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Il blog non è morto (ma non se la passa tanto bene, come me del resto). W il blog!

Monday 7 June 2010

Qui se vi mancano le mie (dolci) parole potete trovare la mia stangata a Storia della mia purezza di Francesco Pacifico, sul Corriere Nazionale (per la pagina della cultura di Stefania Nardini) di qualche settimana fa, la prossima sarà su Tutti hanno ragione di Paolo Sorrentino, libro stregato da una mela andata a male, più che avvelenata.

Sul numero di giugno di Stilos appena uscito invece, per la mia rubrica “Pastiglie”, parlo di Quartieri alti di Ercole Patti. Ma la cosa più importante del numero a parte un inedito di Enzo Siciliano bellissimo, Tourneé, è l’intervista esclusiva rilasciata a Giampaolo Mazza da Roberto Saviano, e tanto altro, naturalmente.

Per non parlare solo di me, nonostante questo sia il mio blog, per chi non lo sapesse, segnalo la traduzione di un libro bellissimo ad opera di Ettore Bianciardi: Che fortuna essere povero di Sholem Aleichem, uscito per le edizioni Strade bianche -Stampa Alternativa (e quindi in collaborazione con Mauro Baraghini di Stampa alternativa), disponibile gratuitamente anche in .pdf, ma non metto nemmeno il link alla pagina di download perché il libro stampato – come sono i libri e come saranno sempre – costa solo 9 €, quindi direi che potreste anche acquistarlo (fatte salve le possibilità economiche, e – per me, solo in questo caso – hanno ragione Bianciardi e Baraghini con la loro iniziativa dei bianciardini e dei libri disponibili gratuitamente, perché in questo caso la cultura e quindi anche i libri, devono essere accessibili a tutti).

Il libro racconta della diaspora degli ebrei – come quasi tutti i libri di Aleichem (nome d’arte peraltro), solo alcuni però tradotti in italiano – e la racconta attraverso gli occhi ancora capaci di stupirsi, anzi di stupefarsi di un bambino. E’ un lungo viaggio da un piccolo villaggio dell’odierna Ucraina e dai progrom, fino in Europa e poi nella sognata America terra di promesse e meraviglie. La scrittura è quella leggera ma intensa e intrisa di odori, sapori, colori della lingua e della letteratura yiddish, che io trovo un vero e proprio genere letterario, come il noir o i romanzi di formazione.

Se ne riparla comunque.

Il florilegio (cit. arcaica)

Thursday 21 January 2010

Lo dico sempre: faccio fatica ad aggiornare il blog, a seguire quello che succede in giro, curo solo il tumblr perché mi diverte ed è immediato, mentre anche la mia farm su Facebook ormai è avviata al fallimento.

Prometto che sarò più costante con la mia rubrica di libri, anche perché se non dovessi essere precisa e puntuale nemmeno con una delle cose che volevo di più al mondo, sebbene la “Posta del cuore” di Natalia Aspesi resti il mio traguardo massimo, allora forse dovrei ritirarmi qualche anno in Tibet – senza Brad Pitt, Davide stai tranquillo! Poi lo sai che non è il mio tipo – per riflettere a lungo su quello che davvero voglio fare della mia vita, perché comincio a credere di non essere molto equilibrata in questo.

Ma sto diventando troppo ombelicale per i miei gusti e quindi torniamo a bomba, e tutto questo era per dire che se potessi riempire questo blog con le email che ricevo e i carteggi che si creano con alcune persone in certi momenti e, non so davvero spiegarmi il perché, ma mi capitano spesso situazioni anomale o divertenti o bizzarre, avrei risolto qualsiasi problema di fidelizzazione del lettore e di gestione del poco tempo che mi lascia il resto della mia vita e potrei tranquillamente giocare a Tetris, mentre le statistiche circa i miei accessi al blog crescono in maniera esponenziale.

Uno di questi carteggi posso riportarlo con il beneplacito dell’altra protagonista, che anzi è ben contenta di essere citata e riconosciuta: infatti secondo me è completamente pazza, ma di quella pazzia che rasenta il genio e io la trovo simpaticissima.

Andiamo con ordine.

