Archivio della Categoria 'Miscellanea'

Siamo tutti malmostosi. Ma anche no

Friday 6 October 2006

Brekane, con grande presenza di spirito mi pare, ha cambiato il sottotitolo del suo blog da “Un blog che fa tristezza” in: “Un blog che fa tristezza. Un diario neanche dei migliori”, riprendendo quanto scritto da me in calce alla descrizione del suo testo per il GP07:   

Brèkane è il diario (più o meno sconnesso) di uno studente di lettere alle prese con: una tesi immensa sui poeti italiani del primo novecento, un relatore coi contorni del guru/santone, esami di dottorato, una madre impegnativa, una serie di amici inquieti e in fregola.

(Il ragazzo ha dei dubbi, glieli tolgo volentieri: è un diario senza se e senza ma, e nemmeno dei migliori)”   

Mi pare una notevole dimostrazione d’ironia a cui faccio tanto di cappello.

    

Siamo tutti malmostosi

Friday 6 October 2006

SIAMO TUTTI UN PO’ MALMOSTOSI

Perché questo è un blog dopotutto!

Friday 6 October 2006

Voglio tranquillizzare tutti i miei lettori, noti o sconosciuti perché pare che alla fine sopravviverò a quest’indisposizione che mi ha bloccato a casa per giorni. E’ stata dura, ci sono stati momenti terribili (come quando si è frantumato il termometro e per ventiquattro lunghissime ore non ho potuto controllare quanta febbre avevo, e credo di aver sfiorato allora i quaranta gradi, almeno così la sentivo) ma ne sto uscendo. Spero solo che il mio naso torni a proporzioni umane e a un colore meno acceso.
Nel sollevare dalla preoccupazione gli animi, approfitto anche per ringraziare chi mi ha riservato attenzioni e gesti gentili, in particolare coloro che hanno concretizzato queste attenzioni con doni e cotillon.
 

 

Quindi grazie:

ad Alberto per Un bellissimo novembre di Ercole Patti;

a chi mi ha regalato La morte della farfalla di Pietro Citati;

a chi mi ha inviato Le scorribande del demonio di Jorge De Sena (anche se non è stato un omaggio per la mia infermità, ma m’è arrivato in questi giorni e quindi lo metto nel calderone);

Vincenzo che mi ha dedicato una poesia sull’autunno di Giuseppe Conte (che a me di solito non piace ma la poesia è bella) in omaggio a questo blog che ha chiaramente colori e ispirazioni autunnali. Peraltro lui è uno dei due che si sono accorti che ho modificato la frase d’apertura del blog, rimanendo sempre in zona Bradbury però, ed è l’unico che l’ha apprezzata): Dammi un autunno come quello
degli alberi cedui, mia vita.
Il tremolio glorioso e tintinnante
di una luce superstite e infinita,
di esistere ancora la voglia,
il sogno di essere il sole che fa ogni foglia
prima della caduta

a Paolo perché mi pungola ed è una cosa che fa sempre bene.
Visto che ci sono segnalo anche:  

 

1) un sito assolutamente folle;

2) (anche se credo di averlo già fatto da qualche parte) il bellissimo racconto di uno che ha un blog interessante e – in maniera distinta e con un altro linguaggio – scrive dei bei testi: Esibizione di un cadavere;

3) un post molto divertente sul relativismo culturale;

4) un pezzo sul mondo animale degno del National geographic;

5) un’interessante discussione sulla cultura popolare;

6) un pezzo discutibile (come tutti peraltro, soprattutto i miei) su George Simenon che viene definito un “tarpato”: a me Simenon non piace, mi annoia abbastanza, ma le motivazioni della stroncatura totale della sua opera mi lasciano perplesse e fanno il paio con la recensione a forza di slogan utilizzata nella critica a Il Giovane Holden di J. D. Salinger.

7) (e per la serie facciamoci ancora dei nemici!) un blog che davvero non sopporto, nei contenuti e soprattutto nei commenti. Inoltre (solo perché mi è costata un po’ di tempo) pubblico la mia risposta ad un messaggio (che non riporto per rispetto della privacy) inviatomi da una delle persone che ho citato nel post precedente e che lecitamente ha voluto manifestarmi il suo dissenso e chiedermi spiegazioni. L’ho accontentata.

