazione interpretativa dell’autore. Anche la deriva metafisica verso cui sembra scivolare lentamente il romanzo è una novità (per la letteratura italiana): con brevi giri di frasi, poche metafore, nessuna concessione al sentimentalismo, rari cenni d’ambientazione, uno stile freddo in cui l’autore scompare dietro il resoconto degli eventi, Limardi crea un personaggio che unisce al cinismo esistenziale, indispensabile per parlare di Noir a pieno titolo, un disagio crescente che tradisce, nella passività con cui Lorenzo accetta di partecipare al piano criminale (trasformandosi in perturbatore di quello stesso ordine che doveva preservare) e cede alla malìa gettata da Laura, il desiderio latente di “farla finita”, di andare incontro alla morte fingendo di rincorrere una vita migliore. Il romanzo inoltre, scandito dal trascorrere dei mesi che precedono il colpo, inizia proprio dalla fine della storia per poi ripartire con la normale successione cronologica, in una sequenza tutta verticale degli eventi che altro non è, se non una lunga marcia verso l’annientamento. Anche una sola lacrima, grazie a una storia che snocciola uno via l’altro gli elementi tipici delle narrazioni nere (un personaggio dannato e dal passato oscuro, un “colpo” sanguinoso, una dark lady, la forza motrice della voglia di riscatto) s’iscrive brillantemente nei canoni del Noir tradizionale, eppure – mentre ricalca percorsi già battuti – innova, anche, il genere: introducendo in un contesto italiano atmosfere e strutture narrative finora intentate nell’ambito delle patrie lettere.  

Ci vediamo giovedi? 
* Prima che qualcuno mi citi per plagio, vi dico che per errore il pezzo non è stato attribuito a me. Sono cose che càpitano.

 

Di qui e di là

Wednesday 20 July 2005

E’ in libreria il numero dieci di Origine. E per una volta non solo due numeri (9 e 10 appunto) sono usciti a distanza ravvicinata ma li trovate già on line con il sommario e alcuni contributi scaricabili. Potete gustarvi per intero invece, il numero 8.

In “Pulp” di Luglio ed Agosto c’è una lunga monografia su Raymond Chandler, in occasione della pubblicazione del primo Meridiano dedicato allo scrittore statunitense, scritta da Woody Haut e introdotta e tradotta da Fabio Zucchella.

Sul Foglio di sabato 16 luglio Giuseppe Scaraffia ha firmato una bella intervista a Budd Schulberg, scrittore (I disincantati e Perchè corre Sammy?) e sceneggiatore (Fronte del porto) americano che, parlando di Hollywood, Elia Kazan e del rapporto tra cinema e scrittori, fa un commovente ritratto di Francis Scott Fitzgerald. Non ho trattenuto le lacrime, lo confesso quando racconta questo annedoto: “Una volta, avendo sentito che a Hollywood recitavano una sua commedia, Scott si era eccitato, aveva affittato una limousine ed era andato a vederla vestito da sera, insieme alla sua compagna di allora, Sheilah Graham. Solo che, arrivato al teatro, si era accorto che a metterla in scena era stato un gruppo di studenti. Questi poi erano caduti dalle nuvole vedendo che Scott, che loro credevano morto, era lì davanti a loro. Fitzgerald però era stato gentilissimo e aveva tenuto a complimentarsi con tutti”.

Questo mese probabilmente non uscirà il numero di Luglio di Medicine Show.

Notazione personale: quest’ultima settimana ho letto tre libri scritti da donne, uno dopo l’altro, e non me sono pentita: Take the cannoli di Sarah Vowell, Un tempo per nascere di Dawn Powell e Racconti americani di Annie Vivanti.

Andrea ha aggiornato il troppo trascurato sommersi&sconosciuti e Davide ha scritto il molto condivisibile Elogio del libro superfluo. In proposito, mi pare adeguato riportare questa dichiarazione di Mordecai Richler: “Ma perchè gli scrittori dovrebbero cambiare la società? Se uno vuole cambiare la società entra in politica, no? Provo compassione per quei romanzieri che pensano di poter realizzare dei cambiamenti politici. La verità è che le arti non sono così importanti”. Queste parole e l’esempio di Fitzgerald, il più grande di tutti, I.M.O. naturalmente, dovrebbe servire da monito a quanti, appena scritto un romanzo, indipendemente dalle vendite e dal consenso, pensano di meritare l’Olimpo degli scrittori.