Mentre mi occupo di promuovere Stilos con l’invio del comunicato stampa e del banner per gli abbonamenti alla rivista, mi arriva una risposta all’email del comunicatgo con l’oggetto cambiato rispetto all’originale: 

Oggetto: Re: “Stilos: la rivista dei libri” torna in edicola a fine Gennaio – e nel frattempo e’ nata la Neo Edizioni

Da: isabella

Date: 13 gennaio 2010 20.07

 Salve,

mi chiamo Isabella Tramontano e curo l’ufficio stampa della casa editrice abruzzese NEO edizioni.

Sono contenta che voi torniate in edicola, vi leggevo, e la cosa mi ha fatto anche riflettere sorridendo: quante cose accadono mentre noi non ci siamo, anche se usciamo per poche decine di minuti. In questi due anni vi comunico che siamo nati noi, la NEO.

Stiamo avendo un discreto successo, ma 24 mesi son pochi per gridare vittoria. Sarei contenta se voi deste attenzione alla nostra casa editrice, secondo me siamo bravi, se può valere. Ora come ora, vorrei che leggeste il libro del nostro autore (omissis). Pronta a inviarvelo.

In attesa di un bel pezzo su di me, addetto/a stampa (sui generis?)

Aspetto Vostre,

Isabella

Dopo un primo momento di perplessità comincio a ridere e rispondo subito all’addetta stampa sedicente-sui generis:

 Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 20.13

A: isabella

 Ciao Isabella,

Intanto in bocca al lupo per il vostro lavoro.

Innanzitutto ti comunico che ti rispondo a titolo personale e non come redattrice della rivista, perché mi hai fatto sorridere con questa tua email e quindi se vuoi mandarmi il libro del vostro autore sarò lieta di leggerlo e poi decidere se parlarne o meno su Stilos.

Puoi inviarlo a (omissis)

Posso prendere un pezzo della tua email e pubblicarla sul mio tumblr? E’ divertente 😀

 buon lavoro

Seia

Lei mi risponde dopo 2 minuti, si vede che la nostra vita sociale al momento langue pesantemente:

 Da: isabella

Date: 13 gennaio 2010 20.15

A: Seia

ti mando tutto e ti chiedo di farmi felice.

mi citerai? anche no, eh.

grazie,

Isabella

Queste parole mi fanno pensare al “Coprimi di soldi” che è il tormentone in “Jerry Maguire” con Tom Cruise e, come tutto quello che mi fa pensare a Tom Cruise, mi piace e a questo punto sono già conquistata alla causa Montanaro

Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 20.19

A: isabella

Certo che ti citerò! Secondo me il problema della maggior parte delle case editrici italiane a parte la qualità degli autori, scarsa nel 95% dei casi è anche l’incapacità di chi ne cura gli uffici stampa, poco motivati, per niente attivi, nessun’iniziativa, non seguono i loro autori, tu sei troppo simpatica e anche molto intraprendente quindi, a prescindere da come sarà il libro, ti meriti tutto il meglio.

Quanto a farti felice, non prometto nulla, probabilmente non mi conosci e non hai letto i miei pezzi su carta o su blog, ma passo per essere una vera stronza con gli esordienti italiani, quindi… 😀

S.

 Da: isabella

 Date: 13 gennaio 2010 20.23

A: Seia

azz.

ora ti svelo una dinamica delle case editrici italiane: se il pezzo e’ brutto l’addetto stampa viene chiamato in una stanza buia e lasciato lì in isolamento per giorni.

vuoi questo per me?

Io scrivo per una rivista on line, Novamag.it, e ricevo molti comunicati stampa e  concordo: sono noiosi, tutti uguali per tutti. ma lo stesso addetto non si rompe?

Io effettuo delle vere e proprie prestazioni comunicative ogni volta.

Dove posso leggerti?

Isabella

 “Prestazioni comunicative” mi ha prostrato l’ammetto, ma lei è troppo forte e quindi continuo a cedere.

 Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 20.41

A: isabella

 Non pensare di farmi sentire in colpa, chi promuove un brutto libro che intasa un mercato già saturo di monnezza si merita questo e altro 😀

Conosco Novamag.it, la leggo qualche volta, non è male. E un po’ il lavoro di addetta stampa mi è capitato di farlo in passato quando ho iniziato anni fa con la prima rivista letteraria e cercavo di essere originale con i comunicati e ora lo faccio solo per promuovere autori ai quali mi dedico  esclusivamente perché ci credo, o per Stilos che ha bisogno di essere rilanciato al momento.