Ciao,
mi costringi a fare una cosa che non volevo assolutamente fare, cioè “criticare” – nel senso di analizzare criticamente un testo – i i lavori partecipanti al concorso, ma ho del tempo libero ‘sti giorni per via di un’indisposizione che secondo me si è aggravata con le maledizioni inviatemi da chi si è sentito punto sul vivo da quello che ho scritto 🙂 e quindi lo faccio.
Naturalmente avrai capito (mi auguro) che la scelta dell’aggettivo “indigesta” era ironica, come tutto il post, ma soprattutto doveva concordare con la metafora della ricetta. Potevo dire insostenibile, noioso (perché forzatamente divertente), privo di dignità letteraria, il senso era più o meno lo stesso, ma non sarebbe stato coerente con il contesto in cui avevo deciso di muovermi. E veniamo al nocciolo della questione: il concorso proclama di essere una gara per testi letterari. Il tuo come quasi tutti gli altri, e con quasi intendo almeno il 95% dei lavori, non lo è: è solo la trasposizione fedele del tuo blog, nemmeno tanto originale perché oltre a ricalcare gli aneddoti tragi-comici a metà tra Bridget Jones (che immancabilmente citi in uno dei pezzi iniziali) e Sex and the City (con tanto di statistiche sulle single) e quelli scritti dalla pletora di imitatrici che hanno seguito la moda, è uguale ad altre centinaia di blog italiani e stranieri: contrapposizione tra uomo e donna, il sesso visto in chiave comica, il rapporto con le altre donne, la pigrizia di chi non ha un uomo a cui rendere conto, il lasciarsi andare all’indolenza, la lotta invece a volte per rendersi sexy, l’ostentazione di una cultura superiore che fa sentire a disagio dal parrucchiere, lo snobismo per le chiacchiere da bar e poi le confessioni tra amiche, il decalogo per la sopravvivenza come single, le categorie in cui si dividono donne e uomini con o senza compagni e potrei continuare all’infinito spulciando il tuo testo e portando il segno su quelli pubblicati da altri blog. Tutto più o meno letto e persino digerito, per restare nella metafora della ricetta, peraltro istigata da te con quel “qb” che davvero non si può leggere. E se va bene questo linguaggio in un blog e se vanno bene anche la formula diaristica, l’umorismo immediato e superficiale, l’autobiografia, l’intimismo, la sindrome da portinaia per cui tutti devono raccontare i fatti propri e degli altri a terzi, un lessico approssimato e di contro a volte eccessivamente complicato (per esempio ad un certo punto usi la parola malmostoso: ma in quale romanzo o racconto l’hai mai letta? La usi quando parli? La senti dire di solito? Mi parli di depilazione, sfighe varie, astinenze forzate, e poi di punto in bianco mi metti la parola malmostoso, mi pare che la coerenza stilistica e di contenuto se ne vada beatamente a quel paese e non citarmi – nel caso in cui ti venisse in mente di farlo, ti precedo perché sono previdente – Queneau o i surrealisti o chi per loro, perché come diceva uno dei personaggi delle Iene di Tarantino “siamo proprio su un altro campo da gioco”), dicevo se tutto questo bailamme senza capo né coda va bene su un blog che non ha alcun progetto dietro se non quello del cazzeggio e quando va bene quello di un tema da trattare, non è apprezzabile per nulla in un testo che, se partecipa ad un concorso che si definisce letterario, ha per questo aspirazioni letterarie. Io non ho detto che il tuo blog è indigesto, a me non piace, non è tra quelli che leggerei, mi annoiano i fatti della gente soprattutto quando somigliano a centinaia di altri fatti letti qui e lì, ma nel suo genere non dubito che sia piacevole, ma NON E’ LETTERATURA, né alta, né bassa (e su questa distinzione avrei parecchio da dire ma non mi pare il caso a quest’ora). E io contestavo proprio questo nel post: l’inclusione in un concorso letterario di testi non letterari. Lo facevo ironizzando, per dire cosa pensavo di questo tipo di concorsi e dell’idea diffusa e deleteria che basta scrivere perché si faccia letteratura, e poi per promuovere il testo del mio fidanzato che invece, ostinandosi a voler partecipare (contro il mio parere) anche per divertimento, rischiava di perdersi nel mare magnum di puttanate inviate, mentre il suo è uno dei pochi testi davvero letterari ed è l’unico con una struttura e una storia ben definiti. E bada bene, non ho detto che è un capolavoro, non sarei credibile in quanto di parte, ma ti assicuro che non ho problemi a dire quello che penso delle cose che scrive lui con assoluta obiettività, ma ho detto – e questo è incontrovertibile se uno ha una minima conoscenza e capacità di distinguere tra i testi – che è l’univo vero testo con un progetto narrativo.
E poi il messaggio stesso che mi hai scritto è una conferma di quel che ho sostenuto: tu mi scrivi: “Tre anni di blog, più di 400mila accessi, dalle 300 alle 400 visite quotidiane”. Ebbene mi pare che stiamo parlando di un blog, TU stai parlando di un blog, non di un’opera letteraria. Tutto lì il discorso. E un blog fatto passare per un romanzo, una raccolta di racconti, un libro, un oggetto narrativo è indigesto da qualsiasi parte lo vogliamo guardare, proprio perché fuori contesto, per nulla congruo alla definizione che in questo modo se ne vuole dare.
So naturalmente che non sarai soddisfatta di questa mia risposta ma non posso farci molto, mica l’ho scritto io il testo.