(omissis)

Puoi leggermi su (omissis, l’elenco è noioso e non ha a che vedere con la nostra storia). Domani faccio un post con questo scambio di email, magari sistemandole un po’, ma mantenendone lo spirito e lo faccio leggere prima di pubblicarlo così vediamo se approvi o meno 🙂 

Seia

Lei che ha capito che ormai mi ha in pugno, anche perché dei titolari degli uffici stampa italiani quelli che mi piacciono si contano sulle dita di una mano, umanamente e professionalmente, il migliore resta Stefano Fedele, che prima era in Donzelli e poi in Avagliano e ora si occupa in gran parte d’altro, restando sempre nella comunicazione; e poi ho un’ammirazione sconfinata per l’ufficio stampa di Miminumfax, il precedente e quello attuale, che creano rumore e eventi intorno ai libri della casa editrice, e ha contribuito non poco a farla diventare in poco tempo una casa editrice di penso sul mercato italiano. E questo, nonostante io non condivida la pubblicazione di più di metà dei loro libri. Molto brave sono poi Silvia Tessitore di Zona Editore, Lucrezia De Palma che ora purtroppo lavora per la Coniglio editore e i libri che mi propone di solito non sono il mio genere (e non dovrebbero essere il genere di nessuno a dire il vero) e Fiammetta Biancatelli di Newton Compton. E la maestra per me, anche perchè viene dal giornalismo è Stefania Nardini, che di esperienza nella comunicazione (e non solo) ne ha da vendere. Molti addetti stampa invece sono sbrigativi, noiosi, pedanti, maleducati, ripetitivi, per niente appassionati, poco attenti, incapaci di coinvolgerti e di farti incuriosire ai libri che ti presentano e che secondo me loro per primi non hanno letto o non leggerebbero. E poi scrivono questi comunicati tutti uguali, poco brillanti, poco accattivanti, per niente studiati. 

Come dicevo, Isabella ormai ha capito di avermi impugno e quindi raddoppia la posta! 

Da: isabella

Date: 13 gennaio 2010 20.46

A: Seia

Non per Stilos, ma per le altre pagine bianche che riempi, ti allego la scheda di un libro nostro che amo molto. Fammi sapere, obiettiva e cruda come mi sa sei.

(sai che io ho affossato un nostro libro? mi vergognavo di parlarne…)

 Tra donne: quanti anni hai?  Io 33.

 Sistema, taglia cuci, fai tu.

Isabella 

 

Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 20.48

A: isabella

Ne ho 34 e ti sei dimenticata l’allegato! 😀 

 

Da: isabella

Date: 13 gennaio 2010 20.53

A: Seia

Evvai!

Isabella

 

Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 21.05

A: isabella

Capita sempre anche a me 🙂

Dalla scheda mi pare interessante: è già uscito?

 

 Da: isabella

Date: 13 gennaio 2010 21.09

A: Seia

Dicembre, ma – visto il tema, com’e’ scritto – e’ sempre attuale.

Pensa, è stato messo in scena al piccolo di milano, e forse la prossima iraquena sarà  Ottavia Piccolo.

Quando l’ho letto e sono rimasta in trance per due giorni.

te lo mando, ja.

Isabella

 

Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 21.13

A: isabella

 🙂

ok, qualcosa mi dice che mi piacerà più questo dell’altro, ma li leggerò tutti e due ja 😀

S.

 

Da: isabella

Date: 13 gennaio 2010 21.15

A: Seia

Ahahaha.

Buona serata e grazie,

Isabella

Da: Seia

Date: 13 gennaio 2010 21.16

A: isabella

Buona serata anche a te 🙂

 S.

I due libri mi sono arrivati subito, e siccome il mio istinto quasi mai mi tradisce, già so che il secondo libro è quello che mi piacerà parecchio, ho fatto il mio test delle dieci pagine lette a caso qui e lì e nemmeno una mi ha deluso. L’altro è molto esordiente, molto italiano, molto poco per me (e per tutti penso, ma come promesso lo leggerò tutto prima di parlarne bene o male o d’ignorarlo, a parte un veloce feedback alla fantastica Isabella, che secondo me tutte le case editrici dovrebbe correre per cercare di accaparrarsela come ufficio stampa).

Qualche stralcio dal libro che mi pare notevole, Palace of the end, una piéce teatrale scritta da Judith Thompson – che conoscevo già per la sceneggiatura del film “L’altra metà dell’amore” – che racconta in tre monologhi il conflitto in Iraq prendendo il punto di vista, o meglio immaginandolo, di tre personaggi realmente esistiti e che con questa guerra hanno avuto molto a che fare:

Mi chiedo se mi manderanno al gabbio per otto anni come Charlie. E’ strano, sapete, se le cose andavano in un altro modo, invece di star qua in ufficio e aspettare il processo, avrei potuto avere anch’io un telefilm che parla di me. Lei è veramente un eroe e sapevate che anche lei viene dal West Virginia? Sì, credo che Jessica Lynch è l’idolo degli americani. Io invece sono il segreto dell’America gridato al mondo intero e loro no, mica ne sono  contenti.

A parlare qui è Lynndie England, la soldatessa americana fotograta mentre seviziava alcuni dei prigionieri del campo di tortura di Abu Grahib.

Il mio albero di datteri non è bellissimo? Ci sono più di trecenta varietà di datteri. Potete immaginarlo? Quando ero incinta del mio primogenito volevo provare ogni tipo di dattero, ma mi sono fermata a cento. Si, cento varietà. Veramente, tutti hanno pressappoco lo stesso sapore, ma non dite a un iracheno che ho sostenuto questo!!!

Sapete per centinaia, migliaia di anni, i datteri con il latte di cammello erano la dieta dei Beduini, proprio come le patate erano la dieta degli irlandesi.

Rovinare questo albero è imperdonabile. Nell’antichità un militare diceva: “Non uccidere una donna, un bambino o un vecchio. E non tagliare un albero“.

Cos’è successo? Ormai è solo un gioco. E’ un danno collaterale.

E’ la voce di Nehrjas Al Saffarh, attivista irachena e moglie di un oppositore di Saddam Hussein.

Si, credo decisamente di non sbagliarmi su questo libro.

That’s all folks.

(Happy) birdie song

Wednesday 30 September 2009

 
 .




Noir in bianco

Saturday 11 July 2009

E’ disponibile on line su “Ilsottoscritto” e in versione integrale (in cartaceo sul supplemento siciliano Alicudi), l’intervista – già pubblicata tempo fa sul “Corriere Nazionale” – che mi ha rilasciato Franco Limardi in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo: I cinquanta nomi del bianco, edito da Marsilio.

 

Un estratto della recensione che precede l’intervista:

Nessuna redenzione, né speranza: tutti i personaggi dell’ultimo romanzo di Franco Limardi, “I cinquanta nomi del bianco” (Marsilio), a dispetto del titolo poetico, hanno un’anima nera che li porterà alla dannazione.

La morte di una giovane e misteriosa ragazza scoperchia un girone infernale di corruzione in una cittadina del centro Italia di cui non si fa il nome: corruzione politica, sociale, morale, un buco nero che nemmeno la spessa coltre di candida neve riesce a ricoprire.

L’importante alla fine non è nemmeno scoprire l’assassino della ragazza, che si rivela subito peraltro, o sciogliere gli enigmi delle violenze successive, ma riuscire ad identificare, se possibile, almeno un eroe positivo in un gruppo di loschi figuri, compresi quelli che dovrebbero operare per il bene e la legalità.


Triste solitario y final

Friday 29 May 2009

Non vi dico addio. Vi dissi addio quando significava qualcosa. Vi dissi addio quando ero triste, in un momento di solitudine e quando sembrava definitivo.

Il lungo addio, Raymond Chandler

A pensar male si fa peccato ma…

Monday 27 April 2009

Ieri notte al Maurizio Costanzo Show una tipa che pare sia un’attrice abbastanza famosa e pure una scrittrice (improvvisata), vantava le proprie origine luinesi e dichiarava di esserne fiera perché Luino aveva dato i natali a illustri personaggi. Mentre lei terminava la frase, io mi stupivo del fatto che la tipa conoscesse Piero Chiara o Vittorio Sereni e stavo già per fustigarmi per la mia solita malafade, accentuata da un maledettissimo raffreddore che mi teneva sveglia a guardare la tv, quando finalmente aggiunge i nomi di questi concittadini famosi: Francesco Salvi, Enzo Iachetti, Massimo Boldi.

CVD.

Do ut des

Thursday 2 April 2009


Via mail, su Facebook, vis a vis o tramite dei piccioni viaggiatori, mi sono stati consigliati altri libri da scegliere su Ibs per “spendere” il regalo di Andrea e vi aggiorno.