Uno su mille ce la fa

Wednesday 4 October 2006

(e speriamo sia il migliore)

Io sono un’integralista. Ho forti dubbi che nei blog si faccia letteratura, men che meno critica letteraria. E soprattutto non informazione, per una questione di credibilità, di verifica delle fonti, di qualità proprio della comunicazione, un discorso lungo che al momento non affronto anche perché ho la febbre. E mi lasciano abbastanza perplessa anche le case editrici che dalla rete partono e poi ci tornano, come Untitl.ed e Scrittomisto. E i miei dubbi sono confermati dalla scarsa qualità delle opere pubblicate che difficilmente si distaccano dal diarismo blogghesco o si emancipano con una scrittura solida e curata.
 
Adesso, la casa editrice Scrittomisto ha indetto tempo fa un concorso, cito:
 
“Il Gran Premio ScrittoMisto è il primo concorso letterario italiano riservato a chi scrive in rete, e ai tre vincitori non solo offre la gloria e la possibilità di vantarsi con gli amici, ma anche di pubblicare un libro. Un libro vero, di carta. Stampato e distribuito in libreria.
Il regolamento del concorso è qui”.
Da pochi giorni le opere partecipanti sono on line disponibili alla lettura e alla votazione per selezionarne 30 che poi saranno valutati da una giuria  che decreterà il vincitore.

°Ho letto quasi tutte le opere in gara, ricorrendo al carotaggio naturalmente, ossia leggendo sistematicamente solo brani sparsi per avere un’idea dello stile e della storia e la mia convinzione sulla qualità della scrittura in rete persiste.

Alcuni esempi di “libri” in gara di cui riporto i titoli, spesso improbabili – titoli da blog appunto – e le descrizioni che ne fanno gli autori:

T / G di @llerta:
T: i temi sono l’alienazione, la lontananza, l’adattarsi a regole senza accettarle. Il trasfertista che trova nella scrittura una valvola i sfogo, sempre meglio delle pippe.
G: Frammenti giovanili su banali autodistruzioni o su vane ricerche di posti migliori in questo pianeta butterato.
 
(“pianeta butterato” che vorrà dire? Brizzi ha fatto un sacco di danni con i suoi libri)
 
 
ArancioVitamina di aranciovitamina:

ARANCIOVITAMINA è una raccolta di brani dal blog omonimo. Vi sono narrate “avventure e disavventure quotidiane” di una 23enne che vuole vivere una vita “colorata” e ricercare sempre l’eccezionale nel quotidiano. Il tutto raccontato con un linguaggio a volte ironico e scanzonato, altre delicato e nostalgico.