 

Federico Baccomo, alias Duchesne autore di questo libro di cui poi parliamo (e che nonostante violi, come lui stesso mi ha fatto notare, almeno 2 regole del “vademecum al consiglio libresco” che ho redatto, mi è piaciuto), mi ha suggerito Il mago di John Fowles perché “il finale del mago è uno dei più belli (forse il più bello) che abbia mai letto”; Luigi mi ha suggerito Piccadilly Jim di Wodehouse (“perché te lo consiglio io”) e La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo di Sterne ma li ho già letti anni fa e poi disperato – e anche un po’ esasperato secondo me – se n’è uscito con Gli uomini e le rovine di J. Evola che consigliarlo proprio a me mi pare un po’ azzardato. Ma a lui si perdona tutto.

 

E poi libri di amici e parenti dei suggeritori, che nemmeno nomino, o libri improbabili per fare i fenomeni, tipo Parerga e Paralipomena di Schopenhauer, il classico libro che uno non ha mai letto ma cita come suo preferito per darsi un tono. Io l’ho letto invece anni fa, ma non è per nulla tra i miei preferiti, nemmeno negli ultimi posti in classifica, mi sa che nemmeno ce lo metto in classifica.

 

Invece aggiungo un altro libro che ho inserito motu meo, Principianti di Raymond Carver. Eh lo so, vi ho sorpresi, ma sono troppo curiosa. E poi si riparla anche di questo sicuramente.

 

Per non essere scortese visto tutti i consigli che sto ricevendo, ricambio con qualche segnalazione al volo: L’America e gli americani e altri scritti di John Steinbeck, una raccolta degli articoli giornalistici del grande scrittore e degli scritti preparatori a Furore. Nonostante Steinbeck sia stato un liberale parecchio distante dalle mie posizioni politiche e che questo libro lo allontani un po’ dallo stereotipo dello scrittore impegnato e di sinistra a cui spesso è stato legato qui da noi, non posso che leggere ammirata anche queste pagine e dargli ragione anche per l’increscioso incidente occorso durante il suo viaggio in Italia e che lo ha visto in forte contrapposizione con l’Unità.

 

Da leggere è anche un altro libro Marsilio appena uscito, oltre al divertente e originale Studio illegale, con un bellissimo titolo: I cinquanta nomi del bianco di Franco Limardi, che si conferma interessante autore noir, senza gli ammiccamenti o le storpiature di un genere ormai inflazionato qui da noi.

 

Sublimi poi, sono Le letture facoltative di Wislawa Szymborska. La grande poetessa recensisce di tutto, dai libri di giardinaggio ai manuali tecnici e intanto ci delizia con la sua ironia e con acute osservazioni sulla vita, la letteratura, e l’arte. Sono curiosa di sapere se il libro pubblicato dalla Libri Scheiwiller è davvero un’edizione ulteriore delle letture come sembra suggerire il titolo, o solo una riedizione, non lo trovo in libreria da sfogliare. Qualcuno mi illumini!

 

Per far rosicare gli amanti di Raymond Chandler come me, o i collezionisti, sappiate che è appena giunta nella mie mani – grazie a Davide e al suo amico “libraio magico” – una sceneggiatura scritta per un film che poi non fu mai girato del 1947 e poi ridotta a romanzo molti anni dopo. Mentre il romanzo, dal titolo Ancora una notte è ancora abbastanza reperibile, Playback, questo il titolo della sceneggiatura, ha avuto una sola edizione nel 1988, almeno mi pare che sia così, non ho fatto delle indagini approfondite, ma so per certo che difficilmente si trova in giro, se si esclude una versione a fumetti del 2007: il che non è proprio la stessa cosa. (So che su questa cosa del fumetto verrò bastonata).

 

Ma il consiglio più utile riguarda un libro che è assolutamente da evitare, una vera sòla. Conquistata dal titolo letto di sfuggita mentre un ragazzino ce l’aveva in mano durante una visita al mio amico librario, gli ho fatto ordinare anche per me una copia di Eretiche, bisbetiche, profetiche. Le donne di William Shakespeare, che io pensavo fosse un saggio breve ma utile sulle donne del bardo. In realtà, a parte una concisa e abbastanza banale introduzione al mondo elisabettiano, al teatro con gli uomini che ricoprivano tutti i ruoili, e alle donne della vita dello scrittore inglese il libro non fa che riportare interi brani di tutte le opere shakespeariane, senza uno straccio di analisi critica, senza note, senza bibliografia ragionata o non, senza una tesi da dimostrare come ogni saggio che si rispetti. Pessimo libro e pessima operazione Bur, soprattutto calcolando che questo testo pare sia per lo più adottato dalle scuole superiori, mi piacerebbe sapere a cosa può servire.

 

Per ora è tutto.

Una Costituzione filo-sovietica?

Sunday 8 February 2009

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Art. 1, comma 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Art. 2

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art. 3

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Art. 6

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Art 8, comma 1

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Art 11

La libertà personale è inviolabile. Art 13, comma 1

Il domicilio è inviolabile. Art 14,  comma 1

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. Art 15, comma 1

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Art 17 comma 1

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Art 21, comma 1

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. Art 24, comma 1

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Art 32,  comma 2

La scuola è aperta a tutti. Art 34, comma 1

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge. Art 54

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Art 74,  comma 1

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Art 77,  comma 1, 2, 3

Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Art 87, comma 1

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica. Art 93 (giurano di difendere e osservare la Costituzione ndr)

La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge. Art 101

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Art 104 comma, 1


Ecco. Se la nostra Costituzione è filo-sovietica, allora vivere sotto Stalin non doveva poi essere così male.

Da padre a padre, per una figlia

Friday 6 February 2009

1.

 

Io non sapevo. O meglio: non me lo ricordo più. Era una vita smemorata e quelle cose non le vedevo. Vivevo in mezzo a parole – insistenti, insensate, sontuose, insolenti. Però me lo ricordo: io non sapevo.

Ora abito quel punto del tempo. Ogni sera poso ritualmente il volume rosso sul tavolo di legno che mi serve da scrivania. Faccio la somma dei giorni: aggiungo, tolgo, annoto, leggo.

“Tutti i bambini, tranne uno, crescono”, scrive James Barrie. Cominciano così le avventure di Peter Pan. Come lettore, immagino subito un elegante quartiere di Londra, vaste residenze irreali per troppa perfezione, aiuole luminose e curate. Wendy ha due anni. Si lancia tra le braccia della mamma e le porge un fiore appena colto. A questo istante ne seguiranno altri eppure, anno dopo anno, non si ripeterà mai più. Wendy ha due anni e ha già imparato il tic-tac rettile del tempo. “A due anni tutti i bambini lo sanno. Due è il principio della fine.”

Lascia che ti ripeta le parole con cui cominciavano le nostre storie. Parlavano di giganti e di fate, di pirati e indiani, lepri e folletti, lupi e bambine. La vita vera è più dolce per gli orchi che per i bambini. È lei che sperde Pollicino in fondo al bosco e fa sparire i sassolini bianchi che segnavano fra gli alberi la strada nascosta del ritorno. La vita vera divora Hänsel e divora Gretel, o li incatena per sempre dentro una capanna infernale. Dimentica Raperonzolo in cima alla torre. L’esistenza è una favola chiara e crudele, una leggenda con miniature grottesche. Nel margine dei libri illustrati, indifferenti ai discorsi con cui ci rassicuriamo a vicenda, i diavoli scandiscono le ore e le streghe preparano veleni. La nostra storia è una fiaba così, di terrore e tenerezza, che si dice all’incontrario e comincia dalla fine: erano sposati, vivevano felici e contenti, avevano una bambina… E poi tutto ricomincia perché, ascoltami, c’era una volta…

 

2.

 

Allora, c’era una volta l’inverno scorso. Me lo ricordo: non sapevamo. E forse era meglio così. Meglio, forse, che non sapessimo. L’ignoranza ci proteggeva. Ci teneva al riparo dal dolore. Ancora non lo sapevamo ma le dovevamo ogni singolo giorno. Sapere ci avrebbe privati di questo dono.

Quell’inverno, insomma, fu l’ultimo. E assorbe nella sua luce tutto quello che è stato prima.

L’anno stava finendo. Come tutti, eravamo intrappolati nella nassa delle seccature di ogni giorno.