(descrizione con notazioni critiche incluse, notevole. Peccato che se leggi i suoi brani, che ha la bontà di non definire racconti, l’eccezionale che cerca si riduca al banale stereotipo da tipa a là Pollyanna)
 
 
Vita Stordita di Ehvvivi:
Ovvero: diario di una comune single di ritorno che, abbandonati i 30 anni, veleggia rapidamente verso i 40, perennemente in lotta contro conti che non tornano mai, ex marito, clienti, problemi, rogne e nevrosi varie. Più magra di Giuliano Ferrara ma meno di Platinette, ironica qb.
 
(questa ha scritto “qb”, come nelle ricette, peccato che il risultato sia indigesto)
 

 

Avrei voluto essere gaia… come la mia padella! di Sissunchi:

Ebbene si, la mia padella si chiama Gaia, perché quando si frigge, il fuoco non deve essere ne troppo alto, ne troppo basso, ma gaio! Avrei voluto essere come lei, invece sono una ragioniera che non ragiona più da anni! Storie di ordinario manicomio e non solo….

(questo è il mio preferito – si fa per dire naturalmente – e si commenta da solo)
 
 
La Cumpa del Chinotto di La Cumpa del Chinotto:
I racconti, i viaggi, i pensieri (più o meno reali) di 7 amici. E una bevanda con dentro le loro vite. Un testo senza capo né coda, che si può leggere a sorsi, in cui ci si può perdere. Un testo che ha un po’ di tutto, come la vita al di fuori. NB: La Cumpa del Chinotto non contiene verità assolute.

(la “cumpa”??? Meno male per l’avvertenza perché leggendolo uno potrebbe anche illudersi di trovarsi di fronte a verità assolute. Avoja!)
 
 
Erasmus: partire studenti, vivere sballati, tornare uomini di Fiorella:

Questa è la storia di Filippo, studente Erasmus ad Alicante nell’anno accademico 2004/2005. Non è un romanzo, non è un saggio, non è una raccolta di racconti e men che meno di poesie. È un libretto inutile, ma viviamo di libretti inutili, sicché…

(Visto che l’autore stesso lo connota in negativo, mi piacerebbe sapere perché uno se lo dovrebbe leggere e addirittura comprare se mai dovessero pubblicarlo. A parte che ricorda parecchio quel terribile film di Cédrich Klapisch “L’appartamento spagnolo”)
 
 
Un diario, pressappoco di Brekane:
Brèkane è il diario (più o meno sconnesso) di uno studente di lettere alle prese con: una tesi immensa sui poeti italiani del primo novecento, un relatore coi contorni del guru/santone, esami di dottorato, una madre impegnativa, una serie di amici inquieti e in fregola.
 
(Il ragazzo ha dei dubbi, glieli tolgo volentieri: è un diario senza se e senza ma, e nemmeno dei migliori)
 
 
 
Nuvola Viola e il suo Strego di Cateviola e Sandrock:
Questa è una vera storia di rinascita: tornano a vivere, come per miracolo, una donna ferita che si era persa nel buio, un uomo che, vedovo con un figlio piccolo, aveva smarrito la strada dell’Amore e una squadra di calcio finita in serie C2 per motivi che col calcio giocato nulla avevan a che fare.
 
(Mancava l’Harmony in tutto questo ed eccolo qui! Peccato che gli Harmony siano scritti decentemente. Ci sono anche delle foto dentro)
 
 

Tutto questo per dire che non si può non votare l’unico vero romanzo in concorso:

Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma:
 
In questo romanzo troverete: un venditore di barche che sogna di vender barche, un detective femmina, due funerali, sodomie da ufficio, una probabile truffa, zie femministe, fughe d’amore, donne che si rifanno il trucco. Io, fossi in voi, lo leggerei. Ma poiché sono in me, mi è bastato scriverlo.
 

E si da il caso che sia anche scritto con notevole abilità tecnica e una struttura ellittica che emula la perfezione geometrica e uno stile molto personale che reinventa il linguaggio parlato. Davide, l’autore, non si limita ad imitare il modo di parlare delle persone ma agisce sul lessico famigliare per adattarlo alle esigenze della sceneggiatura, perché la letteratura non è mera imitazione della vita. Se questo non bastasse vi faccio presente che c’è tanto sesso!

Dunque votate!
  

Sympathy for the devil

Sunday 27 August 2006

Capita di avvertire delle affinità con persone che nemmeno conosciamo, sentimenti di profonda amicizia, intesa nel senso che i greci davano a questa parola. Al momento per esempio mi sento molto vicina alla cugina di sua moglie.

Peraltro io ho una guida sportiva. Ci tengo. Chi viene in auto con me un po’ meno, forse.

Dagli amici mi guardi Dio

Saturday 24 June 2006

Premesso che ritengo Gomorra di Roberto Saviano un libro degno di nota, a suo modo coraggioso, inusuale forse per il nostro paese, ma eccessivamente retorico a volte e per nulla narrativo (il che non è davvero un difetto per un libro del genere, ma da più parti è stato definito addirittura romanzo e per di più fondante: cosa vuol dire?) e ribadito che di certe polemiche poco me ne cale ma per i prossimi dieci minuti non ho molto di meglio da fare, mi limito a far presente che leggendo questa lettera aperta di Tiziano Scarpa a Roberto Saviano (che ha scatenato – unitamente all’altra missiva firmata con Carla Benedetti – in cui i due gratuitamente se la prendono con i Wu Ming per osannare Saviano – la reazione indignata, tra gli altri, di Loredana LipperiniGiuseppe Genna) a me è venuto immediatamente in mente questo.

Per restare in tema di associazioni d’idee, ho ripensato ad un libro che ho letto anni fa e che forse ha qualcosa a che vedere con Gomorra, anche se l’impatto che ha avuto su di me è stato completamente diverso: Cosa di cosa nostra, un libro intervista di Marcelle Padovani a Giovanni Falcone. Dall’introduzione della Padovani al libro riporto: «Vale la pena”, gli avevo chiesto durante un’intervista televisiva del gennaio 1988, “vale la pena rischiare la propria vita per questo Stato?” E lui aveva risposto un po’ sconcertato: “Che io sappia, c’è soltanto questo Stato, o più precisamente questa società di cui lo Stato è l’espressione”». Senza retorica.

 

Consigli per il tempo libero

Monday 8 May 2006

Qui si possono scaricare 5 vecchi supplementi di Medicine Show, la rivista con l’impaginazione più bella del mondo. Per riceverli tutti leggete qui.

Inoltre.
I promotori, fondatori, organizzatori, ideatori e quello che vi pare, di Medicine Show, Giulio Mozzi e Leonardi Colombati vi danno appuntamento Martedì 9 maggio, alle 22 all’Alpheus in Via del Commercio 36 a Roma, all’interno del Festival Martelive per parlare di Perceber.

I libri, gli euro, la polvere e i ciarlatani

Sunday 7 May 2006

Mentre si sta per concludere la kermesse del Salone del libro di Torino, io ho trascorso il pomeriggio in un mercatino dell’usato a Latina (l’unica manifestazione culturale che valga la pena di frequentare da queste parti, a meno di non essere ansiosi di celebrare la bonifica o la nascita di Mussolini) dove ho comprato sedici libri in ottimo stato (più la decina acquistati da Davide) pagandoli in media 1,20 euro.
Ecco la lista:
 
La nostra età di Oreste Del Buono (raccolta degli scritti autobiografici dell’autore)
Paese d’Ombre di Giuseppe Dessi

La Lega delle Dame per il trasferimento del Papato nelle Americhe di Aldo Alberti, un libro Sellerio che mi ha incuriosito anche se non ho ben capito se sia un romanzo, un saggio o un pamphlet o chissà cos’altro

Aurora di Stanislao Nievo, nipote del più famoso Ippolito
Ferito a morte di Raffaele La Capria
Uomo di conseguenza di Attilio Veraldi, uno dei libri dal titolo più bello
I giovedi della signora Giulia di Piero Chiara
Eutanasia di un amore di Giorgio Saviane 
L’attore di Mario Soldati
Tre operai Carlo Bernari
Le corna del diavolo di Piero Chiara
Le mille luci di New York di Jay McInerney
Un saggio sulla letteratura russa dall’800 al 1930
L’abbazia di Northanger di Jane Austen
Gli anni fulgenti di Miss Brodie di Muriel Spark
La formula di Origene di Johannes Mario Simmel, che non avevo mai sentito nominare ma ha una trama affascinante.
 