La vita ci avvolgeva con le preoccupazioni abituali. Però noi sapevamo che tutto questo non contava. Eravamo noi tre insieme, come sempre. Pauline aveva appena festeggiato il suo terzo compleanno. Poi, il giorno dopo, venne Natale. Lei aveva raccolto il suo bottino ai piedi dell’albero: i libri che avremmo letto, i pattini a rotelle, le bambole. Quella mattina avevamo chiuso le valigie ed eravamo partiti per la montagna. Avremmo fatto una vacanza nella casa della valle  in mezzo al bosco. Sonno e sole, di questo avevamo voglia. La vita ci avrebbe ripresi più tardi. Aspettavamo la neve, che Pauline non conosceva ancora se non nella forma di quei vaghi fiocchi che cadono ogni tanto su Londra o su Parigi. Eravamo stanchi di tutto quel grigio sparso attorno a noi sui tetti e sui marciapiedi. Volevamo stordirci insieme di bianco, scivolare nella luce aperta di un paesaggio di creste e di abeti. Ogni mattina ascoltavamo le previsioni del tempo e ogni mattina si doveva rimandare la partenza per le vette. La stagione era irrimediabilmente mite. Al primo segno favorevole contavamo di raggiungere la più vicina stazione di sci. Ma il cielo rimaneva asciutto, chiaro, luminoso. Giocavamo intorno alla casa trascurando il grande giardino, sciupato, devastato, con le aiuole fangose, l’erba congelata. Allontanandoci potevamo solo passeggiare fino a stancarci. Il sentiero di destra passa tra la segheria e i prati. Non prendiamo mai quello che, sulla sinistra, rasenta le ultime case del villaggio. Per il sentiero di fronte ci s’inoltra subito nei boschi e presto si sale la montagna senza incrociare mai anima viva.

Si va nella rimessa a prendere il carroccio di legno. Si posa un bambino sul sedile e via, facendo girare e stridere sull’acciottolato le grosse ruote cerchiate d’acciaio.

Ci eravamo messi in testa di trovare la neve. Non volevamo più aspettare: avanti, ora mantenete la promessa. Avevamo preso la macchina nella stravagante canicola di dicembre. Pensavamo bastasse salire in alto per sbucare prima o poi nel bianco. Alice aveva la carta stradaleaperta sulle ginocchia, ma conoscevo la zona abbastanza da poter guidare quasi a casaccio seguendo il nastro di asfalto che scalava i pendii. Pauline era allacciata al suo seggiolino, attenta; con un’occhiata nello specchietto retrovisore potevo verificarne la presenza. Per dieci volte ci siamo fermati in villaggi uguali e sconosciuti. Ricordo quelle chiese le cui strutture in legno sono barche capovolte finite lassù alla deriva, gli indecifrabili monumenti ai caduti, gli abbeveratoi di pietra coperti di muschio. L’auto saliva di valico in valico. Nel tardo pomeriggio eravamo sul punto più elevato. Intorno alla cima si disegnava una linea oltre la quale cominciava la neve e noi l’abbiamo superata. La strada si allargava e qualche decina di metri più in là diventava impraticabile. Le ruote hanno cominciato a slittare. Avendo quasi rinunciato a credere alla neve, non avevo pensato di attaccare le catene. Il rombo del motore si faceva sempre più forte, ma la macchina non riusciva a salire. Dietro di me, Pauline stava zitta zitta. Oggi ricordo che, parecchio tempo dopo, avrebbe rievocato spesso quel momento al quale pareva non aver dato alcun peso, agitata e divertita da quella piccola avventura imprevista.

Ho sistemato come potevo la macchina sul lato della strada ghiacciata, a distanza di sicurezza

dal fosso pieno di polvere. Abbiamo tirato fuori dal bagagliaio i doposci. Un sentiero seminascosto saliva lungo il pendio. Nessuna orma ci precedeva. La neve era intatta, scricchiolante, compatta sotto il piede. Dove era fresca si sprofondava fino alle caviglie. Gli stecchi si spezzavano sotto i nostri passi e i cristalli posati sui rovi e i rami si sfacevano via via che avanzavamo. Era una dolce distruzione. Fatti pochi passi Pauline si era stancata, e me la sono presa sulle spalle. Cantavamo canzoni per bambini. Nel bosco si passeggia e si ride perché il lupo non c’è, e siccome non c’è non ci mangia. Il sole era assai luminoso e allungava le ombre. Il sentiero si perdeva poi tra le masse imbiancate che spuntavano lungo il pendio. Abbiamo spazzato via il manto di neve sottile e labile da certe larghe pietre piatte. Ci siamo seduti tutti e tre. Poi, prima di prendere la via del ritorno, abbiamo chiuso gli occhi al sole.

[…]

 

Il lungo anno in cui morì nostra figlia fu il più bello della mia vita.

 

 

Da Tutti i bambini tranne uno di Philippe Forest