Non mi ricordo invece, di cosa è composto il bottino di Davide a parte Mosca sulla vodka di Venedikt Erofeev che ci siamo alacremente contesi, ma alla fine gliel’ho regalato.
 
Ricapitolando. Ho preso sedici libri, che potranno piacermi o meno ma ho voglia di leggerli tutti, e ho speso meno di venti euro.
Questo mi fa venire in mente che qualche tempo fa attendevo con ansia la distribuzione di Letture facoltative di
Wislawa Szymborska pubblicato, naturalmente, da Adelphi. Del libro sapevo tutto tranne il prezzo, così quando me lo sono ritrovato finalmente tra le  mani e ho letto la quarta di copertina, per dirla con Holden Caufield, sono rimasta secca leggendone il costo: 21 euro. Per me che non posso fare a meno di pensare anche in lire (del resto quando parlo penso le parole anche nel loro contrario, figuriamoci se non posso pensare ai prezzi anche in lire), 21 euro sono più di quarantamila lire: quasi il costo di una pizza per due da Roma in giù; sono tre biglietti del cinema a prezzo pieno; quasi il pieno di gpl per la mia auto; una maglia da battaglia come dice mia madre, presa con lo sconto; un quotidiano al giorno per venti giorni; e quasi venti libri usati. Dopo essermi intrattenuta in queste profonde riflessioni per qualche minuto, ho riposto il libro sullo scaffale e ho anche deciso che non acquisterò più libri che superino i 15 euro.
Intanto Letture Facoltative me lo sono letto in libreria un po’ per volta. E’ delizioso e magari ne riparliamo. Aspetto che qualcuno se ne disfi. Certo se fosse un libro Minimumfax della Collana Nichel (di cui salvo solo il molto bello 
La sacra fame dell’oro di Ernesto Aloia) sarebbe più facile trovarlo. Da Melbookstore per esempio ce li trovi quasi tutti dopo due mesi dalla pubblicazione. Ma loro lo sapranno?
 
Poi visto che sono sulla notizia e non ho nulla da fare al momento, appoggio l’idea che Paolo Rossi ha appena illustrato a “
Che tempo che fa” il programma di Fabio Fazio, e che vorrebbe attuare quando sarà eletto presidente della Repubblica: rendere illegale i libri. Certo l’ispirazione non è originale, Bradbury l’aveva già avuta decenni fa in Fahrenheit 451, ma la motivazione mi piace da morire: attirare alle lettura i giovani facendo leva sul senso del proibito. Del resto tutto ciò che rende piacevole la vita è proibita, o scandoloso. o pericoloso, o fa male alla salute. Perché non i libri?
 
Update
 
Smetterò di guardare Fazio dopo la vergognosa intervista con lodi sperticate e apprezzamenti a Paulo
Coelho (e non gli metto nemmeno il link). Per dirla con Brecht – parafrasandolo – beato quel popolo che non ha bisogno di guru.

Update2

Del costo dei libri e dei relativi problemi etici, economici e culturali se n’è parlato ultimamente anche sul blog di Maltese Narrazione.

Click

Wednesday 3 May 2006

Non per una forma di narcisistico snobismo ma solo per una cronica ed incolmabile mancanza di tempo, non guardo quasi mai la Tv. Il che mi dicono non sia una gran perdita. In questi giorni però quando sono a casa, qualsiasi cosa io stia facendo accendo il televisore e lascio che mi faccia da sottofondo. Aspetto di sentire che la voce più bella del mondo mi racconti una storia. E allora mi fermo, sospendo qualsiasi attività e mi metto in ascolto. E quella voce calda, profonda mi parla di uomini che vivono esperienze straordinarie, di ombre che prendono vita, pietanze che promuovono la conoscenza e di una folata di vento che solleva il velo opaco che nasconde la bellezza a chi non sa dove guardare. E’ il nuovo spot dell’Enel affidato al seduttivo Giancarlo Giannini che come un cantastorie ci spiega cosa c’è oltre il click dell’interruttore ed infatti il claim della campagna è proprio “L’energia va oltre ciò che vediamo”.
Poco importa che l’intento affabulatorio sia naturalmente quello di farmi smadonnare meno quando arriva la bolletta della luce o di suggestionarmi a tal punto da farmi scegliere Enel come gestore per l’erogazione della corrente elettrica, quando a luglio ci sarà la liberalizzazione del mercato, come già avviene per il gas. E’ il risultato artistico che conta, se è vero che la pubblicità è una nuova forma d’arte. E io credo che lo sia, anche se spesso non è all’altezza, ma in fondo in pittura c’è l’iperrealismo, in letteratura l’intimismo, in musica l’acid jazz, in architettura il funzionalismo: nessuna manifestazione della creatività è esente da brutture, dunque non vedo perché questo non possa valere anche per la pubblicità.
Quello che mi colpisce è come le immagini, bellissime ed evocative, siano secondarie alla narrazione, proprio in un’espressione in cui invece è ciò che si vede a contare: la televisione è il regno dell’esposto, dell’esibito, dell’espresso. La pubblicità usa la velocità dei fotogrammi, l’impatto dei colori e delle luci, le figure come veicolo di un messaggio che solo alla fine viene condensato in uno slogan. Non in questi tre spot. Quasi dei cortometraggi, anzi dei veri racconti supportati da immagini, in cui è la narrazione a prevalere, l’oralità, la capacità di richiamare alla mente mondi interi e vite ed esperienze. Giannini diventa un trovatore e senza effetti speciali, unicamente col suono ipnotico della sua voce e con la forza suggestiva delle storie, recupera la centralità del racconto nella vita e nella comunicazione.
Se la letteratura abdica sempre più spesso al mestiere di raccontare delle storie, ben venga la pubblicità anche per il tempo limitato di uno spot.
A chi non piace farsi raccontare delle favole?

Caos e dintorni

Sunday 30 April 2006

Chi volesse accaparrarsi uno dei libri sommersi e sconosciuti, Ai margini del caos di Franco Ricciardiello (se n’era parlato qui) può recarsi presso la Libreria Bookcity a Roma, dove ho scoperto proprio ieri che ci sono almeno 6 copie nuove di zecca a solo 1,50 euro. Questo è quanto riguardo il caos.

Per i dintorni informo il gentile pubblico che è (finalmente) uscito il nuovo numero di Medicine Show. Su nazione indiana potete leggere il bellissimo articolo di Armando Trivellini sull’ultimo album di Vinicio Capossela. Niccolò Borella intervista Jim Kerr che mi dicono sia il leader dei Simple MindsMario Desiati ricorda Edoardo De Candia, il ”pittore matto di Lecce”. Lapo Boschi dai tetti di Zurigo ascolta un concerto dei Plaid (è necessario che dica che non ho la minima idea di chi siano?). Davide Malesi scrive un bel pezzo sull’ultimo cd doppio di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti (già membro degli Avion Travel), Musica nuda 2 e ne tesse l’elogio (con qualche minima riserva). Su questo – sull’elogio, non sulla riserva – avrei qualcosa da dire ma magari se ne riparla. Giorgia Meschini continua le sue lezioni di canto. Nella rubrica “I libri di Mrs Hills” parlo del primo libro di John Williams, Cardiff Dead, publicato da Scritturapura edizioni. Bernardino Sassoli recensisce l’ultimo album di  Prince, mentre Leonardo Colombati ricorda “Sign o’ the times” e si preoccupa dello stato in cui versa Britney Spears. E poi ancora: uno speciale sui re del soul (Charles, Cooke, Redding, Gaye, Brown); notizie su Springsteen (poteva mancare? purtroppo no), Gang, Fortis, Radiohead, Replacements, Eno, Who, U2, Korn, Pixies, Depeche Mode, Weller.

Il Supplemento di questo numero – riservato agli iscritti alla Newsletter – è ”KATE BUSH: Mangia la musica”.

Per visualizzare il numero in uscita nella sua versione integrale (con immagini) in pdf vai al sito di Medicine Show. Se vuoi scaricarlo nella versione “leggera” (senza immagini) in Word, clicca qui:MEDICINE SHOW marzo-prile 2006